Wilkie Collins.
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I due destini.
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EDOARDO SONZOGNO Editore. ROMA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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        Testo fornito dal Progetto Manuzio.
           Associazione Culturale "Liber Liber".
              http://www.liberliber.it/
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Presentazione.
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Questo romanzo di Wilkie Collins, considerato il padre del poliziesco, narra la storia avvincente di due giovani che si amano sin dalla tenera et e successivamente, pur seprati da tanto tempo, comunicano  tra di loro perch "anime gemelle". 
Tra la fine del diciannovesimo secolo e linizio del ventesimo vi fu unattenzione non certo irrilevante da parte di alcuni settori della comunit scientifica per i fatti del sopranaturale, del paranormale, attivit del corpo astrale, telepatia, telecinesi etc. Insigni scienziati si occuparono di questi argomenti con protocolli attendibili e, per lepoca, probanti. 
Collins, sempre attento ai fenomeni di costume di rilevanza sociale, costru quindi questo suo romanzo attorno al tema delle anime gemelle capaci di tenersi in contatto, in momenti di emozionalit estrema, tramite il corpo astrale (mai definito in questi termini). Sottolinea il suo interesse per questo filone della conoscenza con accenni, nella parte finale del romanzo, al mesmerismo, molto in voga in quegli anni e argomento capace di suscitare scalpore e dibattiti accesi.
Collins fa sfoggio della sua grande abilit narrativa, costruendo un romanzo che si regge su una grande tensione emotiva, su una trama che non lascia a chi legge nulla da scoprire, in quanto la vicenda e la sua conclusione  chiarissima fin dalle prime pagine del prologo, e persino risultano evidentemente prevedibili gli eventi che condurranno alla soluzione del lungo equivoco nel quale incorrono Mary e George. Il compenetrarsi degli aspetti del sopranaturale e del profondo sentimento, svolgendosi sempre sul filo delle emozioni dei due protagonisti, sono presentati con maestria narrativa e senza mai alcuna caduta n di stile n di vibrante tensione.
La traduzione italiana   anonima e risale al 1884.
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L'AUTORE.
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Nel 1859, mentre noi Italiani eravamo assorti nella guerra che fu il principio dellunit dItalia, sebbene contro il desiderio di Napoleone che laveva cominciata in Inghilterra si pubblicava nella rivista All the year round (Per tutto lanno) un romanzo che tenne i lettori in un orgasmo senza pari, per unopera letteraria. Era il romanzo La donna vestita di bianco di uno scrittore allora poco noto, Wilkie Collins.
Linteresse straordinario che aveva risvegliato, limpazienza febbrile colla quale se ne attendevano i fascicoli, la brama di conoscere lo scioglimento del dramma palpitante ed arcano che vi si svolge, furono cos grandi, che si fece una sottoscrizione pubblica, ed un premio di diecimila lire fu offerto a chi, nel corso della pubblicazione, avesse saputo svelare la sorte finale degli eroi ed in ispecie della misteriosa eroina della storia. Pi di 500 furono gli scioglimenti inviati, ma lautore rest padrone del suo segreto, e tenne sospesa la curiosit pi ardente che mai romanzo abbia saputo eccitare.
La Donna bianca fu pubblicato in Italia dallEditore Edoardo Sonzogno in un grosso volume del Romanziere Illustrato.
Da quel giorno il merito ebbe compagna la fama, e si cominci a cercare la vita dello scrittore.
Guglielmo Wilkie Collins nacque in Londra nel gennajo del 1824 da un artista. Suo padre era un buon pittore di paesaggi: e trasmise nel figliuolo lamore allarte, lintuizione del vero e del bello. E chi si meraviglia della naturalezza che si trova nei caratteri e nelle descrizioni dei suoi romanzi, deve pensare che Collins aveva imparato alla scuola paterna a lasciare da parte con disprezzo la maniera, che  limpressione falsata delluomo, e a studiare la natura, cos varia nelle sue manifestazioni, e che si rivela a ciascuno che la guarda sotto un aspetto sempre nuovo e sempre seducente.
LItalia, il paese dal cielo turchino, dalle verdi pianure, dai monti nevosi, dai laghi azzurri, la terra dove si alternano le nere selve di abeti, i ridenti boschi di aranci ed i rosai, aveva per il paesista attrattive irresistibili. E un bel giorno part per lItalia, insieme al suo diletto figliuolo.
Il giovinetto visit quindi la nostra patria in quellet che  pi vivace e subitanea nel ricevere le impressioni del mondo esteriore e tenacemente le conserva fra i ricordi della vita. E nei libri che fece dipoi, parla sovente del nostro paese.
Per lartista aveva trovato troppe spine fra i pochi fiori della sua vita, per consigliare al figlio di seguire la sua via: e lo allog come apprendista in una casa di commercio.
Wilkie aveva ventiquattro anni, quando scrisse la Biografia del padre. Il libro piacque: gli fu pagato bene, e si accorse che anche la letteratura poteva dare vantaggi al pari del commercio. Diede un addio ai libri mastri ed alle cifre, e si consacr interamente allarte.
Il Dickens teneva lo scettro del romanzo inglese: e Collins si leg al gran maestro diventando il suo migliore collaboratore nella rivista Household Words. In questa comparvero le novelle Dopo il vizio e il Segreto morto, nelle quali si rivela lindole dellingegno di Collins, che sa eccitare al massimo grado la curiosit dei lettori e tenerla viva fino allultimo. 
Furono fatti sul genere altri romanzi. N si appag dei trionfi ottenuti nel romanzo, ma volle anche quelli del teatro. 
In unepoca, nella quale si tenta di pervertire il gusto del pubblico con una valanga di romanzi che costituiscono lassoluto trionfo del volgare, del barocco, del triviale,  utile questo ritorno alle prime fonti dellarte buona, generosa e gentile che seduce il cuore e riposa lo spirito.
Il lettore non trover in queste pagine che seguono dei Due destini, le convulsioni epilettiche delle forti passioni, n gli spasimi di una triste sentimentalit morbosa, bens la fisiologia di un affetto puro, nobile, sincero, eseguita da un grande artista, con un grande intelletto damore.
Crederemmo di sciupare il successo a cui  destinato questo lavoro se tentassimo di riassumere lintreccio della favola: le sue tinte vivaci, calde, sempre intonate, la squisita finezza della miniatura, il profumo, la grazia, la dolcezza infinita che traboccano costanti da queste pagine, la mirabile sobriet del linguaggio, mista alla suprema eleganza della forma, rendono questo libro uno dei migliori capolavori della letteratura moderna.
Il suo carattere leggermente fantastico come in genere quello di tutti i romanzi che ci vengono dai nebulosi paesi del nord non guasta leffetto della narrazione, la quale ha poi dei momenti cos riboccanti di verit, e di passione, da sorpassare quelli di tutti gli scrittori ammalati per lanalisi esatta, di tutti i maniaci per la caccia al cos detto documento umano.
Basterebbe lepisodio commoventissimo, straziante, vero, terribilmente vero, della morte della signorina Dunross per creare la fama ed il successo di uno scrittore e di un libro.
I Due destini appartiene alla categoria di quei romanzi che vorremmo veder correre per le mani di tutti, poich  un lavoro che diletta ed insegna.
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I DUE DESTINI.
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IL PRELUDIO.
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LINVITATO RACCONTA LA STORIA DEL PRANZO.
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Molti anni sono scorsi dal giorno che mia moglie ed io abbandonammo gli Stati Uniti per restituire la nostra prima visita allInghilterra.
Noi eravamo muniti,  inutile dirlo, di lettere dintroduzione, fra le quali ce nera una scritta per noi dal fratello di mia moglie. Essa ci presentava a un gentiluomo inglese che occupava il primo posto nella lista degli antichi e preziosi amici.
Voi farete la conoscenza del signor Giorgio Germaine, mi disse mio cognato, quando prendemmo commiato da lui, in unepoca molto interessante della sua vita. Le ultime notizie che ho ricevuto minformano che egli s or ora ammogliato. Non conosco n la donna, n le circostanze che lhanno posta in relazione col mio amico, ma quello di cui sono certo,  che, ammogliato o celibe, Giorgio Germaine, per riguardo a me, vi accoglier cordialmente in Inghilterra con vostra moglie.
Lindomani del nostro arrivo a Londra, depositammo la nostra lettera dintroduzione al palazzo del signor Germaine.
Lindomani mattina andammo a visitare loggetto favorito della curiosit americana nelle metropoli dInghilterra, la Torre di Londra. I cittadini degli Stati Uniti trovano questa reliquia degli avventurati giorni passati, molto utile allaccrescimento della loro stima nazionale nel significato delle istituzioni repubblicane.
Tornando allalbergo, i biglietti del signore e della signora Germaine, ci avvisarono che essi ci avevano gi restituita la nostra visita. La stessa sera ricevemmo un invito a pranzo in casa dei giovani sposi. Vi era accluso un piccolo biglietto della signora Germaine per mia moglie, onde avvertirci che non dovevamo aspettarci di trovar da loro una numerosa societ.
 il primo pranzo che offriamo dopo il ritorno dal nostro viaggio di nozze, scriveva la signora, e vi sarete presentati a qualche vecchio amico di mio marito.
In America, e, mi si assicura sul continente dEuropa egualmente, quando il vostro ospite vinvita ad unora fissata, voi gli fate una gentilezza di giungere puntualmente in casa sua. Non  che in Inghilterra che prevale lincomprensibile e scortese uso di far aspettare lospite e il pranzo per una mezzora e pi, senza ragione plausibile, e senza una migliore scusa che lapologo di pura forma espresso in queste parole:
Addolorato di essere in ritardo.
Giunti allora fissata alla casa dei conjugi Germaine, non avemmo che a congratularci dellignorante puntualit che ci aveva introdotti nella loro sala una mezzora prima degli altri convitati.
In primo luogo, vi fu tanta cordialit e, cos poca etichetta nel ricevimento fattoci, che cimmaginammo quasi dessere di ritorno nella nostra patria. In secondo luogo, il marito e la moglie cinteressarono a prima vista. La signora particolarmente, bench non fosse, a rigor di termine, molto bella, ci affascin completamente. Cera nella sua figura e ne suoi modi un incanto ingenuo, in tutti i suoi movimenti una semplicit graziosa, e nella sua voce una grave e deliziosa melodia, che parvero, a noi americani, veramente irresistibili. E di pi riusciva s facile e piacevole il constatare chera una felice coppia! Noi avevamo davanti agli occhi due persone che avevano messo in comune le loro pi care speranza, i loro desiderii, le loro simpatie, e che, se posso permettermi questa frase, sembravano nati per esser marito e moglie.
Allo spirare della mezzora prammatica di ritardo noi discorrevamo assieme famigliarmente e in intimit come fossimo stati vecchi amici.
Suonavano le otto, e il primo dei convitati inglesi apparve.
Siccome ho dimenticato il nome di questo gentiluomo, mi si permetter dindicarlo con una lettera dellalfabeto. Chiamiamolo dunque il signor A. Quando entr solo nella sala, i nostri ospiti trasalirono e parvero meravigliati. Certamente saspettavano di vederlo accompagnato da unaltra persona,
Il signor Germaine rivolse una singolare domanda al suo amico:
Dov vostra moglie? domand.
Il signor A, rispose per la moglie assente con una semplice scusa espressa in queste parole:
Essa ha una forte infreddatura.  molto desolata e mi ha pregato di presentarvi le sue scuse. Aveva appena pronunciate queste parole, che apparve un altro gentiluomo, anchegli solo. Servendomi ancora dellalfabeto, lo chiamer signor B.
Osservai nuovamente che i nostri ospiti trasalirono quando lo videro entrare solo nella sala. E con mia grande sorpresa udii il signor Germaine ripetere al nuovo convitato questa curiosa domanda:
Dov vostra moglie?
La risposta, con una leggera modificazione, fu la semplice scusa del signor A, ripetuta dal signor B.
Sono dolentissimo. La signora B ha una forte emicrania. Essa va soggetta alle emicranie e mi ha pregato di presentare le sue scuse.
Il signor e la signora Germaine si guardarono.
Il volto del marito esprimeva chiaramente il sospetto che questa seconda scusa aveva risvegliato nel suo animo. La moglie rest impassibile e calma. Vi fu un intervallo, un intervallo di silenzio. Il signor A e il signor B si ritirarono come due colpevoli in un cantuccio. Mia moglie ed io ci mettemmo a guardare i quadri.
La signora Germaine, per la prima, ruppe il nostro silenzio. Pareva che si attendessero ancora due convitati per completare la societ.
Pranzeremo subito, Giorgio? disse a suo marito, o aspetteremo il signore la signora C?
Aspetteremo cinque minuti, rispose questi brevemente, con gli occhi fissi sul signor A e il signor B, vergognosamente confusi nel loro cantuccio.
Luscio della sala si schiuse. Sapevamo tutti che si aspettava una terza signora maritata. Guardammo tutti verso la porta con unansia indicibile. La nostra muta speranza riposava silenziosamente sullapparizione probabile della signora C.
Questa donna ammirabile, ma sconosciuta, veniva essa per caso a ricrearci e a consolarci colla sua presenza? Fremo scrivendolo. Il signor C entr nella sala e vi entr solo.
Il signor Germaine vari subitamente la formola della domanda ricevendo il nuovo convitato.
Vostra moglie  dessa ammalata? domand.
Il signor C era un uomo di et; il signor C aveva vissuto, a giudicare dallapparenza, nellepoca in cui le leggi di vecchia data della cortesia erano ancora in vigore. Egli scoperse nel suo cantuccio que due confratelli ammogliati senza le loro mogli, e scus la sua collaspetto di un uomo che non sa sostenere una menzogna:
La signora C  attristata. Essa ha una forte infreddatura. Si duole molto di non avermi potuto accompagnare.
A questa terza scusa, lindignazione del signor Germaine si chiar con queste parole:
Due infreddature e unemicrania, disse con una urbanit ironica. Ignoro, signori, come si accordino le vostre mogli, quando stanno bene. Ma, quandesse sono ammalate, la loro unanimit  sorprendente!
Il pranzo fu annunciato nel momento che il sarcasmo sfuggiva dalle sue labbra.
Ebbi lonore di condurre la signora nella sala.
La percezione dellinsulto tacito, a lei indirizzato dalle mogli degli amici di suo marito, non si manifest che in un tremito, un leggerissimo tremito della mano che poggiava sul mio braccio. Il mio interesse per essa si decupl. Una moglie abituata a soffrire, disgustata e disciplinata financo a signoreggiarsi, poteva solamente come lei sopportare dal principio fino al termine della conversazione, il martirio morale inflitto a questa donna.
Esagero forse applicando queste espressioni alla mia ospite? Considerate le circostanze che ci colpirono, mia moglie ed io, cio due stranieri!
Era il primo pranzo che il signor e la signora Germaine offrivano dopo il loro matrimonio.
Tre amici del signor Germaine, tutti e tre ammogliati, erano stati invitate colle loro mogli ed avevano evidentemente accettato linvito senza reticenza. Quali rivelazioni erano dunque avvenute fra la spedizione dellinvito ed il pranzo? Era impossibile il dirlo, ma quello che era evidente  che, nellintervallo, le tre mogli serano accordate per lasciare ai loro mariti la cura di rappresentarle alla tavola della signora Germaine, e ci che era ancora pi strano, che i mariti avevano approvato la condotta ineducata delle loro mogli financo a consentire di proferire, per la loro assenza, delle scuse le pi insolentemente triviali.
Quale affronto pi crudele si poteva indirizzare ad una donna sul principio del suo matrimonio, di fronte a suo marito ed in presenza di stranieri di altro paese? il vocabolo martirio  troppo forte per esprimere quello che una persona sensibile doveva soffrire in una simile accoglienza? Io non lo credo.
Noi prendemmo posto a tavola. Non mi chiedete di descrivervi la pi meschina delle riunioni umane, la pi nojosa e la pi lugubre delle feste mondane.  gi troppo il ricordarvi quella riunione, in verit,  troppo!
Facemmo, mia moglie ed io, quanto potemmo per mantenere la conversazione sopra un terreno tanto allegro, quanto inoffensivo che fosse possibile. Posso dire con tutta verit che ci mettemmo tutto limpegno. Tuttavia il nostro successo non era incoraggiante. Malgrado i nostri sforzi per non farvi attenzione, i tre coperti vuoti delle signore assenti, parlavano da loro nel muto e lugubre loro linguaggio.
Malgrado i nostri sforzi per respingerla, ci sentivamo invasi dalla triste conclusione che quei posti vuoti persistevano a imporre ai nostri animi. Non era che troppo evidente che qualche terribile voce concernente la riputazione di quella disgraziata donna che occupava il primo posto alla tavola, aveva circolato inopinatamente, togliendole ad un tratto la stima degli amici di suo marito. In presenza delle scuse presentate, di fronte ai posti vuoti della tavola della sala da pranzo, che cosa potevano fare di utile i convitati i pi benevoli per assistere il marito e la moglie nella loro crudele ed improvvisa afflizione? Essi non avevano che a dar loro la buona sera, il pi presto possibile e abbandonare misericordiosamente a loro stessi i due sposi.
Sia almeno constatato, in iscusa dei tre gentiluomini indicati colle lettere A, B, C, che si sentirono molto malcontenti di loro stessi e delle loro mogli e furono i primi della societ a lasciare la casa. Qualche minuto dopo noi ci alzammo per seguire il loro esempio. La signora Germaine ci preg istantemente di ritardare la nostra partenza.
Aspettate qualche minuto, susurr essa, guardando suo marito. Ho qualche cosa da dirvi prima che partiate.
Essa ci lasci, e prendendo il braccio del signor Germaine lo condusse allaltra estremit della sala. Ebbero assieme, a voce bassa, un piccolo colloquio che il marito termin portando la mano di sua moglie alle labbra.
Agite come vi piacer, amor mio, le disse, vi lascio intieramente libera.
Egli sedette tristemente immerso ne suoi pensieri. La signora Germaine aperse uno scrignetto che si trovava allestremit della sala e ritorn verso noi con un piccolo portafogli in mano.
Non trovo alcuna parola per esprimervi quanto vi sono riconoscente della vostra bont, disse con semplicit e dignit perfetta.
In circostanze estremamente delicate, voi mi avete trattata con la tenerezza e la simpatia che avreste dimostrata a una vecchia amica. La sola ricompensa colla quale io possa pagare tutto quello che vi devo,  di ammettervi nella mia intera confidenza e di permettervi di giudicare da voi stessi se merito il trattamento che ho ricevuto questa sera.
I suoi occhi si empirono di lacrime. Essa sarrest per padroneggiarsi. Noi la pregammo ambidue di non aggiunger parola, e suo marito un le sue istanze alle nostre.
Essa ci ringrazi, ma volle continuare.
Come la maggior parte delle persone dotate di sensibilit, essa sapeva essere risoluta quando lo credeva necessario.
Ho qualche parola da aggiungere, replic essa rivolgendosi a mia moglie. Voi siete la sola donna maritata che sia venuta al nostro piccolo pranzo. Lassenza significativa delle altre mogli, si spiega da s stessa. Non mi spetta decidere se esse hanno avuto torto o ragione di rifiutare di sedersi alla nostra tavola. Mio marito, che conosceva tutta la mia vita tanto bene quanto me stessa, aveva desiderato che noi invitassimo quelle signore. Egli sperava senza fondamento che la sua stima per me sarebbe condivisa dai suoi amici; e n lui, n io, non avevamo supposto che le disgrazie della mia vita passata, sarebbero state rilevate da qualche persona cui quelle disgrazie eran note, e della quale non ci resta che a scoprire il tradimento. Il meno chio possa fare in contracambio della vostra bont,  di collocarvi di fronte a me nello stesso posto che occupano oggid le altre mogli. Le circostanze che mhanno condotto a diventare la moglie del signor Germaine sono, in certo qual modo, molto singolari. Esse si trovano narrate, senza soppressione, n riserva, in un piccolo racconto che mio marito scrisse allepoca del nostro matrimonio per edificazione di un suo parente assente, del quale non si dava pensiero di sorprendere la buona opinione. Il manoscritto del racconto si trova in questo portafogli. Dopo ci che  avvenuto, vi supplico come un favore personale, di leggerlo tutti i due. Voi deciderete, quando conoscerete tutto, se io sono o no una persona colla quale una donna onesta possa contrarre amicizia.
Essa ci stese la mano con un dolce e triste sorriso e ci augur la buona sera. Mia moglie, con la sua natura impulsiva, dimentic le cerimonie duso, e partendo labbracci. Di fronte a questo piccolo attestato di simpatia fraterna, la fermezza danimo che la povera creatura aveva conservato per tutta la sera, svan in un istante. Essa si strusse in lacrime.
Io pure mi sentii afflitto per essa quanto mia moglie, ma, disgraziatamente, non potevo prevalermi del privilegio di mia moglie per abbracciarla. Discendendo, trovai loccasione di rivolgere una parola di conforto a suo marito che ci aveva accompagnato fino alla porta.
Prima daprire questo, dissi indicando il portafogli posto sotto il mio braccio, la mia opinione  stabilita, signore, inappellabilmente. Se non fossi gi ammogliato, dichiaro che vi invidierei vostra moglie.
Egli indic a sua volta il portafogli.
Leggete quello che vi ho scritto, disse, e comprenderete quanto mi hanno fatto soffrire i falsi amici di questa sera.
Lindomani mattina, mia moglie ed io aprimmo il portafogli e leggemmo la strana storia del matrimonio di Giorgio Germaine.
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IL RACCONTO.
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GIORGIO GERMAINE SCRIVE E RACCONTA LA STORIA 
DEL SUO AMORE.
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CAPITOLO 1.
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Green Water Broad.
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Guarda indietro, o mia memoria, attraverso alloscuro labirinto del passato, attraverso la miscellanea di gioje e di dolori di venti anni! Rivivete, o giorni dinfanzia, sulle rive verdi e sinuose del piccolo lago! Ritorna a me, amore della mia infanzia, nellinnocente belt dei tuoi primi dieci anni. Riviviamo, angelo mio, come abbiamo vissuto nel nostro primo paradiso, prima che il peccato e il dolore sguainando le loro spade fiammeggianti, ci avessero cacciati nel mondo.
Era in marzo. Gli ultimi uccelli selvatici della stagione nuotavano sulle acque del lago che nel nostro idioma di Suffolk, noi chiamiamo Green Water Broad.
Dovunque soffiasse il vento, le rive erbose e gli alberi curvati su lui, coloravano il lago di quella piacevol tinta verde alla quale doveva il suo nome. I battelli erano riparati in un senso allestremit del lago, e il mio grazioso battello a vela occupava da s solo un piccolo porto naturale. In un altro seno allestremit nord si trovava il gran tranello, adoperato a chiappar gli uccelli, che ogni inverno affluivano a migliaia a Green Water Broad.
La mia piccola Maria ed io, uscimmo, tenendoci per la mano, per veder gli ultimi uccelli della stagione farsi prendere alla trappola.
La parte esterna di questa strana insidia sorgeva dalle acque del lago in una serie darchi circolari formati di rami elastici e coperti di reti che lor servivano di volta. Rimpiccioliti a poco a poco gli archi e le reti seguivano fino in fondo le sinuosit segrete del gomito ivi formato dal lago. Dietro gli archi, dal lato di terra, si elevava una palizzata abbastanza alta per nascondere alla vista degli uccelli nuotanti sul lago, un uomo inginocchiato dietro ad essa. A certi intervalli era praticata unapertura sufficiente a dar passaggio a un bracco o ad uno spagnuolo. E l cominciava e finiva il semplice meccanismo del tranello.
Avevo allora tredici anni e Maria dieci. Per recarci al lago, avevamo con noi, come guida e compagno, il padre di Maria. Il bravuomo era amministratore della propriet di mio padre. Era inoltre maestro espertissimo nellarte di acchiappare alla trappola le anitre. Il cane che lo ajutava (non si adoperavano anitre addomesticate come richiami nel Suffolk) era un piccolo bracco nero, anchesso nel suo genere maestro espertissimo, e creatura che possedeva in proporzioni uguali, le qualit invidiabili dun buon umore e dun perfetto buon senso.
Il cane seguiva lamministratore, e noi seguivamo il cane.
Arrivato alla palizzata che circondava il tranello, il cane sedette aspettando che si avesse bisogno di lui. Il padre di Maria e i fanciulli si cacciarono dietro la palizzata e guardarono dallapertura pi avanzata, che dominava in pieno sul lago. Non vera il pi leggiero alito di vento; neppure una ruga solcava la superficie dellacqua; grigie nuvolette ingombravano il cielo e ci nascondevano il sole.
Guardammo attraverso lapertura della palizzata. Le anitre selvatiche erano l riunite vicino al tranello, e pulivano tranquillamente le loro piume sulla calma stesa del lago.
Dapprima unanitra, poi due, finalmente una mezza dozzina, scorsero il cane.
Un nuovo oggetto che appariva ad un tratto sulla scena, divenne subito argomento dintensa curiosit per quegli uccelli. I pi innanzi agli altri, cominciarono a nuotar lentamente verso la strana creatura a quattro zampe che stava immobile sulla riva. A due a due, a tre a tre; poi il grosso della schiera delle anitre segu gradualmente lavanguardia. Avvicinandosi sempre pi al cane, quelle pi prudenti si fermarono a un tratto, e, immobili anchesse sullacqua, considerarono a sicura distanza il fenomeno situato sulla terra.
Il fattore, inginocchiato dietro la palizzata, mormor: Trim!
Sentendosi chiamare il cane si volse, e rientrando dallapertura, disparve alla vista delle anitra. Fermi nel lago gli uccelli selvaggi stupirono, e aspettarono. Dopo un minuto, il cane aveva corso intorno alla palizzata ed era ricomparso dalla seconda apertura praticata al punto in cui il lago penetrava nel circuito pi inoltrato del seno.
La seconda apparizione del cane produsse immediatamente un secondo accesso di curiosit fra le anitre. Di comune accordo, avanzarono nuotando verso il bracco per vederlo pi davvicino; poi, giudicandosi di nuovo a una sicura distanza, si fermarono una seconda volta sotto il primo arco del tranello. Il cane disparve daccapo e le anitre, sorprese, aspettarono. Trascorse un intervallo, e la terza apparizione di Trim, si effettu dallapertura della palizzata praticata pi innanzi al disopra del gomito. Per la terza volta una curiosit irresistibile spinse le anitre ad avanzarsi sempre pi sotto gli archi fatali del tranello. Il giuoco continu una quarta ed una quinta volta, fino a che il cane ebbe attirato, di mano in mano gli uccelli acquatici nei recessi pi profondi della trappola. L, Trim fece unultima apparizione. Le anitre inoltrarono e si fermarono prudentemente unultima volta. Il fattore tocc una molla. Il retone cadde verticalmente nellacqua e chiuse il tranello, e le anitre vi si trovarono prese a dozzine, senza altra attrazione che quella di un cane! Alcune ore dopo erano morte e viaggiavano pel mercato di Londra.
Alla fine dellultimo atto della curiosa commedia della trappola, la piccola Maria pose la mano sulla mia spalla sollevandosi in punta di piedi, mormor al mio orecchio:
Giorgio, venite a casa con me. Voglio farvi vedere qualche cosa di meglio che le anitre.
Che cos?
 una sorpresa. Non voglio dirvelo.
Volete darmi un bacio?
La graziosa fanciullina pass le sue braccia sottili e abbronzate dal sole intorno al mio collo e rispose:
Tanti baci quanti ne vorrete, Giorgio.
Le sue parole erano tanto innocenti, quanto lo erano i miei baci. Il bravo amministratore, abbandonando un momento le sue anitre, ci vide intenti ai nostri amori infantili luno nelle braccia dellaltro, e ci minacci col suo grosso indice e con un sorriso triste ed equivoco.
Ah! padron Giorgio, padron Giorgio! disse. Quando vostro padre sar qui, credete che sar contento di veder suo figlio abbracciar la figlia del suo fattore?
Quando mio padre verr, risposi con dignit, gli dir la verit. Gli dichiarer che voglio sposar vostra figlia.
Il fattore proruppe in una grossa risata e torn alle sue anitre.
Bene, bene! lo udimmo dir a s stesso. Sono bambini. Non vi  necessit, poveri piccini, di separarli per ora.
Maria ed io, detestavamo desser trattati da bambini. E veramente uno di noi era una dama di dieci anni, e laltro un gentiluomo di tredici. Lasciammo indignati lamministratore, e ci dirigemmo, tenendoci sempre per la mano, verso labitazione rustica.
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CAPITOLO 2.
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Due giovani cuori.
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Allunga troppo presto, disse il medico a mia madre, ed  troppo sviluppato per un fanciullo della sua et. Levatelo dal collegio per sei mesi: lasciatelo correr allaria libera presso di voi; e se gli vedete un libro in mano, toglieteglielo subito. Ecco la mia ricetta.
Queste parole decisero la mia sorte.
Per ubbidire allavviso del medico, mi si lasci disoccupato da fanciullo, senza fratelli, n sorelle, n compagni della mia et, vagabondando per le dipendenze della nostra casa di campagna affatto isolata. La figlia dellamministratore era come me, figlia unica, e come me non aveva compagni di giuoco. Cincontrammo nelle nostre passeggiate sopra le rive solitarie del lago. Cominciammo ad esser compagni inseparabili e finimmo per diventar due veri amanti. Terminati i preliminari del nostro amore, ci proponemmo (avanti la mia entrata in collegio) di giungere a completa maturit diventando marito e moglie.
Non ischerzo. Per quanto assurdo possa sembrar ci alle anime sensibili; quantunque fanciulli, eravamo due amanti, se mai hanno esistito degli amanti.
Noi non avevamo altri piaceri, tranne quello di trovarci luno in compagnia dellaltro. Detestavamo la notte perch ci separava. Supplicavamo ciascheduno da nostra parte, i genitori di lasciarci dormire nella stessa camera. Mi stizzii con mia madre, e Maria con suo padre, quando essi si beffarono di noi e ci chiesero, che cosa esigeremmo dopo. Trasportandomi ai giorni scorsi, dai miei giorni dinfanzia fino a quelli della mia virilit, posso evocare vivamente glistanti di felicit che mi sono toccati in sorte.
Ma di questultima epoca non mi ricordo alcuna gioja paragonabile al piacere squisito e costante, che riempiva il mio giovane essere, quando passeggiava nei boschi con Maria; quando navigavo nel mio battello con Maria sul lago; quando ritrovavo Maria dopo la crudele separazione della notte, e che mi precipitavo nelle sue braccia aperte, come se fossimo stati divisi per mesi interi.
Quale attrazione ci spingeva luno contro laltro, tanto vivamente, in una et in cui le simpatie, che nascono dalla differenza dei sessi, dormivano ancora in lei ed in me?
Noi lignoravamo, ma non cercavamo di saperlo. Obbedivamo allimpulso dun amore reciproco, come luccello obbedisce allimpulso del volo.
Non dovete nemmeno supporre che noi possedessimo qualche qualit che ci distinguesse ostensibilmente dagli altri ragazzi della nostra et. No, non vi era nulla. In collegio mi avevano detto che ero un giovane distinto; ma vi erano migliaja daltri ragazzi che si trovava alla testa della loro classe e riportavano premi come me. Personalmente parlando, non avevo di notevole che lessere, come si dice di solito, grande per la mia et. Maria, da parte sua, non possedeva alcuna attrattiva singolare. Era una fanciulla delicata, dagli occhi grigi e dolci, dal colorito pallido e singolarmente riservata e taciturna, ad eccezione di quando si trovava sola con me. Tutta la sua bellezza, in quei giorni dinfanzia, consisteva in una certa ingenuit e in una tenerezza despressione e nella graziosa tinta rosso bruna de suoi capelli, che variava bizzarramente e mirabilmente secondo le diverse esposizioni della luce. Quantunque a giudicar dallapparenza noi fossimo due ragazzi assai comuni, eravamo misteriosamente uniti da una parentela danima il cui segreto sfuggiva a noi stessi, e che per la sua profondit sfuggiva anche alle investigazioni delle teste pi vecchie e pi posate delle nostre.
Si chieder naturalmente se i nostri genitori non tentaron nulla per combatter il nostro affetto reciproco, in quel tempo chera ancora un amoretto innocente, fra un fanciullo e una fanciulla.
Mia padre non se ne occup affatto, per la semplice ragione chera assente.
Era un uomo di spirito inquieto e speculatore. Erede di una tenuta sopracarica di debiti, la sua grande ambizione era di aumentar la sua piccola entrata disponibile per mezzo dei suoi sforzi, di stabilirsi a Londra, e darrivare ad una posizione politica per la via del parlamento. Un antico amico che aveva emigrato in America gli aveva proposto, in uno degli Stati dellOvest, una impresa agricola che doveva arricchirli tutti e due. Limmaginazione eccentrica di mio padre si era intestardita sopra di questa idea. Egli ci aveva abbandonati da pi dun anno per recarsi negli Stati Uniti, e tutto ci che sapevamo da lui per mezzo delle sue lettere, era che ce lo potevamo aspettar presto di ritorno nella situazione invidiabile di uno dei pi ricchi uomini dInghilterra.
Quanto a mia madre, la donna pi dolce e tenera che fosse al mondo, tutto quello che desiderava, era di vedermi felice. Gli amoretti singolari dei due fanciulli la divertivano e linteressavano. Essa scherzava col padre di Maria sopra le future alleanze fra le due famiglie, senza preoccuparsi menomamente dellavvenire, senza il pi piccolo presentimento di quello che potrebbe accadere al ritorno di mio padre. A ogni giorno basta la sua pena (o la sua gioja) ecco la sua vita, la divisa di mia madre. Essa accettava la facile filosofia dellamministratore, gi menzionata qui: Sono ragazzi. Non c ancora necessita di separarli, poveri piccini!
Tuttavia un membro della famiglia comprese la faccenda ragionevolmente e seriamente.
Dopo una visita che ci fece nella nostra solitudine, il fratello di mio padre, osserv quello che succedeva fra Maria e me, e sul principio si mostr naturalmente disposto a canzonarci. Ma unattenzione pi seria gli fece cambiar maniera di vedere. Si accorse che mia madre agiva da sciocca: che lamministratore (servitore fedele quanto mai) cercava con astuzia di migliorar la sua posizione collajuto di sua figlia; e chio era un giovane idiota nel quale la dose di imbecillit naturale si era sviluppata in unepoca della vita singolarmente prematura. Parlando con mia madre sotto linfluenza di quella viva persuasione, mio zio mofferse di condurmi con lui a Londra e di tenermi finch sarei ritornato alla ragione, nella compagnia de suoi figli e mediante una sorveglianza rigorosa esercitata sotto il suo tetto.
Mia madre esit ad accettare questa offerta; ella aveva sopra mio zio il vantaggio di conoscere il mio carattere. Mentre essa era indecisa e mio zio aspettava impazientemente la risoluzione, io risolsi la questione invece de miei parenti e presi la fuga.
Per rappresentarmi durante la mia assenza lasciai dietro a me una lettera nella quale dichiaravo che nessuna potenza umana non mi separerebbe da Maria e promettevo di ritornare a chieder perdono a mia madre appena che mio zio avrebbe lasciato la casa. Mi cercarono dappertutto senza poter trovare le tracce del mio rifugio. Lo zio part per Londra predicendo chio sarei lonta della famiglia e annunciando che avrebbe trasmesso la sua opinione a mio padre in America, per mezzo del primo piroscafo postale.
Il segreto dellasilo nel quale avevo immaginato di sfidare qualsiasi ricerca, non sar lungo a svelarsi.
Ero nascosto (a insaputa dellamministratore) nella camera da letto di sua madre.
Eh! mi chiederete, la madre dellamministratore lo sapeva?
A ci rispondo:
S, lo sapeva, e quello ch pi, se ne gloriava, non mica, notatelo bene, come dun atto ostile verso i miei parenti, ma soltanto come dun dovere di coscienza!
Ma allora, in nome di tutto ci che  prodigioso, che specie di vecchia  ella? Si presenti e risponda da se stessa la strana e fatidica nonna della gentile Maria, la Sibilla dei tempi moderni, celebre in tutto il nostro paese di Suffolk, sotto il nome di signora Dermody.
Scrivendo, la vedo ancora seduta nella sala del grazioso padiglione di suo figlio, vicino alla finestra, con la luce che le cadeva sulle spalle mentre faceva la calza. La signora Dermody era una vecchia magra e secca dagli occhi neri e feroci, sormontati da ciglia folte e bianche, dalla fronte alta e rugosa, e dai capelli bianchi abbondanti, accuratamente ravviati sotto la sua vetusta cuffia. Correva voce, ed era vero, che era di buona nascita, che aveva ricevuto una distinta educazione, ma che aveva risolutamente sagrificato suo avvenire sposando un uomo di classe molto inferiore alla sua nella societ. Qualunque sia stata lopinione della sua famiglia sul suo matrimonio, ella non lo aveva mai deplorato. La memoria di suo marito le era sacra, ed ella credeva che, come un angelo guardiano, il di lui spirito vegliava su lei continuamente.
Imbevuta di questa credenza, non era stata punto influenzata dalle idee grossolanamente materiali del giorno che associano la presenza degli esseri spirituali a inabili giuochi di stregoneria e a ridicole farse rappresentate con le tavole e con le sedie. La nobile superstizione della vecchia Dermody faceva parte integrale delle sue convinzioni religiose le quali da gran tempo riposavano volentieri sulle mistiche dottrine di Emanuele Swedenborg. I soli libri che ella leggesse erano le opere del profeta svedese. Ella mischiava gli insegnamenti di Swedenborg sugli angeli, e sulle anime dei trapassati, sullamore del prossimo e la purit della vita, con le sue idee bizzarre e le sue credenze analoghe personali, e le chimeriche dottrine che ella si era cos formata, le predicava non solamente nellalloggio del fattore, ma benanco nelle visite di propaganda che faceva vicino o lontano, ai suoi umili vicini.
Dopo la morte della moglie di suo figlio, esercit un potere supremo sotto il suo tetto ed ella si faceva segnatamente gloria della sua attenzione scrupolosa nelladempiere le sue funzioni domestiche, quanto delle sue comunicazioni privilegiate con gli angeli e gli spiriti. Diceva daver con lanima del suo defunto marito, davanti non importa chi, dei colloqui che rendevano muti di terrore i semplici spettatori. Dal suo punto di vista mistico lamore che ci univa, Maria e me, era troppo sacro e troppo bello per poter essere apprezzato col semplice criterio pratico adottato dalla societ. Ella aveva scritto per noi delle piccole formule di preghiere e di orazioni delle quali dovevamo servirci giorno per giorno, incontrandoci, separandoci. Aveva solennemente impegnato suo figlio a considerarci come due creature consacrate, che camminavano a loro insaputa per un sentiero riservato a loro sole, e che incominciando sulla terra, terminava brillantemente in un mondo migliore, in mezzo agli angeli. Guardatemi mentre arrivo presso questa donna, e le dichiaro che son risoluto a morire anzich a permettere che mio zio mi separi da Maria, e non vi stupirete pi dellospitalit che mi apr il santuario della signora Dermody.
Quando il momento di lasciar senza pericolo il mio asilo fu venuto, commisi una seria goffaggine. Ringraziando, sul partire, la vecchia, le dissi con un sentimento di onore infantile:
Non vi denunzier, signora; mia madre ignorer che mi avete nascosto nella vostra camera.
La Sibilla pos la sua mano secca e scarna sulla mia spalla, e mi rigett duramente sulla sedia donde mero alzato.
Bambino! sclam guardandomi fisamente coi suoi feroci occhi neri osate supporre che io abbia commesso qualche azione di cui debbo forse arrossire? Credete che arrossisca di ci che ho fatto? Aspettate un momento. Vostra madre potrebbe anchessa giudicarmi sinistramente. Le scriver.
Si pose i suoi grandi occhiali e cominci la sua lettera. Tutte le volte che il suo pensiero vacillava o che lespressione le faceva difetto, guardava sopra la sua spalla come se avesse dietro qualche creatura invisibile spiante ci che ella scriveva. La vecchia consultava lo spirito di suo marito come se avesse consultato un uomo vivente. Sorrideva a s stessa, e continuava a scrivere.
Ecco! disse porgendomi la lettera terminata con un gesto di reale indulgenza. Il suo e il mio pensiero sono trascritti qui dentro. Andate, fanciullo, vi perdono. Consegnate questa lettera a vostra madre.
Ella si esprimeva sempre con la stessa dignit grave e riservata di maniera e di linguaggio.
Consegnai le lettera a mia madre. La leggemmo e ci meravigliammo assieme. Consigliata dallanima sempre presente di suo marito, la vecchia Dermody aveva scritto:
Signora,
Mi sono presa ci che potete esser disposta a chiamare una gran libert. Ho ajutato vostro figlio Giorgio a sfidar lautorit di suo zio. Ho incoraggiato vostro figlio Giorgio nella sua risoluzione di rimaner fedele ora ed in eterno, alla mia nipote, Maria Dermody.
Vi debbo, e debbo a me stessa la spiegazione dei motivi che mi hanno fatto agire cos.
Credo fermamente che ogni vero amore  preordinato e consacrato in cielo. Le anime destinate a unirsi nel mondo superiore sono divinamente incaricate di trovarsi scambievolmente, e di cominciar la loro unione in questo mondo. I soli matrimoni felici sono quelli, nei quali le due anime predestinate sono pervenute ad incontrarsi in questa sfera della vita.
Una volta riunite, nessuna potenza umana pu realmente separare le anime sorelle. Tosto o tardi, esse debbono, in virt della legge divina, ritrovarsi ed unirsi di nuovo. La saggezza umana pu loro imporre generi di vita completamente differenti; la saggezza umana pu illuderli o farli illudere da loro stessi, fino a contrarre una unione terrestre e fragile. Poco importa. Accadr certamente che questa unione ad un dato momento si mostrer terrestre e fragile; e le due anime disunite, ritrovandosi, si riuniranno quaggi per leternit si uniranno, vi dico, a dispetto di tutte le leggi e di tutte le nozioni umane del giusto e dellingiusto.
Tale  la mia fede. Lho confessata per tutta la mia vita. Fanciulla, moglie e vedova, mi vi sono uniformata e me ne sono ben trovata.
Sono nata, signora, nelle classi della societ alla quale voi appartenete. Ho ricevuto listruzione puramente materiale che comporta la nozione mondana delleducazione. Grazie a Dio, lanima sorella incontr la mia anima durante la mia giovinezza. Conoscevo il vero amore e la vera unione prima di aver venti anni. Mi sono maritata, signora, nella classe dove Cristo scelse i suoi apostoli sposai un operajo. Nessun linguaggio umano pu dipingere la mia felicit, durante il tempo che abbiamo vissuto quaggi. La sua morte non ci ha separati. Egli mi ajuta a scrivere questa lettera. Allultima mia ora, lo vedr dritto fra gli angeli, ad aspettarmi sulle rive del fiume brillante.
Comprenderete adesso, in qual modo io considero il legame che unisce le due giovani anime de nostri bambini, allesordio splendido della loro vita.
Credetemi, ci che il fratello di vostro marito vi proponeva di fare, era un sacrilegio ed una profanazione. Vi confesso francamente che ritengo come un atto di virt, ci che ho fatto per controbilanciare il vostro parente, in questaffare. Voi non potete supporre che io consideri ostacolo serio ad una unione predestinata nel cielo, che vostro figlio sia lerede del proprietario e la mia nipotina, la figlia del fattore. Sbandite dal vostro spirito, ve ne supplico, gli indegni pregiudizi anticristiani delle classe. Non siamo noi tutti eguali dinanzi a Dio? Non  solamente la felicit di vostro figlio, ma  la vostra propria tranquillit che  interessata a che voi prendiate in considerazione le mie parole. Io vi avverto, signora, che non potete impedire a queste due anime infantili predestinate, di unirsi pi tardi come marito e moglie. Separatele oggi, e sarete responsabile dei sagrifici, della degradazione e delle disgrazie per mezzo dei quali, il vostro Giorgio e la mia Maria, potranno esser condannati a passare innanzi ed a ritrovarsi pi tardi.
Adesso, il mio spirito  sollevato; ora ho finito.
Se ho parlato troppo francamente, o se, in qualche altro modo, vi ho involontariamente offesa, ve ne dimando perdono, e sono, signora, la vostra serva fedele e devota
ELENA DERMODY.
Cos terminava la lettera. 
Per me, ci vedo qualche cosa di pi che un modello curioso di composizione epistolare. Vi leggo la sua profezia singolarmente compiuta pi tardi degli avvenimenti della vita di Maria e della mia, che le pagine seguenti narreranno.
Mia madre si decise a lasciar questa lettera senza risposta. Come molte delle sue pi umili vicine, ella aveva un po paura della vecchia Dermody, e, di pi, era abitualmente nemica dogni discussione sui misteri della vita spirituale. Fui sgridato, ebbi un predicozzo, e venni perdonato; e tutto fin l.
Durante alcune felici settimane, Maria ed io ci rivedemmo, senza che niuno ce lo impedisse e senza interruzione, tornando alla nostra antica intimit. La catastrofe stava nondimeno per venir da un momento allaltro e quando meno ce lo aspettavamo. Mia madre fu sorpresa, una mattina, da una lettera di mio padre che le annunziava comegli si era veduto inopinatamente costretto di partir subito per lInghilterra, e che era arrivato a Londra dovera trattenuto da affari che non ammettevano ritardo. Dovevamo dunque aspettarci di vederlo capitare a casa non appena sarebbe libero.
Questa notizia svegli nello spirito di mia madre dei timori sulla solidit della grande speculazione di suo marito in America. La sua partenza subitanea, le pareva annunziasse qualche disgrazia. Il cupo passato, al quale mi riconduco, appartiene a unepoca in cui le strade ferrate e il telegrafo elettrico, non esistevano ancora che nella immaginazione degli inventori. Ogni comunicazione rapida con mio padre, anco quando avesse consentito ad ammetterci nella sua confidenza, ci riusciva impossibile. Non avevamo dunque che ad attendere e sperare.
Le fastidiose giornate scorrevano, e le brevi lettere di mio padre continuavano a presentarcelo trattenuto a Londra dai suoi affari.
Giunse la mattina, nella quale io e Maria uscimmo collamministratore, per andare a veder prendere al tranello le ultime anitre selvatiche della stagione, e la benevola casa aspettava ancora il suo padrone, e lo aspettava invano.
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CAPITOLO 3.
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Swedenborg e la Sibilla.
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Posso riprendere il mio racconto al punto in cui lho lasciato nel primo capitolo.
Maria ed io (ve lo ricordate} avevamo lasciato lamministratore solo presso il tranello, e ci eravamo diretti insieme verso il villino abitato da Dermody.
Avvicinandoci alla porta del giardino, scorsi un domestico di casa, che aspettava. Era incaricato dunambasciata per me, da parte di mia madre.
La padrona vi prega, padron Giorgio, di tornare a casa al pi presto possibile.  arrivata una lettera con la diligenza. Il mio padrone annunzia che prende una carrozza di posta a Londra, e che possiamo aspettarlo nella giornata.
Il volto attento di Maria sincup a quelle parole.
Bisogna realmente che ve ne andiate, Giorgio mormor prima di aver veduto ci che vi aspetta in casa nostra?
Mi ricordai la promessa di Maria, circa una sorpresa il cui segreto non doveva essermi rivelato che quando saremmo giunti al padiglione. Potevo contrariarla? La mia povera bimba innamorata, pareva sul punto di piangere, dinanzi ad una simile prospettiva.
Licenziai il domestico con una risposta conciliante: tante cose affettuose alla mamma, e la promessa dessere a casa fra una mezzora.
Entrammo in casa di Dermody.
La vecchia era seduta, come al solito, alla luce della finestra, con uno dei libri mistici di Emanuele Swedenborg aperto sulle sue ginocchia. Quando entrammo, alz solennemente la mano per significarci dandar nel nostro angolo consueto senza parlarle Era un atto dalto tradimento domestico, linterromper la Sibilla nelle sue letture. Prendemmo tranquillamente i nostri posti. Maria aspett che sua nonna avesse abbassata la sua testa grigia e che le sue sopracciglia folte si fossero contratte sotto lattenzione che prestava alla sua lettura. Allora, e solamente allora, la prudente bambina si alz in punta di piedi, e sparve senza far rumore nella direzione della sua camera. Poi torn da me, portando qualche cosa accuratamente avviluppata nel suo pi bel fazzoletto di batista.
 cotesta la sorpresa? mormorai.
Maria mi rispose a bassa voce:
Indovinate che cos?
Qualche cosa per me?
S. Indovinate. Che cos?
Tirai a indovinare tre volte, ma non colsi nel segno.
Maria si decise ad ajutarmi con una indicazione.
Dite le lettere dellalfabeto mi ordin e andate avanti finch non vi dico di fermarvi.
Cominciai:
A, B....
Maria mi ferm.
 il nome dun oggetto che comincia con un B. 
Cercai indovinare:
Berretto... e qui la mia perspicacia mi fece difetto.
Maria scosse la testa.
Eppure avete tre anni pi di me, e, dopo tutta la premura che mi son data per farvi piacere, vi troverete senza dubbio troppo grande per apprezzare il mio regalo, quando lo vedrete. Indovinate, ancora.
Non posso indovinare.
 necessario.
Vi rinunzio.
Maria ricus di lasciarmi rinunziare, e mi ajut con una nuova indicazione.
Cosa avete detto, una volta, che desideravate avere sul vostro battello? mi domand.
 molto tempo? le chiesi, non sapendo che cosa risponderle.
S, moltissimo tempo. Prima dellinverno; quando le foglie cadevano, e che mi avevate condotto a passeggiar sullacqua. Ah! Giorgio, voi lavete dimenticato!
Non  che troppo vero, per me e pei miei fratelli; vecchi o giovani,  tuttuno!  sempre il suo amore,  lui che dimentica, ed  lei che si rammenta. Non eravamo che due fanciulli, ma rappresentavamo gi i tipi delluomo e della donna.
Maria perse la pazienza. Dimenticando la terribile presenza della sua ava, scatt e tolse dal fazzoletto loggetto che vi si nascondeva.
Eccolo! sclam vivamente ed ora sapete di che si tratta?
La memoria mi torn. Ci che aveva desiderato pel mio battello, alcuni mesi prima, era una bandiera nuova. E quella bandiera, era l, preparata in segreto, per me, dalle mani di Maria! Il fondo ne era di seta verde con una colomba ricamatavi sopra in bianco, e che portava nel becco il ramo simbolico dolivo eseguito con filo doro. Era lopera indecisa e tremolata delle dita duna bambina. Ma come la mia piccola diletta sera fedelmente ricordata del mio desiderio con quanta pazienza aveva applicato lago sulle linee indicatrici del modello; come aveva laboriosamente ricamato durante le triste giornate dinverno; e tutto ci, per amor mio! Quali parole potrebbero dipingere il mio orgoglio, la mia riconoscenza, e la mia felicit? Dimenticando alla mia volta la presenza della Sibilla curvata sul suo libro, afferrai e strinsi la piccola operaja nelle mie braccia, e ve la tenni finch non mi manc il fiato.
Maria! sclamai nel primo fuoco del mio entusiasmo. Mio padre arriva oggi. Gli parler stasera e vi sposer dimani.
Bambino! disse una voce imponente allaltra estremit della stanza. Venite qui.
Il libro mistico della vecchia Dermody, era chiuso; gli occhi neri fatidici di lei ci spiavano nel nostro angolo. Me le avvicinai, e Maria mi segu timidamente passo passo.
Ci tenete a questo gingillo? mi dimand la Sibilla guardando la bandiera. Nascondetelo! grid prima che avessi potuto rispondere. Nascondetelo, o ve lo prender.
Perch lo debbo nascondere? Voglio issarlo allalbero del mio battello!
Non lo isserete mai allalbero del vostro battello! e parlando, mi prese la bandiera e la cacci con impazienza nella tasca del mio vestito.
Non la sgualcite, nonna! disse piagnucolando Maria.
Rinnovai la mia dimanda:
Perch non linalberer sulla cima del mio battello?
La vecchia Dermody pos la mano sul volume di Swedenborg chiuso sulle sue ginocchia.
Ho aperto tre volte questo libro, da stamani disse tre volte le parole del profeta mi hanno avvertita che una sciagura si avvicinava. Ragazzi,  per voi che la sciagura si avvicina. Se guardo l soggiunse, designando il punto in cui un raggio di sole penetrava obliquamente nella stanza, scorgo mio marito nella luce celeste. Egli inclina la testa con tristezza e dirige la sua mano infallibile verso di voi. Giorgio e Maria, voi siete consacrati luno allaltro! Siate sempre degni di questa consacrazione, siate sempre degni di voi stessi.
Si tacque. La sua voce trem. Ci consider con occhi inteneriti, come fanno tutti quelli che prevedono tristamente desser sul punto di venir separati.
Inginocchiatevi, disse a voce bassa e con tono lugubre e triste.  forse lultima volta che vi benedir,  forse lultima volta che pregher per voi in questa casa. Inginocchiatevi.
Ci ponemmo in ginocchio a suoi piedi. Sentivo i battiti del cuore di Maria, a misura che ella si stringeva a me. Io sentivo il mio proprio cuore precipitare le sue pulsazioni sotto limpero dun terrore misterioso per me.
Che Dio benedica e guardi Giorgio e Maria nel presente e nellavvenire! Che Dio favorisca, nellavvenire, lunione che la saggezza ha deciso. Amen! E cosi sia. Amen.
Al momento istesso in cui questultime parole cadevano dalle sue labbra, la porta della stanza sapr con fracasso, e mio padre vi entr seguito dal fattore.
La vecchia Dermody si drizz lentamente in piedi e lo guard con occhio scrutatore.
La disgrazia  venuta disse fra s. Essa guarda con gli occhi e sta per parlare con la voce di questo uomo.
Mio padre ruppe il silenzio che segu queste parole dirigendosi al fattore:
Lo vedete, Dermody disse ecco mio figlio in casa vostra, quando dovrebbe esser meco!
Si volse e mi vide, il braccio passato intorno alla vita della piccola Maria, che aspettavo pazientemente loccasione di parlare.
Giorgio disse col sorriso sardonico che gli era abituale quandera in collera e cercava di dissimularla. Voi fate lo sciocco. Lasciate quella bambina e venite meco.
Era il momento quello di mostrarmi. A giudicarne dallapparenza, poteva sembrare che ero un ragazzo. A giudicarne dalle mie proprie sensazioni, ero diventato un uomo, istantaneamente.
Pap dissi sono felice di vedervi di ritorno. Ecco Maria Dermody. Io lamo; essa mi ama. Desidero sposarla non appena ci vi converr, a voi e a mia madre.
Mio padre proruppe in una risata ma il suo umore cangi prima che avesse ripreso la parola. Aveva osservato che Dermody si permetteva di ridere. Parve divenuto pazzo di collera in un momento.
Mi avevano parlato di questa infernale sciocchezza disse. Ma non ci avevo voluto credere. Chi dunque ha turbato la debole testa di questo ragazzo? Chi dunque lha incoraggiato a baciare e ad abbracciar questa bambina? Se foste voi Dermody, sarebbe la peggiore azione della vostra vita. Si volt di nuovo verso di me prima che il fattore avesse potuto difendersi.
Mi capite? Vi dico di lasciar la figlia di Dermody, e di tornare a casa con me.
S, pap. risposi. Ma torner a veder Maria, dopo essere stato con voi.
Malgrado la sua collera, mio padre fu positivamente stupefatto della mia audacia.
Giovane idiota! sclam. La vostra insolenza sorpassa ogni credenza. Vi dichiaro che non ripasserete mai pi questa porta! Vi hanno insegnato a disobbedir qui! Vi hanno messo in testa cose che un ragazzo della vostra et dovrebbe ignorare; dir di pi, delle cose che persone oneste non avrebbero dovuto farvi sapere.
Vi dimando perdono, signore disse Dermody interrompendolo rispettosissimamente, ma fermissimamente al tempo stesso. Vi sono certe cose che un padrone in collera ha il diritto di dire alluomo che lo serve, ma voi avete oltrepassato il vostro diritto. Mi avete diffamato, signore, in presenza di mia madre, e alla portata dellorecchio di mia figlia.
Mio padre lo ferm a queste parole.
Potete risparmiarvi il resto rispose. Non siamo pi n padrone n servitore. Quando mio figlio veniva a gironzare intorno alla vostra abitazione per far linnamorato con vostra figlia, il vostro dovere era quello di chiudergli la porta sul muso. Avete mancato al vostro dovere. Non ho pi confidenza in voi. Vi licenzio un mese innanzi, Dermody! Voi lascerete il mio servizio.
Il fattore tenne testa a mio padre sul suo proprio terreno. Non era pi luomo bonario, dolce e modesto che avevo conosciuto.
Ricuso il vostro mese di compassione, signore, disse. Non avrete pi loccasione di ripetere ci che mi avete detto. Vi mander i miei conti stasera, e lascer il vostro servizio dimani.
Finalmente cintendiamo questa volta! replic mio padre, pi presto ve ne anderete e meglio sar.
Travers la stanza, e pos la mano sulla mia spalla.
Ascoltatemi, disse facendo un ultimo sforzo per padroneggiarmi. Non voglio litigar con voi davanti ad un domestico licenziato. Finiamola con queste sciocchezze. Lasciate fare i loro fagotti e partir questa gente, e tornate a casa con me.
La sua mano pesante, appoggiata sulla mia spalla, pareva espellesse da me lo spirito di resistenza. Cedei fino a tentar dintenerirlo per mezzo di preghiere.
Oh! pap, pap esclamai. Non mi separate da Maria! Vedete come  buona e bella! Ella mi ha fatto una bandiera pel mio battello. Permettetemi di venir qui a vederla qualche volta. Non posso vivere senza di lei.
Non potei dir altro. La piccola Maria scoppi in singhiozzi. Le sue lagrime e le mio suppliche furono egualmente impotenti a commuover mio padre.
Scegliete disse fra partir di buona grazia o obbligarmi a trascinarvi via. Intendo e voglio separarvi dalla figlia di Dermody.
N voi, n nessuno pu separarli, sclam una voce dietro di noi. Cacciate questa idea dalla vostra mente, prima che sia troppo tardi, padrone.
Mio padre si volse vivamente e vide la vecchia Dermody, che lo squadrava in piena luce presso la finestra. Ella si era ritirata al principio dellalterco, nellangolo dietro il focolare. Vi era rimasta aspettando il momento di parlare, fino a che lultima minaccia di mio padre la trasse dal suo nascondiglio.
Si guardarono lun laltro qualche istante. Mio padre parve pensasse che era poca dignit da parte sua, il risponderle. E perci, continu a dirmi:
Io conter tre lentamente. Decidetevi, prima che arrivi allultimo numero, ad obbedirmi o a subir la vergogna desser condotto via a forza.
Conducetelo ove vorrete, soggiunse la Dermody, non sar meno perci sulla via del suo matrimonio con mia nipotina.
E dove sar io, se vi piace? dimand mio padre costretto a parlar questa volta.
La risposta segu immediatamente con queste parole fulminanti:
Voi sarete sulla via della vostra rovina e della vostra morte.
Mio padre volt le spalle alla profetessa con un sorriso di disprezzo.
Uno! dissegli cominciando a contare.
Strinsi i denti e circondai Maria con tutte e due le braccia, mentre parlava. Avevo ereditato un po del suo carattere, ed egli stava per accorgersene.
Due! continu mio padre dopo un momento.
Maria avanz le labbra tremanti al mio orecchio e mormor:
Lasciatemi, Giorgio; non posso sopportare questo spettacolo. Vedete come aggrotta le ciglia! Sento che sta per farvi male!
Mio padre alz suo indice, come un avviso preventivo, prima di contar tre.
Fermatevi! grid la vecchia Dermody.
Mio padre si volse di nuovo verso di lei, con sardonico stupore:
Vi dimando scusa, signora; avete qualche cosa di particolare a dirmi? le chiese.
Uomo! replic la Sibilla voi parlate leggermente. Vi ho parlato forse leggermente? Io vi ho invitato a piegar la vostra volont perversa, davanti ad una volont pi potente della vostra. Le anime di questi ragazzi sono anime sorelle. Essi sono uniti luno allaltro nel presente e nelleternit. Ponete fra loro la terra e il mare, non saranno meno insieme. Essi comunicheranno fra loro per mezzo di visioni, e si riveleranno in sogno luno allaltro. Incatenateli con legami mondani; ammogliate pi tardi vostro figlio a unaltra donna, e che mia nepote si mariti con un altro uomo. Invano! ve lo dico, invano! Potrete condannarli alla sventura, potrete spingerli al peccato il giorno della loro unione in terra sar nondimeno predestinato nel cielo. Esso verra... verr! Sottomettetevi, mentre lora della sottomissione vi appartiene. Siete un uomo condannato. Io distinguo lombra della disgrazia; vedo il suggello della morte sul vostro volto. Partite; e lasciate questi due esseri consacrati, continuare assieme per le cupe vie del mondo nella forza della loro innocenza, alla luce dei loro amori.
A dispetto di s stesso, mio padre fu colpito dalla forza irresistibile di convinzione che animava queste parole. La madre dellamministratore limpression come avrebbe potuto impressionarlo una tragica sulla scena. Ella scacci dalle sue labbra il sorriso beffardo, ma non scosse la sua volont di ferro. Il suo volto era rigido pi che mai, quando si volse verso di me.
Lultima speranza, Giorgio! disse, e cont lultimo numero: tre.
Non mi mossi n gli risposi.
Lo volete? chiese, afferrandomi pel braccio.
Strinsi pi fortemente Maria e le dissi a bassa voce:
Non vi lascer.
Parve non mi udisse. Tremava dal capo alle piante nelle mie braccia. Un debol grido di terrore le sfugg dalle labbra. Dermody si fece subito innanzi. Prima che mio padre avesse potuto strapparmi da lei, mi disse allorecchio:
Potete confidarla a me, padron Giorgio, e sprigion sua figlia dalla mia stretta.
Ella stese teneramente le sue povere manine verso di me, non appena si trov nelle braccia di Dermody.
Addio, diletto! dissella debolmente.
Vidi la sua testa piegarsi sul suo petto, mentre mi si trascinava verso la porta. Nella mia rabbia impotente e nel mio dolore, lottai contro le mani crudeli che mi avevano preso, con tutta la forza che mi restava; e le gridai:
Vi amo, Maria! Ritorner da voi, Maria! Non isposer mai altro che voi!
Passo a passo, fui trascinato pi lungi e poi pi lungi ancora. Lultima volta che la scorsi, la testa della mia diletta riposava sul petto di Dermody. La sua nonna in piedi presso di lei, minacciava mio padre con le sue mani scarne, ed urlava la sua terribile profezia, col furore isterico che laveva invasa quando aveva veduto compiersi la nostra separazione.
Partite; voi correte alla rovina e alla morte!
La sua voce vibrava ancora al mio orecchio, quando la porta del villino si apr e si richiuse. Tutto era finito. Lumile mondo del mio amore e della mia felicit infantile disparve come la visione dun sogno. Lo sterile deserto esterno che componeva il mondo di mio padre si apr dinanzi a me, vuoto damore e di gioje.
Che Dio mi perdoni lodio che sentii in quellistante contro mio padre!
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CAPITOLO 4.
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Il sipario cade.
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Tutto il resto del giorno fui tenuto prigioniero nella mia camera, sotto la guardia di un uomo sulla fedelt del quale mio padre poteva contare.
Lindomani mattina tentai di scappare, ma fui scoperto prima daver potuto uscir di casa.
Confinato di nuovo nella mia camera, pensai di scrivere a Maria e di fare sdrucciolare una lettera nelle mani compiacenti della domestica che mi serviva. Inutile! Non si poteva ingannar la vigilanza di mio padre. La domestica fu sospettata e seguita, e la mia lettera le fu tolta. Mio padre la strapp con le sue proprie mani.
Pi tardi, nella giornata, si permise a mia madre di vedermi.
Ella era assolutamente incapace, quella povera anima, dinterceder per me o di servire, in qualunque cosa si fosse, ai miei interessi. Mio padre laveva completamente annientata, annunziandole, che sua moglie e suo figlio dovevano accompagnarlo quando sarebbe tornato in America...
Tutto quanto possiede al mondo, mi disse mia madre deve essere gettato in questa odiosa speculazione. Egli si  procurato denaro a Londra; ha affittato la sua casa per sette anni a un ricco negoziante, ed ha venduto la nostra argenteria e i giojelli che mi venivano da sua madre. La terra dAmerica inghiotte tutto. Noi non abbiamo pi domicilio, Giorgio, e saremo costretti ad accompagnarlo.
Unora dopo la carrozza di posta era alla porta.
Mio padre mi condusse egli stesso. Gli scappai con un furore al quale la sua risoluzione non pot resistere. Corsi, volai lungo il sentiero che conduceva alla casa di Dermody. La porta era aperta; la sala era vuota. Entrai nella cucina; salii nelle stanze superiori. Dappertutto la solitudine. Lamministratore aveva cambiato casa. Nessun amico o vicino girava dintorno con un messaggio; niuna lettera mi aspettava; niuna indicazione mi era lasciata sulla direzione che avevano preso al momento della loro partenza. Dopo le parole insultanti che gli aveva diretto il suo padrone, Dermody aveva creduto dover suo fare sparire ogni traccia della sua presenza, che si fosse potuto considerare come un segno destinato a riunirci io e Maria. Non mi rimaneva pi per parlarmi della mia diletta perduta, altra memoria che la bandiera che essa mi aveva ricamato con le sue mani.
I mobili si trovavano ancora nel villino.
Mi sedetti nel nostro solito angolo, accanto alla sedia vuota di Maria; contemplai di nuovo il grazioso stendardo verde, e mi sciolsi in lagrime.
Un leggiero toccamento mi trasse dalla mia prostrazione. Mio padre aveva acconsentito ad incaricar mia madre della cura di ricondurmi alla carrozza.
Non troveremo qui Maria, Giorgio, mi disse dolcemente. E potremo aver sue notizie a Londra. Venite con me.
Mi alzai, e le porsi silenziosamente la mano. Uscendo, il mio occhio fu attirato da qualche cosa di nero tracciato sul regolo bianco della porta. Mi abbassai e scoprii alcune linee col lapis. Guardai pi davvicino. Era la scrittura di Maria. I caratteri informi ed infantili riproducevano questultime parole daddio:
A rivederci, caro, non dimenticate Maria.
Minginocchiai e baciai la scrittura. Ci mi riconfort; era come una stretta di mano di Maria. Seguii tranquillamente mia madre alla carrozza.
Giungemmo a Londra durante la notte.
La mia buona madre fece per consolarmi tutto quanto le permetteva, nella sua posizione, la tenerezza pi compassionevole. Ella scrisse in segreto agli avvocati della sua famiglia, inviando loro i connotati di Dermody, di sua madre e di sua figlia, per pregarli dinformarsi dessi nei differenti uffici di vetture di Londra. Ella si diresse egualmente a due parenti di Dermody, che vivevano nella City, e che potevano possedere alcune informazioni su quel che nera stato, abbandonando il servizio di mio padre. Ci fatto, ella aveva compiuto quantera in suo potere. Non avevamo n luno, n laltra, abbastanza denaro per fare inserire avvisi sui giornali.
Una settimana dopo partimmo per gli Stati Uniti. Durante questintervallo vidi due volte gli avvocati, e due volte venni da loro informato che le ricerche non erano riuscite.
Qui finisce la prima epoca della storia de miei amori. Durante i dieci lunghi anni che seguirono, non rividi la mia piccola Maria; non seppi nemmeno se aveva vissuto, s o no, per diventar donna.
Conservai sempre la bandiera verde, con la colomba da lei ricamatavi sopra. Del resto il fiume delloblio aveva inghiottito i giorni dorati di Green Water Broad.
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CAPITOLO 5....
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La mia storia....
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Le ultime volte che mi avete veduto ero un ragazzo di tredici anni; oggi voi vedete in me un uomo di ventitr anni.
La storia della mia vita, nellintervallo che separa queste due et, sar brevemente raccontata.
Per cominciar da mio padre, debbo menzionare che la fine della sua carriera successe precisamente come laveva predetta la vecchia Dermody. Non eravamo da un anno in America, che la rovina totale della sua speculazione fondiaria fu seguita dalla sua morte. La catastrofe fu completa. Senza la piccola rendita assicurata, allepoca del suo matrimonio, a mia madre, noi ci saremmo trovati entrambi abbandonati senza risorse alla merc del mondo.
Ci eravamo fatti, fra gli abitanti affettuosi ed ospitali degli Stati Uniti, alcuni eccellenti amici che ci dispiaceva abbandonare. Ma non poche ragioni serie ci spingevano a tornar nella nostra patria, dopo la morte di mio padre e ci tornammo difatti.
Oltre suo fratello (gi menzionato nelle prime pagine del mio racconto), mia madre aveva un altro parente, sul quale principalmente contava per lanciarmi al momento opportuno, in una carriera professionale. Mi ricordo come corresse in famiglia una voce, che il signor Germaine era stato un pretendente disgraziato alla mano di mia madre, quanderano giovani tutti e due.
Egli era ancora celibe allepoca in cui la morte di suo fratello maggiore senza figli, lo rese padrone di una bella sostanza. Lopulenza non produsse nessuna differenza nelle sue abitudini; era un vecchio solitario che viveva isolato da tutti i suoi parenti, quando io e mia madre tornammo in Inghilterra. Se pervenivo soltanto a piacere a questo signor Germaine, io potevo, fino ad un certo punto, almeno considerare il mio avvenire come assicurato.
Era anzi una delle considerazioni che ci avevano deciso a lasciar lAmerica.
Laltra, che minteressava specialmente, mi riconduceva verso le solitarie rive di Green Water Broad.
Non avevo nessuna speranza di ritrovar la traccia di Maria, se non interrogando i contadini del vicinato della mia antica dimora.
Leccellente amministratore era stato cordialmente amato e rispettato nella sua piccola sfera.
Pareva quindi almeno possibile, che qualcuno dei suoi numerosi amici di Suffolk avessero scoperto le sue tracce, durante lanno passato dopo la mia partenza, dallInghilterra. Nei miei sogni di Maria e sognavo sempre di lei il lago e le sponde boscose, formavano un fondo abituale al ritratto immaginario della mia perduta compagna. Per una superstizione naturale, considerai le rive del lago, come un ritorno alla sola esistenza che mi offrisse una speranza di felicit la mia esistenza con Maria.
Fin dal nostro arrivo a Londra, partii solo per Suffolk dietro preghiera di mia madre. Alla sua et ella arretrava naturalmente dinanzi alla vista dei luoghi famigliari, occupati allora dagli stranieri ai quali avevamo locato la nostra casa.
Ah! giovine comero, quanto soffr il mio cuore, quando rividi le verdi e note acque del lago.
Era di sera. Il primo oggetto che colp la mia vista, fu il battello brillantemente dipinto, che una volta mi aveva appartenuto, ed entro cui Maria ed io avevamo navigato assieme.
I possessori della nostra casa vi navigavano in vece nostra. I loro scoppi di allegre risa giungevano fino a me sullacqua tranquilla. La loro bandiera sventolava in cima al piccolo albero, sul quale la bandiera di Maria non si era mai agitata sotto lamabile zeffiro. Torsi gli occhi dal battello: guardandolo, soffrivo. Fatti alcuni passi innanzi, giunsi ad una eminenza sulla riva, e scoprii gli archi bruni del tranello sullopposta riva. L si trovava la palizzata dietro la quale ci eravamo inginocchiati per assistere alla presa delle anitre; l si trovava lapertura per la quale Trim, il cane da caccia, si era mostrato per isvegliar la stupida curiosit degli uccelli acquatici. L, si trovava, veduto ad intervalli a traverso gli alberi, il sentiero coperto e girante, pel quale io e Maria, eravamo giunti al villino di Dermody, il giorno in cui la mano crudele di mio padre ci aveva strappati luno allaltra.
Comera stata inspirata la mia buona madre arretrando davanti la vista di quelle antiche e predilette scene! Volsi le spalle al lago per andare a calmare i miei pensieri allombrosa solitudine dei boschi.
Unora di marcia lungo le rive sinuose del lago, mi ricondusse al villino, che era stato in passato la dimora di Maria.
La porta mi fu aperta da una vecchia che mi era sconosciuta. Ella mi preg cortesemente dentrar nella sala. Avevo gi troppo sofferto; procedei sulla soglia alla mia inchiesta. Fu subito terminata. La donna era straniera al nostro paese di Sufflok, e n lei, n suo marito avevano mai sentito parlare di Dermody.
Continuai le mie investigazioni fra i contadini, andando di casa in casa. Il crepuscolo giunse; la luna si lev; i lumi cominciarono a sparire dalle finestre, ed io continuai nonostante il mio faticoso pellegrinaggio; e, dappertutto dove potei entrare, la risposta alle mie domande fu sempre la stessa. Nessuno sapeva nulla di Dermody, e tutti mi dimandarono se non ne avevo avuto qualche notizia. Soffro ancor oggi al crudel ricordo del completo scacco dei miei sforzi.
Passai la notte in una capanna, e tornai lindomani a Londra, afflitto e disilluso, ed inquietandomi poco di ci che farei e del luogo ove andrei dopo.
Nondimeno, non eravamo assolutamente separati. Come lo aveva annunziato la vecchia Dermody, vedevo Maria in sogno.
Qualche volta mi si presentava con la bandiera verde in mano, e mi ripeteva le sue parole daddio:
Non dimenticate Maria!
Qualche altra volta mi conduceva sul nostro angolo, sempre presente alla mia memoria, della sala del villino, e, aprendo il foglio sul quale sua nonna aveva scritto delle preghiere per noi, ci mettevamo a pregare ed a cantare insieme degli inni, come se il passato fosse tornato. Una volta mi apparve con le lagrime agli occhi, e mi disse: Bisogna aspettare, mio diletto; la nostra ora non  ancora suonata.
Due volte la vidi guardarmi come qualcuno turbato dallinquietudine, e due volte la sentii dirmi:
Vivete pazientemente, vivete innocentemente, Giorgio, per amor mio.
Ci stabilimmo a Londra, dove la mia educazione fu affidata ad un precettore particolare. Abitavamo da poco la nostra nuova dimora, quando sopraggiunse un cambiamento inatteso nella nostra posizione. Con gran suo stupore, mia madre riceve per lettera una proposta di matrimonio dal signor Germaine.
Vi supplico di non ispaventarvi della mia proposizione; scriveva il vecchio gentiluomo, voi non potete aver dimenticato che vi ho amata in passato, quando eravamo entrambi giovani e poveri. Nessun ritorno ai sentimenti associati a quellepoca, non  possibile oggi. Alla mia et, tutto ci che vi domando  di divenir la compagna de miei ultimi anni, e di permettermi dassicurar lavvenire e la felicit di vostro figlio con un interesse quasi paterno. Riflettete a ci, mia cara, e ditemi se acconsentite ad occupare il seggiolone vuoto accanto del fuoco solitario dun vecchio.
Mia madre, quasi tanto confusa, poveretta, quanto se fosse ridivenuta una giovinetta, rigett tutta la responsabilit duna decisione sulle spalle di suo figlio. Io non stetti molto a prendere il mio partito. Se rispondeva s, ella accettava la mano dun uomo ricco ed onorevole che le era stato devoto per tutta la vita, e ricuperava il benessere, il lusso, la prosperit e la posizione sociale che le aveva fatto perdere la vita disordinata di mio padre. Aggiungete a ci che io amavo il signor Germaine, e che il signor Germaine mi amava. In queste circostanze perch mia madre avrebbe detto di no? Ella non pot rispondere in maniera soddisfacente a questa domanda quando gliela feci. E per una necessaria conseguenza, ella divenne la signora Germaine in tempo opportuno. Non mi resta ad aggiungere che fino al termine della sua vita la mia buona madre si felicit daver seguito, almeno in questa circostanza, il consiglio che le detti.
Gli anni trascorsero, e Maria ed io restammo separati, tranne che ne miei sogni. Gli anni trascorsero e lepoca pericolosa che succede nella vita di ogni uomo, giunse anco nella mia.
Raggiunsi let in cui la pi possente delle passioni si impadronisce dei sensi ed esercita ugualmente il suo impero sullo spirito e sul corpo.
Avevo fino allora sopportato passivamente la rovina delle mie prime e pi care speranze; avevo vissuto pazientemente ed innocentemente per lamor di Maria. Ora la mia pazienza mi abbandon, e la mia innocenza pass nel numero delle cose perdute. Le mie giornate,  vero, erano sempre consacrate al compito che mi dava il mio precettore. Ma abbandonai segretamente le mie notti a un disordine noncurante, che, nella disposizione di spirito attuale, mi ricordo con disgusto e terrore. Profanai la memoria di Maria, in compagnia di donne, che erano cadute negli abissi i pi profondi della degradazione. Mi dicevo sacrilegamente:
Lho per troppo tempo sperata; lho troppo a lungo aspettata; non mi resta dunque ora che a goder della mia giovinezza e a dimenticarla.
Fin da quando caddi in quella degradazione, pensavo qualche volta a Maria con rimorso la mattina quando le riflessioni penitenti ci vengono pi spesso ma cessai assolutamente di vederla nei miei sogni. Ci trovammo allora separati nel senso pi assoluto della parola. Lanima pura di Maria, non poteva pi comunicare con la mia lanima senza macchia di Maria mi aveva abbandonato.
 inutile dire che non potei nascondere a mia madre il segreto della mia depravazione. Linfluenza della vista della sua afflizione, fu la prima a richiamarmi alla ragione. Mi moderai, almeno fino ad un certo punto; e mi sforzai di tornare ad un genere di vita pi corretto.
Quantunque lo avessi contrariato, il signor Germaine era un uomo troppo giusto per disperar di me. Egli mi consigli, come mezzo di riforma personale, di scegliere una professione e di assorbirmi negli studii pi assidui di quelli che avevo proseguito fino a quel momento.
Feci la pace con questo eccellente amico e mio secondo padre, non solo seguendo i suoi consigli, ma adottando la professione che aveva esercitato egli stesso, prima di ereditare il suo patrimonio, quella di medico. Il signor Germaine era stato chirurgo; risolsi desserlo anchio.
Essendo entrato nella mia nuova carriera ad una et pi avanzata che non  duso, posso dire che almeno lavorai con passione. Guadagnai e seppi conservare linteresse de miei professori. Da unaltra parte non potrei negare, che, moralmente parlando, la mia riforma fu lungi dallesser completa. Lavorai, ma egoisticamente, e con cuore indurito. In religione e in morale, adattai i principii dun compagno de miei studi, un materialista e un uomo logoro, del doppio della mia et. Non credevo a niente, tranne che a ci che potevo vedere, toccare o gustare. Perdei tutta la fede nellumanit. Ad eccezione di mia madre, non rispettai donna alcuna.
I miei ricordi di Maria si dileguarono fino a non esser quasi pi che un anello smarrito della catena che mi legava al passato. Conservai sempre la bandiera verde, come cosa dabitudine; ma non la portai pi addosso, e la lasciai dimenticata in un cassetto del mio scrittojo.
Di quando in quando mi tornava alla mente un dubbio salutare sulla questione di sapere se la mia vita non era assolutamente indegna di me. Ma questo dubbio non vi rimaneva a lungo. Disprezzando gli altri, la logica voleva che proseguissi sino alla fine le mie amare conclusioni, e conseguentemente che mi disprezzassi da me stesso.
Lepoca della mia maggiorit giunse. Avevo ventunanni e non mi rimaneva nemmeno un vestigio delle illusioni della mia giovinezza!
N mia madre, n il signor Germaine potevano lagnarsi positivamente della mia condotta, ma erano tutti due profondamente inquieti sul mio conto. Dopo matura deliberazione, il mio patrigno decise che lunica speranza di guarirmi e di rialzarmi, era di provare lo stimolante di una esistenza fra nuovi individui e nuove scene.
Allepoca di cui parlo, il governo della metropoli aveva risoluto dinviare una spedizione diplomatica speciale ad uno dei principi indigeni duna delle provincie pi lontane del nostro impero indiano. A causa dello stato agitato della provincia, la spedizione, al suo arrivo nellIndia, doveva essere accompagnata fino alla corte da una scorta formata da impiegati militari e civili della corona. Il chirurgo designato per far parte della spedizione, era un vecchio amico del signor Germaine, e mancava dun ajuto sul quale potesse contare.
Dietro la raccomandazione del mio patrigno, quel posto mi fu offerto. Lo accettai senza esitazione. Il miserabile orgoglio dellindifferenza era il solo che mi rimaneva. Purch continuassi la mia professione, il luogo dove la eserciterei poco mimportava.
Ci volle parecchio per indurre mia madre ad approvar questo nuovo progetto. Quando alla fine ced, fu contro il suo cuore. Confesso che labbandonai con le lagrime agli occhi le prime lagrime che avessi sparso in un anno.
Il racconto della nostra spedizione appartiene alla storia dellIndia inglese, e non potrebbe trovar posto in questa narrazione.
Per ci che mi concerne personalmente, debbo constatare che mi trovai nellincapacit di adempiere ai miei doveri professionali, meno che una settimana dopo che la spedizione fu giunta alla sua destinazione. Eravamo accampati fuori della citt, e fummo attaccati durante la notte, dagli indigeni. Il loro attacco fu respinto senza difficolt, con leggera perdita da parte nostra. Ero fra i feriti, avendo ricevuto un colpo di lancia o di giavellotto, mentre mi recavo da una tenda allaltra.
Irrogata da unarma europea, la mia ferita non avrebbe avuto alcuna seria conseguenza. Ma la punta della lancia indiana era avvelenata. Sfuggii al pericolo mortale del tetano. Ma in seguito ad una particolarit qualunque (che non saprei spiegare) dellazione del veleno sulla mia costituzione, la mia ferita si ricus ostinatamente a cicatrizzarsi.
Io fui reputato invalido e mandato a Calcutta, dove ricevei le migliori cure chirurgiche. La ferita si chiuse in apparenza, ma poi si riapr di nuovo. Ci accadde due volte, e i medici saccordarono per dichiarare che tutto ci che vi era di meglio a fare era di rimandarmi al mio paese. Essi contavano sulleffetto fortificante dun viaggio in mare, e, in difetto di ci, sulla salutare influenza della mia aria nativa. Mi si dichiar incurabile sotto il clima dellIndia.
Due giorni prima della partenza del bastimento, una lettera di mia madre mi rec una notizia sorprendente. Il mio avvenire se io avevo un avvenire aveva preso una nuova piega. Il signor Germaine era morto improvvisamente duna malattia di cuore. Il suo testamento, datato dal giorno in cui io avevo lasciato lInghilterra, legava una pensione vitalizia a mia madre, e mi lasciava la totalit del suo patrimonio, a condizione che porterei il suo nome.
Accettai questa condizione, ci si comprende, e divenni Giorgio Germaine.
Tre mesi dopo, mia madre ed io eravamo riuniti.
A parte linquietudine che mi cagionava tuttora la mia ferita, ero in apparenza il pi invidiabile dei mortali: avevo acquistata la posizione di un ricco gentiluomo; ero proprietario dun palazzo a Londra e duna casa di campagna nel Pertshire e nondimeno ero, a ventitr anni, il pi disgraziato degli uomini!
E Maria?
Durante i dieci anni che erano trascorsi, che nera stato di Maria?
Voi conoscete la mia storia. Leggete le pagine seguenti e conoscerete la sua.
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CAPITOLO 6.
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La sua storia.
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Ho saputo quanto sto per narrarvi di Maria da informazioni ottenute in unepoca della mia vita pi recente di molti anni di tutte quelle delle quali ho ancora parlato. Vogliate ricordarvelo.
Dermody, lamministratore, aveva dei parenti a Londra dei quali qualche volta parlava, ed altri in Iscozia di cui non parlava mai. Mio padre aveva forti prevenzioni contro il popolo scozzese. Dermody conosceva abbastanza il suo padrone, per sapere che questa prevenzione poteva colpirlo se avesse parlato de suoi parenti scozzesi. Era un uomo discreto, giammai non ne disse parola.
Lasciando il servizio di mio padre, si era recato un po per terra, un po per mare, a Glasgow, dove risiedevano i suoi amici. Il carattere e lesperienza di Dermody, ne facevano un uomo prezioso pel padrone che fosse tanto felice da incontrarlo.
I suoi amici si commossero, e in capo a sei settimane, egli si trov incaricato di gerire la tenuta di un gentiluomo sulla costa est di Scozia, e molto bene stabilito con sua madre e sua figlia nella sua nuova dimora.
Le parole insultanti che gli aveva dirette mio padre si erano profondamente incise nella mente di Dermody.
Egli scrisse in segreto ai suoi parenti di Londra, per prevenirli che aveva trovata una nuova situazione che gli conveniva e che aveva le sue ragioni per non dar loro attualmente il suo indirizzo. Fu cos che svent le dimande di informazioni che i procuratori di mia madre, dopo aver cercato invano la sua traccia in altre direzioni, diressero ai suoi amici di Londra. Ferito dai rimproveri del suo antico padrone, sacrific sua figlia e me in parte al suo sentimento personale sul rispetto a s stesso, ed in parte alla convinzione, che la differenza di classe che esisteva fra noi, gli imponesse di proibirci ogni nuova relazione, prima che fosse troppo tardi.
Seppellita, nel suo ritorno, in una lontana parte della Scozia, la piccola famiglia visse perduta per me e perduta pel mondo.
Avevo veduto e udito Maria ne miei sogni. Maria mi vide e mi ud nei suoi. I voti e i desiderii innocenti del mio cuore, quandero tuttora fanciullo, gli erano rivelati nel mistero del sonno. La sua nonna, ferma nella sua fede della nostra unione predestinata, sostenne il coraggio della nipote e le rianim il cuore. Maria poteva udire suo padre dichiarare (come aveva fatto il mio) che eravamo separati per sempre, ma poteva considerare in segreto i suoi felici sogni come una promessa sufficiente dun avvenire ben diverso da quello intraveduto da Dermody. Ella viveva cos, in ispirito con me, e sperava.
La prima afflizione che colp la famigliuola fu la morte della nonna, consunta dalla sua estrema vecchiaja. Nei suoi ultimi momenti lucidi, disse a Maria.
Non dimenticate mai che voi e Giorgio siete anime consacrate luna allaltra. Aspettate con la certezza che niuna potenza umana pu impedire la vostra unione in avvenire.
Allora, proprio quando queste parole erano ancora presenti allo spirito di Maria, la nostra riunione chimerica in sogno, cess repentinamente dal canto suo, come aveva cessato repentinamente dal mio. Nei primi giorni della mia personale degradazione, avevo cessato di veder Maria. Ella cess di vedermi esattamente alla stessa epoca.
La natura sensibile della giovinetta soccombette ad un tratto.
Ella non aveva pi presso di s la donna anziana per consolarla e consigliarla; ella viveva sola con suo padre, che cambiava invariabilmente il soggetto della conversazione ogni volta che sua figlia gli parlava del tempo passato. Laffanno segreto che mina al tempo stesso lanima e il corpo, la min.
Uninfreddatura, acquistata nella cruda stagione, si cangi in febbre. Fu in pericolo di morte durante alcune settimane. Quando si ristabil, la sua testa si trov spogliata della sua bella capigliatura per ordine del medico. Questo sacrifizio era stato necessario per salvarle la vita. Fu, relativamente, un crudele sacrifizio, perch i suoi capelli non rinacquero mai abbondantemente. Quando ricomparvero, avevano completamente perduto quelle graziose tinte miste di rosso cupo e di nero, per non aver pi che un colore monotono, leggermente bruno. A prima vista, gli amici scozzesi di Maria durarono fatica a riconoscerla.
Ma la natura ripar a ci che la testa aveva perduto, con quel che guadagnarono il volto e la persona.
Un anno dopo lepoca della malattia, la fragile giovinetta dei remoti giorni di Green Water Broad, era divenuta, grazie allaria fortificante della Scozia ed al suo genere di vita salutare, una graziosa giovinetta. Come nella sua giovinezza, i suoi lineamenti non erano regolarmente belli; ma il cambiamento sopravvenuto in lei, non era meno notevole. Il volto macilento sera riempito, e la carnagione pallida sera colorata. Quanto alla sua persona, il suo rimarchevole sviluppo colp anco le genti grossolane che la circondavano.
La bambina che non prometteva nulla, aveva acquistato, crescendo, lampiezza, la simmetria e la grazia della donna. Era allora unammirabile persona nel pi stretto senso della parola.
Moralmente e fisicamente, vi erano istanti in quellepoca della sua esistenza, dove suo padre stesso riconosceva appena sua figlia. Ella aveva perduto la sua vivacit infantile, la sua amabile egualit di buon umore. Silenziosa e mezzo assorta in misteriose preoccupazioni, compiva automaticamente le sue giornaliere occupazioni. La speranza di rivedermi era morta in lei a quellepoca. Ma non se ne lamentava. La forza fisica che aveva acquistata in questi ultimi tempi aveva influito simpaticamente sul consolidamento del suo spirito. Quando suo padre si arrischi, una volta o due, a domandarle se pensava ancora a me, gli rispose tranquillamente che era pervenuta a divider la sua opinione; che non dubitava chio non avessi da lungo tempo cessato di pensare a lei; che anco ammettendo chio le fossi rimasto fedele, ella era troppo vecchia adesso per non comprendere che la differenza di classe che esisteva fra noi rendeva impossibile il nostro matrimonio; e che, a suo parere, valeva meglio per lei non parlar pi del passato e dimenticar me come laveva dimenticata io. Tali furono allora le sue parole. A giudicarne dalle apparenze, la confidente previsione della nonna Dermody non si trovava giustificata, e si vedeva relegata fra le predizioni sempre incompiute.
Lavvenimento notevole negli annali della famiglia che segu la malattia di Maria, segu quandessa ebbe raggiunto i diciannove anni. Anco alla distanza che me ne separa, il mio cuore vacilla e il mio coraggio manca, giungendo a questo periodo critico del mio racconto.
Una tempesta duna straordinaria violenza si scaten sulla costa est della Scozia. Fra i bastimenti perduti nelluragano, se ne trovava uno proveniente dOlanda, che fu gettato sulla riva rocciosa vicino alla casa di Dermody. Sempre alla testa delle buone azioni, lamministratore diresse il salvataggio dei passeggeri e dellequipaggio del bastimento naufragato. Egli aveva ricondotto a terra un uomo in vita e tornava alla nave, quando due cavalloni enormi, incalzantisi lun nellaltro, lo gettarono violentemente contro le rocce. I suoi vicini lo salvarono a rischio della loro vita. Il consulto medico constat la rottura dun osso e gravi piaghe e contusioni.
Fino a quel momento le sofferenze di Dermody erano facilmente alleviabili. Ma in capo ad un certo tempo, comparvero nel malato sintomi che rivelarono al suo medico la presenza duna seria lesione interna. Secondo il dottore, Dermody non doveva mai pi sperare di riprender le abitudini attive della sua vita. Egli rimarrebbe invalido pel restante de suoi giorni.
In questa triste circostanza il padrone dellamministratore, rispose a tutto ci che si poteva strettamente ottenere da lui. Provvide un ajuto per sorvegliare i lavori della fattoria, e permise a Dermody doccupare ancora per tre mesi la sua abitazione. Questa concessione di al povero diavolo il tempo di ricuperare le poche forze che gli rimanevano, e di consultare i suoi amici di Glascow sulla difficile questione di ci che potrebbe fare per vivere.
La questione era seria. Dermody si trovava inetto ad un impiego sedentario, e il poco denaro che aveva risparmiato, non bastava a sostenerli, lui e sua figlia. I suoi amici di Scozia erano eccellenti e pieni di buona volont, ma avevano i loro carichi personali e non possedevano danaro ad esuberanza.
In questo mentre, il passeggero del bastimento naufragato, al quale Dermody aveva salvata la vita, sopraggiunse con una proposta che colse alla sprovvista il padre e la figlia.
Offr a Maria di sposarla, con la condizione espressa, se ella vi acconsentiva, che la sua casa sarebbe ugualmente quella del di lei padre, fino al termine della sua vita.
La persona che si un cos coi Dermody, allepoca della loro disgrazia, era un gentiluomo olandese, chiamato Ernesto Van Brandt. Era azionista duno stabilimento di pesca sulle coste dello Zuyderzee, e andava a mettersi in rapporto con le pescherie del nord della Scozia, quando il bastimento aveva naufragato. Maria aveva prodotto su lui una viva impressione al primo vederla. Era rimasto nel vicinato con la speranza di ottenerne, collandar del tempo, unaccoglienza, favorevole. Era personalmente un belluomo, nel fior dellet, e possedeva un patrimonio sufficiente per ammogliarsi. Facendo la sua domanda di matrimonio, egli produsse come referenze, persone di unalta posizione sociale in Olanda, che potevano rispondere di lui in ci che concerneva la sua onorabilit e la sua posizione.
Maria consider a lungo qual partito le sarebbe preferibile nellinteresse di suo padre infermo e nel suo.
Ella aveva, da alcuni anni, abbandonata la speranza di sposarmi. Niuna donna intravede volentieri la prospettiva di passar la sua vita in un triste celibato. Nei suoi progetti davvenire, Maria si vedeva naturalmente nella condizione di sposa. Poteva ella ragionevolmente sperar di ricevere pi tardi proposizioni pi seducenti di quelle che le erano allora dirette? Il signor Van Brandt possedeva tutti i vantaggi personali che poteva desiderare una donna; egli era perdutamente innamorato di lei, ed aveva per suo padre, laffetto riconoscente dovuto alluomo che gli aveva salvata la vita. Senzaltra speranza in cuore, senzaltra prospettiva davvenire, che poteva ella fare di meglio che sposare il signor Van Brandt?
Guidata da queste considerazioni, si decise a pronunziare la parola fatale. Ella rispose, s!
In pari tempo si spieg francamente col signor Van Brandt, confessandogli senza reticenze, che aveva sognato un altro avvenire diverso da quello che le era offerto. Ella non gli nascose daver avuto in cuore un antico amore, e che non poteva promettere di sentirne uno nuovo. Ella poteva onestamente offrirgli la stima, la riconoscenza e lamicizia lamore verrebbe forse col tempo. Quanto al resto, ella aveva da lungo tempo fatto divorzio col passato, ripudiando definitivamente ogni speranza ed ogni desiderio di riavvicinarvisi. I soli favori che reclamava oggi dalla fortuna, erano il riposo per suo padre e una tranquilla felicit per s stessa.
Questi beni, ella poteva trovarli sotto il tetto di un uomo onorevole che lamava e la rispettava. Ella gli prometteva dunque, in mancanza di meglio, di esser per lui buona e fedele sposa. Restava al signor Van Brandt a decidere se credeva realmente dagire nellinteresse della sua propria tranquillit sposandola a quelle condizioni.
Il signor Van Brandt le accett senza un momento di esitazione.
Essi si sarebbero uniti in matrimonio immediatamente se non fosse sopraggiunta una allarmante complicazione nello stato di salute di Dermody. Si dichiararono sintomi che il dottore confess non aver preveduto quando aveva emesso il suo parere sulla malattia. Prevenne Maria che la di lui fine poteva esser prossima. Il signor Van Brandt, fece venire a sue spese un medico da Edimburgo, che conferm lopinione del medico campagnuolo. Il bravo amministratore tir innanzi per qualche altro giorno. Una mattina, lultima, pose la mano di sua figlia in quella di Van Brandt, e gli disse con la sua abituale semplicit:
Rendetela felice, signore, e sarete sdebitato verso di me, che vi ho salvata la vita.
Lo stesso giorno mor tranquillamente nelle braccia di sua figlia.
Lavvenire di Maria ricadde allora intieramente nelle mani del suo amante. I suoi parenti di Glasgow avevano delle figlie da maritare. I suoi parenti di Londra non potevano perdonare a Dermody di averli trascurati.
Van Brandt aspett delicatamente e rispettosamente che la prima violenza dellangoscia della giovinetta si fosse dissipata, e reclam allora irresistibilmente il diritto di consolarla come sposo.
Si maritarono dunque in Iscozia, allepoca del mio ritorno dallIndia. Maria aveva raggiunto i suoi venti anni.
La storia dei nostri dieci anni di separazione  terminata, e ci lascia allesordio delle nostre esistenze nuove.
Io comincio con mia madre presso di me, la mia carriera di gentiluomo campagnuolo nel territorio del Pertshire, che ho ereditato dal signor Germaine. Maria, con suo marito, gode de suoi nuovi privilegi e impara nuovi doveri. Ella pure vive in Iscozia, e per una strana fatalit, a una distanza poco lontana dalla mia casa di campagna. Io non dubito neppure che ella sia tanto vicina a me; e il nome di signora Van Brandt (se lho udito pronunziare) non sveglia nel mio pensiero alcun ricordo famigliare. Le due anime sorelle sono separate per sempre. Ella non ha sempre, dal canto suo, n io dal mio, alcuna idea che possiamo mai rivederci.
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CAPITOLO 7.
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La donna sul ponte.
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Mia madre comparve sulla porta della biblioteca, e mi interruppe nella mia lettura.
Ho attaccato in questo momento un quadretto nella mia camera, mi disse. Venitevi meco, mio caro, e ditemi ci che ne pensate.
Mi alzai e la seguii. Ella mi mostr un ritratto in miniatura attaccato al disopra del caminetto.
Sapete di chi  quel ritratto? mi dimand con aria al tempo stesso triste e gaja. Giorgio, vi riconoscete, allet di tredici anni?
Come mi sarei riconosciuto? Minato dalla malattia e dallangoscia; abbronzato dal sole durante il mio lungo viaggio per tornar nel mio paese; i miei capelli gi diradati al disopra della mia fronte, i miei occhi gi abituati al loro sguardo triste e stanco che avevo io di comune col grazioso garzoncello, paffuto, ravviato, dallocchio brillante che mi offriva la miniatura? La sola vista di quel ritratto produsse su me il pi strano effetto; esso mi riempiva duna disperazione troppo terribile a sopportare. Abbandonai la camera scusandomi meglio che potei con mia madre. Pochi minuti dopo, uscivo di casa.
Traversai il parco e lasciai dietro di me la mia tenuta. Seguii un sentiero di traverso e giunti alla nostra riviera ben conosciuta s bella di per s stessa e s famosa fra i pescatori di trote di tutta la Scozia. Non era allora la stagione della pesca. Non scorsi niun essere umano assidendomi sulla riva. Il vecchio ponte di pietra che traversava la riviera si trovava a cento passi da me; il sole tramontante tingeva ancora co suoi ultimi raggi purpurei lacqua corrente dolcemente sotto le arcate.
Il volto del garzoncello della miniatura mi perseguitava ancora. Il ritratto pareva mi dicesse in tono di rimprovero, nel suo spietato linguaggio:
Vedete ci che eravate un tempo; pensate a ci che siete oggi.
Mi celai la faccia nellodorante e tenera erbetta. Pensai agli anni della mia vita sciupati, dai tredici ai ventitr.
Come finirebbe ci? Se dovevo vivere fino allet ordinaria delluomo, qual avvenire avevo dinanzi a me?
Lamore? Il matrimonio? Scoppiai dalle risa quando il pensiero me ne pass per la mente. Dopo i giorni felici e innocenti della mia infanzia, non avevo conosciuto lamore pi dellinsetto che adesso si arrampicava sulla mia mano posata sullerba. Il mio denaro mi procurerebbe certamente una moglie; ma il mio denaro me la renderebbe cara come mi era stata Maria allepoca dorata in cui era stato dipinto il mio ritratto?
Maria! Viveva ella ancora? Era ella maritata? La riconoscerei se la vedessi? Quale assurdit! Non laveva pi veduta dopo let di dieci anni, ed ella era ora una donna come io ero un uomo. Mi riconoscerebbella se ci incontrassimo? Il ritratto che mi perseguitava sempre, mi rispose:
Vedete ci che eravate un tempo; pensate a ci che siete oggi!
Mi alzai e passeggiai in lungo e in largo, tentando di dare un altro corso ai miei pensieri.
Non dovevo riuscirvi. Dopo degli anni di lontananza, Maria aveva ripreso possesso del mio spirito. Mi sedei nuovamente sullorlo della riva. Il sole si abbassava rapidamente. Delle ombre nere sinsinuavano sotto gli archi del vecchio ponte di pietra. La luce rossastra, aveva fuggito lacqua pacifica, lasciandola coperta duna tinta monotona dun grigio dacciajo. Le prime stelle brillavano tranquillamente nel cielo senza nubi. I primi fremiti della brezza notturna, si facevano udire fra gli alberi e si mostravano qua e l nei punti profondi della riviera. E pi loscurit aumentava, e pi il mio ritratto mi riconduceva risolutamente al mio passato; e pi limmagine lungamente perduta di Maria, bambina, ricompariva vivente nel mio pensiero.
Era il preludio del suo ritorno ne miei sogni sotto i lineamenti duna donna compita e nel fiore della sua esistenza?
Era possibile.
Non ero pi indegno di lei, come lo ero stato in altri tempi. Leffetto esercitato su me dalla vista del mio ritratto era dovuto esso stesso al miglioramento morale e intellettuale che si era costantemente prodotto in me, dal giorno in cui la mia ferita mi aveva lasciato, impotente, in mezzo a stranieri sopra una terra straniera. La malattia, che s mostrata consigliera ed amica di tanti uomini, era stata per me unamica ed una consigliera. Intravidi con orrore i vizi della mia giovinezza e gli anni sterili in cui avevo sacrilegamente dubitato di tutto ci che vi  di pi nobile e di pi consolante nellumanit. Consacrato dallangoscia, purificato dal pentimento, mi era proibito di sperare che la sua anima e la mia potessero ancora riunirsi? Chi avrebbe potuto dirlo?
Mi alzai di nuovo. Non poteva servirmi a nulla di rimaner fino a notte sulle sponde della riviera. Avevo lasciato la casa sotto limpulso che ci trascina, in certi stati di eccitazione dello spirito, a cercare un rifugio nel camminare e nel cangiar di luogo. Il rimedio non era riuscito, e il mio spirito era stranamente turbato quanto prima. Ci che avevo di meglio a fare, era rientrare in casa mia a tener compagnia alla mia buona madre servendole di competitore nella sua favorita partita di picchetto.
Mi voltai per riprender la direzione della casa, e mi fermai colpito dalla tranquilla e debole luce che brillava a occidente, dietro la linea nera formata dal parapetto del ponte.
Nel grande ammucchiarsi dombre della notte, nella calma profonda del tramontar del giorno, assistevo solo alla caduta della luce.
La scena cangi mentre la contemplavo. Ad un tratto e pian piano una figura vivente si disegn sul ponte. Questa figura pass dietro la linea nera del parapetto, attraverso i lunghi ed ultimi sprazzi di luce provenienti dalloccidente. Travers il ponte e si ferm e lo riattravers a mezzo. Poi si ferm nuovamente. I minuti passarono e la figura rimase l, come un oggetto nero ed immobile, dietro il parapetto pur nero del ponte.
Mi avanzai un po, in maniera da distinguere meglio il vestito che copriva quella figura solitaria, e acquistai cos la prova che era una donna straniera.
Ella non mi scorse nellombra che gli alberi projettavano sulla sponda. Con le braccia avviluppata nel suo mantello fissava la cupa riviera.
Che aspettava l, sola, a quellora?
Mentre mi rivolgevo questa dimanda, la vidi smuover la testa. Ella esamin il ponte in tutta la sua lunghezza prima da un lato, poi da un altro. Aspettava qualcuno? Oppure temeva che non la vedessero e voleva assicurarsi desser sola?
Un dubbio repentino sullintenzione che le faceva ricercare quel luogo solitario una diffidenza improvvisa del ponte isolato e della riviera dal pacifico corso mi fecero rapidamente battere il cuore e mi spinsero ad agire immediatamente. Salii in fretta il terreno che conduceva dallorlo della riviera al ponte, ben deciso a parlarle, mentre ne avevo ancora la possibilit.
Ella non mi vide n mi ud, se non quando fui giunto presso di lei. Me le appressai in uno stato di agitazione irrefrenabile, non sapendo come mi riceverebbe, quando le parlerei. Non appena si fu voltata e che la vidi faccia a faccia, la calma mi torn. Fu come se, aspettandomi di vedere una straniera, avessi improvvisamente incontrata unamica.
E nondimeno essa era per me una straniera. Giammai prima dallora aveva contemplato quel grave e nobile volto, quella magnifica persona, di cui il lungo mantello non poteva celare intieramente la grazia e la simmetria squisita. Non era forse assolutamente una bella donna. Vi erano in lei certe imperfezioni, abbastanza pronunziate per essa, visibili nel crepuscolo della sera. Per esempio, veduta sotto il suo gran cappello da giardino, i suoi capelli parevano corti come quelli dun uomo, e il loro colore aveva quel triste colore bruno smorto, tanto comune nelle inglesi di tipo ordinario. E, nondimeno, malgrado queste imperfezioni, vi era nel suo esterno, un fascino latente, e nelle sue maniere una attrattiva innata, che trovarono immediatamente la strada delle mie simpatie e simposero alla mia ammirazione. Ella mi conquist, fin dallistante in cui la vidi per la prima volta.
Posso dimandarvi se avete perduto la vostra strada? le chiesi.
I suoi sguardi si fermarono sul mio volto, con una strana espressione di curiosit. Non pareva n sorpresa, n confusa dalla mia arditezza nellavvicinarla
Conosco perfettamente questa parte del paese, continuai. Posso esservi utile a qualche cosa?
Ella continu a guardarmi con occhio fisso ed investigatore. Quantunque straniero per lei, il mio viso parve per un istante la turbasse, come se lavesse gi veduto e dimenticato. Se questo pensiero le venne realmente, lo scacci subito con una piccola scossa di testa, e si mise a guardar in lontano la riviera, come se le fossi diventato indifferente.
Grazie. Non ho perduta la mia strada. Sono abituata a passeggiar sola. Buona sera.
Parlava freddamente, ma urbanamente. La sua voce era deliziosa, e il suo saluto lasciandomi, fu duna grazia e duna semplicit perfetta. Ella abbandon il ponte dal lato ove lavevo veduta dapprima avvicinarvisi, e si allontan per la cupa via della grande strada.
Nondimeno non ero perfettamente rassicurato. Vi era, sotto lincanto del suo esterno e il fascino delle sue maniere, qualche cosa che io istintivamente sentivo non esser naturale. Dirigendomi verso la estremit opposta del ponte, cominciai a dubitare che ella non mi avesse detto la verit. Allontanandosi dalla riviera, aveva ella voluto semplicemente sbarazzarsi di me?
Risolvetti di appurare i miei sospetti. Lasciando il ponte, non avevo che a traversar la strada, per entrare in un albereto sulla riva del corso dacqua. Nascosto, dietro la prima grossa pianta capace di coprirmi, potevo sorvegliar tutto il ponte e star sicuro di sorprenderla, finch rimaneva tanta luce da discernerla, se tornava verso la riviera. Non era punto facile di camminare nelloscurit dellalbereto, e mi abbisogn trovare il mio sentiero tastoni, fino allalbero pi vicino, e pi favorevole al mio scopo.
Avevo preso appena posizione sul terreno ineguale, dietro lalbero, quando il suono lontano duna voce, venne a rompere subitamente il silenzio dellora crepuscolare.
Era una voce di donna. Non saliva molto in alto; aveva laccento duna preghiera, ed ecco le parole che pronunzi:
Cristo, abbiate piet di me!
Vi fu un nuovo silenzio. Un terrore indicibile simpadron di me mentre guardavo il ponte.
Ella era in piedi sul parapetto. Prima che avessi potuto fare un movimento, emettere un grido e riprender fiato, ella si gett nellacqua.
La corrente veniva verso di me. Potei vederla quando ricomparve alla superficie, galleggiando sotto la fioca luce della sera, in mezzo alla riviera. Mi precipitai a corsa sulla riva. Disparve di nuovo al momento in cui mi fermai per gettar via il mio cappello, il mio abito, e le mie scarpe. Era un nuotatore espertissimo. Appena fui nellacqua, la calma mi torn e mi orientai.
La corrente mi trasport in mezzo alla riviera e aument considerevolmente la rapidit con la quale nuotavo. Mi trovai dietro lincognita quando riapparve per la seconda volta, come unombra appena visibile, a qualche pollice dalla superficie dellacqua. Un movimento di pi, e la circondai col mio braccio sinistro, tenendole il volto fuori dellacqua. Aveva perduto i sensi. Potei sostenerla, in maniera da rimaner padrone di tutti i miei movimenti, e potei dedicarmi, senza emozione n fatica, alla cura di ricondurla alla riva.
Il mio primo tentativo mi prov che non vi era ragionevolmente da sperare, carico comero, di padroneggiare la rapida corrente stabilita fra ogni sponda e il mezzo della riviera. Tentai da un lato, poi da un altro, e vi rinunziai. Non mi rimaneva altra risorsa che quella di lasciarmi trascinare con lincognita dalla corrente. A cinquanta passi pi basso, la riviera voltava intorno ad una punta di terra, sulla quale si trovava un piccolo albergo frequentatissimo nella stagione dai pescatori allamo. Quando ce ne avvicinammo, feci un nuovo sforzo, ugualmente inutile per afferrar la riva. La mia ultima speranza era di esser udito dalle genti dellalbergo. Gettai dunque un disperato grido, passandovi davanti. Vi si rispose e un uomo si diresse verso di noi con un canotto. Cinque minuti pi tardi, deposi lincognita sulla riva, e luomo ed io la portammo allalbergo.
Lalbergatrice e la sua serva erano dispostissime entrambe a rendersi utili, ed ugualmente luna e laltra ignoranti su quel che occorreva fare. Fortunatamente la mia esperienza medica mi poneva in grado di dirigerle. Si mise a mia disposizione un buon fuoco, delle coperte calde e delle bottiglie dacqua bollente. Insegnai io stesso alle due donne i mezzi da applicare per ricondur la sconosciuta alla vita. Esse perseverarono, ed io pure perseverai; ma la sconosciuta rimaneva l distesa, nella sua completa bellezza, senza dar segni di vita, e secondo ogni apparenza, morta per soffocazione.
Unultima speranza mi rimaneva. Si trattava di farla tornare in s, per mezzo della respirazione artificiale, se per avevo il tempo di fabbricare il necessario apparecchio. Avevo spiegato allostessa il mio progetto, chiedendole ci che mi occorreva, e provavo una strana difficolt ad esprimermi, quando la brava donna, arretr e mi guard gettando un grido di terrore.
Gran Dio! signore, siete tutto insanguinato! sclam. Che avete? Siete ferito?
Al medesimo istante in cui essa mi parlava indovinai quel che era. La mia antica ferita indiana, irritata dai violenti sforzi, ai quali mero abbandonato, sera riaperta. Lottai contro il sentimento di debolezza che simpadron subitamente di me. Tentai di spiegare alle persone dellalbergo quel che vi era a fare. Fu invano. Caddi in ginocchio, e la mia testa si abbandon sul seno della donna, stesa senza conoscenza sul materasso posto per terra vicino a me.
La morte apparente che laveva sorpresa, aveva me pure colpito. Perduti pel circolo di gente in mezzo al quale eravamo, e mentre il mio sangue sgorgava sovra essa, giacevamo riuniti in unestasi vicina alla morte.
Doverano allora le nostre anime? Si trovavano esse assieme, ed avevano coscienza una dellaltra? Uniti da un legame spirituale che nella vita terrestre sfuggiva ai nostri sensi e al nostro intelletto, ci eravamo riconosciuti in quellestasi, noi incontratici sul ponte fatale come stranieri?
Voi che avete amato e perduto loggetto del vostro amore voi che non avete trovato consolazioni che nella credenza dun altro mondo porrete in ridicolo queste domande? Affermerete lealmente che non ve le siete mai dirette?
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CAPITOLO 8.
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Le anime sorelle.
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La luce mattutina, penetrante attraverso le tende mal chiuse duna finestra; un letto di legno grossolano a larghe colonne che giungevano fino al soffitto; da un lato lamabile volto di mia madre, e dallaltro un signore anziano, di cui non avevo pel momento alcuna memoria, tali furono gli oggetti che si presentarono alla mia vista quando ritornai, con la mia conoscenza, nel mondo in cui viviamo.
Vedete! dottore, vedete! Egli ha finalmente ripreso i sensi.
Aprite la bocca, signore, e prendete una gocciola di questo.
Mia madre si rallegrava vicino a me, da un lato del letto, e il signore sconosciuto, che essa chiamava dottore, mi offriva dallaltro, una cucchiaiata di whisky e di acqua. Egli chiamava quella mescolanza elisir di vita, e mi preg di notare, con un forte accento scozzese, che lassaggiava anche lui, per provarmi che parlava seriamente.
Lo stimolante produsse il suo effetto salutare. La mia testa divenne meno vertiginosa e il mio spirito pi chiaro. Potei parlar ragionevolmente a mia madre, e ricordarmi vagamente i principali incidenti della sera precedente. Uno o due minuti dopo, limmagine della persona che era stata la causa di quegli incidenti, rinacque nella mia memoria. Tentai di alzarmi sul mio letto; e dimandai con impazienza:
Dov ella?
Il dottore mi present una nuova cucchiajata dellelisir di vita, e mi ripet gravemente le sue prime parole:
Aprite la bocca, signore, e prendete una cucchiajata di questo.
Persistei a ripeter la mia dimanda:
Dov ella?
Il dottore persist a ripeter la sua formula.
Prendete una goccia di questo.
Ero troppo debole per impegnare una discussione. Obbedii. Il mio medico fece un segno di testa a mia madre e le disse:
Adesso andr bene.
Mia madre ebbe piet di me, e mi trasse dinquietudine, con queste semplici parole:
La signora  completamente ristabilita, Giorgio, merc il dottore qui presente.
Guardai il mio collega con un nuovo interesse. Egli diventava la sorgente legittima delle informazioni che ardevo dal desiderio di ottenere.
In qual modo lavete salvata? gli dimandai. Dov adesso?
Il dottore stese la mano per farmi segno di tacere.
Tutto andr bene, signore, se procediamo metodicamente cominci a dire in tono positivo. Sappiate che ogni volta che aprirete la bocca sar per prendere una goccia di questo, e non per parlare. Vi racconter a suo tempo, e la buona signora vostra madre vi narrer anchessa tutto ci che vi preme di conoscere. Siccome ho avuto la fortuna di giungere il primo, su ci che potreste chiamare il luogo dellazione, mi spetta regolarmente di parlar per primo. Mi permetterete prima per, di mischiare ancora un po di onesto elisir di vita, e poi, come dice il poeta, vi far il mio racconto, semplicemente e senza frangia.
Pronunzi queste parole con un forte accento scozzese, ma nel pi puro idioma inglese che avessi mai udito.
Siccome era un uomo dalla testa dura, dalle spalle quadre e dal carattere ostinato, era chiaramente inutile di discuter con lui. Mi volsi verso lamabile volto di mia madre per attingervi qualche incoraggiamento, e lasciai il mio dottore camminare a suo modo.
Mi chiamo Mac Glue, continu. Ho avuto lonore di farvi visita laggi, in casa vostra, quando siete venuto ad abitare nel vicinato. Voi non vi ricordate di me in questo momento, il che  assai naturale, nello stato vacillante della vostra mente, dovuta, lo comprenderete, nella vostra qualit di medico, ad una enorme perdita di sangue.
Qui la pazienza mi scapp.
Non vi occupate di me! sclamai. Parlatemi di quella signora.
Avete aperto la bocca, signore, mi disse subito il signor Mac Glue. Conoscete la punizione prendete una goccia di questo. Vi ho prevenuto che procederemmo metodicamente continu dopo avermi forzato a subir la punizione. Ogni cosa al suo posto, signor Germaine, ogni cosa al suo posto. Vi parlavo della vostra condizione corporale. Ebbene, signore, come ho io scoperto la vostra condizione corporale? Provvidenzialmente per voi, tornavo ieri sera a casa mia per la strada bassa che fiancheggia le rive del canale, e avvicinandomi a questo albergo, udii, ad un mezzo miglio di distanza, le grida dellalbergatrice.  una bravissima donna nei momenti normali; ma  una povera creatura in caso daccidenti. State tranquillo; eccomi adesso al punto. Entrai per vedere se le grida si riferivano a qualche soggetto reclamante le cure dun medico, e vi trovai, voi e la signora incognita, in una situazione che potrei francamente qualificare un po reprensibile, dal punto di vista delle convenienze. Zitto, zitto, scherzo; eravate entrambi in uno stato di svenimento mortale. Dopo avere ascoltato ci che lalbergatrice mi doveva dire, e dopo avere alla meglio dedotto la verit dagli attacchi di nervi che accompagnavano il racconto di quella donna, mi trovai posto fra due dilemmi. Le leggi della galanteria, lo comprendete, mindicavano la signora, come la prima a curarsi, mentre le leggi dellumanit, alla vista del vostro sangue che continuava a sgorgare, mi spingevano non meno imperativamente verso di voi. Non sono pi giovane, io. Perci lasciai che la signora aspettasse. Parola donore! Non fu mica un gingillo, signor Germaine, quello di trattare il vostro caso, e di farvi portare, qui, lontano dagli andanti e dai venienti. Non bisogna scherzare, con la vostra vecchia ferita. Vi consiglio di stare attento che non si riapra. La prima volta che andrete a passeggiare la sera, e che vedrete una signora nellacqua, farete bene nellinteresse della vostra propria salute a lasciarvela. Ma che vedo? Voi aprite di nuovo la bocca? Avete gi bisogno duna nuova goccia?
Egli ha bisogno di saperne di pi sulla signora, disse mia madre facendosi linterprete de miei desiderii.
Oh! la signora riprese Mac Glue con laria di un uomo che non trova gran piacere nel soggetto che deve trattare. Non c molto da dire, che io sappia, della signora.  davvero una bella donna. Se le toglieste la carne dalle ossa, trovereste sotto uno splendido scheletro. Non ho per buona opinione di questa signora, moralmente parlando. Se mi  permesso di dirlo in vostra presenza, signora, vi devessere un uomo nascosto dietro la scena drammatica che essa ha recitato sul ponte. Nondimeno, siccome non sono questuomo, ci non mi riguarda. Quel che mi riguardava era il rimettere in movimento il meccanismo vitale della signora. E Dio sa, se  stata dura a tornare in s! In tutta la mia pratica non ho mai incontrato due individui meno disposti di voi alla resurrezione. E quando ho finito il mio ufficio, quandero vicino a cader anchio per la fatica e la noja, indovinate, vi permetto di parlar questa volta, indovinate quali furono le prime parole che mi diresse la signora appena riavutasi!
Ero troppo agitato per poter esercitare la mia perspicacia.
Vi rinunzio, dissi con impazienza.
Fate bene. Le prime parole che essa indirizz alluomo che laveva tolta dagli artigli della morte furono queste: Perch avete osato immischiarvi negli affari miei? Perch non mi avete lasciato morire? Ecco le sue precise parole, lo giuro sulla mia Bibbia. Mi sentii talmente offeso, che le resi il resto della sua moneta. La riviera  l signora, le dissi. Ricominciate, e vi prometto che per parte mia, non vi tender la mano per soccorrervi. Mi guard con occhio penetrante. Siete voi che mi avete tolto dallacqua? disse. Dio me ne liberi! risposi. Non sono che il dottore, che  stato tanto sciocco da occuparsi di voi dopo. Si volse allora verso lalbergatrice: Chi mi ha tolta dalla riviera? chiese. Lalbergatrice glielo disse nominandovi. Germaine? si dimand lincognita. Non conosco nessuno con questo nome;  egli luomo che mi ha parlato sul ponte? S, rispose lalbergatrice, il signor Germaine mi ha detto di avervi incontrata sul ponte. A queste parole, la signora riflett alcuni istanti, e dimand poi se potrebbe vedere il signor Germaine. Comunque sia, disse, egli ha arrischiata la vita per salvarmi, e debbo ringraziarlo. Non potete ringraziarlo stasera, le dissi. Lho fatto portare al piano superiore fra la vita e la morte, ed ho mandato a chiamar sua madre. Aspettate a dimani. Ella si volse verso di me con aria mezzo spaventata e mezzo adirata. Non posso aspettare, sclam. Non sapete il male che avete fatto tutti, richiamandomi alla vita; bisogna che abbandoni il paese;  necessario che dimani sia fuori del Pertshire. A che ora passa di qui la prima carrozza pel Sud? Non avendo alcun rapporto con la prima vettura del Sud, la diressi alle genti dellalbergo. Ora che avevo finito con la signora, il mio dovere era di salire in questa camera, per vedere come stavate. Stavate tanto bene, quanto potevo desiderarlo, e la vostra buona madre era al vostro capezzale. Tornai dunque alle visite dei miei malati ordinari, che mi aspettavano. Quando tornai stamane, la sciocca albergatrice aveva una nuova storia da raccontarmi. Ella  partita! mi disse. Chi? La signora, mi rispose,  partita stamattina con la prima vettura.
Non intendete gi di dire che ella ha abbandonato lalbergo? gridai.
Ma certamente! rispose il dottore pi positivamente che prima. Dimandate alla signora vostra madre qui presente, ed ella ve lo affermer. Ho alcuni altri malati da visitare. Voi non vedrete pi quella signora, e sar tanto meglio, mi pare. Torner fra due ore, e se non state peggio, vi far trasportare nel buon letto che vi aspetta in casa vostra. Non lo lasciate parlare, signora, non lo lasciate parlare.
Pronunziando queste parole, Mac Glue ci lasci soli.
 vero? dissi a mia madre. Ella  partita senza aspettar di vedermi?
Nessuno ha potuto impedirglielo, Giorgio, mi rispose mia madre. La signora  partita stamani dallalbergo con la vettura di Edimburgo.
Mi sentii amaramente disilluso. S, amaramente  la parola, quantunque ella fosse una straniera per me.
Lavete veduta?
Le ho parlato qualche momento, mio caro, mentre salivo nella vostra camera.
Che vi ha detto?
Mi ha pregato di farvi le sue scuse. Mi ha detto: Dite al signor Germaine, che la mia situazione  terribile, e che nessuna creatura umana pu soccorrermi. Bisogna che parta. La mia passata esistenza  finita, come se vostro figlio mi avesse lasciata annegar nella riviera. Bisogna che me ne faccia una nuova, e in altri luoghi. Pregate il signor Germaine di perdonarmi se parto senza ringraziarlo. Non oso aspettare. Potrebbero inseguirmi e trovarmi. Vi  una persona che sono risoluta a non riveder mai pi, mai pi! Addio, e procurate di perdonarmi. Nascose il viso fra le sue mani e si tacque. Tentai dacquistar la sua confidenza; ma non fu possibile; fui obbligata di lasciarla. Vi  qualche terribile disgrazia, Giorgio, nella vita di questa donna. Ed  una creatura tanto interessante! Era impossibile di non averne piet. Tutto in lei  mistero. Ella parla inglese senza il menomo accento straniero, e nondimeno porta un nome straniero.
Vi ha detto il suo nome?
No, e non ho osato chiederglielo. Ma lalbergatrice, che non  una donna molto scrupolosa, mi ha detto di avere esaminata la biancheria della povera creatura, mentre si asciugava al fuoco. Il nome marcatovi sopra era Van Brandt.
Van Brandt? ripetei. Questo nome pare olandese, e nondimeno mi dite che ella parla come un inglese. Forse  nata in Inghilterra.
O forse si  maritata ad un olandese, e Van Brandt,  il nome di suo marito.
Il pensiero che lincognita potesse esser maritata, aveva per me qualche cosa di rivoltante. Avrei desiderato che mia madre non avesse fatta quella supposizione. Ricusai di credervi, e persistei nella mia opinione personale, che la straniera fosse nubile. Come tale, poteva accordarmi la felicit di pensarvi; potevo considerar le probabilit di ritrovar le tracce della bella fuggitiva, che si era cos fortemente impadronita del mio interesse, e il cui disperato tentativo di suicidio mi era quasi costato la vita.
Se aveva dovuto andare ad Edimburgo per render vane tutte le ricerche, la prospettiva di ritrovarla in quella gran citt, col debole stato della mia salute mi pareva azzardata. Nondimeno, aveva in me una segreta speranza, che si oppose ad ogni serio scoraggiamento del mio spirito. Possedevo la convinzione, puramente immaginaria, e dovrei forse dire, puramente superstiziosa, che dopo aver corso il pericolo di morire assieme ed essere stati richiamati assieme alla vita, eravamo certamente destinati a dividere in comune gioje e dolori futuri. Mimmagino che la rivedr, fu lultimo pensiero, prima di cedere alla debolezza e di cadere in un pacifico sonno.
Fui trasportato, la sera stessa, dallalbergo a casa mia, nella mia propria camera; e quella notte, la rividi in sogno.
La sua immagine mimpression tanto vivamente, quanto quella di Maria, quando avevo labitudine di vederla. Nella visione, la straniera era vestita come lavevo veduta sul ponte. Portava il medesimo cappello di paglia da giardino a larghe ali. Mi guard come mi aveva guardato, quando lavevo fermata sotto la cupa luce della sera. Poco dopo il suo volto si rischiar dun bello e divino sorriso, e mormor al mio orecchio: Amico, mi riconoscete? La riconoscevo sicuramente, e nondimeno ci era con un incomprensibile sentimento di dubbio. La riconoscevo nel mio sogno per la straniera che mi aveva tanto vivamente colpito, e nondimeno ero scontento di me, come se mingannassi. Mi svegliai con questa idea, e non dormii pi per tutta la notte.
Tre giorni dopo, ero abbastanza forte per andar a passeggiare con mia madre, nella vecchia e comoda carrozza scoperta che aveva appartenuto un tempo al signor Germaine.
Il quarto giorno, combinammo di fare una escursione fino ad una piccola cascata dacqua esistente nel vicinato. Mia madre aveva una grande ammirazione per quella localit, ed aveva spesso espresso il desiderio di possederne un ricordo. Risolsi di portar meco il mio album, con la speranza, di poterle far piacere disegnando una veduta della sua scena favorita.
Cercando il mio album, del quale non mi ero servito da anni, lo trovai in un vecchio scrittojo che mi apparteneva, e che era rimasto chiuso dalla mia partenza per lIndia.
Nelle mie ricerche, aprii un cassetto dello scrittojo e vi scoprii una reliquia degli antichi tempi; il primo lavoro di ricamo della mia povera Maria; la bandiera verde.
La vista di quel ricordo dimenticato, ricondusse il mio pensiero verso il villino dellamministratore e mi ramment la vecchia Dermody, e la sua incrollabile predizione concernente Maria e me.
Sorrisi ricordandomi laffermazione della vecchia, che nessuna potenza umana non potrebbe impedire lunione futura delle anime sorelle dei due fanciulli. Che nera stato dei sogni profetici nei quali dovevamo comunicare luno con laltro, durante il tempo della nostra separazione? Gli anni eran trascorsi, e, nella veglia o nel sonno, non avevo nulla veduto di Maria. Gli anni eran passati, e la prima visione di donna che avessi avuta in sogno, qualche notte prima, era quella della straniera che avevo salvata dalla riviera! Pensai alle diverse vicende e cangiamenti della mia vita, ma senza sdegno o amarezza. Il nuovo amore che sinsinuava nel mio cuore mi aveva addolcito e umanizzato.
Ah! povera Mariuccia! e baciai la bandiera verde, in memoria dei giorni per sempre spariti.
Partimmo in carrozza per la cascata.
La giornata era ammirabile; il luogo agreste e solitario si presentava in tutto il suo splendore e la sua bellezza. Il proprietario vi aveva fabbricato, per comodit dei visitatori, un padiglione in legno che dominava la veduta della cascata. Mia madre mi consigli di tentarne uno schizzo, preso dal padiglione. Feci del mio meglio per compiacerla, ma il risultato non mi soddisfece punto, ed abbandonai il mio disegno prima ancora che fosse eseguito per met. Lasciando dunque il mio album e la mia matita sulla tavola del padiglione, proposi a mia madre di passar il ponticello di legno che traversava il piccolo corso dacqua, sopra la caduta, e di veder leffetto del paesaggio osservato da quel nuovo punto di vista.
Il colpo docchio della caduta, veduto dal lato opposto, presentava, per un artista amatore come me, maggiore difficolt, di quello che avevamo abbandonato.
Tornammo perci al padiglione.
Mi vi avvicinai il primo. La porta ne era aperta ed io mi fermai sotto limpressione duna inattesa scoperta. Il padiglione non era pi vuoto come noi lavevamo lasciato. Una signora seduta al tavolino, col mio lapis in mano, scriveva sul mio album.
Dopo un momento di esitazione, feci qualche passo verso la porta, e mi fermai nuovamente confuso dallo stupore. Avevo riconosciuto indubbiamente nella donna, la straniera che aveva tentato di uccidersi precipitandosi dal ponte!
Il dubbio non era possibile. Era il vestiario, era il rimarchevole volto che avevo contemplato alla luce crepuscolare e di cui avevo sognato alcune notti prima. Era la medesima donna che vedevo tanto distintamente quanto il sole che brillava sulla cascata dacqua, era la medesima donna che col mio lapis alla mano scriveva sul mio album!
Mia madre era accanto a me; ella not il mio turbamento:
Giorgio! sclam. Che avete?
Lo indicai la porta aperta del padiglione.
Ebbene? mi disse mia madre. Che debbo guardare?
Non vedete qualcuno seduto alla tavola che scrive nel mio album?
Mia madre mi guard vivamente.
Diventa daccapo malato? la udii dimandarsi.
Al medesimo istante la donna pos il lapis sulla tavola e si alz lentamente.
Mi contempl con uno sguardo tristo e supplicante, e alz la mano per farmi segno davvicinarmele.
Obbedii. Mosso da una volont inconsciente, attratto verso di lei da una potenza irresistibile, salii la piccola gradinata che conduceva al padiglione. Mi fermai a qualche passo da lei. Ella venne a me e pos graziosamente la mano sul mio petto. Il suo contatto mi produsse una sensazione stranamente mischiata dincanto e di terrore. Qualche istante dopo, ella mi parl in tono grave e melodioso, che si confuse al mio orecchio col lontano mormorio della caduta dacqua, fino a che i due suoni non ne formarono che uno.
Udii nel mormorio dellacqua e nella voce queste parole:
Ricordatevi di me. Venite a me!
La sua mano cadde dal mio petto. Una oscurit momentanea pass come unombra fuggitiva sulla luce smagliante della stanza. Quando la luce ricomparve, cercai la straniera. Era sparita.
La coscienza del presente mi torn.
Vidi al di fuori aumentare loscurit che mi annunziava larrivo della sera. Vidi la carrozza avvicinarsi al padiglione per ricondurci a casa. Sentii la mano di mia madre sul mio braccio e udii la sua voce interrogarmi con ansiet. Potei con un segno risponderle e supplicarla di non inquietarsi per me; ma non potei fare di pi. Ero assorto in corpo e in anima nellunico desiderio di esaminare lalbum. Se ero certo di aver veduto la donna, lo ero egualmente daverla veduta, col mio lapis in mano, scrivere nel mio album.
Mi avvicinai alla tavola sulla quale si trovava aperto lalbum. Esaminai lo spazio bianco lasciato al pi della pagina, sotto le linee del primo piano del mio disegno non finito. Mia madre che mi aveva seguito, guard anchessa la pagina. La scrittura vi era. La donna era sparita, ma aveva lasciato dietro di s delle parole scritte, visibili per mia madre come per me, e leggibili per gli occhi di mia madre come per i miei!
Ecco le parole che vedemmo disposte su due linee, come le copio qui:
Quando la luna briller in pieno
Sul pozzo di SantAntonio.
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CAPITOLO 9.
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Naturale e sopranaturale.
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Indicai a mia madre la scrittura sullalbum, e la guardai. Non mi ero ingannato. Essa laveva veduta come me. Ma ricus di riconoscere che fosse accaduto qualche cosa di straordinario e tale da impensierirla, quantunque potessi leggerne chiaramente la confessione sul suo volto.
Qualcuno vi ha fatto una burla, Giorgio, ella disse.
Non risposi; era inutile. La mia povera madre era evidentemente poco soddisfatta come me, della sua futile spiegazione. La carrozza ci aspettava alla porta e partimmo in silenzio per ritornar a casa nostra.
Tenni lalbum aperto sulle mie ginocchia. I miei sguardi vi rimasero fissi, e il mio spirito simmerse nel ricordo del momento in cui lapparizione mi aveva chiamato e parlato nel padiglione. Riunendo le sue parole alle linee che aveva scritto, la conclusione era troppo chiara per potersi ingannare. La donna che aveva salvato dallacqua, aveva nuovamente bisogno di me.
Ed era la stessa donna che, in persona, non aveva esitato a cogliere la prima occasione per abbandonar la casa che ci aveva accolti entrambi, senza aspettare per dirigere una parola di ringraziamento, alluomo che laveva strappata alla morte! Non erano scorsi che quattro giorni, da che mi aveva lasciato, secondo ogni apparenza, per non vedermi mai pi. Ed ora il suo simulacro mi era apparso come ad un amico fedele e devoto; mi aveva ordinato di ricordarmi di lei, e di andarla a trovare, e si era premunita contro ogni possibile errore della mia memoria, scrivendo le parole che minvitavano ad incontrarla, quando la luna brillerebbe in pieno sul pozzo di SantAntonio.
Cosera successo nellintervallo? Che significava questa comunicazione sopranaturale?
Che doveva fare?
Mia madre mi trasse dalle mie riflessioni.
Stese la mano e chiuse subito lalbum aperto sulle mie ginocchia, come se la vista di ci che vi era scritto, le fosse insopportabile.
Perche non mi parlate, Giorgio? disse. Perch tenete per voi soltanto i vostri pensieri?
Il mio spirito  conturbato, le risposi. Non posso immaginare n spiegar nulla. I miei pensieri non hanno che un oggetto; quello di saper ci che devo fare. E su questo punto, credo di poter dire che la mia risoluzione  presa. Toccai lalbum parlando. Avvenga ci che vuole, dissi, intendo trovarmi allappuntamento.
Mia madre mi guard come se dubitasse della evidenza de suoi propri sensi.
Egli ne parla come duna realt! sclam. Giorgio! Voi non credete seriamente daver veduto qualcuno nel padiglione? Era vuoto. Vi affermo positivamente che il padiglione era vuoto quando ci siete entrato. Avete talmente pensato a quella donna, che vi siete persuaso daverla veduta realmente.
Riaprii lalbum.
Ho creduto daverla veduta scrivere su questa pagina, risposi. Guardatela, e ditemi se mi sono ingannato.
Mia madre ricus. Qualunque fermezza ponesse nellesaminar la cosa razionalmente, la vista della scrittura la spaventava.
Non sono otto giorni, continu, che vi ho trovato allalbergo giacente in un letto fra la vita e la morte. Come potete parlar di trovarvi ad un convegno nel vostro stato di salute? Un convegno con unombra immaginaria, che apparisce e sparisce lasciandosi dietro uno scritto reale?  ridicolo, Giorgio! Io mi dimando come fate a non riderne!
Ella tent, a modo desempio, di ridermi in faccia, ma quellinutile sforzo, povera diletta, le fece venir le lagrime agli occhi. Cominciai a deplorare di averle cos francamente svelato il mio pensiero.
Non prendete la cosa tanto sul serio, mamma, le dissi. Forse non potr trovare il luogo dellappuntamento. Non ho mai sentito parlare del pozzo di SantAntonio; non ho la menoma idea del luogo in cui  situato. Supponiamo che lo scopra e che il viaggio ne sia facile, vorreste accompagnarmici?
Dio me ne guardi! sclam vivamente mia madre. Non voglio immischiarmene affatto, Giorgio. Voi siete in preda ad una illusione. Ne parler al dottore.
Volentierissimo. cara mamma. Il signor Mac Glue  un uomo di senno. Noi passiamo davanti alla sua casa tornando alla nostra, e lo inviteremo a venire a pranzo da noi. Frattanto non ne parliamo pi finch non lo abbiamo veduto.
Parlavo leggermente, ma in pari tempo seriamente. Avevo lo spirito profondamente turbato, ed i miei nervi erano tanto agitati, che il minimo rumore sulla via mi faceva trasalire. Lopinione dun uomo che, come Mac Glue, esaminava tutte le questioni umane dal medesimo punto di vista immutabilmente pratico, poteva realmente essermi utile, come una specie di rimedio morale.
Aspettammo che le frutta fossero state servite in tavola, e che i domestici avessero abbandonata la sala da pranzo. Allora raccontai la mia storia al dottore scozzese, come lho raccontata qui; e, ci fatto, aprii lalbum perch anchegli potesse veder la scrittura.
Mi ero ingannato di pagina?
Mi alzai precipitosamente e avvicinai lalbum alla fiamma della lampada sospesa sopra la tavola. No; avevo messo la mano sulla vera pagina. Il mio disegno, mezzo terminato, della cascata, vi si trovava; ma doverano le due linee di scritto tracciatovi sotto?
Sparite!
Mi fregai gli occhi; guardai a pi riprese, e non vidi che il foglio di carta bianca.
Lo posi sotto gli occhi di mia madre.
Le avete vedute chiaramente quanto me, le dissi. I miei occhi mingannano? Guardate in fondo alla pagina.
Mia madre ricadde sulla sua sedia con un grido di terrore.
Sparite? le dimandai.
Sparite.
Mi volsi verso il dottore, che mi sorprese completamente. Nessun sorriso dincredulit, travers il suo volto; niuna parola beffarda usc dalle sue labbra. Egli ci ascoltava attentamente, e aspettava con sussiego di saperne di pi.
Vi affermo sulla mia parola donore, gli dissi, che ho veduto lapparizione scrivere col mio lapis in fondo alla pagina che vi mostro. Vi affermo che, quando ho preso lalbum in mano, vi ho veduto queste parole scritte: Quando la luna briller in pieno sul pozzo di SantAntonio. Sono appena trascorse tre ore dopo dallora, e, vedete da voi stesso, non rimane alcuna traccia di quella scrittura.
Non rimane alcuna traccia della scrittura, ripet tranquillamente Mac Glue.
Se avete il menomo dubbio di ci che vi ho detto, continuai, dimandatelo a mia madre. Ella far testimonianza daver veduto co suoi propri occhi quella scrittura.
Non dubito affatto che abbiate veduto entrambi la scrittura, rispose Mac Glue con una calma che mi sorprese.
Potete spiegare il fatto?
Ebbene, rispose limperturbabile dottore, se volessi darmene la briga, credo che potrei spiegarlo con soddisfazione di certe persone. Per esempio, potrei darvi, per cominciare, ci che si chiama la spiegazione razionale. Potrei dirvi che siete, a mia conoscenza, in uno stato di sovreccitazione nervosa, e che quando avete veduta lapparizione, non avevate semplicemente veduto che la vostra violenta passione per una donna assente, la quale, temo forte, ha messo luncino sul vostro lato debole o amoroso, sia detto senza offesa, signor Germaine.
Non c offesa, dottore. Ma perdonatemi se vi parlo francamente, la spiegazione razionale non mi soddisfa.
Vi scuso volentieri, tanto pi che divido intieramente la vostra opinione. Non credo nemmen io alla spiegazione razionale.
Ci era sorprendente.
A che credete, dunque?
Il dottor Mac Glue non volle che lo incalzassi.
Aspettate un po, disse. Ci rimane a esperimentare la spiegazione antirazionale. Ammetteremo, questa volta, che abbiate realmente veduto lo spettro o il duplicato di una persona viva. Benissimo. Se potete supporre che unanima spogliata dal suo corpo, possa apparire con un vestiario terrestre di seta o di merinos, secondo il caso, non difficile di supporre in seguito, che la medesima anima possa servirsi dun vero lapis e scrivere vere parole, sopra un vero album. E se lo spettro svanisce, come ha fatto il vostro, par sopranaturalmente conveniente che la sua scrittura segua il suo esempio, e sparisca alla sua volta. E se dimandate la ragione di questa sparizione, pu essere che lo spettro non abbia voluto ammettere ne suoi segreti uno straniero come me, oppure che sia abitudine degli spettri e di tutto ci che li concerne di sparire, o anche che lo spettro abbia, in tre ore, cangiato didea, la qual cosa non ha nulla di sorprendente, ne rispondo, da parte di uno spettro di donna, e che non sta pi che a voi dincontrare, quando la luna briller in pieno sul pozzo di SantAntonio. Ecco lesplicazione antirazionale. Ma, per parte mia, dichiaro che non darei un fico di questa spiegazione.
La sublime indifferenza del dottor Mac Glue per i due lati della questione, cominci a esasperarmi.
In termini chiari, dottore, gli dissi, voi non credete che le circostanze che vi ho narrato, meritino un serio esame.
Io non penso che alcun serio esame possa servire a qualche cosa, nel caso nostro, rispose il dottore. Interpretate cos le mie parole, e sarete nel vero. Guardatevi dintorno.
Siamo qui tre persone viventi e in buona salute sedute a questa buona tavola. Se, ci che a Dio non piaccia, leccellente signora Germaine o voi stesso, veniste a cader morto allistante, non potrei, per quanto dottore io mi sia, spiegar pi del cane che dorme l sul tappeto, qual  il primo principio vitale e locomotore che si sarebbe subitaneamente estinto in voi. Se accetto la mia ignoranza in presenza dun mistero impenetrabile come questo, a cui assisto quotidianamente, ogni volta che vedo una creatura vivente entrare o uscire da questo mondo, perch non lo accetterei tranquillamente, in presenza della vostra signora del padiglione, e non confesserei che essa sfugge al mio comprendonio, e che ci mi basta?
A queste parole mia madre prese parte per la prima volta alla conversazione.
Ah signore, dissella, se poteste indurre mio figlio ad adottare la vostra maniera di vedere tanto ragionevole, come ne sarei contenta! Lo credereste? Egli pretende positivamente di recarsi al pozzo di SantAntonio, se pu scoprire dove questo pozzo si trova.
Nemmen questa rivelazione pervenne a sorprendere Mac Glue.
S, s? Egli vuol veramente trovarsi allappuntamento con lo spettro? Ebbene; posso essergli utile, se persiste nella sua risoluzione. Posso narrargli la storia dun altro uomo che si  trovato ad un convegno datogli per iscritto da uno spettro, e ci che ne avvenne.
Era una proposizione da stordire. Parlava seriamente?
Scherzate? gli dimandai.
Non scherzo mai, signore. I malati non hanno confidenza in un medico che scherza. Vi sfido a mostrarmi un uomo alla testa della nostra professione, che il suo amico il pi caro e il pi intimo, abbia mai sorpreso in allegria nellesercizio delle sue funzioni. Convengo che abbiate potuto rimaner sorpreso nel vedermi accettar cos freddamente il vostro strano racconto. Ma ci  naturale, signore, perch non  la prima volta che sento raccontar la storia duno spettro e di un lapis.
Pretendete affermare, gli dimandai, che avete conosciuto un altruomo, che abbia veduto ci che ho veduto?
 appunto ci che che mi propongo di raccontarvi, replic il dottore. Questuomo era uno scozzese, un cugino lontano di mia moglie, che portava lonorevole nome di Bruce, e che era marinaro. Prima di cominciare, prender un altro bicchiere di Xeres, per umettarmi il gorgozzule, come volgarmente si dice. Ebbene, saprete che Bruce era secondo a bordo dun bastimento allepoca di cui parlo e che si trovava in viaggio da Liverpool a New-Brunswick. Un giorno, a mezzod, il suo capitano e lui, dopo aver rilevato la posizione del sole, lavoravano con ardore nelle loro cabine per determinare sulle lavagne la latitudine e la longitudine. Dalla sua cabina, Bruce guard a traverso la porta aperta della cabina del capitano, posta in faccia alla sua. Che trovate voi, signore? disse Bruce. Luomo seduto nella cabina alz la testa. E che vide Bruce? La faccia del capitano? Niente affatto, ma quella duno straniero! Bruce si alza, col cuore che gli batteva velocemente, e corre sul ponte a chiamare il capitano; ce lo trova come al solito, che aveva terminato i suoi calcoli, e cacciato dal suo spirito per tutta la giornata le sue latitudini e le sue longitudini. Vi  qualcuno nel vostro scrittojo, signore, disse Bruce, che scrive sulla vostra lavagna, ed  uno straniero per me. Uno straniero nella mia cabina? rispose il capitano. Ma, signor Bruce, sono sei settimane che il bastimento ha lasciato il porto. In qual modo questo straniero  potuto salire a bordo? Bruce lo ignora, ma mantiene il suo detto. Il capitano scende a precipizio nella sua cabina e non vi trova nessuno. Bruce  costretto a convenire che la cabina  vuota. Se non vi conoscessi per un uomo sobrio, disse il Capitano, vi accuserei desser ubbriaco. Ma siccome vi conosco, non vi accuso che di sognare. Non ricominciate, signor Bruce. Bruce non si dette per vinto. Bruce giur che aveva veduto un uomo scrivere sulla lavagna del capitano. Il capitano prese la lavagna e la esamin. Dio ci salvi e ci benedica! sclam, ecco infatti dello scritto. Bruce guard alla sua volta, e vi vide chiaramente scritte queste parole: Governate al nord-ovest.
E nientaltro. Ah! perdio, signor Germaine, con vostro permesso prendo unaltra goccia di Xeres.
Benissimo! Ecco un ammirabile vino vecchio, guardate come le goccioline oleose corrono in fondo al bicchiere. Bene! Saprete che governare al nord-ovest era allontanarsi dalla strada del capitano. Nondimeno, siccome non trovava nessuna esplicazione possibile al mistero che aveva constatato a bordo del suo bastimento, e che il tempo era bello, il Capitano si decise, mentre era ancora giorno, a cambiar rotta ed a vedere ci che succederebbe. Verso le tre del dopo pranzo, apparve una montagna di ghiaccio con un bastimento incagliato e prigioniero fra i ghiacci, e i passeggeri e lequipaggio mezzo morto dal freddo. Questo era gi meraviglioso, mi direte voi, ma non era tutto. Mentre Bruce ajutava uno dei passeggeri soccorsi a salire nel bastimento, chi riconosce in lui? Luomo di cui aveva veduto lo spettro, scrivente sulla lavagna nella cabina del capitano!  ci che vi  di pi forte, se la vostra attitudine allo stupore non  ancora esaurita, il passeggero riconobbe il bastimento di Bruce, per quello da lui veduto in sogno, il giorno stesso al punto di mezzod! Ne aveva parlato svegliandosi a uno degli ufficiali del bastimento incagliato. Saremo soccorsi oggi, gli aveva detto, descrivendo lalberatura del bastimento, molte ore innanzi che questo fosse in vista della montagna di ghiaccio.
Ora, signor Germaine, sapete in qual modo il cugino lontano di mia moglie, si trov allappuntamento dato da uno spettro e ci che ne avvenne.(1)
Terminando la sua storia con queste parole, il dottore si vers un nuovo bicchiere di Xeres. Non ero ancora soddisfatto: desideravo saperne di pi.
La scrittura rimase sulla lavagna? gli dimandai. O disparve come la scrittura sul mio album?
La risposta di Mac Glue mi disilluse. Egli non se ne era informato, e non ne aveva udito parlare. Mi aveva raccontato tutto ci che sapeva, e non vi aggiunse che una semplice osservazione a titolo di morale.
Esiste una meravigliosa rassomiglianza, signor Germaine, fra la vostra storia e quella di Bruce. La sola differenza che vi si trova,  questa: il convegno del passeggero ha causato la salvezza di tutto lequipaggio dun bastimento, ma dubito che lappuntamento della signora possa servire alla vostra.
Riflettei in silenzio allo strano racconto che mi era stato fatto. Un altruomo aveva veduto ci che io avevo veduto, ed aveva fatto ci che mi proponevo di fare! Mia madre not con un vivo dispiacere la forte impressione che il signor Mac Glue, aveva prodotto sul mio spirito.
Avrei desiderato, dottore, che aveste tenuto per voi la vostra storia, dissella seccamente.
Posso dimandarvi il perch, signora?
Avete confermato mio figlio nella sua risoluzione di recarsi al pozzo di SantAntonio.
Il signor Mac Glue, consult tranquillamente il suo taccuino, prima di rispondere.
La luna sar in pieno il 9 di questo mese, disse. Ci d al signor Germaine qualche giorno di riposo, signora, prima di mettersi in viaggio. Se va nella sua comoda carrozza, qualunque cosa possa pensare, moralmente parlando, della sua impresa, posso affermare, medicalmente parlando, che non credo se ne trover male.
Sapete dove si trova il pozzo di SantAntonio? chiesi.
Bisognerebbe conoscessi ben poco i dintorni di Edimburgo per ignorarlo, replic il dottore.
Questo pozzo  dunque a Edimburgo?
Si trova proprio appena uscito da Edimburgo; egli domina la citt, potreste dire. Seguite la vecchia via detta della Canongate fino in fondo. Volgete a dritta al di l del famoso palazzo di Holyrood, traversate il parco e la passeggiata, e salite fino alle rovine della cappella di SantAntonio, situata sul fianco della collina, e ci siete! Vi  dietro la cappella una gran rupe, a pi della quale scorgerete la sorgente detta pozzo di SantAntonio.
Si dice che  un magnifico colpo docchio al chiaro di luna, e si afferma che il luogo non  pi infestato, come un tempo, dai furfanti.
Mia madre, sempre pi malcontenta, si alz per andare nel salone.
Confesso che mi avete delusa, ella disse a Mac Glue. Vi avrei creduto lultimo uomo capace dincoraggiar mio figlio a commettere un atto dimprudenza.
Vi dimando perdono, signora; ma vostro figlio non ha bisogno dincoraggiamento. Posso da me stesso vedere che la sua risoluzione  presa. A che mi servirebbe tentar di fargliela cangiare? Cara signora, se non pu ascoltare i vostri consigli, quale speranza posso io avere di vedergli seguire i miei?
Il signor Mac Glue accentu questabile complimento, con un saluto dei pi rispettosi, e apr la porta per lasciar passare mia madre.
Quando ci trovammo soli davanti ai nostri bicchieri di vino, dimandai al dottore quando potrei senza pericolo pormi in viaggio per Edimburgo.
Prendete due giorni per fare il viaggio, e potrete partire, se siete deciso, al principio della settimana. Ma ricordatevi questo, aggiunse il prudente dottore, quantunque mi confessi curioso dapprendere il risultato della vostra spedizione, sappiate che di ci che riguarda la signora, e la conseguenza del vostro appuntamento con essa, io me ne lavo assolutamente le mani.
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CAPITOLO 10.
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Il pozzo di SantAntonio.
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Mi trovavo sulleminenza rocciosa in faccia alle rovine della cappella di SantAntonio, e contemplavo ladorabile veduta di Edimburgo e del vecchio palazzo di Holyrood, irradiato dalla luce della piena luna.
Il pozzo, come me ne aveva prevenuto il dottore, si trovava dietro la cappella. Aspettai qualche istante in faccia alla rovina, un po per riprender fiato dopo aver salito la collina, un po, lo confesso, per padroneggiar lemozione e lagitazione nervosa che mi aveva procurato il sentimento della mia situazione. La donna o la sua apparizione perch poteva essere luna o laltra si trovava forse a qualche passo dal punto in cui ero. Niun suono pervenne al mio orecchio da alcuna parte della collina solitaria. Tentai di fissar la mia attenzione sulle bellezze del chiaro di luna. Fu impossibile. La mia mente era a mille leghe dagli oggetti posti davanti a miei occhi. La mia mente era con la donna che avevo veduta scrivere sul mio album, nella casa rustica.
Mi rivolsi per seguire il muro laterale della cappella. Alcuni passi innanzi sul suolo irregolare, mi condussero in vista del pozzo e della rupe elevata al piede della quale lacqua scaturiva brillante al chiaro di luna.
La donna vi era.
Riconobbi la sua persona, appoggiata comera contro la rupe, con le mani incrociate dinanzi a s e immersa ne suoi pensieri. Riconobbi il suo volto, quandella alz mestamente la testa al rumor de miei passi, nella profonda calma della notte.
Era la donna in carne ed in ossa, o la sua apparizione?
Aspettai guardando silenziosamente.
Ella parl. La sua voce non aveva il suono misterioso che avevo udito nella casa mistica; era quello che avevo udito sul ponte quando ci eravamo incontrati per la prima volta, al cupo chiarore crepuscolare.
Chi siete? Che volete?
Pronunziando queste parole ella mi riconobbe.
Voi qui? continu dessa facendosi innanzi dun passo con aria di sorpresa irresistibile. Che significa ci?
Sono qui, risposi, per trovarmi allappuntamento che mi avete dato.
Ella arretr per appoggiarsi contro la rupe. La luna ischiarava in pieno il suo volto. Il terrore e lo stupore brillavano ne suoi occhi fissi su di me.
Non vi comprendo, rispose. Non vi ho pi riveduto da che mi avete parlato sul ponte.
Perdonate, replicai. Vi ho riveduta, voi o il vostro spettro, dopo allora. Vi ho veduta scrivere.
Ella mi guard con una strana espressione mista di risentimento e di curiosit.
Che vi ho detto? dimand. Che ho scritto?
Avete detto: Ricordatevi di me. Venite a me. Ed avete scritto: Quando la luna in pieno briller nel pozzo di SantAntonio.
Dove? sclam dessa. Dove ho io fatto ci?
In una casa rustica situata presso una cascata dacqua. Conoscete il luogo?
La sua testa sinchin sulla rupe. Un grido di terrore represso le sfugg. Il suo braccio che sappoggiava sulla rupe, ricadde lungo il suo corpo. Me le avvicinai prontamente nel timore che non cadesse sul suolo roccioso. Essa richiam le sue forze sfuggentile. Non mi toccate! sclam. Allontanatevi, signore! mi spaventate. Tentai calmarla.
Perch vi fo paura? Sapete chi sono. Potate dubitar dellinteresse che vi porto io, che vi ho salvato la vita?
La sua riserva disparve subito. Si fece innanzi senza esitare e mi prese la mano.
Debbo ringraziarvi, disse, e vi ringrazio. Non sono tanto ingrata quanto sembro. Non sono una donna cattiva, signore: ero pazza di disperazione quando ho tentato di annegarmi. Non diffidate di me; non mi sprezzate.
Si ferm. Vidi le lagrime sgorgarle degli occhi e scenderle gi per le guance. Le asciug con un sentimento repentino di disprezzo per s stessa. Il suo tono e le sue maniere cangiarono di nuovo. La sua riserva riapparve, e mi guard con uno strano lampo di sospetto e di diffidenza negli occhi.
Sappiatelo bene, disse ad alta voce e con precipitazione, sognavate quando avete creduto di vedermi scrivere. Non mi avete veduta, come non mi avete udito parlare. In qual modo avrei potuto dirigere parole tanto famigliari ad uno sconosciuto come voi? Tutto ci non esiste che nella vostra immaginazione, e voi tentate di spaventarmi, parlandomene come duna realt.
Cangi daccapo daspetto, ed i suoi sguardi si addolcirono fino a prendere quella espressione triste e tenera che dava ai suoi occhi una bellezza irresistibile. Essa strinse il suo mantello intorno a s rabbrividendo, come se provasse limpressione dellaria glaciale della notte.
Che cosho? la udii chiedersi. Perch ho confidenza in questuomo, nei miei sogni. E perch ne sono vergognosa quando mi sveglio?
Questa strana confessione involontaria mincoraggi. Mi arrischiai a farle conoscere che aveva udito queste ultime parole.
Se avete confidenza in me, nei vostri sogni, non fate che rendermi giustizia, le dissi. Agite ugualmente adesso; accordatemi la vostra confidenza. Siete sola, siete disgraziata, avete bisogno del soccorso dun amico. Sono pronto a soccorrervi.
Esit. Tentai di prenderle la mano. La strana creatura si ritrasse con un grido dallarme. Pareva temesse sopratutto farsi toccare da me.
Datemi il tempo di riflettervi, mi rispose. Non sapete a cosa debbo riflettere. Accordatemi fino a domani e lasciatemi scrivervi. Rimanete a Edimburgo?
Credei prudente di contentarmi, almeno in apparenza, di questa concessione. Prendendo una delle mie carte di visita, vi scrissi col lapis lindirizzo dellalbergo al quale ero smontato. La lesse al chiaro di luna e sclam: Giorgio! e pronunziando questo nome, mi lanci un nuovo sguardo. Giorgio Germaine... Non ho mai sentito parlare di Germaine. Ma Giorgio mi ricorda il passato. Sorrise tristemente a qualche idea o a qualche memoria fuggitiva alla quale non mi era permesso di associarmi.
Non vi  nulla di straordinario che vi chiamiate Giorgio, continu dopo un istante di silenzio. Questo nome  abbastanza comune, e sincontra dappertutto. E nondimeno...
I suoi occhi terminarono la frase e quegli occhi mi dissero: Non ho pi tanta paura di voi, da che so che vi chiamate Giorgio.
Ella mi conduceva cos inconsciamente a due dita da una rivelazione.
Se avessi solamente dimandato quali memorie si associavano per lei al mio nome di battesimo, se lavessi soltanto indotta a narrarmi il pi brevemente possibile la sua vita passata, la barriera che il nostro cangiamento di nome e dieci anni di separazione avevano elevato fra noi, si sarebbe abbassata, e ci saremmo riconosciuti. Ma non ci pensavo neppure, per la semplice ragione che la amavo. Il pensiero puramente egoista di cattivarmi il suo favore, per mezzo del nuovo interesse che avevo svegliato in lei, fu il solo che mi venne in mente.
Non aspettate di scrivermi, le dissi. Non rimandate la cosa a dimani. Chi sa ci che pu succedere da qui a dimani? Certo io merito un po di reciprocit per la simpatia che sento per voi. Non dimando gran cosa. Rendetemi contento lasciandomi esservi utile prima di separarci stasera.
Le presi la mano prima che ella avesse potuto accorgersene. Parve che tutto il suo essere piegasse al mio contatto. La sua mano rimase senza resistenza nella mia. La sua seducente persona si avvicin gradatamente e dolcemente a me; la sua testa sfior quasi la mia spalla e mormorava in deboli accenti interrotti da sospiri:
Non abusate di me. Sono senza difesa. Mi trovo tanto completamente in vostro potere!
Prima che avessi potuto rispondere o muovermi, la sua mano strinse la mia; la sua testa cadde sulla mia spalla, ed essa si sciolse in lagrime.
A meno di essere un forsennato mariuolo, ogni uomo lavrebbe rispettata in quel momento. Appoggiai la sua mano sul mio braccio e la condussi pian piano lungi dalle rovine della cappella, in fondo alla salita della collina.
Questo luogo solitario vi spaventa, le dissi. Camminiamo un poco e vi rimetterete prontamente.
Sorrise come un bambino attraverso le sue lagrime.
S, rispose vivamente, ma non di l.
Avevo preso a caso una direzione che ci allontanava dalla citt; ella mi preg di tornare verso le case e le strade. Ci dirigemmo dunque verso Edimburgo. Mentre camminavamo al chiaro di luna, ella mi considerava con innocente e stupefatto sguardo.
Quale inconcepibile influenza esercitate su me, sclam. Mi avete mai veduta? Conoscevate il mio nome prima del nostro incontro, laltra sera alla riviera?
Giammai.
E nemmeno io non avevo udito pronunziare il vostro nome, n vavevo veduto prima dallora.  strano! Stranissimo! Ah! mi ricordo qualcuno, specialmente una vecchia, che avrebbe potuto spiegarmi questo mistero! Ma dove troverei la sua eguale oggi?
Sospir amaramente. Lamica o la parente che essa aveva perduto, le era stata evidentemente cara.
Una delle vostre parenti? le dimandai piuttosto perch continuasse a parlare che per interesse di saper veramente di chi si trattava.
Ci trovammo di nuovo a due dita da una rivelazione. Ma era ancora scritto che non andremmo pi oltre.
Non mi parlate de miei parenti! sclam essa. Non oso pensare a quelli che sono morti e assenti, nella sciagura che mi opprime oggi. Se parlassi del passato, proromperei nuovamente in pianto e vi affliggerei. Parliamo daltro, signore, parliamo daltro.
Il mistero dellapparizione della casa rustica non era ancora schiarito. Colsi loccasione per tornarvi sopra.
Avete sognato di me, dicevate or ora, cominciai, narratemi il vostro sogno.
Io non so veramente se era un sogno o qualcosaltro, mi rispose. Io lo chiamo un sogno, in difetto duna migliore espressione.
Era di notte?
No; di pieno giorno; nel pomeriggio.
Sul tardi?
S, allavvicinarsi della sera.
Mi ricordai la storia del dottore, del passeggero naufragato, il cui doppio, ossia lo spettro era apparso nel bastimento che doveva salvarlo e che egli stesso aveva veduto in sogno.
Vi ricordate il giorno e lora del mese? le dimandai.
Ella mindic il giorno e lora. Era il giorno in cui mia madre ed io avevamo visitato la cascata dacqua. Era lora in cui avevo veduto lapparizione nella casa rustica, mentre scriveva sul mio album.
Mi fermai con un irresistibile moto di stupore! Eravamo giunti allora, camminando verso la citt, fino al vecchio palazzo dHolyrood. La mia compagna, dopo avermi lanciata unocchiata, si rivolse e si mise a considerare il vecchio edifizio gotico, rivestito duna calma incantevole dal delizioso chiaro di luna.
Ecco la mia passeggiata, favorita, disse, da quando sono ad Edimburgo. Non temo la solitudine. Amo la tranquillit perfetta che regna qui la notte.
Mi guard di nuovo.
Che c? mi dimand. Voi non dite nulla. Vi limitate a guardarmi.
Desidero sapere qualche cosa di pi sul vostro sogno, risposi... Come vi succede di dormire in pieno giorno?
Non mi  facile dirvi ci che facevo, replic essa mentre ci rimettevamo in cammino. Ero miserabilmente inquieta e sofferente. Sentivo in modo terribile la mia disperata situazione in quel giorno. Era lora del desinare, me lo ricordo, e non aveva appetito. Salii nella mia camera, allalbergo ove abito, e mi stesi completamente esausta di forze, sul mio letto. Io non so se svenni o se dormii, ma perdei conoscenza di quanto succedeva intorno a me, ed acquistai la percezione daltra cosa. Se sognavo, posso dire che non ho mai avuto nella mia vita un sogno pi reale.
Avete cominciato dal vedermi? le chiesi.
Ho cominciato dal vedere il vostro album, posato sopra una tavola del padiglione rustico.
Potete descrivermi il padiglione, tal quale lavete veduto?
Ella mi descrisse non solamente il padiglione, ma ben anco laspetto della cascata veduta dalla porta. Conosceva il formato e la legatura del mio album, allora chiuso nel mio scrittojo nella casa del Pertshire.
Ed avete scritto nel mio album? continuai. Vi ricordate ci che avete scritto?
Mi avete gi citato le parole che ho scritto, rispose.  inutile che le ripeta. Ditemi una cosa: Quando siete arrivato al padiglione, vi siete fermato un po sulla soglia della porta, prima di entrarvi?
Avevo aspettato sotto limpressione di sorpresa provata scorgendo la donna che scriveva nel mio album. Dopo averglielo confermato, le dimandai ci che aveva fatto o sognato al momento in cui ero entrato nel padiglione.
Ho fatto le pi strane cose, mi disse con tono grave e stupefatto. Se foste stato mio padre, non vi avrei trattato pi famigliarmente. Vi feci segno di avvicinarvi a me posai anco la mia mano sul vostro petto. Vi parlai come avrei potuto parlare al mio pi vecchio o pi intimo amico. Vi dissi: Ricordatevi di me! Venite a me! Oh! fui tanto vergognosa di me stessa quando tornai in me, e mi ricordai tutto ci! Si vide egli mai neppure in sogno, simile famigliarit fra una donna ed un uomo che ella non avesse veduto che una sola volta, e che fosse completamente straniero?
Avete osservato, le dimandai, quanto tempo era scorso dallistante in cui vi eravate stesa sul letto, fino a quello in cui vi siete svegliata?
Credo potervelo dire, rispose. Era, come ho accennato, lora del pranzo quando salii nella mia camera. Poco dopo esser ritornata in me, udii suonar lora allorologio duna chiesa. Confrontando luna allaltra, debbono esser trascorse almeno tre ore, dal momento in cui mi ero coricata a quello in cui mi svegliai.
Era quella la chiave della sparizione misteriosa della sua scrittura?
Riflettendovi, inclino a pensarlo. In tre ore le linee tracciate dalla sua apparizione erano sparite. In tre ore ella era tornata in s e si era vergognata della maniera famigliare con cui mi aveva trattato durante il sonno. Fintanto che nella sua estasi ella aveva avuto confidenza in me, perch la sua anima era libera di riconoscere la mia, la sua scrittura era rimasta sulla pagina dellalbum. Quando la sua volont allo stato di veglia, era venuta a neutralizzare la sua volont allo stato di sonno, la sua scrittura era sparita. Era questa la spiegazione della sparizione? Come trovarla altrimenti?
Continuammo a camminare fino a che non giungemmo al punto della strada della Canongate ovella dimorava. Ci fermammo alla sua porta.
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CAPITOLO 11.
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La lettera dintroduzione.
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Guardai la casa. Era un albergo di piccola mole, ma di rispettabile apparenza. Se volevo essere utile alla mia compagna quella sera stessa, il momento era venuto di parlarle daltro che de suoi sogni:
Dopo tutto ci che mi avete narrato, le dissi, non vi dimander di ammettermi maggiormente alla vostra confidenza prima del nostro prossimo incontro. Ditemi soltanto in qual modo posso calmare le vostre pi urgenti inquietudini. Quali sono i vostri progetti? Posso ajutarvi prima che andiate a riposarvi stanotte?
Mi ringrazi calorosamente ed esit, guardando da un lato allaltro della strada, imbarazzata evidentemente da quel che doveva aggiungere.
Vi proponete di restare ad Edimburgo? le dimandai.
Oh! no. Non desidero restare in Iscozia. Voglio andare altrove; pi lontano. Penso che mi trarr meglio dimpaccio a Londra, presso qualche sarta rispettabile, se potessi essere convenientemente raccomandata. Sono abile a cucire e conosco il taglio delle vesti. Potrei anco tenere i libri se si avesse confidenza in me. Tacque e mi guard con aria di dubbio, come se, povera donna, fosse lungi dallesser certa di possedere anticipatamente la mia confidenza. Profittai di quella confidenza con limpeto sconsiderato dun innamorato.
Posso appunto darvi la raccomandazione di cui avete bisogno, dissi. Quando vorrete, anche subito, se lo desiderate.
I suoi graziosi lineamenti si animarono di piacere.
Oh! siete un vero amico per me! disse involontariamente. Poi il suo volto sincup di nuovo considerando la mia offerta sotto un altro punto di vista.
Ho il diritto, disse tristemente, di accettar la vostra proposizione?
Lasciatemi consegnarvi la lettera, risposi, e deciderete quindi, se dovete o non dovete servirvene. Rimisi la sua mano sul mio braccio ed entrai nellalbergo.
Ella arretr spaventata. Che penserebbe lalbergatrice, vedendo la sua locataria tornar di notte a casa in compagnia dun signore straniero?
Lalbergatrice comparve nel momento in cui ella mi faceva questa obbiezione. Indifferente a ci che dicevo o facevo, mi annunziai da me come uno dei suoi parenti, e dimandai una camera separata, nella quale potessi scrivere una lettera. Dopo avermi lanciato unocchiata penetrante, lalbergatrice parve convinta daver che fare con un gentiluomo. Ci condusse in una sala dietro lo scrittojo, pose sulla tavola ci che occorreva per scrivere, guard la mia compagna, come una donna soltanto pu guardarne unaltra in certe circostanze, e ci lasci soli.
Era la prima volta che mi trovavo solo in una stanza con lei. Il sentimento della sua situazione delicata aveva avvivato il suo incarnato e i suoi occhi. Confusa e irresoluta si appoggiava con una mano alla tavola. La sua corporatura solida e flessibile sinclinava in una attitudine di grazia ingenua, assolutamente stupenda a contemplarsi. Io non pronunciai una parola; i miei occhi soltanto denotavano la mia ammirazione, e gli utensili da scrivere, rimanevano oziosi dinanzi a me sulla tavola Quanto tempo avrebbe potuto durare questo silenzio, non posso dirlo. Ella lo ruppe bruscamente. Il suo istinto lavvertiva di ci che poteva presentar di pericolo nella nostra situazione. Ella si volse verso di me con uno sforzo e mi disse con molto imbarazzo:
Non credo che possiate scrivere la vostra lettera stasera, signore.
E perch?
Voi non mi conoscete. Non potete certamente raccomandare una persona che vi  straniera. Ed io sono peggio duna straniera. Sono una miserabile che ha tentato di commettere un gran peccato; ho cercato di distruggermi. Forse la disgrazia che mi opprime potrebbe servirmi di scusa, se la conosceste. Bisogna che la conosciate. Ma  troppo tardi questa notte: sono profondamente stanca, e poi vi sono certe cose, signore, che non  facile ad una donna di raccontare in presenza di un uomo.
La sua testa cadde sul suo petto; le sue labbra delicate tremarono un poco ed ella tacque. Il mezzo di rassicurarla e di consolarla si trovava chiaramente a mia portata, se sapevo adoperarlo. Lo adoperai senza fermarmi a riflettere.
Ricordandole che ella mi aveva offerto di scrivermi, quando ci eravamo incontrati la sera stessa, la invitai ad attendere, per narrarmi la trista storia delle sue disgrazie, che le convenisse di dirigermene il racconto sotto forma di lettera.
Frattanto, aggiunsi, ho la pi perfetta confidenza in voi, e vi dimando, come un favore, di permettermi di darvene una prova. Posso raccomandarvi a una sarta di Londra alla testa di un gran magazzino, e lo far prima di lasciarvi stasera.
Tuffai la mia penna nellinchiostro pronunziando queste parole. Permettetemi di confessarvi francamente fin dove mi trascin il mio infatuamento. La sarta della quale avevo parlato era stata cameriera di mia madre, e si era collocata col denaro che le aveva prestato il fu mio patrigno Germaine.
Mi servivo dei loro nomi senza scrupolo, e scrissi la mia raccomandazione in termini che la migliore delle donne e la pi abile delle sarte, non avrebbe mai sperato di potersi meritare. Si trover qualcuno per iscusarmi? I rari individui che hanno amato e che non lo hanno ancora completamente dimenticato lo potranno forse. Poco importa; non merito scusa alcuna.
Le porsi la mia lettera aperta perch la leggesse.
Ella arross deliziosamente, e mi gett un tenero sguardo, che mi ricordai troppo bene pi tardi. Un momento dopo con mio grande stupore, quella mobile creatura cangi nuovamente daspetto. Qualche inopinata riflessione parve le fosse sopraggiunta. Impallid; i lineamenti del suo volto dolcemente soddisfatti sindurirono a poco a poco; mi volse un triste sguardo di confusione e di disperazione, e posando la lettera dinanzi a me, sulla tavola, mi disse timidamente:
Vorreste aggiungervi un post scriptum, signore?
Soppressi meglio che potei ogni indizio di sorpresa, e ripresi la penna.
Volete aggiungere, continu dessa, che non debbo prima esser presa che in prova, e che non posso impegnarmi per pi... Qui la sua voce si abbass talmente che durai fatica a udir le sue ultime parole per pi di tre mesi?
Non era forse dato alla natura umana dovrei forse dire alla natura dun uomo posto nella mia situazione di potersi astenere dal manifestare qualche po di curiosit, per la dimanda di aggiungere un simile post scriptum ad una lettera di raccomandazione.
Avete in vista qualche altro impiego? le dimandai.
Nessuno, mi rispose a testa bassa ed evitando i miei sguardi.
Un sospetto indegno di lei, vil frutto della gelosia, mi balen nella mente.
Avete qualche amico assente, continuai, che possa esser per voi migliore di me, se gliene date il tempo?
Rialz la sua nobile testa. I suoi grandi occhi si fermarono su me con unespressione di dolce rimprovero.
Non ho neppure un amico nel mondo, mi disse. Per amor di Dio, non minterrogate di pi questa sera.
Mi alzai e le consegnai la lettera col post scriptum, scritto sotto la sua dettatura.
Eravamo entrambi in piedi vicino alla tavola. Ci guardammo un istante in silenzio.
Come posso ringraziarvi? mormor a fior di labbro. Oh! signore, mi mostrer degna della confidenza che mi addimostrate.
I suoi occhi si inumidirono; il suo incarnato impallid e il suo seno si sollev. Non credo esista un uomo che avesse potuto resistere in quel momento.
Perdei ogni impero su me stesso; la strinsi nelle mie braccia mormorando: Vi amo! e labbracciai con passione.
Per un momento rimase tremante e inerte sul mio petto; per un momento le sue labbra imbalsamate risposero dolcemente ai miei baci. Un momento dopo ella si svincolava dalle mie braccia, rabbrividendo dalla testa ai piedi, e gettava a terra con indignazione, la lettera che le avevo data.
Perch osate abusare di me? Perch osate toccarmi? sclam. Riprendete la vostra lettera, signore; ricuso di accettarla. Non vi riparler pi in vita mia. Non sapete cosa avete fatto. Non sapete quanto mi avete profondamente ferita. Oh! fece gettandosi con disperazione sul sof che si trovava a lei vicino, ricuperer mai la mia stima? Mi perdoner mai ci che ho fatto stasera?
Implorai il suo perdono; e lassicurai del mio pentimento e del mio dispiacere in termini realmente usciti dal cuore. La violenza della sua agitazione non mi affliggeva soltanto; mi spaventava seriamente.
Si ricompose dopo qualche tempo; si alz e con una modesta dignit mi stese silenziosamente la mano, in prova che aveva accettato il mio pentimento.
Mi accorderete il tempo di espiare il mio fallo, le dissi. Non perderete tutta la confidenza che avete in me? Quando non fosse che per provarvi che non sono completamente indegno del vostro perdono, permettetemi di rivedervi allora che vi piacer, ed in presenza di una terza persona, se lo desiderate.
Vi scriver, mi rispose.
Dimani?
Dimani.
Raccolsi sul pavimento la lettera di raccomandazione.
Che la vostra bont per me sia completa, le dissi. Non mi fate lingiuria di rifiutare la mia lettera.
Laccetto, rispose tranquillamente. Grazie per averla scritta. Ed ora ritiratevi, ve ne prego. Buona notte.
La lasciai pallida e trista, con la mia lettera in mano. La lasciai, con lo spirito agitato da mille emozioni contradittorie, che si ridussero camminando a due sentimenti dominatori: il mio amore per lei pi fervido che mai, e la speranza di rivederla lindomani.
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CAPITOLO 12.
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Le disgrazie della signora Van Brandt.
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Un uomo che ho passata una serata come quella che ho raccontato, pu dopo andare a dormire, se non ha altro di meglio a fare. Ma non deve contare nel numero delle sue ragionevoli previsioni la speranza di riposar la notte. La mattina era molto inoltrata e lalbergo era in movimento, quando il sonno venne a chiudermi gli occhi. Quando mi svegliai, il mio orologio mindic che era quasi mezzogiorno.
Tirai il cordone del campanello. Il mio domestico comparve, con una lettera in mano. Erano tre ore che quella lettera si trovava allalbergo, recatavi da una signora, venuta in carrozza e ripartita nel modo istesso.
Entrando nella mia camera, il domestico che aveva ricevuto ordine di svegliarmi, se nera andato, lasciando la lettera sulla tavola dellanticamera, fino al momento in cui aveva udito il campanello.
Indovinando facilmente chi poteva essere il mio corrispondente, aprii la lettera. Ne cadde una busta, alla quale non prestai pel momento alcuna attenzione. La sola lettera minteressava. Ne divorai le prime linee. Esse mi annunciavano che colei che mi scriveva mi sfuggiva una seconda volta. Ella aveva abbandonato Edimburgo di buonora, sul mattino. La busta caduta per terra conteneva la mia lettera dintroduzione che mi rinviava.
Fui pi che irritato contro di lei; risentii la sua seconda fuga come un oltraggio diretto. Mi vestii in cinque minuti, e mi recai allalbergo della Canongate, tanto prontamente quanto un cavallo poteva condurmici.
I domestici non poterono darmi nessuna informazione. La sua fuga si era effettuata alla loro insaputa.
Lalbergatrice, alla quale mi diressi dopo, ricus assolutamente di ajutarmi nelle ricerche.
Ho promesso aIla signora, mi disse quella donna ostinata, di non rispondere una parola alle dimande che potreste dirigermi sul di lei conto. Ella agisce, secondo me, da donna onesta, sottraendosi ad ogni relazione con voi. Vi ho veduto attraverso la serratura la scorsa notte, signore. Vi auguro il buon giorno.
Di ritorno al mio alloggio, tentai tutti i mezzi per iscoprire ci che nera avvenuto. Trovai il cocchiere che laveva accompagnata fino ad una bottega, dovera scesa di carrozza, congedandolo. Interrogai il bottegajo. Questi ricord di avere venduto alcuni articoli di biancheria ad una signora, il cui velo era abbassato, e che portava in mano una valigia; ma non sapeva altro. Diedi i suoi contrassegni in vari uffici di vetture pubbliche. Tre giovani signore eleganti, col velo abbassato e con un pacco da viaggio in mano, vi corrispondevano; ma quale delle tre era la fuggitiva? Allepoca delle strade ferrate e del telegrafo elettrico, avrei forse ritrovato le sue tracce; ma allepoca di cui parlo, ella sfid tutte le mie ricerche.
Lessi e rilessi la sua lettera con la speranza che qualche parola sfuggita alla sua penna mi fornirebbe il filo conduttore che non avevo potuto trovare altrove. Ecco il racconto che dessa mi indirizzava copiato parola per parola dalloriginale:
Caro signore, perdonatemi di fuggirvi nuovamente, come ho fatto nel Pertshire. Dopo quanto  successo jeri sera, e conoscendo la mia propria debolezza e linfluenza che pare esercitiate su me, non ho altro partito a prendere che quello di ringraziarvi cordialmente delle vostre bont e di dirvi addio. La mia triste posizione mi servir di scusa per separarmi da voi cos scortesemente per osar di rimandarvi la vostra lettera di raccomandazione. Se me ne servissi, non farei che darvi i mezzi di comunicar con me, e, nel vostro interesse come nel mio, ci non devessere. Non debbo fornirvi una nuova occasione di dirmi che mi amate; bisogna che io parta senza lasciare dietro di me alcuna traccia che possa farvi scoprir le mie tracce.
Ma non posso dimenticar che debbo la mia povera esistenza alla vostra compassione e al vostro coraggio. Voi mi avete salvata ed avete perci il diritto di conoscere il motivo che mi aveva spinto ad annegarmi, e la mia situazione attuale, poich, grazie a voi, signore, vivo ancora, Voi leggerete la mia triste istoria ed io procurer di narrarvela quanto pi brevemente potr.
Mi sono maritata da poco tempo ad un gentiluomo olandese nominato Van Brandt. Scusatemi, vi prego, di tacer sulla mia famiglia. Ho tentato di parlarvi del fu mio carissimo padre e del nostro antico domicilio, ma le lagrime mi salgono agli occhi, pensando al mio felice passato: non posso realmente leggere ci che io tento di scrivere.
Lasciatemi dunque limitarmi a dirvi che il signor Van Brandt, era stato fortemente raccomandato a mio padre, prima del nostro matrimonio. Ho poi saputo che aveva ottenuto quelle raccomandazioni sotto un falso pretesto che  inutile rivelarvi. Ignorante del suo passato, vivevo felice con lui. Non posso lealmente affermare che egli sia stato loggetto del mio primo amore; ma era la sola persona al mondo sulla quale potessi appoggiarmi dopo la morte di mio padre. Lo stimavo e lonoravo, e posso dire senza vanit che fui per lui una eccellente sposa.
Il tempo pass dunque, signore, molto felicemente fino alla sera in cui cincontrammo sul ponte.
Ero sola nel nostro giardino, occupata a pulire i nostri arbusti, quando la serva venne a prevenirmi che una signora forestiera, arrivata alla porta in carrozza, desiderava parlare alla signora Van Brandt. Incaricai la serva dandare innanzi e dintrodurre la signora nel salotto, e la seguii per ricever la mia visitatrice non appena ebbi riparato al disordine della mia toeletta. Era una terribile donna, dal viso ardente e colorato, e dagli occhi brillanti ed impudenti. Siete voi la signora Van Brandt? mi disse. Risposi di s. Siete voi realmente maritata? continu. Questa dimanda, naturalmente mi fece uscir dai gangheri. E come osate dubitarne? sclamai. Ella mi rise in faccia. Mandate a chiamare il signor Van Brandt, grid quella donna. Andai nel corridojo e chiamai mio marito che stava scrivendo nella sua camera. Ernesto, gli dissi, vi  qui una persona che mi ha insultato. Scendete subito. Egli usc di camera non appena mi ud. La donna mi segu nel corridojo per incontrarlo, e gli fece un profondo saluto. Lui, divenne mortalmente pallido scorgendola. Ci mi spavento; e gli dissi: Per lamor di Dio, che significa questo? Mi prese per un braccio e mi rispose: Lo saprete fra poco. Tornate in giardino e non venite in casa se non quando vi chiamer. I suoi sguardi erano s spaventevoli, ed egli si rassomigliava s poco, che dichiaro dessere stata impaurita, e che mi lasciai condurre fino alla porta del giardino. Egli mi strinse la mano. Per riguardo a voi, mia diletta, fate ci che dimando. Entrai nel giardino e mi assisi sulla panchina pi prossima per aspettarvi miserabilmente quel che stava per succedere.
Quanto tempo vi rimasi, lo ignoro. La mia inquietudine raggiunse finalmente un tal punto che non potei sopportarla pi a lungo. Mi arrischiai a rientrare in casa.
Ascoltai nel corridojo e non udii nulla. Mi avvicinai alla porta del salotto. Il silenzio vi regnava. Presi coraggio ed aprii la porta.
La stanza era vuota. Vi era una lettera sulla tavola. Laprii e la lessi Essa mi fece sapere che era abbandonata, disonorata, rovinata. La donna dal viso ardente, dagli occhi sfacciati, era le moglie legittima di Van Brandt. Ella gli aveva dato a scegliere, fra partire immediatamente con lei o esser processato per bigamia. Era partito, e mi aveva abbandonata.
Ricordatevi, signore, che avevo perduto mio padre e mia madre. Non avevo amici. Ero sola al mondo, senza un essere vicino a me, per consolarmi e consigliarmi. E ricordatevi anco che ho un carattere, che risente vivissimamente le pi piccole mancanze di riguardo e le minime ingiurie. Vi chiederete adesso ci che occupava la mia mente quella sera sul ponte?
Pensate a questo! Non avrei mai tentato di distruggermi, se avessi soltanto potuto piangere. Non mi venne nemmeno una lagrima. Uno stordimento generale, compresse come in una morsa la mia testa e il mio cuore. Mi diressi risolutamente verso la riviera e mi dissi tranquillamente camminando: Ecco la fine di tutto: e il pi presto sar il meglio.
Ci che avvenne, lo sapete bene quanto me. Posso dunque passare allindomani mattina, quando vi lasciai, con tanta ingratitudine, nellalbergo alla riva del corso dacqua.
Non avevo che una ragione, signore, per partire con la prima vettura che potesse condurmi, era il timore che Van Brandt non pervenisse a ritrovarmi se restavo sul Pertshire. La lettera che egli aveva lasciato sulla tavola era piena di espressioni damore e di rimorso, senza contare le scuse della sua infame condotta verso di me. Egli dichiarava che era stato trascinato a sposar segretamente una donna perduta, quando non era quasi nemmeno un giovinotto. Avevano vissuto separati di comune accordo, e quando mi corteggi cred con ragione che ella fosse morta. In qual modo era stato ingannato a questo proposito, e come aveva ella saputo che mi aveva sposata? Ecco ci che gli rimaneva a scoprire. Conoscendo il di lei carattere collerico, laveva seguita, come il solo mezzo di prevenire una querela al tribunale e uno scandalo nel vicinato. In un giorno o due, calcolava poter riacquistare la sua libert, mediante un supplemento allassegno pecuniario, che ella aveva gi ricevuto da lui. Sarebbe poi tornato a prendermi, per condurmi allestero e pormi al sicuro da qualunque noja.
Comprendete adesso, signore, il rischio che correvo dessere scoperta da lui se rimanevo nel vicinato? Il solo pensiero di ci mi faceva fremere. Ero risoluta a non riveder mai luomo che mi aveva tanto crudelmente ingannata. Sono sempre nella medesima disposizione, con questa differenza, che acconsentirei forse a rivederlo, se fossi positivamente certa della morte di quella donna. Ma ci  non  probabile. Proseguo dunque la mia lettera per raccontarvi ci che feci giungendo a Edimburgo.
Il cocchiere mi raccomand nella casa della Canongate, che mavete veduta abitare. Scrissi il giorno medesimo a dei parenti di mio padre che abitano a Glascow per dir loro dovero e in qual posizione mi trovavo.
Ricevei risposta col ritorno del corriere. Il capo della famiglia e sua moglie, mi pregavano di non andare a Glascow. Essi avevano affari ad Edimburgo, e potevo contare di vederli entrambi fra pochi giorni.
Vennero secondo la loro promessa, e si mostrarono amabilissimi. Inoltre, mi prestarono una piccola somma di denaro, quandebbero constatato quanto la mia borsa era mal guarnita. Ma non credo che n il marito n la moglie sinteressassero molto di me.
Il giorno in cui la partenza de miei parenti mi lasci senza amici, fu anco il giorno, signore, in cui ebbi il sogno o la visione che vi ho raccontato. Rimasi nella casa di Canongate, in parte perch lalbergatrice si mostr buona per me, in parte perch ero s scoraggiata dalla mia posizione, che non sapevo realmente che fare.
 in questa miserabile posizione che mavete scoperta, durante la mia passeggiata favorita di Holyrood, al pozzo di SantAndrea. Credetemi, il vostro benevolo interesse alla mia sorte non  caduto sopra una donna ingrata. Non potevo dimandare alla provvidenza pi gran fortuna di quella di trovare un fratello ed un amico come voi. Avete voi stesso distrutto questa speranza con le vostre parole, mentre ci trovavamo soli nella sala dellalbergo. Io non vi biasimo; temo che a mia insaputa, le mie maniere abbiano potuto darvi qualche incoraggiamento. Sono pertanto afflitta, afflittissima, che non mi resti altro onorevole partito da prendere che quello di non pi rivedervi.
Dopo matura riflessione, mi sono decisa ad andare a trovare i parenti di mio padre, ai quali non mi sono ancora diretta. La sola speranza che mi resta,  di essere ajutata da loro, a guadagnarmi onestamente la vita. Dio vi benedica, signor Germaine! Vi auguro prosperit e felicit dal fondo dellanima mia, e sono la vostra serva riconoscente
M. VAN BRANDT.
PS. Firmo col mio nome, o col nome che ho creduto in passato essere il mio, come prova che ho onestamente scritto la verit su me, dalla prima allultima parola. Per lavvenire mi abbisogner prenderne un altro onde esser sicura. Avrei preferito riprender quello che portavo quandero una felice giovinetta, ma Van Brandt lo conosce e, inoltre, per quanto innocentemente ci sia avvenuto, lho avvisato. Addio signore, ed anco una volta grazie.
Cos terminava la lettera.
La lessi con lumore dun uomo completamente disilluso e perfettamente irragionevole. Qualunque cosa avesse fatto, la povera signora Van Brandt, aveva torto. Aveva avuto torto in primo luogo, di maritarsi. Aveva avuto torto di rimandarmi la mia lettera di raccomandazione, dopo la pena che mi ero data per modificarla secondo il suo capriccio. Aveva avuto torto di considerare da un punto di vista troppo schifiltoso, una tenera dichiarazione, e di avermi fuggito come se fossi stato un furfante del genere di Van Brandt. Finalmente, e peggio di tutto ci, ella aveva avuto torto di non firmare che con la lettera iniziale del suo nome di battesimo. Mi sentivo appassionatamente innamorato duna donna e non sapevo con qual nome adorato identificarla ne miei pensieri. M. Van Brandt! Potevo chiamarla Maria, Margherita, Marta, Mabel, Maddalena! No, Maria no! Il mio antico amore infantile era morto e sparito, ma dovevo un po di rispetto alla sua memoria. Se la Maria de miei giorni di fanciullezza viveva ancora, e se lavessi incontrata, mavrebbe essa trattato come questa donna? Giammai. Era un fare ingiuria a Maria prestare il suo nome a questa creatura senza cuore. Perch pensarci ancora? Perch degradarmi sforzandomi di scoprire nella sua lettera un mezzo di ritrovarla?
Era pura pazzia, tentar dinseguire una donna partita non sapevo per dove, e che minformava da s che stava per prendere un nome in prestito. Avevo forse perduto ogni orgoglio, ogni rispetto per me stesso?
Nel fior dellet, con un bel patrimonio, aveva dinanzi a me lavvenire pieno di volti femminei interessanti e di soavi figure donnesche; qual partito mi conveniva di prendere? Ritornare alla mia casa di campagna e piangervi la perdita duna donna che maveva deliberatamente abbandonato? Oppure prendere un corriere e una carrozza da viaggio e andare a dimenticarla allegramente allestero in mezzo a figure e a scene nuove? Nel mio stato dumore, lidea dun piacevole giro per lEuropa, infiamm la mia immaginazione. Feci dunque stupir le genti dellalbergo, dando lordine di cessare ogni ricerca concernente la signora Van Brandt. Poi scrissi a mia madre per annunziarle francamente e intierammte i miei nuovi progetti.
La sua risposta mi giunse al ritorno del corriere.
Con mia sorpresa e viva soddisfazione, la mia buona madre non si limitava ad approvar formalmente la mia nuova risoluzione, ma con una energia che non mi sarei aspettata in lei, aveva preso le opportune disposizioni per abbandonar la casa ed era partita per Edimburgo, onde divenir mia compagna di viaggio.
Voi non partirete solo, Giorgio, mi scriveva essa, fintanto che mi resteranno forza e coraggio per tenervi compagnia.
Tre giorni dopo, i nostri preparativi erano terminati e ci dirigevamo verso il continente.
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CAPITOLO 13.
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Incurabile.
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Visitammo la Francia, la Germania e lItalia, e rimanemmo assenti dallInghilterra per quasi due anni.
Il tempo e il cambiamento di luogo giustificarono la mia confidenza in essi? Limmagine della signora Van Brandt si cancell dalla mia mente? No! qualunque cosa facessi, ero sempre, per parlare il linguaggio profetico della vecchia Dermody, sulla via della mia futura riunione con la mia anima sorella. I due o tre primi mesi del nostro viaggio, fui visitato ne miei sogni dalla donna che mi era fuggita tanto risolutamente. Vedendola nel mio sonno, sempre graziosa, sempre incantevole, sempre modestamente tenera verso di me, vivevo nellardente speranza di riveder la sua apparizione durante le mie veglie o di trovarmi di nuovo chiamato ad incontrarla in un luogo ed in punti stabiliti. La mia aspettazione non si realizz; niuna apparizione si manifest a me. I miei segni divennero anzi meno frequenti e meno reali, per cessare un giorno completamente. Era un segno che i suoi giorni davversit eran cessati? Non avendo pi bisogno di soccorsi, aveva ella perduto ogni memoria delluomo che tent di soccorrerla? Non dovevamo pi rivederci?
Io mi dicevo: Sarei indegno dessere uomo se ora non la dimenticassi.
Ma a dispetto di tutto, ella conservava il suo posto nella mia memoria.
Vidi tutte le meraviglie dellarte e della natura, che possano offrire i paesi stranieri. Vissi in mezzo allo splendore abbagliante della miglior societ di Parigi, di Roma e di Vienna. Passai le mie giornate e le mie serate in compagnia delle donne pi belle e pi compite dEuropa, e nondimeno la figura solitaria veduta al pozzo di SantAntonio e i suoi grandi occhi grigi che mi avevano guardato tanto tristamente al momento della nostra separazione, vivevano sempre nella mia memoria, e la loro immagine rimaneva incisa nel mio cuore.
Che io resistessi alla mia infatuazione o che la subissi, non aspiravo meno perci a rivederla.
Feci tutto il mio possibile per celare a mia madre lo stato del mio spirito. Ma i suoi sguardi affettuosi, penetrarono il mio segreto; ella comprese le mie sofferenze e vi partecip. Molte volte mi disse:
Giorgio, non giungerete ad alcun risultato soddisfacente coi viaggi; ritorniamo a casa nostra.
Molte volte gli risposi con la risoluzione amara e ostinata della disperazione:
No; tentiamo ancora nuove figure e nuove scene.
Non fu che quando mi accorsi che la sua salute e le sue forze declinavano per la fatica dun viaggio continuo, che acconsentii ad abbandonar la ricerca delloblio ed a tornar finalmente nella nostra patria.
Decisi mia madre a rimanere e a riposarsi nel nostro palazzo di Londra, prima di tornare alla nostra casa di campagna del Pertshire, sua favorita dimora.
Inutile dire che rimasi con lei a Londra. Mia madre rappresentava allora il solo interesse che mi univa nobilmente e teneramente alla vita. La politica, la letteratura, lorticoltura, occupazioni abituali di un uomo nella mia posizione, non esercitavano pi alcuna attrattiva su me.
Eravamo arrivati a Londra allepoca che si chiama lo zenit della stagione. Fra i successi scenici dellannata, parlo dun tempo in cui il ballo era ancora una forma popolare dei divertimenti pubblici, si citava una certa ballerina la cui grazia e bellezza eccitavano lammirazione universale. Per tutto dove andavo, mi si domandava se laveva veduta, tanto che a titolo dunico indifferente per la divinit regnante dellOpera, la mia posizione sociale mi divenne insopportabile. La prima volta che fui, in seguito, invitato ad accettare un posto in un palco, accettai a seguire contro genio lesempio di tutti gli altri; in altri termini andai allOpera.
La prima parte della rappresentazione era terminata quando entrammo nella sala, ed il ballo non era ancora incominciato. I miei amici si divertirono a cercar nei palchi e nei posti distinti, visi di conoscenza. Io mi sedei in un angolo, sopra una sedia e aspettai il ballo, con la mente a mille leghe dal teatro.
La signora che era seduta vicino a me detestava, come tutte le signore, la vicinanza dun uomo silenzioso. Risolse di farmi parlare.
Ditemi, signor Germaine, disse, avete veduto mai una sala piena come quella di stasera?
Mi porse il suo binocolo, parlando. Mi curvai sul davanzale del palco per esaminar gli spettatori.
Era uno spettacolo veramente meravigliose. Alzando gradatamente il binocolo dalla platea al soffitto, il menomo spazio utilizzabile mi parve occupato. Di ascensione in ascensione, i miei sguardi giunsero fino alla galleria. Anco alla distanza in cui mi trovavo, leccellente cannocchiale che avevo fra mano recava vicinissimi a me i volti degli spettatori. Esaminai dapprima le persone che occupavano la prima fila dei posti della galleria.
Feci correr lentamente il binocolo lungo il semicerchio formato dai sedili, ma mi fermai ad un tratto raggiungendo il centro.
Il mio cuore balz come se avesse voluto scapparmi dal petto.
Non vera da ingannarsi su quel volto che spiccava in mezzo alle fisonomie comuni che lo circondavano; avevo ritrovato la signora Van Brandt.
Era seduta sul davanti, ma non era sola. Un uomo, che occupava il sedile immediatamente situato dietro al suo, si curvava di tempo in tempo per parlarle. Ed essa lo ascoltava, da quanto potevo giudicarne, con aria trista e stanca. Chi era quelluomo? Perverrei o no a saperlo, ma comunque fosse, decisi di parlare alla signora Van Brandt.
Il sipario si alz pel ballo. Mi scusai meglio che potei co miei amici e lasciai immediatamente il palco.
Tentai inutilmente dottenere accesso alla galleria. Ricusarono il mio denaro. Non vi era nemmen posto per stare in piedi in quella parte del teatro.
Non mi rimaneva che una risorsa. Uscii in istrada per aspettare la signora Van Brandt alla porta della galleria, alla fine dello spettacolo.
Chi era luomo che laccompagnava, luomo che avevo veduto dietro ad essa, e che le parlava famigliarmente per disopra le sue spalle? Durante la mia passeggiata in lungo ed in largo davanti alla porta, questo quesito simpadron del mio spirito con una tale fissit, che divenne insopportabile. Tornai nel palco de miei amici, unicamente e semplicemente per esaminare di nuovo quelluomo.
Non mi ricordo quali scuse offrii della mia strana condotta. Munito nuovamente del binocolo che mi ero fatto imprestare dalla mia vicina e che ritenni senza scrupolo, mi trovai solo nella folla degli spettatori a volgere il dorso alla scena e concentrai tutta la mia attenzione sui sedili della galleria.
Egli stava dietro di lei, fascinato secondo ogni apparenza dalle attrattive della bella danzatrice. La signora Van Brandt, al contrario, pareva prender poco diletto allo spettacolo rappresentato sulla scena. Ma pareva che contemplasse con aria distratta e affaticata. Quando gli applausi scoppiavano in grida e in batter frenetici di mani, ella rimaneva completamente fredda dinanzi lentusiasmo che trascinava luditorio. Luomo collocato dietro di lei, annojato, supposi, della marcata indifferenza che ella dimostrava per lo spettacolo, le batteva con impazienza sulla spalla, come se la credesse capace dessersi addormentata sulla sua sedia.
Questa famigliarit, confermando il sospetto che laveva identificato nel mio spirito con Van Brandt, mi esasper al punto che dissi o feci qualche cosa, che necessit lintervento duno dei signori del palco.
Se non potete contenervi, mormor, farete meglio ad andarvene.
Mi diresse queste parole con lautorit dun vecchio amico, ed io ebbi abbastanza buon senso per accettare il suo consiglio e tornare al mio posto alla porta della galleria.
Lo spettacolo fin un po avanti mezzanotte. Gli spettatori cominciarono a uscir dal teatro.
Mi nascosi in un canto, dietro la porta in faccia alla scala, ed aspettai. Dopo un intervallo che mi parve interminabile, ella mi apparve col suo compagno, mentre discendeva lentamente. Portava un lungo scialle nero, e la sua testa era riparata sotto un cappuccio di forma bizzarra che pareva, su lei, la pi seducente acconciatura che potesse portare una donna. Al momento in cui passavano vicino a me; udii luomo parlarle in tono di cattivo umore e di noja:
 un gettar via il denaro, diceva, a condurvi allOpera.
Non sto bene, rispose lei con la testa e gli occhi rivolti al suolo. Sono indisposta stasera.
Volete prendere una carrozza o camminare?
Camminer, se lo permettete.
Li seguii senza esser veduto ed aspettai per avvicinarla che la folla che li circondava si fosse dispersa. Dopo pochi minuti, entrarono in una via isolata e tranquilla. Affrettai il passo fino a che non mi trovai ai loro fianchi, e allora mi tolsi il cappello dirigendo a lei la parola.
Ella mi riconobbe con un grido di stupore. Per un istante, il suo volto sillumin, radioso della pi incantevole espressione di piacere che io abbia contemplato sopra un volto umano. Un momento dopo tutto era cangiato. I suoi graziosi lineamenti sincupirono e sindurirono; rimase dinanzi a me come una donna oppressa dalla vergogna, senza pronunziare una parola, senza accettar la mano che le stendevo.
Il suo compagno ruppe il silenzio.
Chi  questo signore? dimand con un accento straniero e col tono e le maniere insolenti dun uomo maleducato.
Ella si padroneggi dal momento chegli parl.
 il signor Germaine, rispose, un signore che  stato buonissimo per me in Iscozia.
Alz un istante gli occhi su di me e si rifugi, povera donna, sotto una domanda gentile e convenzionale concernente la mia salute.
Spero che vi troviate bene in salute, signor Germaine, disse con voce tanto tremante che era una piet a sentirla.
Le feci la risposta ordinaria, spiegandole che lavevo veduta allOpera.
Dimorate a Londra? le domandai. Potrei aver lonore di venirvi a visitare?
Il suo compagno rispose per lei prima che essa avesse aperta bocca.
Mia moglie vi ringrazia, signore, della vostra gentilezza. Essa non riceve visite. Vi auguriamo la buona notte.
Pronunziando queste parole, si tolse il cappello con una affettazione sardonica di rispetto, e, tenendole il braccio sotto il suo, la forz ad allontanarsi bruscamente con lui. Certo allora che quelluomo non era altro che Van Brandt, stavo per rispondergli fuor dei denti, quando la signora Van Brandt arrest sulle mie labbra le parole acerbe che stavano per uscirne.
Per riguardo a me, mormor, con uno sguardo supplice, che mimpose silenzio allistante.
Dopo tutto, era libera, se ci le conveniva, di tornar con luomo che laveva tanto vilmente abbandonata. La salutai e passai dallaltra parte della via, ma tenendomi dietro ad essi, li seguii fino alla loro porta, e scrissi sul mio taccuino il nome dalla via e il numero della casa.
Il censore pi severo che legge queste linee, non potrebbe disprezzarmi pi di quanto mi disprezzai io stesso. Potevo ancora amare una donna che mi preferiva un simil miserabile? Era incredibile, era rivoltante, ma pure lamavo!
Per la prima volta in vita mia, tentai di perdere nellubbriachezza il sentimento della mia degradazione. Mi recai al mio club, per prendervi parte ad una allegra cena, e tracannai uno dopo laltro parecchi bicchieri di Sciampagna, senza procurarmi la minima parte di buon umore, e senza perdere un solo istante la coscienza della mia riprovevole condotta. Mi coricai disperato, e passai tutta la notte senza dormire, maledicendo la fatal serata in cui avevo ritrovato la donna da me salvata. Ma ad onta delle mie maledizioni sentivo che lamavo sempre!
Fra la lettere deposte sulla mia tavola lindomani mattina ve nerano due, che debbono trovar posto in questo racconto.
La prima era duna scrittura che avevo gi veduta allalbergo di Edimburgo. Il suo autore era la signora Van Brandt,
Nel vostro proprio interesse, diceva quella lettera, non fate alcun tentativo per vedermi, e non fate nessun conto dun invito che riceverete, io temo, assieme a questa lettera. Conduco una vita vergognosa. Sono indegna del vostro interesse. Voi dovete a voi stesso, signore, di dimenticar la miserabile donna, che vi scrive oggi per lultima volta, e che vi dirige con riconoscenza, un ultimo addio.
Queste tristi linee non erano firmate che con le sue iniziali.  inutile dire che non fecero che confermare la mia risoluzione di vederla ad ogni costo. Baciai la carta, sulla quale ella aveva posata la sua mano, e passai alla seconda lettera. Conteneva linvito al quale la mia corrispondente aveva fatto allusione, ed era concepita in questi termini:
Il signor Van Brandt presenta al signor Germaine i suoi complimenti e le sue scuse per la maniera brutale con cui ha ricevuto le gentilezze del signor Germaine. Il signor Van Brandt  spesso colpito da una irritabilit nervosa, e ne soffriva particolarmente jeri sera. Egli spera che il signor Germaine vorr accettare questa candida spiegazione con lo stesso spirito col quale gli  offerta, ed aggiunge che la signora Van Brandt sar incantata di ricevere il signor Germaine tutte le volte che egli vorr farle lonore di una visita.
Era facile di concludere da queste due lettere, che Van Brandt aveva qualche movente sordido per dirigermi quella lettera grottescamente impudente, e che la sciagurata donna che portava il suo nome era profondamente vergognosa di questo procedere. I sospetti che minspirava quelluomo, e i motivi che lo facevano agire, non produssero nel mio spirito alcuna esitazione, rispetto al contegno che avevo risoluto tenere. Al contrario mi congratulai di trovar la via che doveva condurmi ad un colloquio con la signora Van Brandt appianata, qualunque ne fosse il motivo, da Van Brandt in persona.
Aspettai in casa fino a mezzogiorno, ma dopo non potei pi trattenermi. Lasciando una parola di scusa per mia madre, perch mi restava ancora tanto pudore per non osar daffrontare la sua presenza, mi affrettai a profittar dellinvito il giorno stesso in cui lavevo ricevuto.
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CAPITOLO 14.
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La signora Van Brandt in casa sua.
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Quando alzai la mano per tirare il cordone del campanello, la porta sapr per di dentro, e mi trovai in faccia a Van Brandt. Egli aveva il suo cappello in testa, e ci incontravamo proprio al momento, almeno pareva, in cui stava per uscire.
Quanto siete buono, caro signore! Voi mi recate la migliore delle risposte alla mia lettera venendo in persona. La signora Van Brandt  in casa, e sar contentissima. Entrate dunque; ve ne prego.
Apr la porta duna stanza che dava sul pianerottolo. La sua cortesia era ancor pi urtante della sua insolenza.
Sedete, signor Germaine, ve ne prego. Si volse verso la porta aperta e chiam dal fondo della scala, a voce alta e con tono di autorit:
Maria! scendete subito.
Maria! conoscevo finalmente il suo nome e lo venivo a sapere dalla bocca di Van Brandt. Non saprei dire quanto questo nome mirrit passando dalle sue labbra! Per la prima volta dopo molti anni, il mio spirito si riport verso Green Water Broad. Un momento dopo, udii sulla scala il fruscio della veste della signora Van Brandt. Non appena lo udii, gli antichi tempi e gli antichi volti disparvero dal mio pensiero tanto completamente, quanto se non vi fossero mai esistiti. Che aveva essa di comune con la fragile e timida ragazzina, suo omonimo di altri tempi? Quale analogia poteva offrirmi quella sordida casa di Londra col padiglione fiorito e imbalsamato dellamministratore, vicino alle sponde del lago?
Van Brandt si tolse il cappello e mi salut con una servilit scoraggiante.
Ho un appuntamento daffari, mi disse, che mi  impossibile di protrarre. Scusatemi, vi prego. La signora Van Brandt vi far gli onori della casa. Buon giorno.
La porta della casa si apr e si chiuse. Il fruscio della veste si avvicin lentamente. Ella mi comparve davanti.
Signor Germaine! sclamo arretrando come se la mia sola vista la respingesse.  onorevole?  degno di voi? Mi lasciate tendere un agguato per ricevervi, ed accettate Van Brandt per complice! Oh! signore, mi ero abituata a considerarvi come un uomo di cuore! Come mi disingannate amaramente!
I suoi rimproveri strisciarono inavvertiti su me. Essi non fecero che avvivare il suo incarnato ed aumentare lincanto che provavo nel guardarla.
Se mi amaste quanto io vi amo, dissi, comprendereste il perch sono qui. Nessun sagrifizio potrebbe parermi grave, per ritrovarvi dopo due anni dassenza.
Ad un tratto mi si avvicin, e mi fiss con occhio ardentemente scrutatore.
Vi devesser qualche malinteso, riprese. O non avete ricevuto la mia lettera, o non lavete letta.
Lho ricevuta e lho letta.
E la lettera di Van Brandt, lavete letta?
S.
Ella sed allora vicino ad una tavola, e appoggiandovi sopra le braccia, si copr il volto con ambo le mani. Le mie risposte pareva lavessero non solo afflitta, ma turbata.
Tutti gli uomini si somigliano dunque? la udii mormorare. Credevo poter contare sul sentimento di ci che ei doveva a s stesso e sulla sua compassione per me.
Chiusi la porta e mi assisi accanto a lei. Essa ritrasse le sue mani dal viso, sentendomi vicino, e mi guard con una sorpresa fredda e calma.
Che intendete fare? mi domand.
Intendo tentare di riconquistare la vostra stima. Intendo supplicarvi daver piet dun uomo il cui cuore e la cui vita vi appartengono.
Ella si drizz in piedi e si guard intorno a s, con unaria dincredulit, come se dubitasse daver bene inteso le mie parole ultime. Prima che avessi potuto riaprire la bocca, mi fiss repentinamente gli occhi in faccia e colp la tavola con la palma della mano, con una risoluzione tale che credeva non possedesse.
Sentite, mi disse con energia; tutto ci deve finire e finir. Sapete chi  luomo che  uscito di qui? Rispondetemi, signore. Parlo seriamente.
Non cera da stare zitto. Ella era seria; seriissima.
La sua lettera me lo dice, risposi.  il signor Van Brandt.
Ella torn a sedere e volse altrove la testa.
Sapete perch vi ha scritto? mi domand. Sapete perch vi ha invitato a venire in questa casa?
Mi ricordai il sospetto che maveva traversata la mente mentre leggevo la lettera di Van Brandt, e non risposi.
Mi costringete a dir la verit, continu essa. Tornando a casa jeri sera, mi domand chi eravate. Sapevo che siete ricco e che egli aveva bisogno di denaro, gli risposi perci che non conoscevo la vostra posizione sociale.  troppo astuto per credermi. Si rec dunque in un caff per consultare un almanacco dindirizzi. Al suo ritorno mi disse: Il signor Germaine possiede un palazzo in Berkeley square, ed una casa di campagna negli Highlands. Non  dunque giusto che un povero diavolo come me, offenda un uomo come lui. Pretendo farmene un amico, e conto che voi farete altrettanto. Si sed e vi scrisse. Io vivo sotto la protezione di questuomo signor Germaine! Sua moglie non  morta, come potreste supporre. Vive, e lo so. Vi ho scritto che ero indegna del vostro interesse, e voi mi avete costretta a dirvi perch. Ed ora sono abbastanza avvilita per ricondurvi al vostro buon senso?
Me le avvicinai. Essa tent di alzarsi e di allontanarsi. Conoscevo la mia potenza sovra di lei, e ne usai come avrebbe fatto chiunque altro al mio posto. Le presi la mano.
Non credo vi siate avvilita volontariamente, risposi. Siete stata costretta daccettare la vostra posizione attuale. Vi sono delle circostanze che vi scusano, e che mi celate a disegno. Nulla potr convincermi che siate una donna vile! Vi amerei forse come vi amo, se foste realmente indegna di me?
Ella si sforz di ritrar la sua mano, ma io la rattenni nella mia. Cerc allora cangiar conversazione.
Vi  una cosa, della quale non mi avete ancora parlato, disse con debole sorriso forzato. Avete riveduto la mia apparizione dopo che vi ho lasciato?
No! E voi?
Mai pi. Le nostre visioni ci hanno abbandonato entrambi. Potete dirmi perch?
Se la nostra conversazione avesse continuato su questo tono, ci saremmo certamente riconosciuti. Ma termin l. Invece di rispondere alla sua domanda, lattirai pi presso a me, e tornai al soggetto proibito de nostri amori.
Guardatemi, le dissi, e ditemi la verit. Potete vedermi e udirmi senza sentir nel vostro cuore qualche simpatia per me? Vi sono veramente indifferente? Non avete mai pensato a me durante tutto il tempo che  trascorso da che ci siamo veduti lultima volta?
Parlavo come sentivo, con fervore, con passione. Ella fece un ultimo sforzo per respingermi e pieg facendone latto. La sua mano strinse la mia; un debole sospiro sfugg dal suo petto. Poi liberandosi della riserva che si era imposta fino a quel momento.
Ho continuamente pensato a voi, disse. Vi pensavo jeri sera allOpera. Il mio cuore ha balzato entro il mio petto, quando ho udito la vostra voce nella strada.
Mi amate? mormorai.
Amarvi? Il mio cuore vi appartiene mio malgrado! Avvilita come sono, sapendo, come so, che non ne pu accader niente, vi amo, s, vi amo!
E mi gett le braccia al collo, e mi strinse al petto con tutta la sua forza. Un istante dopo cadde alle mie ginocchia.
Oh! non mi tentate! sclam. Abbiate piet di me e lasciatemi.
Non mi ritenni pi. Le parlai anchio pazzamente.
Provatemi che mi amate! le dissi. Lasciatemi togliervi alla degradazione di vivere con questuomo. Lasciatelo allistante e per sempre. Lasciatelo e venite a dividere con me una sorte degna di voi, divenendo mia moglie.
Mai! rispose prosternandosi ai miei piedi.
Perch? quale ostacolo vi si oppone?
Non posso; non oso dirvelo.
Volete scrivermelo?
No, non posso nemmeno scrivervelo. Partite, ve ne supplico, prima che Van Brandt torni. Partite se mi amate e se avete piet di me.
Ella aveva svegliata la mia gelosia, e rifiutai di andarmene.
Insisto per conoscere ci che vi lega a questuomo. Ritorni pure. E se ricusate di rispondere alla mia domanda, la far a lui stesso.
Mi guard smarrita, gettando un grido di terrore; aveva letto sul mio volto la mia risoluzione.
Non mi spaventate, disse. Lasciatemi riflettervi.
In capo ad un istante i suoi occhi brillanti mi rivelarono che ella doveva aver trovato qualche mezzo di superar la difficolt.
Vostra madre  viva? domand.
S.
Pensate che essa acconsentirebbe a vedermi?
Ne sono sicuro, se glielo chiedessi.
Riflett ancora un istante.
Confider a vostra madre qual  questo ostacolo, mi disse in aria pensosa.
Quando?
Domani, a questora.
Si alz sulle ginocchia, con gli occhi pieni di lagrime, e mi attir dolcemente a s.
Abbracciatemi, mormor. Non tornerete mai pi qui! Abbracciatemi per lultima volta.
Le mie labbra avevano appena toccato le sue, che ella si raddrizz in piedi e prese il mio cappello di sulla sedia ove lavevo deposto.
Prendete il vostro cappello, disse. Egli  tornato.
Il mio orecchio, meno sensibile del suo, non aveva udito nulla. Mi alzai e presi il mio cappello per tranquillarla. Al medesimo istante la porta della stanza si apr senza rumore e improvvisamente Van Brandt entr. Lessi sul suo volto che qualche vile motivo lo aveva spinto a sorprenderci e che il risultato della prova lo aveva irritato.
Non partite gi adesso? disse parlandomi con locchio fisso sulla signora Van Brandt. Ho spedito il mio affare in tutta fretta, con la speranza di decidervi a rimanere a far colazione con noi. Levatevi il cappello, signor Germaine. Senza cerimonie!
Siete troppo buono, risposi. Non sono libero oggi. Vi prego unitamente alla signora Van Brandt di scusarmi.
Mi congedai da essa e la vidi impallidir mortalmente dandomi la mano per dirmi addio. Aveva essa a temere qualche brutalit da parte di Van Brandt, appena avrei voltato le spalle? Il solo pensiero mi fece bollire il sangue. Ma pensai ad essa. Nel suo interesse, la sola cosa saggia e giusta da fare era di conciliarmi quel mariuolo prima di abbandonar la casa.
Sono desolato di non poter accettare il vostro invito, gli dissi mentre ci dirigevamo assieme verso le porta. Forse mi offrirete un compenso?
Strizz locchio con malizia.
Che dite dun modesto desinare qui? E una bottiglia di buon vino? Saremo noi tre e un vecchio amico mio, per formare il quartetto. Faremo una partita di whist nella serata. Maria sar la vostra compagna, eh? Volete che sia per posdimani?
Ella ci aveva seguiti fino alla porta tenendosi dietro a Van Brandt, mentre egli mi parlava. Quando menzion il vecchio amico e la partita del whist, il suo volto espresse il pi profondo sentimento di vergogna e di disgusto. Il momento che successe, quando lo ebbe udito fissare a posdimani il giorno del pranzo, i suoi lineamenti si rasserenarono, come sotto limpressione dun repentino sentimento di sollievo.
Che significava questo cangiamento? Dimani, era il giorno che ella aveva fissato per veder mia madre. Pensava ella realmente che, quando avrei saputo il risultato di un tal colloquio, non tornerei mai in quella casa n tenterei pi di rivederla? Era l il segreto della sua calma, quando aveva udito fissare a dopo dimani il giorno del desinare? Accettai linvito, mentre mi dirigevo queste domande, e lasciai la casa col cuore oppresso. Quel bacio daddio, quella calma subitanea al momento della fissazione del giorno del desinare pesavano sul mio spirito. Avrei dato dodici anni della mia vita per sopprimer le prossimo dodici ore.
Ritornai al mio alloggio in questa disposizione di spirito, e mi recai da mia madre.
Siete uscito oggi pi presto del solito, mi disse.  il bel tempo che vi seduce, mio caro?
Si tacque e mi guard pi attentamente.
Giorgio! sclam. Che vi  successo? Dove siete stato?
Le dissi la verit, tanto francamente come la dico adesso qui.
Mia madre arross. Mi guard e mi parl con una severit che le avevo raramente conosciuta.
Bisogna che per la prima volta in vita mia vi richiami al rispetto che dovete a vostra madre? mi chiese.  possibile che contiate sopra una visita da parte mia ad una donna che di sua propria confessione...
Conto che andrete a render visita ad una donna, la quale non avrebbe che una parola a dire per diventar vostra nuora, replicai interrompendola. Certo, non vi dimando nulla che sia indegno di voi.
Mia madre mi squadr spaventata.
Pretendete dunque, Giorgio, di averle offerto di sposarla?
S.
Ed ha ricusato?
Ha ricusato perch vi  un ostacolo da parte sua. Ho tentato invano di ottenere una spiegazione. Ella mi ha promesso di confidarsi intieramente a voi.
La gravit del caso produsse il suo effetto. Mia madre pieg. Ella mi porse le tavolette davorio, sulle quali aveva labitudine dinscrivere i suoi impegni.
Scrivetemi il suo nome e il suo indirizzo, mi disse con rassegnazione.
Andremo assieme; risposi, e aspetter alla porta nella carrozza. Bisogna che sappia ci che sar successo fra la signora Brandt e voi, non appena lavrete lasciata.
 serio quanto dite, Giorgio?
S, madre mia,  serio quel che dico.
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CAPITOLO 15.
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Sono vinto dallostacolo.
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Quanto tempo rimasi solo nella carrozza alla porta della signora Van Brandt? A giudicar dalle mie sensazioni, attesi un mezzo secolo. A giudicarne dal mio orologio aspettai una mezzora.
Quando mia madre venne a raggiungermi, la speranza che avevo carezzato dun risultato favorevole del suo colloquio con la signora Van Brandt, svan prima che ella avesse aperto la bocca. Lessi sul di lei volto che un ostacolo al disopra del mio potere si elevava fra me e il pi caro voto della mia vita.
Datemi la trista notizia, le dissi mentre ci allontanavamo dalla casa, e datemela subito.
Ve la dar, Giorgio, rispose mestamente mia madre. Mi ha pregato essa stessa di dirvi tutto. Bisogna disingannarlo, ha detto, ma che almeno sia il pi dolcemente possibile. Dopo queste parole, mi ha confidato la storia del suo matrimonio che voi gi conoscete. Poi mi ha narrato il suo incontro con voi a Edimburgo, e le circostanze che lhanno spinta a vivere al modo che vive adesso. Mi ha pregato specialmente di ripetervi questultima parte del suo racconto. Vi sentite abbastanza calmo per udirlo adesso, o preferite aspettare?
Ditemelo subito, mamma, e, per quanto potrete, servendovi delle sue stesse parole.
Vi ripeter ci che ella mi ha detto, mio caro, il pi fedelmente possibile. Dopo avermi raccontata la morte di suo padre, ha aggiunto che non aveva che due parenti vivi. Ho una zia maritata a Londra ed una zia maritata a Glasgow, disse. Quando lasciai Edimburgo venni a trovar la mia zia a Londra. Essa e mio padre non erano vissuti in buona intelligenza; ella rimproverava al mio genitore di averla trascurata. Ma la sua morte laveva riconciliata con lui e con me. Mi ricev teneramente e mi procur un posto in una bottega, ove rimasi tre mesi, in capo ai quali fui costretta ad uscirne.
Mia madre si ferm a questo punto. Pensai subito allo strano post scriptum che la signora Van Brandt mi aveva fatto aggiungere alla lettera che avevo scritto per lei allalbergo di Edimburgo. Ella aveva anco allora calcolato di non poter rimanere impiegata se non tre mesi.
Chi lobbligava a lasciar il suo posto?
Le ho fatto anchio questa domanda, rispose mia madre. Non mi ha risposto direttamente; ha cambiato di colore ed  parsa confusa. Ve lo dir pi tardi, signora, mi disse. Adesso lasciatemi continuare ve ne prego. Mia zia si adir perch lasciavo il mio posto, e si adir viemaggiormente quando gliene dissi la ragione. Mi rimprover di aver mancato a ci che le dovevo, non confessandole francamente subito tutta la verit. Ci separammo freddamente. Avevo economizzato un po di denaro sui miei guadagni, e mi trassi assai bene dimpaccio finch durarono le mie economie. Quando le ebbi finite, tentai trovare un altro impiego; ma non ci riuscii. Mia zia mi disse, ed era vero, che quanto possedeva suo marito, bastava appena per sostener la sua famiglia; essa non poteva far nulla per me, ed io nemmeno. Scrissi allora alla mia zia di Glasgow, e non ne ricevei neppur risposta. Avevo dunque in faccia a me lo scioglimento assoluto, quando lessi in un giornale un avviso che mi dirigeva Van Brandt. Egli mi supplicava di scrivergli, dichiarando che la vita senza di me gli era insopportabile, e mi dichiarava che la mia tranquillit non sarebbe pi turbata, se tornavo a viver con lui. Se non avessi dovuto inquietarmi che di me, avrei preferito mendicare un tozzo di pane nella via anzich ritornar seco...
Qui interruppi il racconto di mia madre.
Di qual altra persona poteva ella inquietarsi?
 possibile, Giorgio, replic mia madre, che non indoviniate ci che ella voleva farmi comprendere dirigendomi queste parole?
Simile interpellanza pass inosservata per me; i miei pensieri si volgevano amaramente su Van Brandt e il suo avviso sui giornali.
Naturalmente ella rispose allavviso? dissi.
Ed ella vive col signor Van Brandt, continu mia madre. Egli mi richiam, mi dissella, alla memoria, ci che io sapevo esser la verit, che la donna che io aveva trascinato a sposarla, era una miserabile ubbriacona, e che non poteva esser quistione, per lui, di viver nuovamente con ella. Era sempre viva nondimeno, ed aveva sempre diritto, come sua moglie, di portare il suo nome. Non cercher di scusarmi per esser tornata con lui, malgrado la mia conoscenza della loro situazione rispettiva. Mi limiter a dire, che, nella posizione in cui mi trovavo, non avevo da scegliere.  inutile annojarvi con la narrazione di ci che ho sofferto dopo, o di parlarvi di ci che potr soffrire ancora. Sono una donna perduta. Non temete nulla, signora, circa vostro figlio. Mi ricorder con alterezza, fino al termine della mia vita, che egli mi ha offerto lonore e la felicita di divenir sua moglie. Lho veduto per lultima volta. La sola cosa che rimane a fare,  di provargli che il nostro matrimonio  impossibile. Voi siete madre, e comprenderete il perch rivelo a voi e a lui, lostacolo che sorge fra noi. Si alz, pronunziando queste parole e apr a due battenti la porta che conduceva dal salotto in una retro stanza. Dopo unassenza di alcuni istanti, torn.
A questo punto culminante del suo racconto mia madre si tacque. Aveva paura di continuare? O credeva inutile dirne di pi?
Ebbene? dissi.
Bisogna realmente dirvelo a chiare note, Giorgio? Non riuscite nemmen ora a indovinare come tutto ci fin?
Vi erano due difficolt che opponevano a che io comprendessi. Avevo la rozzezza di percezione di un uomo e laspettativa mi rendeva mezzo pazzo. Quantunque ci possa parere incredibile era troppo stupido per indovinare, anco in quel momento, la verit.
Quando torn verso di me, riprese mia madre, ella non era sola; conduceva per mano una graziosa bambina, appunto grande abbastanza per camminar con lajuto di sua madre. Baci teneramente la piccina e la depose sulle mie ginocchia. Ecco la mia sola consolazione, disse semplicemente, ed ecco lostacolo che si oppone a che io sia giammai la moglie del signor Germaine.
La figlia di Van Brandt! La figlia di Van Brandt!
Il post scriptum che essa aveva fatto aggiungere alla mia lettera; lincomprensibile abbandono del posto che occupava convenientemente; le disperate difficolt che lavevano condotta allorlo della pi squallida miseria, il suo degradante ritorno con luomo che laveva tanto crudelmente ingannata, tutto era spiegato, tutto era scusato adesso! Con un figlio nel seno, come avrebbe potuto ottenere un nuovo impiego? Con la fame davanti agli occhi, che poteva far la donna abbandonata, se non ritornare presso il padre del suo bambino? Qual diritto aveva io su di lei, a paragone dei suoi? Che importava ora che la povera creatura rispondesse segretamente allamore che sentivo per lei? Vi era un ostacolo insormontabile fra noi: il figlio; vi era il suo legame con essa ora che egli laveva fatta tornar seco! Che valeva il mio? Tutte le convenienze e tutte le leggi sociali rispondevano a questa domanda: Niente! La mia testa si reclin sul mio petto; ricevei il colpo in silenzio.
La mia buona madre mi prese la mano.
Lo comprendete adesso, Giorgio? mi disse tristamente.
S, mamma, lo comprendo!
V anco unaltra cosa che ella mi ha pregato di dirvi, mio caro, e della quale, non vi ho ancora parlato. Ella vi supplica di non supporre che abbia avuto la menoma idea della sua situazione quando tent di uccidersi. Il suo primo sospetto di divenir madre, le venne a Edimburgo, in una conversazione con sua zia.  impossibile, Giorgio, di non compianger questa povera creatura.
Per quanto deplorabile sia la sua posizione, non vedo che si possa biasimarla. Ella  stata vittima innocente duna frode infame quando quelluomo lha sposata; ha poi sofferto senza meritarlo, e si  nobilmente comportata in faccia a voi ed a me. Io non fo che renderle giustizia, dicendo che sopra mille donne, ella sarebbe degna, in migliori circostanze, dessere mia figlia e vostra sposa. Soffro per voi e con voi, mio caro, con tutto il cuore.
Questa scena della mia vita era, secondo ogni apparenza, chiusa per sempre. Ci che era avvenuto del mio amore nei miei giorni dinfanzia, si riproduceva adesso per lamore della mia et matura!
Pi tardi, nella giornata, quando ebbi ripreso un po possesso di me, scrissi al signor Van Brandt, comessa aveva preveduto, per scusarmi di rompere il mio impegno di andar a pranzo con lui.
Potevo io ugualmente affidare ad una lettera i miei addii alla donna che avevo amata e perduta? No, era meglio per me e per lei che non scrivessi. E nondimeno il pensiero di lasciarla senza una parola daddio, sorpassava il mio coraggio. Le sue ultime parole, tali quali mia madre me le aveva ripetute, erano state lespressione della speranza che non penserei male di lei, in avvenire. Come potrei assicurarla che penserei teneramente a lei fino allultimo mio giorno? Il tatto e la sincera simpatia di mia madre me ne fornirono il mezzo.
Mandate un regaluccio alla bambina, Giorgio! mi disse. Non volete male a quella povera creaturina?
Dio sa che non avevo nulla contro la bambina! Uscii e le comprai un giocatolo. Lo portai a casa mia, e prima di mandarlo, vi fissai con una spilla un pezzetto di carta con queste parole:
Alla vostra bambina, da parte di Giorgio Germaine.
Non vi  nulla di molto patetico in queste parole, mi pare, e nondimeno ruppi in lagrime dopo averle scritte.
Lindomani mattina, partimmo, mia madre ed io, per la mia casa di campagna del Pertshire. Londra mi era diventata insopportabile. Avevo gi esperimentato i viaggi allestero. Non mi rimaneva che ritornare negli Highlands e provare ci che potrei trarre dalla mia vita, con mia madre ancor viva da consolare.
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CAPITOLO 16.
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Giornale di mia madre.
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Provo una specie di ripugnanza a riportarmi, anco a questa distanza, ai miei tristi giorni disolamento assoluto trascorsi monotoni e opprimenti nella mia abitazione degli Highlands.
Posso trovar qualche interesse nel ricordarmi le azioni della mia vita, per quanto insignificanti esse possono essere; esse mi associano fino ad un certo punto al movimento vigoroso dal mondo. Ma non risentivo simpatia pel piacere puramente egoista, che pare provino certi uomini ad assorbirsi sotto la minuziosa anatomia dei propri sentimenti. In ci che mi concerne, il quadro della nostra esistenza inattiva nel Pertshire, vi sar dunque presentato da mia madre e non da me. Alcuni estratti del giornale che essa aveva labitudine di scrivere ogni giorno, vi diranno quanto vimporta di conoscere, prima che riprenda il racconto ad unepoca pi inoltrata e in altri luoghi.
20 agosto. Siamo da due mesi nella nostra abitazione in Iscozia e non vedo alcun miglioramento nello stato di Giorgio. Egli pu meno che mai accettar la sua separazione da quella disgraziata donna. Nulla potr deciderlo a convenirne. Afferma che la vita tranquilla che conduce con me,  tutto ci che egli desidera. Ma io so il contrario. Sono entrata tardi la scorsa notte nella sua camera durante il suo sonno, ed ho veduto delle lagrime in cima alle sue ciglia. Mio povero figlio! Quante migliaja di donne avvenenti non dimanderebbero come favore dessergli spose? E la sola donna che egli non possa sposare,  la sola donna che egli ama!
25 agosto. Lunga conversazione su Giorgio col dottor Mac Glue. Non ho mai potuto soffrire questo dottore scozzese, dopo che incoraggi mio figlio a recarsi al fatale appuntamento del pozzo di SantAntonio. Ma parmi un abile medico, e credo che sinteressi, a modo suo, a Giorgio.
Mi ha dato il suo parere brutalmente, come sempre, e in pari tempo positivo: Nulla guarir vostro figlio, signora, della sua amorosa passione per la sua signora mezzo annegata, tranne un cambiamento di luogo ed unaltra signora. Fatelo viaggiar solo questa volta, perch senta il bisogno daver presso di s una tenera creatura, e quando avr incontrato questa tenera creatura, non vi affliggete se vi  qualche cretto nel suo carattere. Io ho una tazza da th, che, quantunque incrinata, mi serve da venti anni. Ammogliatelo, signora, e con la maggiore prontezza possibile. Detesto le opinioni del dottor Mac Glue, tanto esse mi paiono grossolane e dure! Ma credo dessere costretta, nellinteresse di mio figlio, di dovermi separare per qualche tempo da lui.
26 agosto. Dove potrebbe andar Giorgio? Ci ho pensato tutta la notte e non ho potuto arrivare ad una conclusione. Mi  s difficile assuefarmi allidea di lasciarlo partir solo.
29 agosto. Ho sempre creduto alla Provvidenza, e la mia fede in essa  stata conservata. Ho ricevuto stamane una lettera dal nostro eccellente amico e vicino di Belhelvie. Sir James  uno dei commissari dei fari del Nord. Egli sta per partire sopra una nave dello Stato, per ispezionare i fari del nord della Scozia e delle isole Orknry e Shetland, e siccome egli ha notato la fisonomia strana e sofferente del mio povero figlio, invita graziosissimamente Giorgio ed accompagnarlo nel suo viaggio. Essi non staranno assenti pi di due mesi e, come me lo ricorda sir James, il mare ha agito meravigliosamente sulla salute di Giorgio allepoca del suo ritorno dallIndia. Non potevo desiderare una miglior occasione di tentare leffetto che potr aver su lui il cambiamento daria e di luogo. Per quanto penosa sia per me questa separazione, la vedo con serenit, e indurr Giorgio ad accettare questo invito.
30 agosto. Gli ho detto tutto ci che ho potuto, ma egli ricusa di lasciarmi. Sono una miserabile egoista, perch mi sono sentita felicissima, quando mi ha risposto negativamente.
31 agosto. Ancora una notte insonne. Bisogna che Giorgio mandi positivamente oggi la sua risposta a sir James. Sono risoluta ad adempiere il mio dovere di fronte a mio figlio; ed egli ha laria tanto terribilmente pallida e malata stamani! Inoltre, se non si fa niente per stimolarlo, so io se non finir per tornare presso la signora Van Brandt? Sotto tutti i punti di vista debbo insistere perch egli accetti linvito di sir James.
Non ho che a mostrar fermezza e la cosa si far. Non mi ha mai disobbedita, il povero giovane! E non comincer oggi.
2 settembre.  partito! Solamente per farmi piacere, e contro il suo desiderio. Oh! come avviene che un s buon figlio non possa trovare una buona sposa? Egli renderebbe felice qualunque donna. Mi chiedo se ho avuto ragione di farlo partire? Il vento geme nella piantagione degli abeti dietro la casa. Vi sarebbe forse una tempesta in mare? Ho dimenticato di domandare a sir James qual era la grandezza della sua nave.
La Guida di Scozia pretende che la costa  scabrosa e il mare difficile fra la costa nord e le isole Orkney. Deploro quasi daver insistito tanto vivamente; ma sono pazza! Siamo entrambi nelle mani di Dio. Che egli benedica e renda felice il mio eccellente figlio.
10 settembre. Inquietissima. Nessuna lettera di Giorgio. Ah! Come questa vita  piena di affanni! E come  strano che vi teniamo tanto!
15 settembre. Una lettera di Giorgio! Essi hanno lasciato la costa nord e traversato lalto mare per le isole Orkney. Essi sono stati fin qui favoriti da un tempo meraviglioso, e Giorgio si trova in buonissima salute e nelle migliori disposizioni di spirito. Ah! Quanta felicit vi in questa vita, quando abbiamo la pazienza daspettare!...
2 ottobre. Una nuova lettera. Sono arrivati sani e salvi a Lerwick, porto principale delle isole Shetland. Il tempo non  stato punto favorevole in questi ultimi giorni. Ma il miglioramento della salute di Giorgio continua. Egli mi parla con riconoscenza di sir James. Sono tanto felice, che dichiaro vorrei abbracciare sir James, per quanto grande e commissario dei fari egli sia!
Fra tre settimane al pi tardi, se il vento e il tempo lo permettono, sperano ritornare. Che importa la mia vita solitaria qui, se posso riveder Giorgio felice e risanato? Egli mi dice di aver passato a terra una gran parte del suo tempo, ma non parla di aver incontrato delle signore. Forse sono rare in quelle regioni selvagge? Ho sentito parlar di scialli e di cavallini del Shetland, ma mi domando se esistono dame shetlandesi?
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CAPITOLO 17.
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Ospitalit shetlandese.
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Guida! Dove siamo?
Non posso dirlo con certezza.
Avete perduto la strada?
La guida getta lentamente gli occhi intorno a s, indi mi guarda.  questa tutta la sua risposta alla mia domanda, ed  sufficiente.
Le persone perdute sono tre: il mio compagno di viaggio, io e la guida. Siamo montati sopra tre cavallini shetlandesi, tanto piccoli, che noi, i due stranieri, abbiamo avuto letteralmente vergogna di inforcarli. Siamo avviluppati da una nebbia bianca tanto folta, che non ci vediamo luno con laltro a cento passi di distanza.
Sappiamo dessere sul continente delle isole di Shetland. Scorgiamo sotto i piedi dei nostri poney un miscuglio di terra di brughiera e di pantano; qui la striscia di terra solida sulla quale ci teniamo, e l, a qualche passo, la striscia del terriccio umido, abbastanza profondo per soffocarci se vi ci avventuriamo. Non ne sappiamo di pi. La questione del momento  dunque: Che andiamo a fare?
La guida accende la sua pipa, e mi rammenta che egli ci ha premuniti contro tempo prima di partir per la nostra spedizione. Il mio compagno di viaggio mi guarda con aria rassegnata e con espressione di dolce rimprovero. Me lo merito.  alla mia temerit che dobbiamo la disastrosa situazione in cui ci troviamo.
Scrivendo a mia madre ho avuto gran cura di parlarle della mia salute e del mio umore. Ma non le ho confessato che mi ricordo ancora il giorno in cui ho abbandonata la sola speranza e rinunziato al solo amore che mi riattaccavano alla vita. Il mio torpore di spirito casalingo, ha semplicemente dato luogo ad una continua agitazione dovuta alleccitazione del mio nuovo genere di vita. Mi abbisogna adesso sempre qualche cosa da fare, non importa ci che sia, purch duri a lungo per distrarmi dai miei pensieri. Linazione mi  insopportabile; la solitudine mi  divenuta orribile. Mentre gli altri compagni di viaggio della ispezione dei fari di sir James, si contentano di aspettare un cambiamento favorevole di tempo nel porto di Lerwick, io mi ostino a lasciare il confortante asilo del bastimento, per esplorare nellisola qualche rovina dei tempi preistorici di cui non ho mai sentito parlare e della quale non mi preoccupo affatto. Ci che mi occorre,  moto: ed una corsa a cavallo riempir lodioso vuoto del mio tempo. Io parto a dispetto dei saggi consigli che mi si dirigono da ogni parte.
Il pi giovane membro della nostra comitiva, acquista in virt della sua giovinezza, linfezione della mia agitazione, e parte meco. E quale n il risultato? Siamo acciecati dalla nebbia. Ci troviamo perduti in una landa, e le perfide torbiere ne circondano da ogni lato.
Che fare?
Affidarci ai poney, disse la guida.
Intendete dire di lasciare che i cavalli trovino da s stessi la loro strada?
Appunto, rispose la guida. Allentate la briglia e lasciate andare i poney. Fate attenzione. Io parto sul mio.
Abbandon le redini sul pomo della sua sella, fischi al suo poney e sparve fra la nebbia, con le mani in tasca e la pipa in bocca, con tanta calma, come se fosse seduto accanto al fuoco in casa sua.
Non ci rimane pi che a seguire il suo esempio, per non rimaner soli nella landa. Gli intelligenti animali, liberi dalla nostra stupida tutela si mettono a trottar sul terreno come i cani da caccia dietro una pista.
Quando la lista di torbiera intermedia  larga, essi ne fanno il giro; quando  stretta la traversano con un salto. Al trotto! Al trotto! E gli animali intelligentissimi corrono senza mai arrestarsi o esitare. La nostra intelligenza superiore, perfettamente inutile in questa circostanza, si dimanda come finir. La nostra guida, innanzi a noi, risponde che finir per mezzo dei poney, i quali troveranno certamente la loro strada fino al villaggio o alla pi prossima casa.
Lasciate la briglia! ci raccomanda. Qualunque cosa succeda, lasciate la briglia.
 facile alla guida di lasciar la briglia; egli ha labitudine di abbandonarsi a questa posizione disperata sotto la forza delle circostanze, e sa perfettamente ci che pu fare il suo cavallino.
Per noi, al contrario, la situazione  nuova, ed ella ci pare estremamente pericolosa. Pi duna volta mi fermo non senza sforzo, al momento di riafferrar le guide del mio poney, per traversare i punti pi scabrosi della strada. Il tempo cammina, e nessuna traccia dabitazione apparisce attraverso la nebbia. Comincio a diventar nervoso e irritabile, e a dubitar segretamente della fedelt della guida.
Mentre mi trovo immerso in questo turbamento, il mio poney arriva davanti ad una cupa sinuosit di terreno, ove gli tocca oltrepassar la torbiera per la centesima volta almeno. La lunghezza di questa torbiera, falsamente ingrossata in apparenza dalla nebbia, mi pare sorpassi la portata del salto di qualunque poney.
Perdo la mia presenza di spirito. Al momento critico che precede il salto, sono tanto stupido da afferrar le redini e fermar improvvisamente il cavallo. Egli si slancia, raddrizza la testa e cade allistante, come se fosse stato ucciso. Cadendo insieme sul terreno, sento che il mio polso  lussato.
Se me la cavo con questo accidente, potr considerarmi come fortunato. Ma, nei suoi sforzi per rialzarsi e prima che abbia potuto distrigarmi da lui, il poney mi slancia un calcio, e la disgrazia vuole che il suo zoccolo ferrato mi colpisca proprio al punto in cui mi trafisse la lancia avvelenata, allepoca in cui servivo nellIndia. La mia antica ferita si riapre, ed eccomi steso insanguinato sulla landa arida di Shetland!
Questa volta le mie forze non si sono punto esaurite nel lottar contro la rapida corrente duna riviera, con una donna annegata da sopportare. Conservo la mia conoscenza e posso dare le istruzioni necessarie per fasciar la mia ferita con ci che abbiamo di meglio a nostra disposizione. Rimontar sul mio poney non sarebbe prudente. Mi  giuocoforza rimaner dove sono, col mio compagno di viaggio, per vegliar su di me, mentre la guida si affider al suo poney per iscoprire lasilo pi prossimo dove si possa trasportarmi.
Prima di abbandonarci sulla landa, la guida, a mia istigazione, rileva la nostra posizione il pi esattamente possibile, con lajuto della mia bussola tascabile. Ci fatto, sparisce nuovamente nella nebbia a tutta carriera Rimango sotto la guardia del mio giovine amico, steso sopra un mantello e con una sella per guanciale.
I nostri poney si mettono a mangiar lerba che possono trovare, e si tengono sempre vicinissimi a noi tanto famigliarmente quanto una coppia di cani. Egli  in questa situazione che aspettiamo gli avvenimenti, mentre la nebbia si addensa sempre pi intorno a noi.
I lenti minuti scorrono fastidiosamente nel maestoso silenzio della landa. Non ce lo confessiamo, ma sentiamo entrambi che possono passar delle ore; prima che la guida ci ritrovi. Lumidit penetrante aumenta la sua presa viscosa per me. Rimane presso a poco un cucchiajo da th di vino di Xeres, nella fiaschetta da tasca del mio compagno. Ci guardiamo mutuamente, non avendo nullaltra cosa da contemplare nello stato attuale dellatmosfera, e procuriamo di contentarcene. Cos si succedono i minuti fino a che i nostri orologi ci avvertono che ne sono passati quaranta da che la guida e il suo cavallino sono spariti dalla nostra vista.
Il mio amico mi propone di tentare ci che potranno fare le nostre voci, onde avvertir della nostra situazione gli esseri viventi che potrebbero per caso trovarsi a portata di udirci. Lo lascio tentar lesperienza, perch non ho forza da perdere in isforzi vocali qualunque. Il mio compagno emette un grido con tutta la forza de suoi polmoni, e il silenzio solo risponde a questo primo tentativo.
Egli ricomincia, e questa volta un grido di risposta giunge debolmente fino a noi. Uno dei nostri simili, la guida e uno straniero si trovano verso di noi. Ecco finalmente un soccorso!
Un intervallo passa e delle voci feriscono le nostre orecchie. Sono le voci di due uomini, le cui ombre divengono in seguito visibili nella nebbia. Poi la guida arriva tanto vicino a noi da esser riconosciuta. Essa  seguita da un solido pezzo duomo vestito in modo da aver laria da palafreniere e da giardiniere al tempo stesso. La guida ci dirige alcune parole di rozza simpatia. Luomo dal duplice aspetto, conserva un silenzio impenetrabile. La vista duno straniero ferito non perviene n a sorprenderlo, n ad interessarlo.
Dopo essersi consultati a parte, i due uomini si decidono a intrecciar le loro mani per farmi un sedile fra loro. Le mie braccia si appoggiano sulle loro spalle, ed essi mi trasportano cos. Il mio amico li segue a piedi, portando la sella ed il mantello. I poney fanno capriole, e sparano calci nella sfrenata ebbrezza della libert; essi ci vengono dietro o ci precedono sotto linspirazione del momento.
Fortunatamente pe miei portatori, non peso troppo. Dopo essersi riposati due volte, essi si fermano sul serio e mi depongono nel punto pi asciutto che possono trovare. Io cerco avidamente di scoprire attraverso la nebbia qualche apparenza duna casa, ma non scorgo che una piccola riva a pendio, e dietro ad essa una stesa dacqua cupa. Dove siamo?
Il giardiniere groom sparisce e ricomparisce subito sullacqua in un battello ingrandito dal miraggio. Mi depongono in fondo al canotto con la mia sella-guanciale, e ci allontaniamo, abbandonando i poney alla libert della landa desolata.
Essi troveranno ampiamente da mangiare, disse la guida, e quando verr la notte, troveranno la loro strada fino a un riparo in un villaggio vicino.
Lultima volta che li vedo, quegli arditi e piccoli animali sono a bere tutti assieme, e si mordono luno con laltro scherzando con maggior ardore che mai.
Noi procediamo lentamente sullacqua cupa dun lago e non duna riviera, come laveva dapprima supposto, fino a che abbiamo raggiunto la spiaggia duna isoletta, formata da una stesa di terreno piatto, arido e solitario. Mi si porta lungo un sentiero malagevole, lastricato di larghe pietre, fino a che siamo pervenuti alla terra ferma, e abbiamo finalmente scoperta una abitazione umana.  una gran casa bassa, ad un piano, che forma, per quanto posso giudicarne, tre lati di un quadrato. La porta  ospitalmente aperta. Il vestibolo ne  nudo, freddo, e lugubre.
Gli uomini aprono una porta interna dalla quale penetriamo in un lungo corridojo confortabilmente scaldato da un fuoco di lignite. Sopra uno dei muri noto le porte in legno di quercia, delle camere chiuse; e sullaltro, di filare in filare, scaffali di libri ben forniti, colpiscono i miei occhi.
Arrivati in fondo al primo corridojo, voltiamo a destra in un secondo. Qui, alla fine, si apre una porta, e mi trovo in una stanza spaziosa, completamente ed elegantemente ammobiliata, con due letti ed un gran fuoco acceso nella stufa. Il passaggio dalla solitudine umida e glaciale della landa, in questa camera calda e allegra,  talmente delizioso, che mi contento, durante i primi minuti, di stendermi sopra un letto, nel pigro godimento della nuova situazione, senza inquietarmi di domandare in casa di chi siamo introdotti, senza nemmeno stupirmi della strana assenza del padrone, della padrona o di tuttaltro membro della famiglia, per salutare il nostro arrivo sotto il lor tetto ospitale.
Dopo alcuni istanti, il primo sentimento di benessere svanisce. La mia curiosit addormentata si risveglia, e comincio a guardar intorno a me.
Il giardiniere groom  sparito. Scorgo allestremit della camera il mio compagno di viaggio, evidentemente occupato ad interrogar la guida. Una mia parola lo chiama al mio letto. Quali scoperte ha egli fatto? A chi appartiene la casa che ci ospita?
E perch nessun membro della famiglia viene ad augurarci il benvenuto?
Il mio amico mi racconta ci che ha saputo, e la guida ascolta questo racconto di seconda mano con tanta attenzione, come se fosse nuovo per lui.
La casa che ci ospita appartiene ad un gentiluomo di una antica famiglia del Nord, che si chiama Dunross. Egli vive da venti anni in quellisola arida e in in assoluto isolamento, senzaltro compagno che la sua figlia unica. Egli passa generalmente per luomo pi istruito degli uomini viventi. Gli abitanti del Shetland lo conoscono sotto un nome, che nel loro dialetto significa il padrone dei libri. La sola occasione, nella quale si sia veduta sua figlia e lui lasciare il loro ritiro dellisola,  stata quella di una terribile epidemia nei villaggi vicini, in unepoca gi remota. Il padre e la figlia avevano passati i giorni e le notti a curare i loro poveri vicini ammalati con un coraggio che nessuno, che niun pericolo aveva potuto scuotere, con una devozione che niuna fatica aveva potuto stancare. Il padre era sfuggito allinfezione, e la violenza dellepidemia era incominciata a calmarsi quando la figlia aveva contratta la malattia.
Le avevano salvata la vita, ma non ricuper mai la sua salute. Ella era ora incurabilmente colpita da qualche misteriosa affezione nervosa che nessuno comprendeva e che la teneva da molti anni prigioniera, e volontariamente lontana da ogni umana relazione. I poveri abitanti del distretto onoravano il padre e la figlia come semidei, e i loro nomi seguivano quello dellOnnipossente nelle preghiere che i genitori insegnavano ai loro bambini...
Tal , secondo il racconto della guida, linterno nel segreto del quale ci siamo introdotti. Questo racconto offre, senza alcun dubbio, un certo interesse, ma ha un difetto, quello di non spiegar affatto lassenza continua del signor Dunross.
 egli possibile che non sia avvertito della nostra presenza nella casa? Ci dirigiamo alla guida per ottenere pi ampie informazioni.
Siamo qui con lautorizzazione del signor Dunross? gli domandai.
La guida spalanca gli occhi. Se gli avessi parlato greco o ebraico, non avrei potuto stupirlo di pi. Il mio amico tenta su lui leffetto di parole pi semplici.
Avevate il permesso di condurci qui, quando avete trovata questa casa?
La guida spalanca di pi gli occhi e pare assolutamente scandalizzata duna simile domanda.
Credete, rispose seccamente, che sia tanto sciocco da importunare il padrone de suoi libri per una cosa cos insignificante?
Intendete dire che ci avete condotti qui senza dimandarne prima il permesso? sclamo tutto stupito.
Il volto della guida si rischiara; egli  finalmente pervenuto a far entrare nelle nostre stupide teste il vero stato delle cose.
 appunto quel che voglio dire, dice con unaria di infinito sollievo.
La porta si apre prima che ci siamo rimessi dal colpo che ci ha recato questa straordinaria scoperta. Un vecchio gentiluomo, piccolo e magro, avviluppato in una lunga veste nera da camera, entra tranquillamente nella stanza. La guida si fa verso di lui e chiude rispettosamente la porta. Ci troviamo evidentemente in presenza del padrone del libri.
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CAPITOLO 18.
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La camera abbujata.
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Il piccolo gentiluomo savvicina al mio letto. I suoi capelli bianchi e sericei ondeggiano sulle sue spalle; ci guarda con due occhi azzurri spenti; e ci dirige un umile e tristo saluto nella maniera la pi semplice:
Vi auguro il benvenuto in casa mia, signori.
Non ci basta di ringraziarlo soltanto; tentiamo naturalmente di scusar la nostra intrusione. Il nostro ospite interrompe il nostro tentativo appena incominciato, scusandosi egli stesso:
Ho chiamato il mio domestico un minuto fa continu ed ho solamente adesso saputo che eravate qui  unabitudine della casa, che nessuno minterrompa quando sono immerso ne miei libri. Vi prego, signore, aggiunse dirigendosi a me, di scusarmi di non aver messo prima me stesso e la mia casa a vostra disposizione. Son desolato di sentire che vi  successa una disgrazia. Volete permettermi di mandare a chiamare un medico? Vi fo questa domanda un po bruscamente poich temo che non si debba perder tempo e perch il medico pi vicino abita a qualche distanza da questa casa.
Egli si esprime in termini singolarmente scelti, e piuttosto come un uomo che detta una lettera, che qualcuno che sostiene una conversazione. Lumile tristezza delle sue maniere si riflette nellumile tristezza del suo volto. Lafflizione e lui sono apparentemente vecchie conoscenze, e si sono abituati a stare assieme da molti anni.
Lombra di qualche dolore passato aleggia tranquillamente e impenetrabilmente su tutto il suo essere; la vedo ne suoi occhi spenti, sulla larga fronte, sulle sue labbra delicate e sulle sue gote pallide e rugose. La mia spiacevole convinzione dessere un intruso raddoppia malgrado la sua cortese accoglienza. Gli spiego che avendo esercitata la medicina, sono perfettamente in grado di curarmi da me, e ci detto, torno alle mie scuse interrotte. Gli assicuro che non  se non allultimo momento che abbiamo avuto conoscenza, il mio compagno di viaggio ed io, della libert presa dalla nostra guida sotto la sua sola responsabilit, dintrodurci nella sua casa. Il signor Dunross mi guarda come se non potesse, al modo stesso della guida, comprendere il senso dei miei scrupoli e delle mie scuse. Dopo un certo tempo la verit gli apparisce. Un debole sorriso percorre il suo volto, e posa paternamente e dolcemente la mano sulla mia spalla.
Siamo talmente abituati qui allospitalit dice che duriamo fatica a comprendere lesitazione duno straniero a profittarne. La vostra guida non merita alcun rimprovero, signori. In queste isole, ogni casa abbastanza grande per possedere una camera disponibile, la tiene sempre pronta ad essere occupata. Quando viaggiate ne miei paraggi,  naturale che arriviate qui, e che ci restiate tutto il tempo che vi conviene; e quando partite, non fo che adempiere ai miei doveri di buon shetlandese, accompagnandovi fino alla vostra prima tappa, per augurarvi il buon viaggio. I costumi che appartenevano al secolo passato, sono qui costumi moderni. Vi prego di dare al mio domestico tutti gli ordini necessari al vostro benessere, tanto liberamente, come se foste in casa vostra.
Si volge, parlando, per agitare un campanello posto sulla tavola, e noto sul volto della guida dei segni evidenti che questuomo si  offeso del biasimo che ho versato su lui.
Non possiamo pretendere che gli stranieri comprendano le nostre usanze, Andrea, dice il padrone dei libri. Ma noi comprendiamo gli uni e le altre e basta.
Il rozzo viso della guida arrossisce di piacere. Non avrebbe potuto aver laria pi fiera se un re di corona gli avesse parlato dal suo trono con benevolenza. Egli si sforza goffamente di afferrare una mano del padrone e di baciargliela. Il signor Dunross sventa destramente questo tentativo e gli da un leggero scapaccione. La guida ci guarda come se avesse ricevuto il pi grande onore cui possa aspirare un essere umano. La mano del padrone lha toccato amichevolmente.
Un momento dopo il giardiniere groom comparisce sulla porta per rispondere alla chiamata del campanello.
Porterete in questa camera la cassa delle medicine, Pietro, dice il signor Dunross. E voi curerete questo gentiluomo, che un accidente trattiene in letto, esattamente come se curaste me se fossi ammalato. Se ci succedesse di chiamarvi lui ed io in pari tempo, risponderete prima alla chiamata del suo campanello. La biancheria di ricambio si trova senza dubbio pronta nella guardaroba? Benissimo. Andate ora a dire al cuoco di preparare un pranzetto e di prendere in cantina una bottiglia di vecchio madera. Apparecchiate la tavola, oggi almeno, in questa camera. Questi due gentiluomini preferiranno senza dubbio pranzare assieme. Tornate qui fra cinque minuti, pel caso che si avesse bisogno di voi, e provate al mio ospite che sono autorizzato a credervi tanto buon infermiere, quanto buon domestico.
Il silenzioso e arcigno Pietro si rallegra allespressione della confidenza del padrone in lui, come la guida si  rallegrata sotto linfluenza del contatto della mano carezzante. I due uomini escono assieme dalla camera.
Profittiamo del silenzio che ne deriva per far conoscere i nostri nomi al nostro ospite e per informarlo delle circostanze che ci hanno condotto a visitare le Shetland. Ci ascolta nella sua umile e cortese maniera, ma non ci dirige nessuna domanda sulle nostre relazioni, n dimostra alcun interesse per larrivo dun bastimento dello Stato e del commissario dei fari del Nord. Ogni simpatia pei fatti e le gesta del mondo esterno, ogni curiosit a proposito di personaggi notevoli od altolocati, sono evidentemente spente in lui. Da venti anni il piccolo cerchio de suoi doveri e delle sue occupazioni gli ha bastato. La vita ha perduto tutto il suo pregio per lui, e quando la morte verr a trovarlo, egli ricever la regina delle cupe rive, come se accogliesse il suo ultimo ospite.
Posso esservi utile a qualche cosaltro, prima di ritornare fra i miei libri? dice dirigendosi pi a s stesso che a noi.
Unidea gli viene al momento in cui formula questa domanda. Si dirige al mio compagno con un debole e tristo sorriso.
State per condurre una vita poco allegra, io temo, signore. Se amate la pesca posso offrirvi qualche distrazione di questo genere. Il lago  pieno di pesci, ed ho un apprendista giardiniere che sar ben lieto di accompagnarvi in battello.
Il mio amico adora la pesca ad accetta con piacere questo invito. Avanti di tornare ai suoi libri, il padrone mi dirige queste parole:
Potete aver piena confidenza in Pietro, signor Germaine, per custodirvi finch avrete la disgrazia di rimanere confinato in questa camera. Egli possiede il vantaggio (in caso di malattia) dessere un individuo silenziosissimo e poco espansivo; ed  in pari tempo attivo e prevenente, con ogni riserva. Quanto a ci che chiamer i leggieri servigi da rendervi al capezzale, come scrivere le vostre lettere, finch la vostra mano sar malata, far la lettura, regolare la temperatura della camera, ecc., ecc., quantunque non possa positivamente affermarlo, credo probabile che vi saranno resi da unaltra persona, di cui non vi ho ancora parlato. Vedremo quel che succeder di qui a qualche ora. Intanto, signore, vi dimando il permesso di lasciarvi riposare.
Con queste parole esce dalla camera tanto tranquillamente come quando vi  entrato, e lascia i suoi ospiti a meditar piacevolmente sulla ospitalit shetlandese. Ci dimandiamo entrambi ci che significano le ultime parole misteriose del nostro ospite, e ci scambiamo supposizioni pi o meno ingegnose, circa questaltra persona incognita che forse mi curer, fino a che larrivo del desinare viene a dare unaltra direzione ai nostri pensieri.
I piatti sono pochi, ma perfettamente apprestati e mirabilmente serviti. Io sono troppo affranto per mangiare molto, ma un bicchiere di buono e vecchio madera mi rianima. Decidiamo il nostro piano di condotta durante il pranzo. Si conta per lindimani al pi tardi sul nostro ritorno a bordo dello yackt nel porto di Lerwick.
Nello stato delle cose, non posso che lasciare il mio compagno raggiungere il bastimento e liberare lo spirito de nostri amici da ogni inquietudine sul nostro conto. Io mimpegno di mandare il giorno seguente a bordo un bullettino della mia salute, per un messaggero che recher seco la mia valigia.
Presi questi accordi, il mio amico esce, dietro mia richiesta, per provar la sua destrezza di pescatore sul lago. Con lajuto del silenzioso Pietro e della cassa delle medicine molto ben fornita, applico alla mia ferita i necessarii apparecchi; mi avviluppo nella comoda vesta da camera sempre preparata per gli ospiti, e mi stendo di nuovo sul letto, per tentar le fortificanti virt del sonno. Prima di uscir di camera, il taciturno Pietro si dirige verso la finestra, e mi domanda col minor numero di parole possibile, se deve chiuderne le tendine. Col minor numero di parole possibile gli rispondo anchio che mi sento assopito e che non occorre. Io detesto lintercettazione dei raggi allegri della luce. Pietro sinchina e se ne va.
Durante alcuni minuti resto disteso a contemplar indolentemente il fuoco.
E intanto lapparecchio della mia ferita e la fasciatura del mio polso lussato, padroneggiano il dolore che ho fino allora risentito. A poco a poco il sonno si impadronisce di me, e tutte le mie afflizioni sono dimenticate.
Mi sveglio dopo ci che mi pare sia stato un lungo riposo; mi sveglio con la sorpresa che proviamo sempre aprendo gli occhi per la prima volta in una camera straniera.
Raccogliendo adagio adagio le mie idee, il mio turbamento aumenta, a causa di una futile ma curiosa circostanza. Le tendine che ho proibito di toccare, sono chiuse, ermeticamente chiuse, in modo da immerger tutta la camera nella oscurit. E ci che  ancora pi sorprendente, un gran paravento a fogliami posto davanti al fuoco, ne relega esclusivamente sul soffitto la luce, che altrimenti projetterebbe altrove. Sono letteralmente avviluppato di tenebre. Sarebbe forse giunta la notte?
Nel mio stupore, volgo pigramente la testa sul mio guanciale e guardo dallaltro lato del mio letto.
Quantunque sia oscuro, scopro immediatamente che non son solo.
Unombra sta vicino al mio letto. Il cupo contorno delle sue vesti mi indica che  una donna. Fisandole gli occhi addosso, mimmagino poter discernere un oggetto nero ondeggiante, che somiglia ad un gran velo e che le copre la testa e le spalle. Il suo volto  diretto verso di me, ma nessun lineamento me n visibile.
Ella  posata come una statua, con le mani incrociate dinanzi a s e spiccanti visibilmente sulla oscura stoffa della sua veste. Ecco ci che io posso vedere; ma  tutto.
Vi  un momento di silenzio. Lombra ricupera la voce, e parla la prima.
Spero, signore, che vi sentiate meglio dopo il vostro sonno.
La voce grave, possiede una certa leggera dolcezza di tono, che lusinga piacevolmente il mio orecchio. Laccento appartiene indubbiamente ad una persona distinta e colta. Dopo avere offerto i miei omaggi alla signora incognita e appena intraveduta, mi azzardo a dirigerle la inevitabile domanda:
A chi ho lonore di parlare?
La signora risponde:
Io sono la figlia del signor Dunross; e spero, se non ci vedete nessun inconveniente, dajutar Pietro a curarvi.
 dunque lei laltra persona alla quale il nostro ospite ha leggermente fatto allusione. Penso immediatamente alleroica condotta della signorina Dunross, in mezzo ai suoi poveri vicini malati: non dimentico il doloroso risultato della sua abnegazione in pro degli altri, che ne ha fatta una invalida incurabile. Il mio desiderio di veder pi distintamente questa signora si decupla. La prego colmar la mia riconoscenza per la sua bont, dicendomi perch la camera si trova s cupa.
Certo, dissi, non pu ancora esser notte.
Avete dormito pi di due ore, rispose. La nebbia si  dissipata e il sole brilla.
Presi il campanello sul tavolo accanto a me.
Posso chiamar Pietro, signorina Dunross?
Per aprir le tendine, signor Germaine?
S, col vostro permesso. Confesso che vorrei veder la luce del sole.
Vado a mandarvi immediatamente Pietro.
Lombra della mia nuova infermiera si allontana.
Anco un istante, e, se non parlo per impedirlo, la donna che sono tanto desideroso di vedere, avr abbandonato la camera.
Ve ne prego, restate, dissi. Non posso sopportare lidea di darvi la pena dincaricarvi per me dun messaggio insignificante. Non ho che a suonare e il domestico verr.
Ella si ferma, pi ombra che mai, a mezza strada fra il letto e la porta, e risponde molto tristemente:
Pietro non lascer penetrar la luce nella camera finch vi sar io.  per mio ordine che ha chiuso le cortine.
La risposta mimbarazza. Perch Pietro deve tener la camera al bujo, finch vi  la signorina. Dunross? I suoi occhi sono deboli? No; se lo fossero sarebbero protetti da occhiali o da lenti, e, per quanto faccia scuro posso vedere che non ne ha.
Perch hanno incupito la camera se ci non  per me? Non posso osare di chiederlo; non posso che scusarmi in buona forma.
I malati non pensano che a s stessi, dico. Supponevo che aveste benevolmente oscurata la camera per me.
Ella si avvicina, al mio letto prima di parlare. Quando risponde, lo fa con queste parole, che mi stordiscono:
Vingannate, signor Gemaine. La vostra camera  stata resa oscura, non per voi, ma per me.
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CAPITOLO 19.
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I gatti.
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La signorina Dunross mi aveva talmente imbarazzato, che non sapevo pi che dire.
Domandarle chiaramente il motivo della necessit di mantener la camera alloscuro, finch ella vi rimaneva poteva essere (che ne sapevo io?) un atto di pura villania. Arrischiarmi in qualche espressione generale di simpatia per essa, mentre ignoravo assolutamente i fatti, poteva porci entrambi in una situazione imbarazzante, allesordio della nostra conoscenza. La sola cosa che potessi fare, era domandarle che non fosse nulla cangiato nella disposizione attuale della camera, e di rimettermi alla sua discrezione di decidere se ella mi ammetterebbe o no nella sua confidenza.
Comprese perfettamente ci che si agitava nel mio spirito. Prendendo una sedia a pi dei letto, mi svel semplicemente e senza riserva il tristo segrete della camera abbujata.
Se desiderate vedermi spesso, signor Germaine, incominci a dire, bisogna vi assuefacciate al mondo di tenebre in cui vivo.  lungo tempo che una terribile malattia venne a infierire fra gli abitanti di questisola, ed io fui tanto disgraziata da esserne colpita. Quando mi ristabilii no! ristabilire non  la parola giusta diciamo quando sfuggii alla morte, mi trovai afflitta da una affezione nervosa, che ha fin qui sfidato ogni soccorso medico. Io soffro alla superficie della pelle, dicono i medici, di una sensibilit nervosa allazione della luce. Se aprissi le cortine, e se guardassi da quella finestra proverei il dolore pi vivo su tutto il viso. Se mi coprissi la faccia, e se aprissi le tende con le mie mani nude, sentirei lo stesso dolore sulle mani. Voi potete forse distinguere che ho sulla testa un gran velo foltissimo. Lo lascio cader sul mio volto, sul mio collo e sulle mie mani quando debbo traversare i corridoi o entrar nel gabinetto di mio padre, e me ne trovo sufficientemente protetta dalla luce. Non vi affrettate a deplorare la mia trista situazione, signore! Mi sono talmente abituata a vivere nelloscurit, che ci vedo perfettamente per disimpegnare le necessit della mia povera esistenza. Posso leggere e scrivere nelle tenebre; posso vedervi e rendervi mille piccoli servigi, se me lo permettete. Non vi  dunque ragione di desolarsi. La mia vita non sar lunga; lo so e lo sento. Ma spero esser risparmiata abbastanza, per poter tenere compagnia a mio padre durante gli ultimi anni della sua vita. Non ho altra veduta nellavvenire. Intanto ho i miei piaceri, e conto aumentarne il numero con quello di curarvi. Voi siete un avvenimento nella mia vita. Aspetto il momento di farvi la lettura e di scrivere le vostre lettere, come le giovinette aspettano una veste nuova, o un primo ballo. Trovate voi strano da parte mia che vi dica tanto francamente ci che ho in mente? Io dico tutto quel che penso a mio padre ed ai miei poveri vicini, e non potrei bruscamente cangiar la mia maniera di fare. Quando amo le persone, glielo dico, e dico loro ugualmente quando non le amo. Io vi ho esaminato durante il vostro sonno, ed ho letto il vostro volto, come avrei potuto leggere in un libro. Esistono sulla vostra fronte e sulle vostre labbra, segni di dispiaceri che  strano incontrare sopra un volto tanto giovane quanto il vostro. Temo forte dannojarvi con le mie domande personali, quando ci conosceremo meglio. Permettetemi di cominciare dal dirigervene una nella mia qualit dinfermiera. I vostri guanciali sono ben disposti? Mi pare che abbiano bisogno di essere rimossi. Debbo mandarvi Pietro per sollevarvi? Io non sono, disgraziatamente, abbastanza forte per ajutarvi in ci. No? Potete sollevarvi da voi? Aspettate un po: l! Adesso ricoricatevi e ditemi se sono capace nel ristabilire la simpatia conveniente fra un guanciale rivoltato e una testa stanca.
Per quanto straniero fossi, ella mi aveva s indescrivibilmente commosso e interessato, che la subitanea estinzione de suoi deboli e dolci accenti, mi produsse quasi una dolorosa sensazione. Cercando molto goffamente di ajutarla a muovere i guanciali, le toccai accidentalmente una mano. Era s fredda e s magra, che il suo contatto, quantunque momentaneo, mi fece trasalire. Tentai vanamente di distinguere il suo volto, mentre si trovava pi a portata della mia vista. La spietata oscurit la mantenne per me allo stato di mistero come prima. La mia curiosit le era sfuggita? Nulla le sfuggiva. I suoi primi moti mi avvertirono chiaramente che ero stato scoperto.
Avete tentato di vedermi, dissemi; la mia mano, non vi ha ella avvertito di non ricominciare? Vi ho sentito trasalire al momento in cui lavete toccata.
Non vi era da ingannarsi, una simile vivacit di percezione; un candore cos intrepido, reclamava come un diritto, una franchezza analoga da parte mia. Confessai dunque la mia colpa lasciando alla sua indulgenza di perdonarmela.
Ella torn lentamente alla sua sedia a pi del letto.
Se vogliamo diventare amici, disse, dobbiamo cominciare dallintenderci. Non associate alla mia persona alcuna idea romantica dinvisibile bellezza, signor Germaine. Prima della mia malattia non potevo vantarmi che duna bellezza: quella del mio incarnato, ed essa  sparita per sempre. Ci che rimane oggi a vedere in me, non  che un triste riflesso di ci che ero un tempo, vale a dire le rovine di una donna. Non vi dico questo per affliggervi; ve lo dico per riconciliarvi con loscurit, a titolo di barriera perpetua fra me e voi in ci che concerne i vostri occhi. Traete il migliore e non il peggior partito dalla vostra strana situazione qui. Ella vi offre nuove sensazioni per distrarvi durante la vostra malattia. Voi avete per infermiera una creatura impersonale, unombra fra le ombre; una voce per parlarvi, una mano per ajutarvi e nulla pi. Ma abbiamo abbastanza parlato di me, sclam ad un tratto alzandosi e cambiando tono. Che posso fare per divertirvi? Riflett un poco. Io ho qualche gusto strano, prosegu, e credo che potr distrarvi facendovene conoscere uno. Assomigliate agli altri uomini, signor Germaine? Odiate i gatti?
La domanda mi sorprese. Nondimeno potei cortesemente rispondere che a questo riguardo non somigliavo agli altri uomini.
Secondo me, aggiunsi, il gatto  un essere crudelmente disconosciuto, specie in Inghilterra Le donne, senza dubbio, rendono generalmente giustizia alla natura affettuosa dei gatti. Ma gli uomini li trattano come se fossero i nemici naturali della razza umana. Gli uomini cacciano dalla loro presenza un gatto, se egli si arrischia a salire negli appartamenti, e aizzano il cane contro di lui se comparisce nella strada. E poi vengono ad accusare la povera creatura, che la natura spinge ad affezionarsi a qualche cosa, di non amar che la cucina!
Lespressione di questi sentimenti impopolari parve mi ingrandisse nella stima della signorina Dunross.
Abbiamo almeno una simpatia comune, dissella. Ed ora posso distrarvi. Preparatevi ad una sorpresa. Abbass, parlando il suo velo sul volto, e aprendo a mezzo la porta, agit il campanello. Pietro comparve e ricev le sue istruzioni.
Togliete il paravento, disse la signorina Dunross. Pietro obbed e il rosso chiarore del fuoco si estese sul pavimento. La signorina Dunross continu a dare i suoi ordini.
Aprite la porta della stanza dei gatti, Pietro, e portatemi la mia arpa. Non vi aspettate di udire una grande artista, signor Germaine, continu quando Pietro si fu allontanato per eseguire quella singolare incombenza, n di veder la specie darpa che conoscete nella vostra qualit duomo moderno. Non posso suonare che qualche vecchia aria scozzese, e la mia arpa  un antico istrumento, guarnito di corde nuove, una reliquia di famiglia, vecchia di qualche secolo. Quando vedrete la mia arpa penserete ai ritratti di santa Cecilia, e vi mostrerete indulgente per la mia esecuzione, se in pari tempo vorrete ricordarvi che non sono una santa.
Rec la sua sedia in mezzo alla luce del fuoco, e fece risuonare un fischietto, che trasse dalla tasca della sua veste. Un momento dopo, le figure elastiche e fantastiche dei gatti, rispondenti alla chiamata della loro padrona, apparvero senza rumore nella rossa luce. Ne contai sei, a misura che vennero a sedersi gravemente in circolo intorno alla sua sedia. Pietro li seguiva con larpa, e si chiuse dietro la porta, uscendo. I raggi della luce del giorno non penetrarono pi allora nella camera, la signorina Dunross rigett il suo velo indietro e presa larpa sulle ginocchia si sedette, a quanto vidi, con le spalle volte al fuoco.
Avrete abbastanza chiarore per distinguere i gatti, mi disse, senza che ve ne sia troppo per me. La luce del fuoco non mi causa lacuto dolore che sento, quando quella del giorno cade sul mio volto. Ne provo una certa incomodit e nulla pi.
Tocc le corde del suo istrumento, lantica arpa dei ritratti di santa Cecilia, come ella aveva detto, ma piuttosto, secondo me, lantica arpa dei bardi gallesi. Il suono ne parve dapprima sgradevole e acuto alle mie orecchie inesperte. Fino dalle prime note della melodia, unaria lenta, lamentosa e lugubre, i gatti si alzarono e sfilarono intorno alla loro padrona camminando in cadenza misurata. Ora si seguivano isolatamente, ora, ad un cambiamento di melodia, camminavano a due a due, ed ora divisi in gruppi di tre, facevano il giro della sedia in direzioni opposte. La musica si acceler e i gatti accelerarono i loro passi conformandosi alla battuta. Pi le note si precipitavano, pi i gatti giravano rapidamente, alla rossa luce del fuoco, intorno alla cupa figura, immobile sulla sua sedia, con larpa antica sulle sue ginocchia. Io non avevo mai prima immaginato, nemmeno in sogno, nulla di tanto lugubre, di tanto bizzarro, n di tanto fantastico. La mimica cambi e i gatti cominciarono a saltar girando. Uno si pos dun salto sulla base dellarpa; quattro si slanciarono insieme e presero posto, due per due su ciascuna delle spalle della signorina Dunross, e il pi piccolo, saltando lultimo, si pos sulla sua testa. Cos collocati, i sei gatti rimasero immobili come statue. Nulla pi si mosse, tranne le pallide mani sulle corde dellarpa; niun altro suono che quello della musica, vibr nella camera. La melodia cangi di nuovo. In un istante i sei gatti si trovarono sul suolo, seduti intorno alla seggiola, come li avevo veduti alla loro prima apparizione. La signorina Dunross mise da parte larpa, e mi disse con la sua debole e dolce voce:
Mi stanco prontamente; mi tocca rimettere a dimani la fine degli esercizi de miei gatti.
Si alz e si avvicin al letto.
Vi lascio per farvi vedere il tramonto del sole attraverso la vostra finestra, disse. Dalla sera fino allora della colazione, non dovete contare sui miei servizi. Mi riposo. Mi abbisognano per ci almeno dodici ore. Vi abbiamo molto sorpreso io e i miei gatti? Sono una strega e sono essi i miei spiriti famigliari? Ricordatevi che ho poche distrazioni, e non vi stupirete se mi dedico a insegnar le loro giravolte a queste graziose creature, e ad affezionarmele come cani. Essi si sono mostrati ricalcitranti dapprima, e mi hanno dato eccellenti lezioni di pazienza. Adesso comprendono ci che io voglio e lo comprendono meravigliosamente. Come divertirete il vostro amico, al suo ritorno dalla pesca, con la storia della giovine signora che vive nelle tenebre e che mantiene una compagnia di attori gatti! Conto che voi mi distrarrete dimani alla vostra volta e che mi raccontiate ci che vi ha condotto nelle nostre isole selvagge. Forse, col tempo, e quando ci conosceremo meglio, mi ammetterete un po pi nella vostra confidenza, e mi svelerete il segreto dellafflizione che vi ho letto sul volto durante il vostro sonno. Mi rimane ancora abbastanza della donna per esser vittima della curiosit, quando incontro una persona che minteressa. Addio, fino a dimani. Vi auguro una notte tranquilla ed un piacevole svegliarvi. Venite, miei spiriti famigliari, venite, miei figli gatti!  tempo di ritornar nella nostra ala di casa!
Abbass il suo velo sul volto, e usc dalla camera, seguita dalla sua truppa di gatti.
Immediatamente dopo la sua partenza, Pietro apparve e apr le cortine. La luce del sole tramontante penetr per la finestra. Al momento stesso il mio compagno di viaggio torn tutto allegro, ed avido di raccontarmi la sua pesca sul lago. Il contrasto fra ci che vedevo e udivo adesso, e quel che avevo udito e veduto alcuni minuti avanti, era s straordinario e stupefacente, che dubitai quasi che la figura velata con la sua arpa e il ballo dei gatti, non fossero le creazioni fantastiche dun sogno. Dimandai formalmente al mio amico se maveva trovato sveglio o addormentato entrando nella camera.
La sera fece posto alla notte. Il padrone dei libri comparve per informarsi della mia salute. Mi parl con aria distratta, come se il suo spirito fosse assorbito dai suoi studi, salvo quando feci una allusione riconoscente alla bont di sua figlia per me. Al di lei nome, i suoi occhi azzurri sbiaditi, brillarono; la sua testa reclinata si raddrizz e la sua umile e triste voce si fece pi sicura.
Non esitate ad accettar le sue cure, disse. Tutto ci che linteressa e la diverte prolunga la sua vita. In lei risiede il soffio della mia esistenza. Ella  pi che mia figlia:  langelo custode della casa, e per tutto ove va reca seco laria del cielo. Dicendo le vostre preghiere, signore, supplicate Dio di lasciar mia figlia quaggi un po pi a lungo.
Sospir profondamente: la sua testa si pieg di nuovo sul suo petto e mi abbandon.
Lora si avanz e la cena fu imbandita accanto al mio letto. Il silenzioso Pietro, prendendo congedo da me per la notte, si permise alcune parole:
Dormo nella camera vicina, disse. Suonate se avete bisogno di me.
Il mio compagno di viaggio, ricoricandosi sul secondo letto della camera, ripos quasi subito nel pacifico sonno della giovinezza. Un silenzio di morte regn nella mia camera. Allintorno, non si udiva che il canto grave del vento della notte, levantesi ed abbassantesi sul lago e sulla brughiera. Cos si chiuse la mia prima giornata nella casa ospitaliera di Shetland.
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CAPITOLO 20.
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La bandiera verde.
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Vi faccio le mie congratulazioni, signor Germaine, pel vostro talento di dipingere a parole. La descrizione che me ne avete fatta mi d unidea esatta della signora Van Brandt.
Il ritratto vi piace, signorina Dunross?
Posso rispondere francamente, come  mia abitudine?
Certamente.
Ebbene, allora, con tutta franchezza, non amo la vostra signora Van Brandt!
Erano passati dieci giorni e gi la signorina Dunross, aveva trovato accesso nella mia confidenza.
In qual modo mi aveva essa indotto a confidarle i pi segreti affanni della mia vita, che fino a quel momento avevo riservati pel solo orecchio di mia madre? Potrei facilmente descrivere la maniera rapida e subitanea con cui le sue simpatie si unirono alle mie. Ma non riuscirei affatto nel raccontar le gradazioni infinite davvicinamento, per mezzo delle quali essa sorprese e vinse la mia riserva abituale. La pi potente influenza, quella degli occhi, le mancava. Quando la luce penetrava nella camera, essa era nascosta sotto il suo velo. In ogni altro momento le cortine erano chiuse; il paravento si trovava davanti al fuoco, ed io potevo allora distinguere oscuramente i lineamenti del suo volto: ma niente di pi.
Il segreto della sua influenza era forse da attribuirsi, in parte, alla semplice e fraterna maniera con la quale essa mi parlava, e in parte allinteresse indescrivibile che si associava alla sua semplice presenza nella camera. Suo padre mi aveva detto che essa portava seco laria del cielo. Secondo la mia esperienza, non posso dire se non che portava con s qualche cosa che simpadroniva adagio adagio e inscrutabilmente della mia volont, e mi rendeva tanto inconsciamente docile ai suoi capricci come se fossi stato il suo cane. I miei amori infantili in tutti i loro particolari, fino al dono della bandiera verde; le predizioni mistiche della vecchia Dermody; la perdita di ogni traccia della mia piccola Maria degli antichi giorni; il salvamento della riviera della signora Van Brandt; la sua apparizione nel padiglione; le nostre interviste ad Edimburgo e a Londra; laddio finale che aveva lasciato sul mio volto le sue tracce di dolore, tutto le fu da me confidato.
E il risultato me ne fu dichiarato dalla signorina Dunross, seduta vicino a me nella camera abbujata, con limpeto di giudizio di una donna nei termini che trascrivo:
Non amo la vostra signora Van Brandt.
Perch?
Perch non dovreste amar che Maria.
Ma ho perduto Maria dallet di tredici anni.
Siate paziente e la ritroverete. Maria  paziente, Maria vi aspetta. Quando la rivedrete, sarete vergognoso di ricordarvi che avete potuto amar la signora Van Brandt: considererete la vostra separazione con questa donna, come lavvenimento pi felice della vostra vita. Io non sar forse pi l ad udirvi e convenirne, ma vivrete abbastanza per riconoscere che avevo ragione.
La sua convinzione, perfettamente assurda, che il tempo mi farebbe ritrovar Maria, mirrit e mi divert al medesimo tempo.
Mi parete daccordo con la nonna Dermody, le dissi. Voi credete che i nostri due destini non ne facciano che uno. Qualunque tempo trascorra, e qualunque cosa avvenga nellintervallo, credete che il mio matrimonio con Maria  ritardato e nulla pi?
Lo credo fermamente.
Senza sapere perch, tranne la vostra avversione al mio matrimonio con la signora Van Brandt.
Ella sent che questa spiegazione della sua credenza non era lontana dallesser la vera, e, da vera donna di buon senso, dette un altro giro alla discussione.
Perch la chiamate Van Brandt? dimand. La Van Brandt porta lo stesso nome del vostro primo amore. Se lamate tanto, perch non la chiamate Maria?
Ebbi vergogna di confessar bene il motivo, tanto mi pareva indegno in un uomo di decoro e di cuore. Notando la mia esitazione, ella insist perch le rispondessi, e mi costrinse a fare unumiliante confessione.
Luomo che ci ha separati, dissi, la chiamava Maria. Lo odio tanto gelosamente, che mi ha disgustato di questo nome. Egli ha perduto per me ogni seduzione passando per le sue labbra.
Mi ero aspettato che ella ridesse di me. No. Alz repentinamente la testa come per guardarmi fisso nelloscurit.
Come dovete amar questa donna, disse. Sognate ancora di lei adesso?
Non ne sogno pi mai.
Contate riveder di nuovo la sua apparizione?
Forse, se giunge un momento in cui ella abbia crudelmente bisogno del mio soccorso, e non abbia altro amico che me sul quale possa contare.
La vostra piccola Maria non vi  mai apparsa?
Mai!
Eppure una volta la vedevate in sogno, come lo aveva predetto la nonna Dermody?
S; quandero fanciullo.
E pi tardi non fu pi Maria, ma la signora Van Brandt, che prese posto nei vostri sogni, e che vi apparve in ispirito, quando il suo corpo era ben lungi da voi? Povera vecchia Dermody! Ella non dubitava, quando viveva, che la sua predizione sarebbe stata compiuta da unaltra donna.
Ditemi, continu, se incontraste la vostra piccola Maria oggi, come sarebbella? Che specie di donna vi figurereste di vedere?
Non potei fare a meno di ridere.
Come potrei dirlo dopo tanto tempo?
Provate.
Ragionando dal cognito allincognito, frugai nella mia memoria limmagine della fragile e delicata fanciulla de miei giorni beati, e tracciai il ritratto duna donna fragile e delicata, vale a dire il contrasto pi assoluto con la signora Van Brandt.
Il pensiero dellidentit, realizzato a mezzo nello spirito della signorina Dunross, svan allistante scacciato dalla conclusione formale che questo contrasto implicava.
Ugualmente ignoranti del recupero di salute, di forza e di bellezza sviluppata col tempo e con le circostanze in Maria, eravamo completamente e inscientemente fuorviati luno e laltro. Avevo perduto una volta di pi la scoperta della verit, e lavevo perduta per la grossezza dun capello!
Preferisco infinitamente il vostro ritratto di Maria a quello della signora Van Brandt, disse la signorina Dunross. Maria realizza il mio ideale. Non posso comprendere che abbiate sentito il menomo dispiacere per la perdita di questaltra persona, perch io detesto le belle donne. Non posso dirvi quanto Maria minteressa. Desidero saperne di pi su di lei. Dov quellammirabil lavoro di ricamo che la povera figliuola aveva tanto egregiamente eseguito per voi?
Supponeva lo portassi sempre indosso. Ma la bandiera verde non era meco.
Son desolato di disingannarvi; ma la bandiera si trova in qualche luogo, laggi nella mia casa del Pertshire.
Non lavete con voi? sclam dessa. Lasciate il suo ricordo nascosto in qualche luogo? Oh! signor Germaine, avete realmente dimenticato Maria. Al vostro posto, una donna, avrebbe perduto la vita, anzich separarsi dallunico ricordo del suo primo amore.
Parlava con un ardore tanto straordinario, con una tale agitazione, potrei dire, che mi spavent.
Cara signorina Dunross, le dissi, la bandiera verde non  perduta.
Spero di no! replic vivamente. Se perdeste la bandiera verde, perdereste lultima reliquia di Maria, e anco di pi, se la mia credenza  fondata.
Che credete, dunque?
Riderete di me se ve lo dico. Temo che la mia prima impressione del vostro volto sia stata falsa; temo che siate un uomo duro.
Francamente, voi mi ingiuriate. Io vi supplico di rispondermi con tanta schiettezza, quanta ne avete dordinario. Che perderei, perdendo lultima reliquia di Maria?
Perdereste la sola speranza che conservo per voi, rispose ella gravemente, la speranza della vostra riunione e del vostro matrimonio con Maria in avvenire. Non ho dormito punto la notte scorsa; ed ho pensato alla vostra seducente storia damore, vicino alle sponde del brillante lago inglese. Pi vi ho pensato, e pi ho acquistato la ferma convinzione, che la bandiera della povera fanciulla  destinata ad esercitare la sua influenza sulla vostra vita futura. La vostra felicit riposa in questinnocente ricordo. Non saprei n spiegare, n giustificare questa credenza; una delle mie eccentricit, suppongo, come quella dinsegnare il ballo ai miei gatti, al suono dellarpa. Ma credetelo, finch avrete la bandiera verde, linfluenza di Maria conserver su di voi i suoi cari e antichi legami, e voi ritroverete Maria dopo tanti anni di separazione.
Lidea era in s stessa seducente e poetica, e lardore col quale era stata espressa avrebbe agito sopra un uomo dunaltra natura pi ribelle della mia. Confesso che mi fece arrossire per non dir di pi, del mio abbandono della bandiera verde.
La ricercher al mio ritorno, dissi, e veglier su di lei in avvenire.
Esigo di pi, disse lei. Se non potete portare addosso la bandiera verde, voglio che vi accompagni dappertutto ove andrete. Quando vi hanno portato qui il vostro bagaglio, vi siete singolarmente inquietato della sorte del vostro scrittojo da viaggio che vedo sulla tavola. Racchiude forse qualche cosa di preziosissimo?
Racchiude il mio denaro, ed altri oggetti che stimo assai pi, come le lettere di mia madre ed alcune reliquie di famiglia, che sarei desolatissimo di perdere. Di pi, questo scrittojo ha per me un valore affatto particolare, essendo stato il mio costante compagno di viaggio da lunghi anni.
La signorina Dunross si alz e si avvicin alla sedia sulla quale ero seduto.
Che la bandiera di Maria divenga il vostro costante compagno di viaggio, disse. Mi avete dimostrata troppa riconoscenza pei miei servigi dinfermiera. Ricompensatemi dunque secondo i miei meriti. Mostratevi indulgente, signor Germaine, per le idee superstiziose duna donna solitaria e visionaria. Promettetemi che la bandiera verde prender posto fra gli altri piccoli tesori che racchiude il vostro scrittojo.
 inutile dire che mi mostrai indulgente, e che sottoscrissi alla promessa reclamata da me, con la seria intenzione di adempierla. Per la prima volta da che la conoscevo, la signorina Dunross pose la sua povera e scarna mano nella mia, che strinse un momento.
Sotto la prima impulsione sconsiderata della mia riconoscenza, recai quella mano alle mie labbra, prima di lasciarla. Ella trasal, trem e usc dalla camera repentinamente e silenziosamente.
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CAPITOLO 21.
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Ella si frappone fra noi.
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Quale emozione avevo involontariamente svegliato nella signorina Dunross? Lavevo offesa, oppure avevo, senza volerlo, scoperto nella sua coscienza qualche sentimento profondamente seppellitovi, che essa fino allora aveva risolutamente ignorato?
Passai in rassegna le giornate del mio soggiorno nella sua casa; interrogai i miei sentimenti e le mie impressioni personali, nella speranza che mi ajuterebbero a risolvere il mistero della sua fuga precipitosa dalla mia camera.
Qual effetto aveva ella prodotto su me? Con tutta franchezza, debbo dire che aveva semplicemente preso posto nel mio spirito escludendone ogni altra persona ed ogni altro oggetto. In dieci giorni si era impadronita delle mie simpatie, come niunaltra donna avrebbe potuto farlo in egual numero di anni. Mi ricordai con vergogna, che mia madre aveva raramente occupato il mio pensiero.
Limmagine della signora Van Brandt istessa, salvo quando la conversazione era caduta su lei, si era indebolita nella mia mente.
Quanto ai miei amici di Lerwick, tutti, fino a sir James, erano venuti graziosamente a vedermi, ed io mi ero segretamente e ingratamente rallegrato quando la loro partenza aveva lasciato il campo libero al ritorno della mia infermiera. Il bastimento dello Stato doveva fra due giorni porsi alle vele, pel suo viaggio di ritorno. Il mio polso era ancora indolenzito quando tentai di servirmene; ma la lesione pi seria causata dalla riapertura della mia ferita non dava pi inquietudine, n a me, n ai miei assistenti. Ero dunque sufficientemente ristabilito per intraprendere il viaggio di Lerwick, riposandomi una notte in una fattoria situata a mezza strada, fra quella citt e la casa del signor Dunross. Pur sapendo ci, avevo lasciato indecisa sino allultimo momento la questione di raggiungere il bastimento. Il motivo che ne detti ai miei amici, era lincertezza riguardo alla sufficienza del recupero delle mie forze; quello che confessai a me stesso, era la ripugnanza a lasciar la signorina Dunross.
Qual era il segreto della sua potenza su me? Quale emozione, qual passione aveva essa svegliato su me? Era lamore? No; non era lamore; il posto che Maria aveva occupato un tempo nel mio cuore, il posto che vi aveva preso pi tardi la signora Van Brandt, non era quello che vi occupava la signorina Dunross. In qual modo potevo essermi innamorato duna donna di cui non avevo mai veduto la faccia? Qual era dunque questo sentimento? Non potei rispondere a questa dimanda che in una maniera: questo sentimento era troppo profondo in me perch potessi analizzarlo.
Quale impressione avevo io prodotto su lei? Qual corda sensibile avevo ignorantemente toccato, quando le mie labbra sfiorarono la sua mano?
Confesso che arretrai dinanzi a questa inchiesta che mi ero deliberatamente imposta. Pensai alla sua salute rovinata, alla sua malinconica esistenza nellombra e nella solitudine, ai ricchi tesori dun cuore e duno spirito come i suoi, perduti in una vita vacillante, e mi dissi: Rispettiamo il suo segreto. Evitiamo di causarle di nuovo, con parole o con azioni, ogni turbamento che possa farlo risalire alla sua superficie. Che il suo cuore rimanga velato per me nella oscurit che vela il suo volto.
Fu in queste disposizioni di spirito che aspettai il suo ritorno.
Non dubitavo di rivederla tosto o tardi, quel giorno. La posta del sud partiva lindomani e lora mattutina nella quale il messaggero veniva a prender le nostre lettere ci obbligava ordinariamente a scrivere nella sera della vigilia.
Nello stato dinerzia della mia mano, la signorina Dunross aveva preso labitudine di scrivere per me, sotto la mia dettatura; ella sapeva che doveva una lettera a mia madre, e che contavo come sempre sul suo ajuto. In queste circostanze, il suo ritorno presso di me non era che una questione di tempo, perch ogni dovere intrapreso da lei, lo si imponeva imperiosamente, per quanto insignificante potesse essere.
Le ore trascorsero; la giornata volse al suo fine, e nondimeno ella non venne.
Abbandonai la camera per godere dellultimo raggio del sole nel giardino attinente alla casa, prevenendo prima Pietro, del luogo ove mi troverebbe la signorina Dunross, se dimandasse di me. Il giardino era un luogo selvaggio, secondo le mie idee del Mezzogiorno, ma si stendeva ad una certa distanza lungo le coste dellisola, ed offriva alcuni punti di vista piacevoli del lago e del paese delle lande. Continuando lentamente la mia passeggiata, mi proposi di occupare utilmente il mio spirito, nel comporre anticipatamente la lettera che doveva scrivere la signorina Dunross.
Con mia gran sorpresa, trovai lassoluta impossibilit di fissare il soggetto della mia lettera. Malgrado tutti i miei sforzi, i miei pensieri persistettero ad allontanarsi da mia madre, per concentrarsi sulla... signorina Dunross? No. Sulla questione del mio ritorno nel Pertshire a bordo del bastimento dello Stato? No. Per qualche capricciosa mutazione di sentimento impossibile a spiegarsi, il mio spirito si trovava intieramente assorto dal solo soggetto che, per caso, gli era divenuto recentemente straniero, quello della signora Van Brandt.
A dispetto della mia formale volont, la mia memoria mi riport verso la mia ultima conferenza con lei. La rividi, e la udii di nuovo. Provai daccapo il momentaneo rapimento dellultimo bacio; sentii di nuovo langoscia mortale che mi aveva oppresso quando lavevo abbandonata e mi ero trovato solo nella strada.
Alcune lagrime, delle quali mi vergognavo, quantunque nessuno potesse vederle, mi empirono gli occhi, e il pensiero dei mesi che erano passati da che non ci eravamo veduti e di tutto ci che ella aveva potuto e dovuto soffrire durante questo tempo; venne a preoccupami. Centinaja di leghe ci separavano, e nondimeno ella si trovava tanto vicina a me, come se fosse stata nel giardino, a passeggiare al mio fianco.
Questa strana condizione danimo era accompagnata in me da una non meno strana disposizione fisica. Un tremito misterioso mi agitava febbrilmente dalla testa ai piedi.
Camminavo senza sentire il terreno che calpestavo e guardavo intorno a me senza aver la coscienza distinta degli oggetti sui quali si posavano i miei occhi. Le mie mani erano gelate e nondimeno le sentivo appena. La mia testa batteva fortemente, e nondimeno non provava nessun dolore. Mi pareva di esser circondato e avviluppato da qualche atmosfera elettrica che modificava tutte le condizioni ordinarie della sensazione. Interrogai il cielo chiaro e calmo e mi dimandai se stava per iscoppiare un uragano. Mi arrestai, e abbottonai il mio abito; dimandandomi se non aveva preso freddo e se non stavo per aver la febbre. Il sole si abbass allorizzonte e il crepuscolo grigio scese sulle acque cupe del lago. Ritornai a casa, e il vivace ricordo della signora Van Brandt, mi ci accompagn.
Il fuoco della mia camera era diminuito durante la mia assenza. Una delle cortine chiuse era stata leggermente tirata per lasciar penetrare dalla finestra un raggio della luce spirante. Sullestremo limite separante la luce dalloscurit che riempiva il resto della camera, scorsi la signorina Dunross seduta col suo velo abbassato e con la cartella da scrivere sulle ginocchia in attesa del mio ritorno.
Mi affrettai a farle le mie scuse. Lassicurai che avevo avuto cura di prevenire il domestico Pietro del luogo in cui mi avrebbe trovato. Ella minterruppe graziosamente prima che avessi potuto continuare:
Non  punto colpa di Pietro, disse. Lho pregato di non affrettare il vostro ritorno in casa. Vi siete divertito nella vostra passeggiata?
Parlava tranquillamente. La sua voce era pi debole e pi trista di prima. Ella teneva la sua testa piegata sulla cartella invece di volgerla verso di me, come ne aveva labitudine quando parlavamo. Risentii nuovamente il misterioso tremito che mi aveva sorpreso nel giardino. Avvicinando una sedia al fuoco, mossi i tizzoni e tentai di scaldarmi. I posti che occupavamo nella camera, lasciavano una piccola distanza fra noi. Non potevo vederla che di profilo, seduta comera vicino alla finestra, riparata dalloscurit della tendina rimasta chiusa.
Credo di esser rimasto troppo tempo nel giardino, risposi. Mi sento ghiacciato dallaria fredda della sera.
Volete che si metta un po pi di legna sul fuoco? mi dimand. Posso andare a prendervi qualche cosa?
No; grazie. Mi trover benissimo qui; vedo che siete graziosamente disposta a scrivere per me.
S, sono ai vostri ordini. Quando sarete pronto, anche la mia penna lo sar.
Ella risentiva, lo credo, tanto penosamente quanto me la riserva tacita che si era sollevata fra noi, dopo il nostro ultimo colloquio. Aspiravamo senza alcun dubbio a romperla, ognuno dal canto nostro, ma senza sapere in qual modo arrivarvi. Scriver la lettera, sarebbe almeno per noi una occupazione. Feci un nuovo sforzo per applicarvi tutto il mio spirito, ma fu ancora invano. Quantunque sapessi ci che volevo dire a mia madre, le mie facolt sembravano paralizzate, quando tentavo di esprimerlo. Ero seduto, impigrito vicino al fuoco, ed ella aspettava seduta col suo scrittojo sulle ginocchia.
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CAPITOLO 22.
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Ella mi reclama di nuovo.
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I momenti passarono, e il silenzio continu fra noi. La signorina Dunross tent svegliarmi.
Siete deciso a tornare in Iscozia coi vostri amici di Lerwick? mi dimand.
Non  punto facile, replicai, di decidermi a lasciare i miei amici di questa casa.
La sua testa si curv ancora pi sul suo petto e la sua voce si abbass rispondendomi:
Pensate a vostra madre. Vi dovete ad essa dapprima. La vostra lunga assenza  una dura prova per essa; vostra madre soffre.
Soffre? ripetei. Le sue lettere non ne dicono niente.
Dimenticate che mi avete permesso di leggere le sue lettere. Ho riconosciuto in esse la confessione tacita e involontaria della sua inquietudine, in ogni linea che vi ha scritto. Sapete bene quanto me, che ella ha ragione di essere inquieta. Rendetela felice prevenendola che partite coi vostri amici per ritornare a casa vostra. Rendetela anco pi felice annunziandole che non deplorate pi la perdita della signora Van Brandt. Posso scriverle a vostro nome in questi termini?
Provai la pi strana ripugnanza a permetterle di parlare in quei termini o in altri della signora Van Brandt. Il miserabile amore della mia et virile, non era mai stato fino allora un soggetto di conversazione proibito fra noi. Perch sentivo che lo era divenuto adesso? Perch evitavo di risponderle direttamente?
Abbiamo ampiamente tempo per far ci, risposi. Desidero parlarvi di voi.
Alz la mano nelloscurit che la circondava come per protestare contro il mio ritorno a un simile soggetto.
Io persistei nondimeno a tornarvi.
Se debbo partire, continuai, oser dirvi, partendo, ci che ho taciuto fin qui! Non posso n voglio credere che abbiate una malattia incurabile. La mia educazione, ve lho detto,  quella dun medico. Sono in relazione con alcuni dei pi grandi pratici di Edimburgo e di Londra. Volete permettermi di descriver la vostra malattia, tale quale io la comprendo, ad uomini abituati a trattar casi di affezioni nervose difficili? E volete permettermi di scrivervi per farvene conoscere i risultati?
In tutti i casi posso aver bisogno di scrivervi, continuai. Voi credete fermamente che siamo destinati, la mia piccola Maria ed io, a ritrovarci. Se le vostre previsioni si realizzano, vorrete certamente esserne informata da me?
Aspettai di nuovo. Ella prese la parola, non per rispondermi, ma solamente per cangiar argomento alla conversazione.
Il tempo passa, dissella, e non abbiamo ancora incominciato la lettera a vostra madre.
Sarebbe stato crudele lottar pi a lungo con lei. La sua voce mi avvertiva che soffriva. Il debole raggio di luce che sinsinuava fra le cortine, svaniva rapidamente. Era realmente tempo di scrivere a mia madre. Avrei trovata unaltra occasione di parlarle prima di lasciare la sua casa.
Sono pronto, risposi, cominciamo.
Dettai facilmente la mia prima frase al paziente segretario femminino. Informai mia madre che potevo quasi servirmi del mio polso lussato, e che nulla si opponeva a che lasciassi Shetland, quando il commissario dei fari sarebbe pronto a partire. Era tutto quanto potevo dire della mia salute, la riapertura della mia ferita, essendo stata per ragioni potenti, celata a mia madre. La signorina Dunross scrisse silenziosamente le prime linee della mia lettera e aspett il rimanente.
Nel mio secondo paragrafo annunziai il giorno della partenza del bastimento, e indicai lepoca nella quale mia madre poteva aspettarsi di rivedermi, se il tempo lo permetteva. La signorina Dunross scrisse egualmente questa linea e aspett di nuovo. Io mi posi a riflettere a ci che stavo per aggiungere. Con mia sorpresa e inquietudine, mi fu impossibile di fissare il mio spirito sullargomento della mia lettera. I miei pensieri se ne allontanarono nella pi strana maniera, per portami sulla signora Van Brandt. Vergognoso e malcontento di me stesso, risolvetti di terminare la mia lettera in un modo o nellaltro. Ebbene! Non ci riuscii. I pi potenti sforzi della mia volont non servirono a niente. Le parole pronunziate dalla signora Van Brandt, nella nostra ultima conversazione ronzavano alle mie orecchie, e non potei trovare una parola di mia invenzione.
La signorina Dunross pos la penna e volse lentamente la testa per guardarmi.
Avete certamente qualche cosa da aggiungere alla vostra lettera? disse.
Certamente, risposi. Io non so ci che ho, ma dettare esige uno sforzo che parmi al disopra delle mie forze stasera.
Posso ajutarvi? dimand.
Accettai la sua offerta con piacere.
Vi sono molte cose, dissi, che mia madre sarebbe felice di sapere, se non fossi troppo stupidito per ricordarmelo. Sono certo che posso contare sulla vostra simpatia per ricordarle in vece mia.
Questa risposta imponderata, forn alla signorina Dunross, loccasione di tornare alla questione della signora Van Brandt. La colse con la risoluzione persistente di una donna che ha in vista uno scopo, e vuol raggiungerlo ad ogni costo.
Non avete ancora detto a vostra madre, disse, che la vostra infatuazione per la signora Van Brandt non esiste pi. Volete annunziarglielo da voi oppure debbo scriverglielo a nome vostro, imitando alla meglio il vostro stile?
Nello stato di spirito in cui mi trovavo la sua persistenza mi vinse.
Se dico di no, pensai, torner ancora alla carica e dopo quanto debbo alla sua bont, ella mi far dir di s.
Prima che avessi potuto risponderle, aveva realizzato le mie previsioni. Torn alla carica e mi fece dir di s.
Che significa il vostro silenzio? disse. Debbo ajutarvi e rifiutate di adottar la mia prima proposizione?
Prendete la vostra penna, le risposi, far quel che vorrete.
Volete dettarmi la frase?
Tenter.
Tentai, e questa volta riuscii. Con limmagine della Van Brandt vivamente presente al mio spirito, disposi le prime parole della frase che doveva annunziare a mia madre la fine del mio entusiasmo per la signora in questione.
Sarete lieta di sapere, cominciai, che il tempo e il cangiamento di luogo compiono la loro opera benefattrice.
La signorina Dunross scrisse queste parole e si ferm per aspettar la frase seguente. La luce diminuiva a poco a poco e la camera sincupiva sempre pi. Continuai:
Spero di non causare pi alcuna inquietudine, mia cara madre, circa alla signora Van Brandt.
Nel silenzio profondo che ne circondava, potei udir la penna del mio segretario, passeggiar francamente sulla carta per tracciarvi queste parole.
Avete scritto? dimandai, quando il rumore della penna cess.
Ho finito, rispose la signorina Dunross, col suo abituale tono tranquillo.
Continuai la mia lettera.
I giorni scorrono adesso, senza chio pensi pi che raramente ad essa, o che non vi pensi affatto. Spero esser finalmente rassegnato alla perdita della signora Van Brandt.
Arrivato alla fine di questa frase udii la signorina Dunross, emettere un debole grido. Gettando gli occhi verso di lei, potei accorgermi, attraverso la crescente oscurit, che la sua testa era inclinata sul dorso della sua sedia. Il mio primo movimento fu naturalmente di alzarmi e correr da lei; ma appena ero in piedi, che un terrore indescrivibile mi paralizz allistante. Appoggiato al davanzale del caminetto, rimasi assolutamente incapace di avanzar dun passo. Tutto quello che potei fare fu parlare.
Siete malata? le dimandai.
Ella pot rispondermi a voce bassa e senza alzar la testa.
Ho paura, rispose.
Che cos che vi ha spaventata?
La sentii fremere nelloscurit. Invece di rispondermi la udii dimandarsi pianissimo:
Che debbo dirgli?
Ditemi ci che vi ha spaventata, ripetei. Sapete che potete confidarmi la verit.
Ella fece appello alle sue forze vacillanti, e mi rispose queste strane parole:
Qualche cosa si  frapposto fra me e la lettera che scrivo per voi.
Che cosa?
Non posso dirvelo.
Potete vederlo?
No.
Udirlo?
S.
A che assomiglia?
A un nodo daria fredda passata fra me e la lettera.
La finestra  forse aperta?
La finestra  perfettamente chiusa.
E la porta?
La porta  ugualmente chiusa, per quanto posso vedere. Assicuratevene. Dove siete? Che fate?
Guardai la finestra. Al momento in cui ella pronunziava queste ultime parole, avevo notato un cambiamento in quella parte della camera.
Nel vuoto formato dalla separazione delle cortine, brillava una luce nuova. Non il cupo crepuscolo grigio della natura, ma un puro raggio, una pallida luce siderea. Mentre la contemplavo, il raggio sidereo trem come se qualche soffio lavesse agitato. Quando ridivenne immobile, una figura di donna mi apparve attraverso quella luce. Per mezzo di delicate e lente gradazioni, ella divenne sempre pi distinta. Riconobbi quella nobile figura riconobbi quel tristo e tenero sorriso. Per la seconda volta mi trovai in presenza allapparizione della signora Van Brandt.
Era vestita, non come lavevo veduta lultima volta, ma nel costume che portava la sera memorabile del nostro incontro sul ponte, nel costume in cui mi era apparsa per la prima volta vicino alla cascata dacqua in Iscozia. La luce siderea lavviluppava come un aureola. Mi guardava con occhi tristi e supplicanti, come mi aveva guardato quando avevo veduta la sua apparizione nel padiglione.
Alz la mano, non per farmi segno davvicinarmi a lei, ma per significarmi graziosamente di rimaner dovero. Aspettai con un sentimento di rispetto, ma non di terrore. Il mio cuore era tutto suo mentre la contemplavo. Si avanz sdrucciolando dalla finestra fino alla sedia su cui era seduta la signorina Dunross, e ne fece lentamente il giro, finch non le si fu trovata dietro. Al chiarore della pallida aureola che circondava e accompagnava quellessere spettrale, potei veder la lugubre figura della donna, viva, seduta immobile sulla sua sedia. La cartella da scrivere si trovava sulle sue ginocchia, con la lettera e penna posatavi sopra. Le sue braccia pendevano inerti a suoi lati; la sua testa velata era allora piegata in avanti. Pareva cangiata in statua di pietra, al momento in cui aveva tentato di alzarsi dalla sua sedia.
Pass un momento, e vidi lessere spettrale curvarsi sulla donna vivente. Tolse lo scrittojo dalle sue ginocchia e lo pose sulla sua spalla. Prese la penna, e scrisse sulla lettera incompiuta. Poi rimise lo scrittojo al suo posto, sulle ginocchia della viva, e sempre in piedi dietro la sedia, si volse e mi guard di nuovo, ma questa volta per farmi segno di avvicinarmi.
Agendo involontariamente, come avevo agito la prima volta che lavevo veduta nel padiglione, attirato da una forza irresistibile, mi avvicinai e mi fermai a qualche passo da lei.
Essa si avanz e pos la mano sul mio petto.
Sentii allora nuovamente quella strana sensazione di rapimento misto di rispetto, che avevo gi provata quando avevo avuto spiritualmente coscienza del suo contatto. Ella parl di nuovo co suoi accenti gravi e melodiosi, che ricordavo tanto bene. Mi diresse di nuovo queste parole:
Ricordatevi di me. Venite a me.
La sua mano cadde sul mio petto. La pallida luce nella quale ella si trovava, trem, declin, svan.
Scorsi il crepuscolo brillar debolmente fra le cortine e fu tutto. Aveva parlato ed era partita.
Mi trovavo abbastanza vicino alla signorina Dunross, per toccarla quando stesi la mano.
Ella trasal e frem come una donna tolta improvvisamente ad un sogno terribile.
Parlatemi, mormor. Ditemi che siete voi che mi avete toccata.
Le diressi alcune parole rassicuranti prima dinterrogarla.
Avete veduto qualche cosa nella camera?
Sono stata assalita da un mortal terrore, rispose. Non ho veduto che lo scrittojo tolto dalle mie ginocchia.
Avete veduta la mano che lo toglieva?
No.
Avete veduto un chiarore sidereo e una figura in piedi, in mezzo?
No.
Avete veduto lo scrittojo dopo che  stato tolto dalle vostre ginocchia?
Lho veduto posato sulla mia spalla.
Avete veduto sulla lettera una scrittura che non era la vostra?
Ho veduto sulla carta unombra pi folta di quella entro la quale sono seduta.
Questombra si  mossa?
Si  mossa sulla carta.
Come una penna che scrive?
S; come una penna che scrive.
Posso prender la lettera?
Ella me la stese.
Posso accendere una candela?
Ella tir pi completamente il suo velo sul suo volto, e sinchin in silenzio.
Accesi la candela sul camino e cercai la scrittura.
Sul bianco della lettera, come prima sul bianco dellalbum, si trovavan le parola lasciate dietro di s dallo spettro, e scritte, ugualmente in due linee, come le copio qui: Alla fine del mese. Allombra di San Paolo.
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CAPITOLO 23.
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Il bacio.
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Ella aveva ancora bisogno di me. Ella mi reclamava di nuovo. Io sentii tutto il mio vecchio amore e la mia abnegazione riprendere possesso di me. Le perdonai e dimenticai tutto ci che mi aveva mortificato o irritato nellultimo nostro colloquio. Tutto il mio essere fremeva ancora dellincanto misto a rispetto, che mi aveva causato la sua seconda apparizione. I minuti trascorsero, ed io rimasi presso al fuoco, come un uomo in estasi, non pensando che alle sue parole: Ricordatevi di me. Venite a me, e non guardando che il suo messaggio mistico: Alla fine del mese. Allombra di S. Paolo.
La fine del mese era ancora lontana. La sua apparizione si era dunque prodotta innanzi a me, nella previsione subitanea duna disgrazia ancora avvenire. Io avevo ampiamente dinanzi a me il tempo di compiere il pellegrinaggio al quale mi ero gi votato, il pellegrinaggio allombra di San Paolo.
Altri nella mia posizione avrebbero esitato pel vero significato del luogo del convegno. Altri avrebbero potuto affaticarsi la mente per ricordarsi le chiese, le istituzioni, le vie, le citt straniere consacrate alla venerazione cristiana col nome dellapostolo. Niuna difficolt di questo genere mi turb. La mia prima conclusione fu la sola accettabile pel mio spirito: San Paolo, significava la famosa cattedrale di Londra. L dove si projettava lombra della gran chiesa, l, io ritroverei alla fine del mese la signora Van Brandt.
Chi avrebbe potuto interpretar le misteriose simpatie che ci univano ancora a dispetto della distanza e del tempo? Chi avrebbe potuto predire dove farebbero capo le nostre esistenze in avvenire?
Simili questioni occupavano ancora la mia mente, e i miei occhi erano ancora fissi sulla misteriosa creatura, quando acquistai istintivamente coscienza dello strano silenzio che regnava nella camera. Immediatamente la perduta ricordanza della signorina Dunross, mi torn. Assalito dal rimorso, mi volsi bruscamente per cercar la sua sedia vicino alla finestra. La sedia era vuota. Mi trovavo solo nella camera.
Perch mi aveva lasciato segretamente? E senza una parola daddio? Era perch soffriva moralmente o fisicamente? Oppure perch sera sentita offesa, e naturalmente offesa, delloblio in cui lavevo lasciata?
Il semplice sospetto daverla afflitta era intollerabile. Suonai per dimandar sue notizie.
Fu, non come dordinario, il silenzioso Pietro che rispose alla mia scampanellata, ma una donna di mezza et, modestamente e pulitamente vestita, che avevo incontrato una o due volte rientrando nella mia camera, o uscendone, e della quale ignoravo la vera condizione nella casa.
Desiderate veder Pietro? mi dimand.
No. Desidero sapere dove si trova la signorina Dunross.
La signorina Dunross  nella sua camera. Ella mi ha consegnato questa lettera per voi.
Presi la lettera con un sentimento di sorpresa e di malessere. Era la prima volta che la signorina Dunross comunicava con me in questa maniera formalista. Tentai dottenere qualche pi precisa informazione interrogando la sua messaggera.
Siete la cameriera della signorina Dunross?
Servo la signorina Dunross da qualche anno, mi rispose con assai mala grazia.
Credete che consentirebbe a ricevermi se vi incaricassi di pregarla di ci?
Lo ignoro, signore. La lettera ve lo dir, forse; farete bene a leggerla.
Ci guardammo scambievolmente. Lopinione preconcetta che quella donna aveva di me era evidentemente sfavorevole. Avevo io realmente afflitto o offeso la signorina Dunross? E la sua domestica, la sua fedele domestica, che forse ladorava, se ne era accorta ed irritata? La donna aggrottava le sopraciglia guardandomi. Sarebbe stato tempo perso ad interrogarla. La lasciai partire.
Rimasto solo, lessi la lettera. Dessa cominciava cos, senza alcuna formula di saluto:
Vi scrivo invece di parlarvi; perch la mia energia  stata gi severamente provata, perch non sono forte abbastanza per sopportarne di pi. Per riguardo a mio padre, se non a me, debbo prendere le maggiori possibili cure della poca salute che mi resta.
Riavvicinando ci che mi avete narrato dellapparizione che avete avuto nel padiglione in Iscozia, con ci che mi avete detto interrogandomi nella vostra camera, non posso che concluderne che la stessa apparizione si  manifestata per la seconda volta a voi. Il terrore che ho provato, le strane cose che ho veduto o credute vedere, possono essere state nel mio spirito i riflessi imperfetti di quanto succedeva nel vostro. Non mi fermo a ricercare, se siamo entrambi vittime di una illusione, o i destinatari eletti di una comunicazione sopranaturale. Il risultato mi basta in tutti i casi. Siete ricaduto sotto linfluenza della signora Van Brandt. Non mi arrischiar a dirvi le inquietudini e i presentimenti che mi opprimono. Vi confesser soltanto, che la mia sola speranza, per voi, risiede nella vostra pronta riunione con un pi degno oggetto della vostra costanza e della vostra abnegazione Credo sempre, e questa credenza  una consolazione per me, che vi ritroverete col vostro primo amore.
Abbandono qui questo soggetto per non ritornarci sopra, che con me stessa.
I preparativi necessari alla vostra partenza, dimani, sono terminati. E non mi resta che ad augurarvi un felice e piacevol viaggio fino a casa vostra. Non credetemi, vi prego, insensibile a ci che vi debbo, se vi dirigo qui i miei addii.
I piccoli servigi che mi avete permesso di rendervi, hanno schiarito gli ultimi giorni della mia vita. Mi avete lasciato un tesoro di felici ricordi che conserver, dopo la vostra partenza, con la cura gelosa di un avaro. Volete aggiungere nuovi titoli al ricordo riconoscente che conserver di voi? Vi dimando come un ultimo favore di non tentar di rivedermi. Non contate che io prenda personalmente congedo da voi. La pi trista di tutte le parole  addio, ed io non ho che la forza di scrivere. Dio vi conservi e vi renda felice. Addio.
Unultima richiesta. Vi supplico di non dimenticare ci che mi avete promesso quando vi ho parlato della mia pazza idea della bandiera verde. Per tutto ove andrete, che il ricordo di Maria vi accompagni. Non rispondetemi; preferisco di non ricevere risposta. Quando dimani lascerete la casa, alzate gli occhi verso la finestra di mezzo, al disopra della porta dingresso, e sar una risposta sufficiente.
Dire che queste linee melanconiche mi fecero montar le lagrime agli occhi, non  che riconoscere che possedevo simpatie facilmente commovibili. Quandebbi presso a poco ricuperato la calma, non potei resistere allimpulso che mincitava a scrivere alla signorina Dunross. Non la importunai con una lunga lettera, la supplicai soltanto di non insistere sulla sua decisione, nei termini pi persuasivi che potei chiamare in mio ajuto. La risposta mi fu recata dalla domestica che serviva la signorina Dunross, in tre parole decisive.  assolutamente impossibile. Questa volta la serva mi parl apertamente lasciandomi:
Se avete qualche rispetto per la mia padrona, mi disse severamente, non la costringete a scrivervi di nuovo.
Poi mi guard con un aggrottamento di sopracciglia minaccioso e usc di camera.
Inutile di dire che le parole della fedele domestica non fecero che annientare il mio desiderio di rivedere ancora una volta la signorina Dunross, prima di separarci, forse per sempre. Non mi rimaneva altra speranza di pervenirvi, che quella di giungere indirettamente fino a lei, per mezzo di suo padre.
Mandai Pietro ad informarsi se mi sarebbe permesso di presentare i miei ossequi al suo padrone in quella sera. Il mio messaggero torn con una risposta che fu per me una nuova delusione. Il signor Dunross, mi pregava di scusarlo se rimetteva allindomani mattina il colloquio che gli domandavo. Io partivo lindomani mattina. La risposta del signor Dunross significava forse che egli non desiderava di rivedermi prima del momento di prendere congedo da lui? Dimandai a Pietro se il suo padrone era pi del solito occupato quella sera. Non seppe dirmelo. Il padrone dei libri non era, come di consueto, nel suo gabinetto. Quando mi aveva mandato la sua risposta si trovava seduto presso al sof nella camera di sua figlia.
Dopo avermi risposto in questi termini, Pietro mi lasci solo, fino allindomani mattina. Non auguro al mio pi crudel nemico ore pi triste nella sua vita di quelle dellultima notte del mio soggiorno sotto il tetto del signor Dunross.
Dopo aver passeggiato in lungo e in largo nella mia camera fino ad esserne stanco, pensai di tentar, leggendo, di distrarre il mio spirito dai tristi pensieri che lo vessavano.
La candela che avevo accesa non rischiarava sufficientemente la camera. Avvicinandomi al caminetto per accenderne unaltra, che vi si trovava, scorsi la lettera a mia madre, non finita, al posto ove laveva posata, quando la domestica della signorina Dunross era comparsa per la prima volta dinanzi a me. Accesi la seconda candela, e ripresi la mia lettera per aggiungerla alle altre mie carte. Facendo ci, e con lo spirito sempre occupato dalla signorina Dunross, guardai macchinalmente la lettera, e allistante vi scoprii un cangiamento.
I caratteri tracciati dalla mano dellapparizione erano spariti. Sotto alle linee scritte dalla signorina Dunross, i miei occhi non scorsero pi che del bianco.
Il mio primo movimento, fu di consultare il mio orologio.
Quando lessere spettrale aveva scritto sul mio album, i caratteri erano spariti dopo un intervallo di tre ore. Questa volta, calcolando esattamente quanto pi era possibile, la sua scrittura era svanita in unora soltanto.
Riportandomi alla mia conversazione con la signora Van Brandt, al momento del nostro incontro al pozzo di SantAntonio ed alle rivelazioni che ottenni pi tardi, non potei che supporre, esser ella ricaduta in unestasi o in un sogno, quando la sua apparizione mi si era manifestata per la seconda volta. Come la prima volta si era liberamente confidata e diretta a me per soccorrerla mentre ella sognava e mentre la sua anima poteva riconoscer la mia. Quando era tornata in s in capo ad unora, aveva avuto vergogna della familiarit con la quale mi aveva avvicinato durante la sua estasi; la sua volont, allo stato di veglia, aveva di nuovo inconsciamente reagito contro linfluenza della sua volont allo stato di sonno, producendo cos la nuova sparizione delle parole scritte da lei, unora dopo listante in cui le aveva tracciate o fatto latto di tracciarle con la penna.
Ed  questa la sola spiegazione che possa offrire. Allepoca in cui sopravvenne questo incidente, ero ben lungi dal possedere lintera confidenza della signora Van Brandt, ed ero necessariamente incapace di giungere ad una soluzione giusta o falsa di questo mistero. Non potei dunque che metter da parte la lettera, dubitando vagamente se i miei sensi non mi avevano ingannato.
Dopo le dolorose idee che la lettera della signorina Dunross aveva evocate nel mio spirito, non ero di umore tale da applicare il mio ingegno nella ricerca della chiave del mistero della scrittura scomparsa. Aveva i nervi irritati, e mi sentivo penosamente malcontento di me e degli altri.
Per tutto dove vado, pensai con impazienza, linfluenza perturbatrice delle donne pare sia la sola che son chiamato a subire!
Passeggiando ancora in lungo e in largo, nella mia camera, perch non vi era oramai da pensare di fissar la mia attenzione in un libro, mimmaginai di comprendere i motivi che spingevano alcuni uomini giovani come me, a ritirarsi in un monastero per terminarvi la loro esistenza. Aprii le cortine della finestra e guardai fuori. I miei sguardi non iscoprirono altra prospettiva che il cupo abisso di tenebre nel quale si nascondeva il lago. Io non poteva veder nulla; non poteva far nulla, non poteva pensare a nulla. Non mi rimaneva dunque altro partito da prendere, tranne quello di tentar di dormire. La mia esperienza medica mi avvertiva pienamente che nel mio stato nervoso il sonno mi era proibito quella notte. La cassa delle medicine che il signor Dunross aveva messo a mia disposizione si trovava ancora nella mia camera. Mi preparai una forte pozione soporifera e cercai di cattiva grazia, nel mio letto, un rifugio contro le mie tribolazioni.
 una particolarit della maggior parte dei soporiferi, non solamente dagir diversamente sulle varie costituzioni, ma anco di non agir sempre nella medesima maniera sulla stessa persona. Avevo avuto cura di spegner le candele prima di coricarmi. Nelle circostanze ordinarie, la pozione che avevo presa mi avrebbe addormentato dopo una mezzora di riposo nelloscurit. Nello stato attuale dei miei nervi, essa mi stupefece, e nientaltro.
Rimasi, dora in ora, perfettamente immobile ad occhi chiusi, nello stato di dormiveglia che caratterizza tanto curiosamente lordinario riposo di un cane. A misura che la notte avanzava, un tal sentimento di pesantezza cadde sulle mie palpebre, che mi era letteralmente impossibile di aprire, ed un languore tanto potente simpadron di me e de miei muscoli, che non potevo muovermi sul mio guanciale, proprio come se fossi stato un cadavere. E nondimeno, in questo stato di sonnolenza, il mio spirito rimaneva capace di continuare una pacifica serie di piacevoli pensieri. Il mio senso delludito era tanto sottile, che raccoglieva i menomi suoni causati dal passaggio del vento notturno attraverso i giunchi del lago. Nellinterno della mia camera, percepivo pi vivamente ancora quei sinistri rumori notturni che si producono nei grossi mobili dun appartamento, e quel crepito dei carboni estinguentisi nel focolare, tanto famigliari ai cattivi dormitori e tanto provocanti pei nervi irritati. Non  darne una spiegazione scientificamente corretta, ma  descrivere esattamente la mia condizione in quella notte, il dire che la met di me era addormentata e laltra met era sveglia.
Quante ore erano passate nella notte, quando il mio senso irritabile delludito, percep un suono nella camera? Non posso dirlo. Tutto ci che so,  che mi sorpresi ad un tratto ad ascoltare attentamente e ad occhi chiusi, aspettando indolentemente che un nuovo suono venisse e colpire le mie orecchie. Quello che aveva udito assomigliava a qualche cosa di leggero sdrucciolante pian pianino sulla superficie del tappeto, sfiorandola appena tanto da farsi sentire. A poco a poco, il suono si avvicin sempre pi al mio letto, e cess ad un tratto al momento in cui mimmaginai che fosse vicino a me.
I miei pensieri, se si possono chiamar cos, riprendevano il loro ultimo corso, quando acquistai distintamente la percezione dun soffio carezzante al disopra della mia testa.
Un istante dopo, sentii sulla mia fronte un contatto leggiero, dolce e tremante come quello di labbra che mi avessero sfiorato. Poi, una pausa momentanea. Poi, un sospiro represso frem in mezzo al silenzio. Poi udii di nuovo il solito suono leggero di qualche cosa sfiorante il tappeto, questa volta per allontanarsi dal mio letto, e allontanarsene tanto rapidamente, che un momento dopo si perdeva nel silenzio della notte.
Ancora stupefatto dalla pozione che avevo presa, potei dimandarmi ci che era successo, ma nulla pi. Le labbra che mi avevano toccato erano veramente vive? Il suono che avevo udito era realmente quello di un sospiro? Oppure tutto ci non era che una illusione nata e scomparsa some un sogno? Il tempo pass senza che decidessi o mi curassi di decider la questione. Minuto per minuto, linfluenza soporifica della pozione cominci ad agire sul mio cervello. Una nube parve passasse dolcemente sulle ultime impressioni del mio stato della vigilia. I legami che mi riunivano alla vita consciente si ruppero adagio adagio uno dopo laltro e caddi pacificamente in un sonno assoluto.
Mi svegliai poco dopo il sorger del sole. Quando ricuperai luso della memoria, il mio primo ricordo fu quello dun leggiero soffio che avevo sentito al disopra della mia testa; poi venne quello dun contatto provato dalla mia fronte e dun sospiro che avevo udito dopo. Era possibile che qualcuno fosse entrato nella mia camera durante la notte? Perfettamente. Non avevo chiusa la porta, e non lavevo mai chiusa durante il mio soggiorno sotto il tetto del signor Dunross.
Dopo avervi riflettuto qualche tempo, mi alzai per ispezionar la camera.
Nulla che assomigliasse ad una scoperta, venne a ricompensarmi, prima che fossi giunto alla porta. Quantunque non lavessi chiusa di dentro, la sera innanzi, mi ero certamente assicurato che non era aperta, prima di coricarmi. Adesso era socchiusa. Sera riaperta per essere stata mal chiusa? Oppure qualcuno aveva dimenticato di chiuderla uscendo?
Pesando queste probabilit gettai accidentalmente uno sguardo per terra, e scorsi sul tappeto un piccolo oggetto nero che giaceva appunto sotto la chiave, dal lato interno della porta. Lo raccolsi e riconobbi un pezzetto di tulle nero stracciato.
Non appena lebbi veduto, mi ricordai il lungo velo nero, cadente sopra le spalle, che aveva labitudine di portare la signorina Dunross. Era la sua veste che avevo udito sfiorar pianamente il tappeto? Era il suo bacio che mi aveva toccato la fronte? Era il suo sospiro che avevo udito fremere in mezzo al silenzio? La sciagurata e nobile creatura, era dessa venuta a darmi un ultimo addio, nel cuor della notte, riposandosi per la guardia del suo segreto, sulle apparenze ingannatrici, che le facevano credere che io dormissi? Esaminai di nuovo il pezzetto di tulle nero. Il suo lungo velo avrebbe facilmente potuto agganciarsi lacerarsi alla chiave sporgente, al momento in cui traversava rapidamente la porta per uscir dalla mia camera. Deposi tristamente e rispettosamente il pezzetto di tulle fra i preziosi ricordi che avevo recato meco da casa mia. Giurai di lasciar sino alla fine della sua vita la signorina Dunross nella credenza che il suo segreto non fosse uscito dal suo cuore. Per quanto ardentemente desiderassi ancora di stringerle la mano partendo, risolvetti di non pi tentar di vederla. Avrei potuto non rimaner padrone della mia emozione, e qualche cosa nel mio volto e nelle mie maniere avrebbe forse tradito il mio interno pensiero alla sua viva e delicata percezione. Conoscendo ci che sapevo adesso, lultimo sagrificio che potevo farle, era quello dobbedire ai suoi desideri, e questo sagrificio lo feci.
Unora dopo, Pietro minform che i cavalli erano alla porta, e che il padrone mi aspettava nel vestibolo.
Notai che il signor Dunross, mi porgeva la mano senza guardarmi. Non alz una volta gli occhi dal suolo, durante i pochi istanti che rimanemmo assieme.
Che Dio vi protegga per tutto il vostro viaggio, signore, e vi conduca a buon porto in casa vostra, disse. Io vi prego di scusarmi se non vi accompagno per le prime miglia del vostro viaggio; ho delle ragioni che mi obbligano a restare in casa presso mia figlia.
Si mostr scrupolosamente, quasi dolorosamente cortese, ma vi era nelle sue maniere qualche cosa, che per la prima volta, a mia cognizione, pareva fatto apposta per tenermi a distanza. Conoscendo lintima simpatia, la confidenza perfetta che esisteva fra il padre e la figlia, un dubbio mi travers la mente, quello cio se il segreto della notte precedente, era tale pel signor Dunross. Le parole che mi diresse dopo, dilucidarono questo dubbio e mi rivelarono la verit.
Ringraziandolo de suoi buoni auguri, tentai anche di esprimere a lui, e per suo mezzo alla signorina Dunross, la mia sincera riconoscenza per le bont che avevo ricevuto sotto il suo tetto. Egli mi arrest gentilmente, ma risolutamente, e con quella scelta di espressioni bizzarre, che mi era parsa tanto caratteristica nel nostro primo colloquio:
Voi potete, signore, disse, lasciando la mia casa, adempiere gli obblighi che potreste credere di avervi incontrati. Se volete considerare il vostro soggiorno qui, come un episodio insignificante della vostra esistenza, che la partenza attuale chiude assolutamente, riconoscerete con usura le bont che potete aver ricevute come mio ospite. Parlandovi cos obbedisco ad un sentimento di dovere, che non fa che rendervi quella giustizia che merita un gentiluomo ed un uomo donore. Spero, in cambio, che non interpreterete sfavorevolmente i miei motivi, se mi astengo da spiegarmi pi chiaramente.
Un debole rossore travers le sue pallide guance. Egli aspett la mia risposta con una certa fierezza rassegnata: io rispettai perci pi risolutamente che mai il segreto della signorina Dunross davanti a suo padre.
Dopo tutto ci che vi debbo, signore, risposi, i vostri desideri sono ordini per me.
E senza aggiungere una parola, lo salutai con un profondo rispetto e abbandonai la casa.
Montai sul mio poney alla porta, e guardai la finestra di mezzo, come la signorina Dunross me ne aveva pregato. Era aperta, ma folte cortine, accuratamente chiuse, impedivano al giorno di penetrare nella camera. Al rumor degli zoccoli del poney sulla strada ineguale dellisola, ed al momento in cui partiva lanimale, le cortine si schiusero un po. Attraverso il vuoto formato fra le cupe tende, una mano bianca e scarna apparve, mi diresse tremando un ultimo saluto e disparve. Poi le cortine si rinchiusero sulla vita desolata e solitaria della signorina Dunross. Il vento risuonava lugubremente sulle acque agitate del lago. I poney presero posto nella chiatta destinata al passaggio degli animali al loro arrivo nellisola e alla loro partenza. Dopo averci condotti remando in terra ferma, i battellieri si licenziarono da noi. Guardai dietro a me, la casa lontana. Pensai a quella che aspettava pazientemente la morte nella camera tenebrosa, e lagrime ardenti mi acciecarono.
La guida mi prese la briglia dalle mani e mi disse:
Non vi sentite bene, signore; condurr io il cavallino.
Quando guardai nuovamente il paesaggio che mi circondava, eravamo discesi dalle alture nella parte bassa del paese. La casa e il lago erano spariti per sempre.
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CAPITOLO 24.
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Allombra di San Paolo.
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Dieci giorni dopo mi trovavo in casa mia e fra le braccia di mia madre.
Lavevo lasciata molto mio malgrado pel mio viaggio in mare, a causa della delicatezza della sua salute. Al mio ritorno, provai una gran pena nel constatare in lei un cambiamento in male, al quale le sue lettere non mi avevano preparato.
Consultai il nostro amico dottor Mac Glue, e seppi che lui pure aveva osservato lindebolimento della salute di mia madre, ma che egli lattribuiva ad una causa facile a eliminare, vale a dire al clima della Scozia. Mia madre aveva passato la sua infanzia e i primi tempi della sua vita sulle coste sud dellInghilterra, e laria viva ed umida del Nord, era stata un cambiamento penoso per una persona della sua et. Nellopinione di Mac Glue, il pi saggio partito da prendere era quello di tornare nel Sud, prima che lautunno fosse pi inoltrato, e di sistemarci per passar linverno a Penzance o a Torquay.
Risoluto come lo ero di trovarmi al misterioso convegno che mi chiamava a Londra alla fine del mese, non feci obbiezione al consiglio di Mac Glue. Egli aveva per me il gran merito di riparare alla necessit di una seconda separazione da mia madre, supponendo che ella approvasse il consiglio del dottore. Le ne feci la proposta il giorno stesso, e con mia grande soddisfazione, ella si mostr, non solamente pronta, ma avida di partire pel Sud. La stagione era stata eccezionalmente umida, almeno in Iscozia, e mia madre mi confess, esitando, che provava una certa attrazione per laria dolce e lallegro sole della costa del Devonshire.
Ci sistemammo in maniera da viaggiar per la posta nella nostra comoda carrozza, fermandoci la notte negli alberghi lungo la strada. Nellepoca anteriore alle ferrovie non era cosa facile, per un ammalato, viaggiar dal Pertshire a Londra, anco con una leggiera vettura a quattro cavalli. Calcolata la rapidit del nostro viaggio, contando dal giorno della nostra partenza, trovai che avevamo appunto il tempo, ma non di pi, darrivare a Londra lultimo giorno del mese.
Non parler delle segrete inquietudini che pesarono sul mio spirito in queste circostanze. Fortunatamente per me, sotto tutti i rapporti, le forze di mia madre resisterono. La facilit, e, come dicevano allora, la rapidit del viaggio, esercitarono il loro effetto fortificante sui suoi nervi. Ella dorm meglio durante le nostre soste di notte, di quel che non dormiva in casa sua. Dopo esserci fermati due volte per istrada, arrivammo a Londra alle tre pomeridiane dellultimo giorno del mese. Avevo raggiunto a tempo il mio destino?
Secondo la mia interpretazione delle parole scritte dallapparizione, avevo ancora del tempo a mia disposizione. La frase alla fine del mese significava, come la comprendevo io, allultima ora dellultimo giorno del mese. Se minstallavo allombra di San Paolo, quella sera, alle dieci, arriverei al luogo dellappuntamento due ore prima che lultimo colpo di martello dellorologio, segnasse il principio del nuovo mese.
Alle nove e mezzo lasciai mia madre a riposarsi del suo lungo viaggio, e lasciai segretamente la casa. Ero al mio posto prima delle dieci. La notte era bella e serena, e lombra immensa della cattedrale segnava distintamente i limiti nei quali ero stato pregato di aspettare in agguato degli avvenimenti.
Il grande orologio di San Paolo suon le dieci, non successe nulla.
Lora seguente trascorse lentissimamente. Camminavo in lungo ed in largo, ora assorto nei miei pensieri, ora a spiar la graduale diminuzione del numero dei pedoni che passavano vicino a me, a misura che la notte si avanzava. La City, come si chiama,  la parte pi popolosa di Londra durante la giornata, ma la notte, quando cessa dessere il centro del commercio, la popolazione affarista si disperde e le strade vuote assumono lapparenza di un quartiere lontano e deserto della metropoli. Alle dieci e mezzo, poi alle undici meno un quarto, poi alle undici, il marciapiede divenne sempre pi deserto. Potei contare i passanti per due e per tre, e potei vedere i luoghi dove si vendevano bevande, cominciar gi a chiudersi per la notte.
Guardai lorologio: segnava undici ore e dieci minuti. Potevo io a quellora sperar dincontrare la signora Van Brandt sola sulla pubblica via?
Pi ci pensavo e meno probabile mi pareva la cosa.
Mentre i miei pensieri seguivano questo corso, la mia attenzione fu richiamata alla realt da una vocina triste che mi dirigeva una strana domanda.
Vi prego, signore, sapete dove potrei trovare una bottega di farmacista aperta a questora?
Mi volsi e vidi un ragazzetto miseramente vestito, con un paniere passato al braccio ed un pezzetto di carta in mano.
Tutte le botteghe di farmacista sono chiuse a questora, risposi. Se desiderate una medicina bisogna suonare il campanello di notte.
Non mi ci arrischio. Sono tanto piccino che ho paura desser battuto, se fo levare il farmacista, suonando senza che qualcuno parli per me.
Quel ragazzuccio mi guardava sotto il riverbero, con una apprensione tanto disperata dessere battuto per leggerissimi falli, che era impossibile rifiutare di ajutarlo.
 un caso serio di malattia? domandai.
Non lo so, signore.
Avete una ricetta del medico?
Mi porse il suo pezzetto di carta.
Ho questo, disse.
Presi la carta e la guardai.
Era lordinaria prescrizione duna pozione tonica.
Esaminai dapprima la firma del medico, che riconobbi per quella di un individuo perfettamente oscuro nella professione.
Al disotto si trovava scritto il nome del malato pel quale era stato prescritto il medicamento. Trasalii leggendolo: era quello di Signora Brand.
Mi venne immediatamente lidea che quel nome era, foneticamente almeno, lequivalente inglese di Van Brand.
Conoscete la signora che vi ha mandato a cercare questa medicina? domandai.
Ah! s, signore. Alloggia da mia madre, e le deve un mese di pigione. Ho fatto tutto ci che mi ha comandato, tranne prender la medicina. Ho impegnato il suo anello ed ho comperato del pane, del burro e delle uova, e ho messo da parte il rimanente del denaro. Mia madre fa conto su questo per intascare il suo avere. Non  colpa mia, signore, se mi sono perduto. Non ho che dieci anni e tutte le botteghe di farmacista sono chiuse.
Qui la conoscenza delle sue disgrazie immeritate oppresse talmente il mio piccolo amico, che cominci a piangere.
Non piangete, bambino, gli dissi; voglio ajutarvi. Ma prima, ditemi qualche cosa di pi sulla signora.  sola?
Ha seco la sua figliuolina.
Il mio cuore batt pi velocemente. La risposta del ragazzetto mi ricord quellaltra fanciullina che mia madre aveva veduto una volta.
Il marito della signora  con lei? chiesi in seguito.
No, signore, almeno pel momento. Era con lei, ma  partito e non  pi tornato.
Gli feci unultima domanda decisiva:
Suo marito  inglese?
Mia madre dice che  un forestiero, rispose il ragazzo.
Mi volsi per celar la mia emozione. Anco il fanciullo avrebbe potuto notarla.
Portava il nome di signora Brand; povera, tanto povera che era costretta a impegnare il suo anello. Abbandonata, sola, con la sua bambina, da un uomo che era straniero... Mi trovavo dunque sulla sua traccia in questo momento? Quel fanciullo perduto era destinato a divenire lintermediario innocente fra me e la donna che amavo nel momento in cui ella aveva maggiormente bisogno del mio soccorso. Pi vi pensavo, e pi lidea di accompagnare il fanciulletto simponeva fortemente nel mio animo. Lorologio suon le undici e un quarto. Se le mie previsioni mingannavano, avevo ancora tre quarti dora da perdere prima della fine del mese.
Dove abitate? gli domandai.
Il ragazzo mindic una strada, della quale udii per la prima volta il nome.
Quando gli domandai pi ampi particolari, tutto ci che pot dirmi fu che dimorava presso la riviera. Ma in qual direzione? Egli era troppo turbato e spaventato per potermelo dire.
Mentre ci sforzavamo di comprenderci luno con laltro, una carrozza da nolo pass lentamente a qualche distanza. Chiamai il cocchiere e gli nominai la strada. La conosceva perfettamente. Si trovava a poco pi di un miglio nella direzione dellest, dal luogo ove ci trovavamo. Simpegn di condurmivi e di riportarmi poi a San Paolo, se era necessario, in venti minuti. Aprii lo sportello della carrozza, e invitai il mio piccolo amico a salirvi. Il ragazzo esit.
Andiamo dal farmacista, signore? domand.
No; andiamo prima in casa vostra.
Il ragazzo ricominci a piangere.
Mia madre mi batter se torno a casa senza la medicina, sclam.
Far in modo che vostra madre non vi batta. Sono medico anchio e desidero veder la signora prima di procurarvi la medicina.
Lannunzio della mia professione parve inspirare una certa confidenza al fanciullo; ma si mostr tuttavia ricalcitrante ad accompagnarmi presso sua madre.
Volete farvi pagar qualche cosa dalla signora? mi domand. Il denaro che mi resta dellanello  poca cosa, e mia madre non vorrebbe vederlo diminuire dal suo fitto.
Non prender un soldo dalla signora, risposi.
Il ragazzo salt immediatamente nella carrozza.
Benissimo, disse. Purch mia madre abbia il suo denaro.
Disgraziati poveri! Leducazione del ragazzo, dal punto di vista delle sordide inquietudini della vita, era gi completa a dieci anni.
Noi partimmo.
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CAPITOLO 25.
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Mi trovo allappuntamento.
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Laspetto miserabile della strada quando vi entrammo, lo stato di sporcizia e di ruina della casa quando ci fermammo alla porta, avrebbero avvertito chiunque si fosse trovato nella mia posizione, di prepararsi ad uno spettacolo affliggente dopo la loro ammissione in un interno dalloggio come quello. La prima impressione prodotta sul mio spirito dalla casa, mi fece sospettare, al contrario, che le risposte del ragazzo mi avessero indotto in errore. Mi era semplicemente impossibile dassociare la signora Van Brandt tale quale me la ricordavo, allo spettacolo duna miseria tanto squallida come quella che avevo davanti agli occhi. Tirai il campanello della porta, persuaso anticipatamente che le mie informazioni non approderebbero a nessun utile risultato.
Quando alzai la mano verso il cordone del campanello, la paura desser battuto che agitava il mio piccolo compagno, ricomparve in tutta la sua forza. Si nascose dietro di me, e quando gli domandai ci che faceva, mi rispose confidentemente:
Ve ne prego, signore, state fra me e mia madre, quandessa aprir la porta.
Una gran donna brutale rispose al campanello. Ella non ebbe bisogno di farsi conoscere. Il bastone che teneva in mano la designava sufficientemente per la madre del mio piccolo amico.
Credevo fosse quel vagabondo del mio figliuolo sclam come per iscusar la presenza del bastone.  andato a fare una commissione da pi di due ore. Che volete, signore?
Intercedei pel ragazzo prima di cominciare il mio discorso relativo alla signora Van Brandt.
Vi prego di perdonare a vostro figlio, per questa volta, dissi. Lho trovato perduto nella via e lho ricondotto da voi.
Lo stupore di quella donna udendo ci che avevo fatto e scoprendo suo figlio dietro di me, la rese completamente muta. Il linguaggio degli occhi, sostituendo in questa circostanza quello delle labbra, mi rivel chiaramente limpressione che avevo prodotto in lei.
Mi riconducete in carrozza il mio ragazzo perduto? Signore incognito, voi siete pazzo?
So che una signora Brand abita la vostra casa, continuai. Minganno senza dubbio prendendola per una signora dello stesso nome che conosco. Ma desidererei assicurarmi se ho avuto torto o ragione.  troppo tardi per scomodar la vostra locataria?
La donna ricuper luso della lingua.
La mia locataria  alzata, ed aspetta questo piccolo imbecille, che non conosce ancora la sua strada a Londra.
Sottoline queste parole minacciando col pugno muscoloso suo figlio, che cerc immediatamente un rifugio dietro le falde del mio soprabito.
Hai portato del denaro? url per di sopra alla mia spalla, a suo figlio nascosto dietro di me, quella terribile creatura. O lhai perduto come la tua stupida persona.
Il fanciullo si mostr e pose il denaro nella mano rugosa di sua madre.
Ella lo cont con gli occhi, che si assicurarono duramente se ogni pezzo era di buona lega; e dopo quellesame, si addolc un po.
Salite! borbott dirigendosi a suo figlio, e non fate aspettare pi a lungo la signora. Esse sono mezzo morte di fame, lei e sua figlia continu volgendosi verso di me.
Il nutrimento che mio figlio reca loro nel suo paniere sar il primo alimento che la madre avr preso oggi. Essa ha impegnato oramai tutto ci che possedeva, e non saprei dire ci che succeder di lei, se non la soccorrete. Il medico fa ci che pu, ma mi ha detto oggi che se non si nutriva meglio, non valeva la pena di mandarlo a cercare. Seguitemi, giovinotto, e vedete da voi se  la signora che conoscete.
Ascoltai la donna, sempre persuaso che avevo agito sotto limpero duna illusione venendo da lei. Era possibile dassociare il seducente oggetto del culto del mio cuore alla miserabile istoria di miseria che avevo udito? Fermai il fanciullo al primo piano per pregarlo di annunziarmi semplicemente come un medico, il quale, informato della malattia della signora Brandt, era venuto a visitarla.
Salimmo al secondo piano, poi al terzo. Arrivati in cima della casa, il ragazzo picchi alla porta pi vicina a noi sul pianerottolo. Nessuna voce intelligibile rispose. Egli apr la porta senza cerimonie ed entr. Restai fuori per sentir ci che stavano per dire. La porta rimase socchiusa.
Se, come era disposto a crederlo, la voce della signora Brand era quella di una straniera, ero deciso a offrirle delicatamente tutti i soccorsi che avevo a mia disposizione, ed a ritornare immediatamente al mio posto allombra di San Paolo.
La prima voce che si diresse al ragazzo fu quella duna bambina.
Ho una gran fame, Giacomino! Ho una gran fame!
Tutto va bene, signorina. Vi porto qualche cosa da mangiare.
Sbrigatevi, Giacomino! Sbrigatevi!
Dopo un momento di silenzio udii daccapo la voce del ragazzo.
Ecco una fetta di pane imburrato, signorina. Bisogna aspettare che abbia fatto cuocere il vostro uovo; non mangiate tanto in furia per non soffocarvi. Cosha vostra madre? Dormite, signora?
Potei appena udir la risposta, tanto era debole la voce che mormor questa sola parola: No.
Il ragazzo riprese la parola:
Coraggio, signora; vi  un medico che desidera vedervi.
Questa volta nessuna risposta intelligibile. Il ragazzo venne alla porta.
Entrate, signore, ve ne prego. Non ci capisco nulla.
Esitare pi a lungo ad entrar nella camera, sarebbe stata una delicatezza fuori di posto.
Entrai dunque.
Allestremit opposta duna camera da letto miseramente ammobiliata, giaceva debolmente stesa in una vecchia poltrona sconquassata, una fra le mille e mille creature che morivano di fame in quella notte, nella gran citt. Un fazzoletto bianco le copriva la faccia come per ripararla dalla fiamma del fuoco acceso vicino ad essa. Sorpresa al mio entrar nella camera dal rumore dei miei passi, tolse il fazzoletto.
La guardai, e in quel pallido volto, livido e cadaverico, riconobbi quello della donna che amavo.
Per un momento, lorrore di questa scoperta mi rese vacillante e mi di la vertigine. Un istante dopo ero inginocchiato presso la sua poltrona; il mio braccio la circondava e la sua testa riposava sulla mia spalla. Ella non poteva n parlare, n piangere; tremava silenziosamente ed era tutto. Nessuna parola usc dalle mie labbra; nessuna lagrima venne a sollevarmi. La strinsi al mio petto, ed ella mi lasci fare. La bambina, che divorava il suo pane imburrato ad un tavolino rotondo, e il ragazzo che attizzava il fuoco ginocchioni dinanzi al focolare, ci guardavano spalancando, stupefatti, gli occhi. E i minuti scorrevano lentamente, e non si udiva nella camera che il ronzio duna mosca in un canto.
Gli istinti della professione che avevo abbracciato, piuttosto che il sentimento reale della situazione in cui mi trovavo, mi svegliarono. Ella moriva di fame! Lo vidi nel colore mortale della sua pelle; lo sentii nella sua debolezza; lo constatai dalla rapidit dei battiti del suo polso.
Chiamai il ragazzo e lo mandai a comparar vino e biscotti alla pi vicina taverna.
Sbrigatevi, gli dissi; e vi dar pi denaro di quanto non ne avete giammai avuto in vita vostra.
Il ragazzo mi guard e disse, battendo sulla moneta che aveva in mano:
Che fortuna!
E usc correndo dalla camera.
Mi volsi per dirigere alla madre le mie prime parole di consolazione. Alcune grida della bambina mi arrestarono.
Ho molta fame! Ho molta fame!
Posi qualche nutrimento dinanzi alla piccina affamata, e le diedi un bacio. Mi guard con occhi stupefatti.
Siete un nuovo papa? domand la creaturina. Quellaltro papa non mi bacia mai.
Guardai la madre. I suoi occhi erano chiusi; le lagrime scorrevano lentamente sulle sue guance pallide e dimagrite. Presi la sua mano delicata nelle mie.
Verranno giorni migliori, le dissi. Siete adesso sotto la mia guardia.
Nessuna risposta. Frem ancora silenziosamente e fu tutto.
Il ragazzo torn in meno di cinque minuti, e guadagn cos la ricompensa promessagli. Si sed sul pavimento, vicino al fuoco, per contare il suo tesoro, sola creatura felice in quella stanza. Sbriciolai nel vino alcuni pezzetti di biscotto e rianimai a poco a poco le forze della signora Van Brandt, amministrandole ad intervalli un po di nutrimento sotto quella forma prudente. Dopo un certo tempo alz la testa e mi guard con occhi stupiti, pietosamente simili a quelli di sua figlia. Un debole e delicato rossore cominci a comparire sul suo volto.
Ella mi parl per la prima volta, con voce sorda che potei udire sedendole vicino.
Come mi avete trovata? Chi vi ha insegnata la strada per venir qui?
Si ferm per ricordarsi penosamente qualche cosa, la cui memoria era lenta a tornargli.
Il suo rossore aument; aveva ritrovato il suo perduto ricordo, e mi guard con una timida curiosit.
Chi vi ha condotto qui? domand.  forse il mio sogno?
Aspettate, carissima, che siate pi forte e vi racconter tutto.
La sollevai dolcemente e la deposi sul suo miserabile letto. La bambina ci segu, e, arrampicandosi col mio aiuto sulla materassa, si accovacci presso sua madre. Mandai il ragazzo a prevenir sua madre che sarei rimasto tutta la notte vicino alla mia malata per sorvegliare i progressi della sua guarigione. Usc facendo suonare allegramente il denaro entro la sua saccoccia.
Durante le lunghe ore che seguirono, la signora Van Brandt, cadde, per intervalli, in un sonno interrotto dal quale si sveglio di soprassalto per guardarmi con aria spaventata, come se fossi stato uno straniero seduto al suo letto.
Verso il mattino, il nutrimento che avevo continuato ad amministrarle prudentemente, produsse un cambiamento favorevole nel suo polso, e la dispose ad un sonno pi tranquillo. Quando il sole si lev, ella dormiva tanto pacificamente, quanto la bambina coricata al suo fianco.
Potevo dunque lasciarla fino al mio ritorno nella giornata, sotto la guardia della padrona di casa. La magia del denaro trasform quella brutale e terribile persona in una infermiera tanto docile, tanto attenta e tanto avida di seguir le mie istruzioni, che mi preg di dargliele per iscritto prima di partire. Rimasi ancora un momento solo vicino al letto della dormiente, onde assicurarmi per la centesima volta prima di lasciarla, che la sua vita era fuor di pericolo. Fu la pi dolce delle ricompense quella desserne certo, di sfiorare con le mie labbra la sua fronte rinfrescata, e guardare e contemplare ancora quel povero volto disfatto, sempre caro, sempre bello ai miei occhi, quantunque tanto cambiato!
Chiusi piano piano la porta e uscii, anco una volta felice, talmente vicine luna allaltra sgorgano nella vita umana le sorgenti della gioja e del dolore, talmente vicino alle nubi pi cupe si trova nel nostro cuore, come nel nostro cielo, la chiarezza del sole pi brillante!
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CAPITOLO 26.
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Conversazione con mia madre.
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Rientrai al mio alloggio a tempo per prendere due o tre ore di riposo prima di rendere a mia madre, nella sua camera, la mia visita abituale del mattino. Notai questa volta nella sua accoglienza, alcune particolarit daspetto e di maniere assolutamente nuove per me.
Quando i nostri occhi sincontrarono, mi guard con aria preoccupata e interrogatrice, come se fosse tormentata da un dubbio che non osava esprimere a parole. E quando minformai, come al solito, della sua salute, ella mi sorprese, rispondendomi con impazienza, come se la mia domanda la contrariasse. Inclinai a credere per un momento che questo cambiamento di maniere significasse aver saputo la mia assenza dalla casa durante la notte, sospettandone la vera causa.
Ma essa non fece alcuna allusione, neppur la pi lontana, alla signora Van Brandt, e non cadde dalle sue labbra alcuna parola che implicasse direttamente o indirettamente un rimprovero per la mia condotta. Non potei dunque che supporre che avesse a dirmi, relativamente ad affari suoi o miei, qualche cosa dimportante che per ragioni personali ella sasteneva, suo malgrado, dal confidarmi nel momento.
Tornammo ai nostri abituali argomenti di conversazione, e fra gli altri a quello sempre interessante per mia madre, della visita a Shetland. Parlandone, il discorso cadde naturalmente anco sulla signorina Dunross. E qui pure, al momento in cui meno me laspettavo, mi era riservata una nuova sorpresa.
Mi parlavate laltro giorno, disse mia madre, della bandiera verde che la figlia del povero Dermody aveva ricamato per voi quando eravate bambini tutti e due. La avete davvero conservata da quellepoca?
S.
Dove lavete lasciata? In Iscozia?
Lho recata meco a Londra.
Perch?
Ho promesso alla signorina Dunross di portarla con me, per tutto dove andrei.
Mia madre sorrise.
 egli possibile, Giorgio, che siate su questo proposito dellopinione della giovane signora di Shetland? Tanti anni dopo credete che la bandiera verde servir a riunirvi a Maria Dermody?
Certo che non lo credo; io non fo che compiacere ad un desiderio della povera signorina Dunross. Potevo rifiutar di sottoscrivere alla sua insignificante richiesta, dopo tutto quanto dovevo alla sua bont?
Il sorriso sparve dal viso di mia madre. Ella mi guard attentamente.
La signorina Dunross pare abbia prodotto su di voi una favorevolissima impressione, soggiunse.
Lo confesso. Essa minteressa profondamente.
Se non fosse stata incurabile, Giorgio, avrei potuto interessarmi io pure alla signorina Dunross, e forse come ad una nuora, non  vero?
Non serve a nulla, madre mia, speculare su ci che sarebbe potuto accadere. Basta la trista realt.
Mia madre aspett un po prima di dirigermi una nuova domanda.
La signorina Dunross, ha sempre tenuto il suo velo abbassato dinanzi a voi quando vera luce nella camera?
Sempre.
E non vi ha mai lasciato gettare unocchiata momentanea sul suo volto?
Giammai.
E la sola ragione che ella ve ne ha data,  stata che la luce le causava una sensazione dolorosa cadendo sulla sua pelle nuda?
Mi dite ci, mamma, come se dubitaste che la signorina Dunross, non mi abbia detto la verit.
No, Giorgio, dubito soltanto che vi abbia detta tutta la verit.
Che volete dire?
Non virritate, mio caro. Credo che la signorina Dunross abbia, per nascondere il suo volto, una ragione pi seria di quella esposta a voi.
Restai muto. Il sospetto che implicavano queste parole non mi era mai venuto alla mente. Avevo trovato nei libri di medicina casi di sensibilit di nervi morbosa, esattamente simili a quello della Dunross, tale e quale ella me lo aveva descritto; e ci mi era bastato.
Ora che lidea di mia madre era passata dal suo nel mio spirito, limpressione che produsse su me, fu dolorosa al supremo grado. Orribili immagini di deformit simpadronirono del mio cervello e profanarono tutto ci che vi era di pi puro e di pi caro nei miei ricordi della signorina Dunross. Non mi serv a niente cambiar argomento di conversazione. Linfluenza malefica che subivo, era troppo potente per dissiparsi parlando. Mi scusai meglio che potei, lasciai mia madre e mi affrettai ad andare a cercare un rifugio contro me stesso, l dove potevo soltanto sperare di trovarlo, vale a dire, in compagnia della signora Van Brandt.
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CAPITOLO 27.
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Conversazione con la signora Van Brandt.
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La proprietaria prendeva il fresco davanti la porta della sua casa quando vi giunsi. Le sue risposte alle mie informazioni giustificarono le mie previsioni pi favorevoli. La povera locataria pareva gi una tuttaltra donna, e la bambina si trovava in quel momento sulla scala, ad aspettare il ritorno del suo nuovo pap.
Ho qualche cosa, a dirvi, signore, prima che saliate, continu la donna. Non date alla signora maggior quantit di denaro di quella che pu occorrerle per la spesa giornaliera. Se ne ha da pi, ella lo spender certo pel buono a nulla di suo marito.
Assorbito dai preziosi e cari interessi che mi occupavano la mente, avevo dimenticato lesistenza di Van Brandt.
Dov egli? chiesi.
L dove merita di essere, rispose. In prigione per debiti.
A quellepoca, un carcerato per debiti, lo era assai probabilmente per tutta la sua vita. Vi era dunque poco a temere che la mia visita si trovasse interrotta dallapparizione sulla scena di Van Brandt.
Salii la scala, e trovai la bambina che mi aspettava sullultimo gradino, con una puppattola sbertucciata fra le braccia. Le avevo comperato un pasticcino, per la strada, ed essa, affidando la puppattola alle mie cure, corse innanzi a me nella camera, col suo dolce in mano, ed annunzi il mio arrivo in questi termini:
Mamma, voglio pi bene a questo pap, che a quellaltro, ed anche voi!
Il volto devastato della madre arross un istante, e ridivenne pallido quando ella mi stese la mano. La guardai con ansiet e scorsi in lei, chiaramente accusati, i segni felici della guarigione I suoi grandi occhi grigi si posarono su me con un riflesso del loro antico splendore. La mano che avevo tenuta s fredda nella mia, la notte precedente, aveva ricuperato vita e calore.
Sarei morta avanti il giorno, se non foste venuto? mi domand dolcemente. Mi avete salvata la vita una seconda volta? Io lo credo.
Prima che potessi accorgermene ella curv la sua testa sulla mia mano e la sfior con le sue labbra.
Non sono una donna ingrata, mormor, e nondimeno non so in qual modo ringraziarvi.
La bambina alz vivamente gli occhi di sopra al suo pasticcino.
Perch non lo abbracciate? domando la strana bambina con uno sguardo stupefatto.
La testa della signora Van Brand si chin sul suo petto; ed ella sospir amaramente.
Non parliamo pi di me, disse, ricuperando subito la sua calma e sforzandosi a guardarmi di nuovo. Ditemi qual felice combinazione vi ha condotto qui la notte scorsa.
La combinazione che mi ha condotto al pozzo di SantAntonio.
Si drizz vivamente sulla sua sedia.
Mi avete riveduta come mi avevate veduta nel padiglione vicino alla cascata? sclam.  stato daccapo in Iscozia?
No.  stato pi lontano che nella Scozia. A Shetland.
Raccontatemelo; ve ne prego, raccontatemelo.
La raccontai ci che mi era successo; tanto fedelmente quanto potevo, conservando sopra un solo punto il pi assoluto silenzio. Le nascosi lesistenza della signorina Dunross, e le lasciai supporre che lunica persona che avessi trovato per ricevermi, durante il mio soggiorno sotto il tetto del signor Dunross, era il padrone di casa.
 strano, esclam essa dopo avermi ascoltato attentamente.
Che c di strano?
Esit, scrutando ardentemente il mio volto co suoi grandi occhi severi.
Temo quasi di parlarvene, rispose, e nondimeno non dovrei aver segreti per voi in simil materia. Comprendo tutto quanto mi avete detto, tranne una sola cosa. Mi pare strano che non abbiate avuto per compagnia, che un vecchio, nel vostro soggiorno nella casa di Shetland.
Di quale altra compagnia vi aspettavate udirmi parlare?
Mi aspettavo sentirvi parlare della presenza di una donna nella casa.
Non posso dir positivamente che questa riposta mi sorprendesse, ma mi costrinse a riflettere prima di parlare. Sapevo per lesperienza del passato, che lontano da lei, essa doveva avermi veduto mentre le ero spiritualmente presente in un estasi o in un sogno. Aveva essa veduto egualmente la compagna quotidiana dei mio soggiorno a Shetland, la signorina Dunross?
Detti alla mia domanda una forma che mi lasciava libero di decidere se ammetterei completamente, s o no, la signora Van Brandt nella mia confidenza.
Ho io ragione, cominciai, di supporre che abbiate sognato di me durante il mio soggiorno a Shetland, come gi mi sognaste quandero nel Pertshire?
S, rispose, questa volta era alla fine della sera. Mi ero addormentata, o era divenuta insensibile. E vi ho riveduto in sogno o in visione.
Deve mi avete veduto?
Vi ho veduto dapprima sul ponte al disopra della riviera di Scozia, dove vi ho incontrato la sera che mi avete salvato la vita. Un istante dopo la riviera e il paesaggio si sono fusi, e voi assieme, nelloscurit. Aspettai un po, e loscurit si dissip. Mi trovava, quanto ricordo, in un circolo di luce siderea in faccia ad una finestra, con un lago alle spalle ed una camera cupa dinanzi. Guardai nella camera e a quella luce vi vidi.
Quand successo questo? Ve ne ricordate lepoca?
Mi ricordo che era al principio del mese. Le disgrazie che mi hanno oppressa dopo, non mi avevano ancora colpito, e nondimeno guardandovi, avevo la pi strana previsione duna imminente catastrofe. Avevo nel vostro potere di soccorrermi, la stessa confidenza assoluta che quando avevo sognato la prima volta in Iscozia. Agii anzi famigliarmente come allora. Posai la mano sul vostro petto, e vi dissi: Ricordatevi di me. Venite a me. Scrissi inoltre...
Tacque fremendo, come se fosse stata presa da un subitaneo spavento. A tal vista, e temendo leffetto di qualche violenta emozione, mi affrettai a proporle di non parlar pi in quel momento del suo sogno.
No, rispose con fermezza. Non vi  nulla a guadagnare in una dilazione. Il mio sogno mi ha lasciato unorribile ricordanza. Finche vivr, credo che tremer, pensando a ci che ho veduto vicino a voi nella camera buja.
Tacque di nuovo. Voleva parlar della figura avviluppata in un velo nero? Stava per descrivere la prima scoperta della signorina Dunross nel suo sogno?
Ditemi prima una cosa, riprese. Ho avuto ragione in ci che vi ho detto fin qui?  vero che eravate in una camera buja?
Verissimo.
Era il principio del mese ed alla fine della sera?
S.
Eravate solo nella camera? Rispondetemi francamente.
Non ero solo.
Era con voi il padrone di casa, oppure avevate un altro compagno?
Dopo quanto avevo udito, tentar dingannarla sarebbe stato tanto mal fatto, quanto inutile.
Avevo un altro compagno, risposi. La persona che si trovava nella camera era una donna.
Mentre parlavo, il suo volto mindic che ella era di nuovo agitata dal terribile ricordo, al quale aveva fatto allusione. Provai io stesso un po di difficolt a conservarmi calmo. Nondimeno ero risoluto a non lasciarmi sfuggire una parola che potesse servir dindicazione allo spirito della mia compagna.
Avete qualche altra domanda a dirigermi? fu tutto quanto dissi.
Ancora una. Vi era qualche cosa dinsolito nel vestiario della vostra compagna?
S; portava un lungo velo nero, che le copriva la testa e il volto e le cadeva sulle spalle.
La signora Van Brandt si rovesci sulla sua sedia, e si copr gli occhi con le mani.
Comprendo il vostro motivo di nascondermi la presenza di quella sciagurata donna nella camera, disse.  bont e delicatezza, come tutto ci che vi fa agire, ma  inutile. Durante la mia estasi, ho tutto esattamente veduto quello spaventevole volto.
Queste parole mi dettero veramente un colpo.
La conversazione avuta poco innanzi con mia madre mi torn immediatamente alla memoria. Saltai in piedi:
Gran Dio! sclamai, che volete dire?
Non mi comprendete dunque ancora? mi domand essa con uno stupore analogo al mio. Debbo parlar pi chiaramente? Quando vedeste la mia apparizione, mi vedeste scrivere?
S, sopra una lettera che la signora scriveva per me. Dopo, ho letto le parole scritte da voi, le parole che mi hanno condotto qui la scorsa notte: Alla fine del mese. Allombra di San Paolo.
Come mi avete veduta scrivere sulla lettera incompiuta?
Avete tolto dalle ginocchia della signora la cartella, sulla quale si trovavano la penna e la lettera, e mentre scrivevate, avete posato la cartella sulla sua spalla.
Avete notato che il rapimento della cartella abbia prodotto qualche effetto sopra di lei?
Non ho notato nulla. Ella  rimasta immobile sulla sua sedia.
Ha agito diversamente nel mio sogno. Ha alzato la mano, non quella della vostra parte, ma la pi vicina a me. Mentre toglievo la cartella, lev la mano e scost dal suo volto le pieghe del velo, per veder pi distintamente, suppongo. Non fu che per un istante, ma quellistante bast per lasciarmi vedere ci che nascondeva il velo. Non ne parliamo! Dovete aver fremuto a quello spaventevole spettacolo nella realt, come ne ho fremuto io in sogno. Dovete esservi dimandato, come feci io: Non vi  dunque nessuno per avvelenare questa orribile creatura e seppellirla misericordiosamente nella tomba?
A queste parole si ferm bruscamente. Io non potevo articolare una parola ma il mio volto parlava per me. Ella lo vide e indovin la verit.
Gran Dio! grid. Voi non lavete veduta! Ella vi ha sempre dissimulato il suo volto dietro il velo! Oh! perch mi avete indotto a parlarvene? Non ne riparler mai pi. Vedete, spaventiamo la bambina. Venite qui e portate con voi il vostro pasticcino. Voi sarete una gran signora che d un gran pranzo; noi saremo due amici e la puppattola sar la bambina che viene dopo pranzo per aver qualche frutto.
E continu cos a dirigere a sua figlia dei discorsi infantili, tentando invano di dimenticare il colpo che mi aveva vibrato.
Ricuperai in parte la mia calma, e feci del mio meglio per secondar gli sforzi della signora Van Brandt. I miei pensieri pi tranquilli mi suggerirono che essa poteva benissimo essersi ingannata, supponendo che lo spettacolo da lei veduto durante la sua visione, fosse il fedele riflesso della realt. Non potevo certamente in buona giustizia, accettar la convinzione della deformit della signorina Dunross, sopra una testimonianza tanto incerta quanto quella dun sogno.
Per quanto ragionevole fosse, questo punto di vista lasciava ancora ondeggiare alcuni dubbi nel mio spirito. Listinto della bambina scopr subito che eravamo, sua madre ed io, due camerati che prendevano poco piacere ai suoi balocchi. Ed essa conged senza cerimonie i suoi supposti convitati, tornando con la sua puppattola al suo favorito luogo di ricreazione, dove lavevo trovata, vale a dire sul pianerottolo della scala. N le istanze di sua madre, n le mie, poterono ricondurla vicino a noi.
Restammo dunque soli, faccia a faccia, col soggetto proibito della signorina Dunross.
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CAPITOLO 28.
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Amore e danaro.
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La signora Van Brandt, che, dal canto suo, sentiva pi penosamente limbarazzo del momento, parl la prima.
Non mi avete punto parlato di voi, cominci. La vostra vita  ora pi felice che non lo era lultima volta che ci siamo incontrati?
Non posso dire lealmente che lo sia, risposi.
Vi  qualche speranza di vedervi ammogliato?
La mia sola speranza di ammogliarmi dipende sempre da voi.
Non lo dite! proruppe con uno sguardo supplichevole. Non guastate il piacere che ho di vedervi, parlando di ci che non pu esser mai, Devo ancora dirvi come avviene che mi trovate qui sola con la mia bambina?
Mi sforzai a pronunziare il nome di Van Brandt, piuttosto che udirlo passar dalle sue labbra.
Mi hanno detto che il signor Van Brandt era in prigione per debiti, risposi. Ed ho veduto da me, la notte scorsa, che vi ha lasciato senza risorse.
Mi ha lasciato il poco denaro che possedeva quando lhanno arrestato. I suoi crudeli creditori sono pi biasimevoli di lui, per la miseria in cui ci gettarono.
Questa difesa di Van Brandt mi punse al vivo.
Avrei dovuto parlar di lui con maggior riserva, feci amaramente. Avrei dovuto ricordarmi che una donna pu perdonar tutti i torti che un uomo ha verso di lei, quando essa lo ama.
Pose la sua mano sulla mia bocca, e minterruppe prima che avessi potuto continuare.
Come potete parlarmi cos crudelmente? domand. Sapete, perch ve lho confessato, a mia vergogna, lultima volta che ci siamo veduti, sapete che, in segreto il mio cuore vi appartiene. Di qual torto parlate? Quello che ho sofferto quando Van Brandt mi ha sposata mentre sua moglie viveva e vive ancora? Pensate che possa mai dimenticare la gran disgrazia della mia vita, la disgrazia che mi ha resa indegna di voi? Non  punto mia colpa, Iddio lo sa! Ma non  men vero che io non sono maritata, e che la piccola diletta che giuoca con la sua puppattola, l fuori,  mia figlia. E sapendo ci, mi proponete desser vostra moglie?
La bambina mi accetta per secondo padre. Sarebbe meglio, e sarebbe preferibile per entrambi, che aveste cos poco orgoglio quanto ne ha la piccina.
Orgoglio? In una posizione come la mia? Una donna senza risorse, con un falso marito in prigione per debiti! Dite che non sono ancora caduta tanto in basso da dimenticare ci che vi  dovuto, e mi dirigerete un complimento pi vicino alla verit. Debbo sposarvi per assicurarmi il nutrimento e un alloggio? Debbo sposarvi perch nessun vincolo legale mi unisce al padre della mia creatura? Per quanto crudelmente egli abbia agito, conserva ancora questo titolo su me. Per quanto malvagio egli sia, non mi ha abbandonata: mi  stato tolto a forza. Mio solo amico! possibile che mi giudichiate tanto ingrata da acconsentire a diventar vostra moglie? Sarebbe veramente senza cuore, la donna che nella mia situazione potesse farvi decadere dal vostro rango nella stima del mondo e nel rispetto de vostri amici! La peggiore delle creature che infestano le strade arretrerebbe prima di trattarvi in tal guisa. Ma di che son dunque fatti gli uomini? Come potete parlarmene?
Cedei e non parlai pi. Ognuna delle sue parole aumentava la mia ammirazione per la nobile creatura che avevo amata e perduta. Qual rifugio mi rimaneva? Uno solo, se potevo offrirglielo: il sagrificio della mia persona. Quantunque odiassi fieramente luomo che ci aveva separati, amava lei a segno di sentirmi capace di ajutar quelluomo per riguardo ad essa. Quale acciecamento disperato!
Voi mi avete perdonato, le dissi; lasciatemi meritare il mio perdono.  qualche cosa esser vostro solo amico. Dovete avere qualche piano davvenire: ditemi francamente in che posso ajutarvi.
Completate la buona opera che avete incominciato, rispose con riconoscenza. Ajutatemi a ricuperar la salute. Rendetemi abbastanza forte per poter sottoporre al giudizio di un medico le mie probabilit di vita per qualche altro anno ancora.
Sottoporre le vostre probabilit di vita al giudizio dun medico? Che intendete dire?
Non so come dirvelo senza riparlarvi di Van Brandt.
Intendete parlar de suoi debiti? Perch esitereste? Sapete bene che non vi  nulla chio non sia disposto a fare per trarvi dalla inquietudine.
Mi guard per un momento con una silenziosa tristezza.
Oh! pensate che acconsentirei a lasciarvi dare il vostro denaro a Van Brandt? mi chiese non appena pot parlare. Io che debbo tutto alla vostra abnegazione? Giammai. Lasciatemi dirvi tutta la verit.  necessario che egli esca di prigione. Bisogna che egli paghi i suoi creditori, ed ha trovato un mezzo di pagare col mio ajuto.
Col vostro ajuto?
S! Ecco in due parole la sua posizione. Egli ha ricevuto, qualche tempo fa, da un suo parente ricco, una eccellente offerta dun impiego allestero, ed aveva prese tutte le sue disposizioni per accettarlo. Disgraziatamente  tornato a vedermi per farmi sapere la sua buona fortuna, e il giorno stesso  stato arrestato per debiti. Il suo parente ha offerto di serbargli il posto per un certo tempo, e questa dilazione non  ancora spirata. Se pu pagare un dividendo ai suoi creditori, essi gli renderanno la libert, ed egli crede poter trovare il denaro necessario a ci, se acconsento ad assicurar la mia vita.
Assicurar la sua vita! Queste quattro parole rivelavano chiaramente linsidia che le era tesa.
Agli occhi della legge, ella era celibe, era maggiorenne e padrona assoluta de suoi atti ed azioni. Chi poteva dunque impedirle di assicurar la sua vita, se ella lo voleva, e di contrarre lassicurazione in modo da creare a Van Brandt un interesse diretto alla sua morte? Conoscendo che razza dindividuo fosse costui, e credendolo capace dogni atrocit, tremai al semplice pensiero di ci che avrebbe potuto succedere se non avessi potuto raggiungerla che pi tardi. Grazie al mio patrimonio, aveva in mano il mezzo certo di proteggerla. Potevo offrire a quel miserabile di prestargli, fra unora, il denaro di cui egli aveva bisogno, ed era uomo da accettare la mia offerta tanto facilmente, come se fosse la cosa pi naturale del mondo.
Mi pare che non approviate la nostra idea, disse la signora Van Brandt osservando con evidente perplessit leffetto che aveva prodotto su me. Sono ben disgraziata! Mi accorgo di avervi involontariamente turbato ed annojato per la seconda volta.
Vingannate completamente, le risposi. Dubito soltanto che il vostro piano possa trarre il signor Van Brandt dimpiccio. Conoscete forse il periodo che deve trascorrere, prima che possiate prender denaro a prestito sulla vostra polizza dassicurazione?
Non ne so nulla, mormor tristemente.
Volete permettermi di sentire il parere de miei legali? Sono uomini di confidenza ed esperimentati, e son sicuro che potranno esservi utili.
Malgrado la circospezione adoperata nellesprimermi, la sua delicatezza si pose in guardia.
Promettetemi che non mi domanderete di trovar denaro a prestito per Van Brandt, sclam, e accetter con riconoscenza la vostra idea.
Potevo lealmente prometterglielo. Non avevo che una speranza di salvarla, ed era quella di celarle le pratiche che intendevo fare per conseguire il mio scopo. Mi alzai per andarmene, mentre la mia risoluzione mi sosteneva
Pi presto avr preso le mie informazioni, e pi presto i nostri dubbi e le nostre difficolt saranno risoluti.
Si alz assieme a me con le lagrime agli occhi e il rossor sulle guance.
Datemi un bacio, prima di partire! mormor. E non fate attenzione alle mie lagrime. Sono adesso completamente felice.  la vostra bont che mi opprime.
La strinsi sul mio cuore con la tenerezza non confessata dun addio. Era impossibile mi dissimulassi la situazione nella quale mi ero posto. Avevo, per dir cos, pronunziata la mia sentenza di esilio. Quando il mio intervento avesse restituita la libert al mio indegno rivale, potrei sottomettermi alla degradante necessit di vederla in sua presenza, di parlarle davanti a suoi occhi? Questo sagrifizio era al disopra delle mie forze, ed io lo sapevo.
La bambina accorse verso di me a braccia aperte, quando comparii sul pianerottolo. La mia virilit mi aveva sostenuto durante i miei addii a sua madre. Non fu che quando il piccolo volto tondo e innocente della piccina sappoggi teneramente al mio, che la mia forza mi abbandon. Non potei parlare. La deposi con garbo e in silenzio a terra, e aspettai al piano inferiore dessere in istato daffrontar le genti che passavano per la via.
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CAPITOLO 29.
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I nostri destini ci separano.
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Disceso al pian terreno, chiesi un momento di colloquio alla proprietaria della casa. Dovevo ancora sapere in qual prigione di Londra era rinchiuso Van Brandt, ed essa era la sola persona alla quale potessi arrischiarmi di diriger una tal domanda.
Dopo aver risposto alle domande, quella donna interpret sordidamente i miei motivi di visitare il prigioniero.
Forse il denaro che avete lasciato lass si trova gi nelle suo tasche avide? mi chiese. Se fossi ricca quanto voi, ce lo lascerei. Al vostro posto non vorrei toccarlo neppur con le molle!
Il brutale parere di quella donna mi fu realmente utile. Fece scaturire una nuova idea nel mio spirito. Prima che ella avesse parlato, ero troppo tristo o troppo preoccupato per comprendere che era perfettamente inutile mi degradassi comunicando in persona con Van Brandt nella sua prigione. Mi venne soltanto allora alla mente che le persone adatte a rappresentarmi in questaffare erano i miei procuratori legali, e che troverei inoltre questo vantaggio, che potevano tener segreto allo stesso Van Brandt la mia partecipazione nella transazione.
Mi recai immediatamente in carrozza allo studio dei miei procuratori. Il principale di essi, amico e consigliere provato della nostra famiglia, mi ricev.
Naturalmente le mie istruzioni lo sorpresero fortemente. Doveva pagar subito i creditori del prigioniero da parte mia, ma senza divulgare il mio nome con chicchessia. E doveva gravemente accettare, in garanzia di rimborso, la firma di Van Brandt.
Credevo conoscere le numerose maniere, con le quali un gentiluomo pu gettar via il suo denaro, disse il procuratore capo. Vi faccio i miei complimenti, signor Germaine, di avere scoperto una maniera intieramente nuova di vuotar la vostra borsa. Fondare un giornale, dirigere un teatro, giocare a Monaco, sono modi efficaci di perdere il proprio denaro, ma cedono il passo al pagamento dei debiti di Van Brandt.
Lo lasciai per tornare al mio albergo.
Il domestico che mi apr la porta aveva un messaggio di mia madre per me. Ella desiderava vedermi appena potrei parlarle.
Andai subito da lei.
Ebbene, Giorgio, mi disse senza una parola di preparazione a ci che seguiva, come avete lasciata la signora Van Brandt?
Fui completamente preso alla sprovvista.
Chi vi ha detto che avevo veduto la signora Van Brandt? le chiesi.
Mio caro, la vostra fisionomia me lo ha detto. Forse non so oramai qual aria avete e come parlate quando avete la Van Brandt per la testa? Sedete vicino a me. Debbo dirvi qualche cosa che non ho avuto il coraggio di dirvi stamattina. Ma adesso sono pi ardita e posso dirvelo. Figlio mio, voi amate ancora la signora Van Brandt. Vi permetto di sposarla.
Tali furono le sue parole! Era appena scorsa unora da che le labbra della signora Van Brandt mi avevano dichiarato che la nostra unione era impossibile. Non era nemmeno mezzora che avevo date le istruzioni per render la libert alluomo che era il solo ostacolo al mio matrimonio. Ed era quel momento che mia madre avea innocentemente scelto per consentire ad accettar la signora Van Brandt come nuora.
Vedo che vi stupisco, riprese. Lasciatemi spiegarvi i miei motivi pi chiaramente che potr. Mentirei, Giorgio, se vi dicessi che ho cessato di apprezzare le serie obbiezioni che si elevano contro il vostro matrimonio con essa. La sola differenza che esiste nella mia maniera di vedere,  che sono disposta oggi a metter da parte tali obbiezioni per riguardo alla vostra felicit. Sono vecchia, mio caro figlio. Secondo la legge di natura, non posso sperar di rimanere molto tempo ancora con voi. Quando sar partita, chi avr cura di voi, chi vi amer invece di vostra madre? Nessuno, a meno che sposiate la signora Van Brandt. La vostra felicit  la mia prima considerazione; e la donna che amate, quantunque tristamente sviata dal retto sentiero, merita una sorte migliore. Sposatela.
Non osai parlare. Non potei che inginocchiarmi ai piedi di mia madre, e celare il mio viso fra le sue ginocchia come se fossi ridivenuto fanciullo.
Pensateci, Giorgio, disse. E tornate a trovarmi quando sarete abbastanza calmo per ragionar dellavvenire tanto tranquillamente, quanto me.
Mi prese la testa e mi baci. Alzandomi per lasciarla, scorsi nei suoi cari occhi che mi guardavano tanto teneramente, qualche cosa che mi colp dun subitaneo timore, acuto e penetrante come una coltellata.
Appena ebbi chiusa la porta, discesi dal portinajo.
Mia madre  uscita di casa mentre ero assente? gli domandai.
No, signore.
Sono venute persone a farle visita?
Una sola, signore.
Sapete chi era?
Il portinajo mi indic il nome dun celebre medico allora alla testa della sua professione. Presi immediatamente il mio cappello e mi recai da lui.
Tornava appunto dalla sua visita. Gli fu consegnata la mia carta di visita, e fui subito ammesso alla sua presenza.
Avete veduta mia madre, gli dissi.  essa seriamente ammalata e glielo avete lasciato conoscere? Per lamor di Dio, ditemi la verit. Posso sopportarla.
Il granduomo mi prese teneramente la mano.
Vostra madre non ha bisogno di niun avvertimento; essa conosce lo stato critico della sua salute, rispose. Essa mi ha mandato a chiamare per confermar la sua propria convinzione. Non ho potuto nasconderle, n debbo nasconderlo nemmeno a voi, che le sue forze vitali diminuiscono. Pu vivere qualche mese ancora in unaria pi dolce che quella di Londra.  tutto ci che posso dirvi. Alla sua et i di lei giorni sono contati.
Egli mi dette il tempo di rimettermi dal colpo che mi arrecava, e mise allora a mia disposizione la sua vasta esperienza e la sua scienza estesa e consumata. Presi in iscritto e sotto la sua dettatura le istruzioni necessarie per vegliare sulla fragile condizione della vita di mia madre.
Permettetemi di darvi un consiglio, mi disse al momento in cui lo lasciavo. Vostra madre desidera particolarmente che ignoriate lo stato precario della sua salute. La sua sola inquietudine  di vedervi felice. Se viene a sapere della vostra visita a me non rispondo delle conseguenze. Trovate il miglior pretesto che potrete; conducetela immediatamente fuori di Londra, e qualunque cosa proviate in segreto, assumete sempre in sua presenza aria allegra.
La sera stessa detti alla mia povera madre un pretesto facilmente trovato. Non ebbi che ad annunciarle il rifiuto della signora Van Brandt di sposarmi, e fu per essa un motivo sufficiente a giustificar la mia proposta di lasciar Londra. La sera stessa scrissi alla signora Van Brandt per informarla della trista causa della mia partenza subitanea e per avvertirla che non esisteva pi la menoma necessit di assicurar la sua vita.
I miei procuratori, le scrivevo, si sono incaricati di sistemare immediatamente gli affari di Van Brandt. Fra qualche ora sar libero di accettar la situazione che gli  stata offerta.
Le ultime linee della mia lettera lassicuravano del mio inalterabile amore e la supplicavano di scrivermi prima della sua partenza dallInghilterra.
Ci fatto, tutto era finito. Cosa strana a dirsi, non provai a quellepoca, la pi trista della mia vita, alcuna sofferenza acuta. Esiste un limite, moralmente e fisicamente, alla nostra facolt di soffrire. Non posso meglio descrivere le mie sensazioni nelle calamit che mi opprimevano, se non dicendo che somigliavo ad un uomo che  stato stordito.
Lindomani compivamo, mia madre ed io, la prima tappa del nostro viaggio, verso la costa sud del Devonshire.
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CAPITOLO 30.
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Uno sguardo indietro.
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Eravamo stabiliti a Torquay io e mia madre, da tre giorni, quando ricevei la risposta della signora Van Brandt alla mia lettera. Dopo le prime frasi, con le quali minformava che Van Brandt era stato posto in libert, in circostanze che facevano dolorosamente credere ad un sagrificio non confessato, da mia parte, la lettera continuava cos:
Il nuovo impiego che Van Brandt va ad occupare ci assicura la comodit, se non il superfluo. Per la prima volta, dopo il principio delle mie afflizioni, ho dinanzi a me la prospettiva duna esistenza pacifica, in mezzo a stranieri, ai quali ci che vi  di falso nella mia posizione rimarr nascosto, non per me, ma per riguardo alla mia bambina. Non debbo, n oso aspirare di pi, vale a dire alla felicit di cui godono certe donne.
Abbandoniamo lInghilterra pel continente, domani mattina di buonora. Vi dir in qual parte dellEuropa si trova la mia nuova residenza.
No! potreste scrivermi di nuovo, ed io potrei rispondervi. Lunica e povera testimonianza della mia gratitudine che possa darvi,  quella di ajutarvi a dimenticarmi. Che diritto ho io di aggrapparmi al posto che ho usurpato nella vostra stima? Tempo verr in cui darete il vostro cuore a una donna pi degna di lui, che non sono io. Lasciatemi sparire dalla vostra esistenza, tranne a titolo di ricordo accidentale, quando penserete qualche volta ai giorni per sempre spariti.
Dal canto mio, non mi trover senza qualche consolazione, quando getter uno sguardo sul passato. Sono divenuta migliore da che vi ho incontrato. Finch vivr, me lo ricorder.
S, linfluenza che avete esercitata su me, dal principio sino alla fine,  stata salutare. Ammettendo che abbia avuto torto, nella mia posizione, di amarvi, e pi ancora di avervelo confessato, nondimeno il mio amore  stato innocente e lo sforzo che ho fatto per padroneggiarlo  almeno stato onesto. Ma, a parte ci, il mio cuore mi dice che debbo alla simpatia che ci unisce di esser migliore. Posso confessarvi ci che non ho mai ammesso, oggi che siamo largamente separati, e che vi  si poca probabilit che ci incontriamo giammai nuovamente. Tutte le volte che mi sono abbandonata senza riserva ai miei migliori istinti, essi mi hanno sempre spinto verso di voi. Tutte le volte che il mio spirito si  realmente trovato pi in pace, e che ho potuto pregar con cuore puro e penitente, ho sentito che qualche legame invisibile ci riavvicina sempre pi luno allaltro. E, cosa strana a dirsi, ci mi  sempre accaduto assolutamente come i sogni nei quali vi ho veduto quandero separata da Van Brandt. Allora pensando a voi e fantasticando, mi  sempre sembrato di conoscervi molto pi intimamente, che quando ci trovavamo faccia a faccia. Io mi dimando se esiste realmente qualche cosa, come una esistenza anteriore. Siamo stati in passato compagni costanti in qualche altra sfera? Sono queste congetture oziose? Mi basti di ricordarvi ci che ho guadagnato nel conoscervi, senza inquietarmi n del come, n del perch.
Addio, mio amato benefattore, mio solo amico! La bambina vi manda un bacio, e la madre si dice vostra riconoscente e affezionata
M. VAN BRANDT.
Appena lette, queste linee ricordarono alla mia memoria, stranissimamente, per ci che pensavo allora, le predizioni della vecchia Dermody allepoca della mia infanzia. Le simpatie che dovevano, secondo essa aveva annunziato, unirmi spiritualmente a Maria, si trovavano qui realizzate da una straniera che avevo incontrata a caso, negli ultimi anni della mia vita!
Impegnato su questa via, andavo pi lontano? Almeno dun passo? Nessun sospetto della verit non si present neppure allora alla mia mente.
La colpa devessa imputarsi alla mia lentezza di comprensione? Ogni altro uomo nella mia posizione, avrebbe forse scoperto ci che io non potei scorgere?
Rif la storia degli avvenimenti che si svolgono in questo racconto, e mi domando dove trovare nel mio caso o in quello di qualunque altra donna, la possibilit di identificar la bambina Maria Dermody con la donna Van Brandt! Quando ci eravamo riveduti sulla riviera di Scozia, i nostri volti avevano conservato alcuni lineamenti capaci di rammentarci quelli della nostra infanzia?
Il garzoncello e la ragazzina erano divenuti nellintervallo un uomo ed una donna, e non esisteva in noi nessun segno esterno visibile, del Giorgio e della Maria degli antichi tempi. Travestiti entrambi dai nostri volti, lo eravamo ugualmente dai nostri nomi.
Il suo falso matrimonio aveva cangiato il suo nome patronimico. Il testamento di mio patrigno aveva mutato il mio. Il suo nome di battesimo era il pi comune fra tutti i nomi di donna, e il mio era lungi dallesser rimarchevole fra quelli degli uomini. Per ci che riguarda le diverse circostanze nelle quali ci eravamo incontrati, bastavano desse, per giungere ciascuno dal canto nostro a riconoscerci nel corso delle nostre conversazioni? Ci eravamo incontrati quattro volte in tutto: una volta sul ponte, una volta a Edimburgo, e due volte a Londra. In ognuna di queste occasioni, le inquietudini e gli interessi assorbenti del momento avevano occupato il suo spirito e il mio, inspirando le mie e le sue parole. Quando gli avvenimenti che ci avevano posto in comunicazione ci avevano concesso agio e tranquillit sufficienti per permetterci di gettar indolentemente uno sguardo indietro sulle nostre esistenze, e di paragonar le memorie della nostra infanzia? Mai.
Dal principio alla fine, il corso degli avvenimenti ci aveva sempre pi allontanati da ogni risultato che potesse condurci anco ad un sospetto della verit. Scrivendomi al momento della sua partenza dallInghilterra, ed io leggendo la sua lettera, non potevamo, luno e laltra, che credere desserci veduti la prima volta presso la riviera e che i nostri destini divergenti avevano finito per separarci per sempre.
Rileggendo pi tardi la sua lettera daddio alla luce della mia matura esperienza, constato quanto la fede della vecchia Dermody nella purezza del vincolo che ci univa come anime sorelle, si  trovata prodigiosamente giustificata dai risultati.
Non era che quando la mia Maria incognita si trovava separata dalla signora Van Brandt, in altri termini, non era che quando ella diveniva puro spirito, che risentiva il carattere purificante della mia influenza sulla sua vita, e che la sua apparizione comunicava meco, sotto la sua visibile e perfetta immagine. Dal canto mio, quando sognavo di lei, come in Iscozia, o quando provavo il misterioso avvertimento della sua presenza, ne miei momenti di veglia, come a Shetland? Sempre quando il mio cuore si apriva pi teneramente per lei e per gli altri; sempre quando il mio spirito era affrancato dai dubbi amari, dalle aspirazioni egoiste che degradano in noi la divinit. Allora, e solamente allora, la mia simpatia per essa possedeva la perfezione che resiste agli urti del caso ed ai cangiamenti, alle delusioni e alle tentazioni della vita umana.
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CAPITOLO 31.
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La signorina Dunross.
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Esclusivamente occupato a vegliare sugli ultimi giorni di mia madre, trovai nelladempimento di questo sacro dovere la mia sola consolazione alla perdita dellultima speranza di sposare la signora Van Brandt.
A poco a poco mia madre sent linfluenza rivificante di una vita tranquilla e di unaria temperata. Il miglioramento della sua salute non poteva essere, lo sapevo benissimo, che momentaneo, e nondimeno era un sollievo per me il vederla libera da ogni sofferenza, e innocentemente felice della presenza di suo figlio. A parte le ore del giorno e della notte consacrate al suo riposo, io non labbandonavo mai. Anchoggi mi ricordo con un intenerimento che manca agli altri miei ricordi, i libri che le leggevo, il punto, scaldato e allietato dal sole, della riva in cui mi sedevo con lei, i giuochi di carte che facevamo assieme, il cicaleggio insignificante che la divertiva, quando non era tanto forte da permettersi unaltra distrazione.
Ecco le mie imperiture reliquie, ecco gli atti della mia vita, che preferir ricordarmi, quando le ombre invadenti della morte mi circonderanno.
Quandero solo, i miei pensieri, occupati quasi esclusivamente dai personaggi e dagli avvenimenti del passato, si riportavano spesso verso Shetland, e verso la signorina Dunross.
Il dubbio che mi agitava riguardo a ci che mi aveva realmente celato il velo nero, non era pi accompagnato da un sentimento di orrore, quando mi tornava in mente. Pi i miei ultimi ricordi della signorina Dunross si associavano vivamente allidea duna afflizione fisica indicibile, e pi la nobile natura della donna, pareva si elevasse nel mio spirito.
Per la prima volta dacch avevo lasciato Shetland, la tentazione mi venne dinfrangere lingiunzione fattami da suo padre alla mia partenza.
Quando ripensavo al bacio occultato in mezzo alle tenebre della notte; quando mi ricordavo lapparizione della mano bianca e delicata che minviava un ultimo addio attraverso le pesanti cortine, e quando a questi ricordi si mischiava quello pi recente di ci che mia madre aveva sospettato, e di ci che la signora Van Brandt aveva veduto nel suo sogno, il desiderio dassicurar la signorina Dunross che ella occupava sempre un posto nella mia memoria era troppo potente perch io vi potessi resistere. Avevo data la mia parola donore di non tornar pi a Shetland, e di non scrivere. Come dunque corrispondere segretamente con la signorina Dunross, in altro modo?
Parlavamo ancora di quando in quando, con mia madre della signora Van Brandt. Spiandomi nelle occasioni in cui ci trovavamo in societ con le nostre conoscenze a Torquay, mia madre si accorse chiaramente che nessuna altra donna, per quanto attraente si fosse, non poteva prender nel mio cuore il posto di quella che avevo perduto. Non vedendo che una prospettiva di felicit per me, ella rifiut di abbandonare lidea del mio matrimonio con la signora Van Brandt.
Quando una donna ha confessato ad un uomo che essa lo ama, aveva labitudine di dire mia madre, la colpa  di questuomo, se non la sposa malgrado tutti gli ostacoli. Sostenendo tale opinione in diverse maniere, me la present un giorno in questi termini:
Esiste un dispiacere, Giorgio, nella mia felicit di trovarmi qui con voi. Io sono un ostacolo alle vostre relazioni con la signora Van Brandt.
Dimenticate, risposi, che essa ha abbandonato lInghilterra senza dirmi dove potrei trovarla.
Se foste sbarazzato di vostra madre, mio caro, potreste facilmente trovarla. Anco nel presente stato di cose, potreste benissimo scriverle. Non prendete equivoco, Giorgio sul mio pensiero! Se avessi la minima speranza che la dimenticaste: se anche vi vedessi moderatamente attirato dalluna o dallaltra delle donne avvenenti che conosciamo qui, vi direi: Non parliamo pi mai della signora Van Brandt, e non ci pensiamo pi. Ma, mio caro, il vostro cuore  chiuso a tutte le altre donne. Siate dunque felice a vostro modo, e chio possa vedervi tale avanti di morire. Il miserabile a cui questa povera creatura sagrifica la sua vita, la maltratter o abbandoner presto o tardi, e bisogner allora che essa ricorra a voi. Non le lasciate credere che siete rassegnato a perderla. Pi sfiderete coraggiosamente i suoi scrupoli, pi ella vi amer e vi ammirer in segreto. Le donne son fatte cos. Dirigetele una lettera, e aggiungetevi un regaluccio. Parlavate di condurmi allo studio del giovine artista di qui, che vi ha dato la sua carta da visita laltro giorno. Si dice che faccia ammirabili ritratti in miniatura. Perch non mandate il vostro ritratto alla signora Van Brandit?
Ecco lidea che avevo vanamente cercato! Assolutamente superfluo come modo di perorar la mia causa presso la signora Van Brandt, il ritratto mi offriva il miglior mezzo di comunicare con la signorina Dunross, senza vietare assolutamente limpegno che avevo preso con suo padre. In questa maniera, senza scriverle una parola, senza neppure inviarle alcun messaggio, potevo dirle, con qual riconoscenza me la ricordavo; potevo evocare teneramente il mio ricordo in lei, nei momenti pi crudeli dalla sua trista e solitaria esistenza.
Mi recai segretamente, il giorno stesso, dallartista, e le sedute continuarono dopo, nelle ore di riposo di mia madre, nella sua camera fino a che il ritratto fu terminato. Lo feci incorniciare in un medaglione doro liscio attaccato ad una catena, e diressi dapprima il mio regalo alla sola persona degna della mia fiducia, per farlo pervenire alla sua destinataria. Era il vecchio amico chiamato sir James in questo racconto, e che mi aveva, condotto seco a Shetland sul bastimento dello Stato.
Non avevo nessuna ragione, dandogli le necessarie spiegazioni, dimpormi alcuna riserva con sir James. Nel nostro viaggio di ritorno da Shetland, avevamo pi duna volta parlato confidenzialmente della signorina Dunross. Sir James aveva saputo la di lei triste istoria dal medico di Lerwick, che era un suo camerata di collegio. Pregandolo di affidare il mio presente a quel gentiluomo non esitai a confessargli il dubbio che mi tormentava, relativamente al mistero del velo nero. Era assolutamente impossibile prevedere se il dottore sarebbe capace di risolvere questo dubbio. Non potei dunque che pregar sir James di proporgli con prudenza il quesito, chiedendogli le solite informazioni sulla salute della signorina Dunross.
A quellepoca di lente comunicazioni, mi abbisognava aspettare, non delle giornate, ma delle settimane, prima di poter sperare di ricevere la risposta di sir James. La sua lettera non mi pervenne che dopo un periodo pi che relativamente lungo, e, per questo motivo o per un altro che non posso indovinare, presentii tanto vivamente delle cattive notizie, che mi astenni dal dissuggellarla in presenza di mia madre. Aspettai che ella fosse nella sua camera, per aprir la lettera.
I miei presentimenti non mi avevano ingannato. La risposta di sir James non conteneva che queste sole parole: Le linee che vi dirigo, qui unite, parleranno da s stesse senza il mio concorso. Non posso piangerla. Mi sento cordialmente afflitto per voi.
La lettera cos designata, era diretta a Sir James dal medico di Lerwick. La copio qui, senza commenti:
Il tempo procelloso ha ritardato larrivo del bastimento, per cui mezzo comunichiamo col continente. Non ho ricevuto la vostra lettera che oggi. In pari tempo mi  arrivata una scatoletta racchiudente un medaglione ed una catena doro, regalo che mi pregate di far pervenire in segreto alla signorina Dunross, da parte duno de vostri amici, del quale non vi  permesso farmi conoscere il nome.
Trasmettendomi queste istruzioni, mi avete innocentemente posto in una situazione estremamente difficile.
La povera signora cui  destinato questo regalo tocca al termine della sua vita, vita di sofferenze tanto complicate e tanto terribili, che la morte, per lei, giunge letteralmente come una misericordia ed una liberazione. In queste triste circostanze, non credo esser incorso in biasimo se esito a consegnarle in segreto questo medaglione, senza sapere a quali particolarit  associato un tal ricordo, e a qual seria emozione potrebbe dar luogo.
Nel dubbio, mi sono permesso daprire il medaglione, e la mia esitazione si  naturalmente accresciuta. Ignoro assolutamente quali memorie la mia disgraziata ammalata pu annettere a questo ritratto. Ignoro se le sar grato o penoso riceverlo ne suoi ultimi momenti sulla terra. Non posso che risolvermi a portarlo meco quando andr a vederla, lasciando alle circostanze il decidere se rischier o no di consegnarglielo. Il corriere pel Sud, non parte che fra tre giorni. Posso dunque lasciar la mia lettera aperta, per farvi conoscere il risultato della mia visita.
Lho veduta, e torno adesso a casa mia, La mia afflizione  grande, ma far del mio meglio per narrarvi intelligibilmente e completamente ci che e successo.
Quando lho veduta, stamattina per la prima volta, le sue forze indebolite si erano un po ristorate. Linfermiera mi avvis che ella aveva dormito nelle prime ore della giornata. Prima, aveva avuto qualche sintomo di febbre, accompagnato da un leggiero delirio. Le parole che le erano sfuggite, in quello stato, pareva si riferissero unicamente a un individuo assente, che chiamava col nome di Giorgio. La sua sola preoccupazione, mi dissero, era il riveder Giorgio prima di morire.
Udendo ci, fui colpito dalla possibilit che il ritratto del medaglione fosse quello dellindividuo assente. Mandai via la cameriera e presi la mano della signorina Dunross nella mia. Fidandomi in parte alla confidenza che ella aveva in me, come in un vecchio amico e consigliere, le ricordai le parole che le erano sfuggite durante la febbre e aggiunsi:
Sapete che i vostri segreti sono in sicurezza con me. Ditemi se vi aspettate di ricever qualche piccolo ricordo di Giorgio?
Era un rischio che correvo. Il velo nero che ella porta sempre le copriva il volto. Non avevo, per avvertirmi delleffetto che producevo in lei, che il cambiamento di temperatura, oppure i movimenti parziali della sua mano, posta nella mia sotto la coperta di seta del letto.
Non rispose nulla sul momento. La sua mano pass repentinamente dal freddo al caldo e strinse vivamente la mia. La sua respirazione divenne oppressa e non pot parlare che con difficolt. Non mi rispose; minterrogo:
 qui? chiese.
Non vi son che io qui, risposi.
Vi  una lettera?
No.
Rimase un momento in silenzio. La sua mano ridivenne fredda; la pressione delle sue dita cess. Riprese la parola:
Sbrigatevi, dottore! Qualunque cosa sia, datemela prima che io muoja.
Tentai lesperienza; aprii il medaglione e gliele posi in mano.
Per quanto potei vedere, si astenne dal guardarlo subito; e mi disse:
Voltatemi nel letto con la faccia verso il muro.
Obbedii. Con la schiena voltata dalla mia parte, alz il suo velo, e allora, suppongo, guard il ritratto. Un lungo grido soffocato, non dangoscia o di dolore, ma di felicit e di gioia, le sfugg. La sentii baciare il ritratto. Quantunque abituato, nella mia professione, a spettacoli e a gridi strazianti, non mi ricordo di aver mai perduto il mio sangue freddo come in quel momento. Fui obbligato di appressarmi alla finestra.
Un minuto appena era trascorso, che tornavo vicino al letto. Aveva riabbassato il velo sul suo volto; la sua voce sera indebolita, e non potei capire ci che diceva, se non curvandomi su lei, e ponendo lorecchio presso le sue labbra:
Ponetelo intorno al mio collo, mormor.
Chiusi la catena del medaglione intorno al suo collo. Tent di alzar la mano fino al medaglione ma gliene manc la forza.
Ajutatemi a nasconderlo, disse.
Le guidai la mano. Ella nascose il medaglione sotto laccappatojo bianco che portava in quel giorno. Loppressione del suo respiro aument. La sollevai sul guanciale, che non era abbastanza alto. Le posai la testa sulla mia spalla, e allargai un po il suo velo. Prov un istante di sollievo e riprese la parola.
Promettetemi, mi disse, che nessuna mano straniera mi toccher. Promettetemi di seppellirmi tale quale sono adesso.
Glielo promisi.
La sua debole respirazione divenne precipitosa; pot appena articolar le parole:
Ricopritemi il volto.
Abbassai il velo sulla sua faccia. Rimase silenziosa alcuni istanti. Ad un tratto, il rumore della sua penosa respirazione cess. Trasal e alz la testa di sopra alla mia spalla.
Soffrite? le dimandai.
Sono in cielo! mi rispose.
La sua testa ricadde sul mio petto mentre parlava. Il suo ultimo fiato se nera andato in quellultima esplosione di gioja. Listante della sua felicit suprema e quello della sua morte non ne avevano fatto che uno. La misericordia di Dio si era finalmente stesa su lei.
Torno alla mia lettera, prima della partenza del corriere.
Ho preso le misure necessarie pel mantenimento della mia promessa. La signorina Dunross sar seppellita col medaglione nascosto nel suo seno e il velo nero sul volto. Giammai pi nobile creatura ha respirato. Dite allo straniero che le ha mandato il suo ritratto, che i di lei ultimi istanti sono stati felici, grazie al suo ricordo espresso dal suo regalo.
Ho notato nella vostra lettera un passaggio al quale non ho ancora risposto. Mi dimandate se esisteva, perch ella nascondesse il suo volto sotto un velo, una ragione pi seria di quella che essa aveva labitudine di dare, alle persone che la frequentavano.  vero che soffriva duna sensibilit morbosa allazione della luce.  anche vero che non era quello il solo, il peggior risultato della sua malattia. Ella aveva per tener nascosto il volto unaltra ragione conosciuta soltanto da due persone, cio dal medico che abita il villaggio vicino alla casa di suo padre e da me. Noi abbiamo entrambi fatto giuramento di non divulgar mai a nessuno, ci che i nostri occhi soli hanno veduto. Abbiamo celato il nostro terribile segreto anche a suo padre, e lo recheremo con noi nella tomba. Non ho nulla di pi a dire, su questo triste argomento, alla persona in cui nome mi avete scritto. Quando questa persona penser dora in poi alla signorina Dunross pu rappresentarsela nella bellezza che alcuna fisica infermit non pu profanare, nella bellezza di unanima affrancata, ed eternamente felice per la sua riunione con gli angeli di Dio.
Posso aggiungere, prima di chiuder la mia lettera, che il povero vecchio padre, non rimarr nella triste solitudine della casa del lago. Egli passer il resto dei suoi giorni sotto il mio tetto, con la mia brava moglie per prender cura di lui e dei miei figli per ricordargli il pi brillante lato della vita.
Cos si chiudeva la lettera. La nascosi ed uscii. La solitudine della mia camera mi prediceva insopportabilmente lisolamento continuo e prossimo della mia esistenza. I miei interessi in questo mondo affarista, si trovavano circoscritti ad un solo oggetto: vegliar sulla salute vacillante di mia madre. Di due donne i cui cuori avevano un tempo battuto con tenera simpatia allunisono col mio, una riposava nella tomba, e laltra era perduta per me, sopra una terra straniera. Incontrai sulla spiaggia mia madre che, nella sua piccola carrozza tirata da due cavallini, passeggiava lentamente godendosi i dolci raggi del sole. Licenziai il suo conduttore e camminai a fianco della carrozza tenendo le redini in mano. Parlammo di cose indifferenti. Chiusi gli occhi davanti il triste avvenire che mi aspettava, e tentai negli intervalli delle mie strette di cuore, daccettar con rassegnazione lora presente.
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CAPITOLO 32.
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Lopinione del medico.
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Sei mesi sono scorsi. Lestate  tornata. Lultima separazione  successa. Prolungati dalle mie cure, i giorni della vita di mia madre, sono finiti. Essa  morta nelle mie braccia; le sue ultime parole mi sono state dirette; il suo ultimo sguardo  stato per me. Io sono adesso, nel senso il pi tristo e pi stretto della parola, solo nel mondo.
Lafflizione che mi ha colpito, mi ha lasciato da adempiere certi doveri che esigono la mia presenza a Londra. La mia casa  appigionata. Sono andato ad un albergo. Il mio amico sir James, egualmente a Londra per affari, occupa un appartamento vicino al mio. Facciamo colazione e pranziamo assieme nel mio salotto. La solitudine mi , pel momento, terribile, e tuttavia non posso andare in societ, e fuggo anche le semplici conoscenze. Nondimeno, dietro proposta di sir James, abbiamo invitato a desinar con noi un visitatore che si raccomanda come un convitato poco ordinario. Il medico, il quale per primo mi ha prevenuto dello stato di salute di mia madre, desidera sentire quel che posso raccontargli de suoi ultimi momenti. Il suo tempo  troppo prezioso per essere sprecato nelle prime ore della giornata, e ci viene a trovare a tavola, quando i suoi ammalati lo lasciano libero di visitare i suoi amici.
Il pranzo sta per finire. Ho fatto tutti i miei sforzi per padroneggiarmi, ed ho raccontato in poche parole la semplice storia degli ultimi pacifici giorni passati da mia madre sulla terra. La conversazione cade in seguito sopra argomenti insignificanti, ma adagio adagio io noto nella condotta del celebre medico qualche cosa che dapprima mi stupisce, e che quindi mi d il sospetto di qualche motivo segreto della sua presenza, motivo che mi concerne.
A vari intervalli, mi accorgo che i suoi occhi stanno fissi su me, con un interesse furtivo ed una attenzione, che par desideroso di dissimulare. Pi volte mi vien fatto di osservare che cerca distogliere la conversazione dalle generalit e indurmi a parlar di me; e ci che  pi strano, a meno che non minganni, sir James  daccordo con lui e lo incoraggia. Sotto diversi pretesti; mi sinterroga su ci che ho sofferto in passato, e sui piani di avvenire che ho formato. Fra gli altri soggetti dun interesse personale per me, si entra in quello delle apparizioni sopranaturali.
Mi si dimanda se credo alle simpatie spiritiche occulte, e alle apparizioni spettrali di persone morte o assenti. Mi si porta direttamente a convenire che la mia opinione su tal questione difficile e controversa, , fino ad un certo punto, influenzata dalla personale esperienza. Le congetture non bastano, nondimeno, a soddisfar linnocente curiosit del dottore, egli cerca condurmi a narrare ne suoi particolari pi minuti ci che ho veduto e sentito. Ma, questa volta, mi tengo in guardia; mi scuso, e mi astengo formalmente dallammettere il mio amico nella mia confidenza. Diviene sempre pi evidente che io servo doggetto ad una esperienza, che interessa ugualmente sir James e il medico. Fingendo esteriormente la pi assoluta innocenza circa ogni sospetto su quanto avviene, prendo internamente la risoluzione di scoprire il vero motivo della presenza del dottore al pranzo, e della parte che sir James ha rappresentato invitandolo ad esser mio commensale.
Gli avvenimenti favoriscono il mio progetto, non appena le frutta vengono in tavola.
Il cameriere entra nella sala con una lettera per me, e mi annunzia che il latore aspetta di sapere se vi  una risposta.
Apro la busta, e vi trovo alcune linee de miei legali, con le quali essi mi annunziano il compimento di alcune formalit, dufficio relative ad alcuni affari. Invece di mandare da basso un messaggio verbale, mi scuso e prendo la lettera come pretesto per uscir dalla sala.
Dopo aver rimandato il messaggero, risalgo nel corridojo dov situato il mio appartamento, ed apro pian pianino la porta della mia camera da letto. Una seconda porta che comunica con la sala possiede nella sua parte superiore un ventilatore, al di sotto del quale non ho che a collocarmi, per udir ogni parola della conversazione scambiata fra sir James e il medico.
Dunque credete che io abbia ragione? sono le prime parole che odo uscir dalla bocca di sir James.
Perfettamente ragione, risponde il dottore.
Ho fatto tutto ci che ho potuto per fargli cangiare il suo tristo metodo desistenza, continua sir James. Lho invitato a venire per qualche tempo in Iscozia con me; gli ho proposto di viaggiar con lui sul continente; gli ho offerto di condurlo meco nel mio prossimo viaggio sul yacht. Non ha che una risposta, quella di dir semplicemente no a tutto ci che gli propongo. Voi avete udito dalle sue proprie labbra che non ha un piano determinato per lavvenire. Che sar di lui? Che dobbiamo fare?
Sento il medico che risponde:
Non  facile a dirsi. Per parlar francamente, il sistema nervoso del vostro amico,  seriamente scosso. Ho notato in lui qualche cosa di strano, la prima volta che  venuto a consultarmi sulla salute di sua madre. Il male non ha avuto per causa unica lafflizione prodotta in lui dalla di lei morte. Nella mia opinione, il suo spirito , come dire? guasto da qualche tempo.  un uomo riservatissimo. Suppongo sia stato loggetto di angosce che ha nascosto a tutti. Alla sua et le afflizioni non confessate sono generalmente causate dalle donne. Egli  dun temperamento da prender lamore dal lato romantico, e qualche donna positiva del giorno lo avr senza dubbio amaramente disilluso. Qualunque ne sia la causa, leffetto  evidente; i suoi nervi sono rotti e il suo cervello  necessariamente attaccato da ci che sono attaccati i nervi. Ho conosciuto degli uomini nella sua alterazione che hanno finito male. Pu cader nellinsania se non cambia il suo genere attuale di vita. Avete udito ci che ha detto quando abbiamo parlato degli spettri?
Delle pure assurdit, nota sir James.
Delle pure illusioni, sarebbe un termine pi corretto, risponde il dottore. Ed altre illusioni possono sopraggiungergli da un momento allaltro.
Che farai? persiste a dimandare sir James. Posso sinceramente dire, dottore, che provo un interesse tutto paterno pel povero giovane. Sua madre era una delle mie antiche e pi care amiche, ed egli ha ereditato parte delle sue amabili e preziose qualit. Spero che non giudicherete il caso tanto serio da reclamare la reclusione?
No certo; non ancora, risponde il dottore. Finora non esiste malattia positiva al cervello, e per conseguenza non esiste ragione alcuna per rinchiuderlo.  un caso essenzialmente dubbioso e difficile. Fatelo segretamente sorvegliare da una persona competente, e non lo contrariate in nulla, se ci  possibile. La menoma cosa pu eccitare i suoi sospetti, e se ci succede, perdiamo ogni controllo su lui.
Non supponete che diffidi gi di noi, dottore?
Spero di no. Lho veduto una o due volte guardarmi stranamente, ed  molto tempo che  uscito da questa stanza.
A queste parole, non tardai a tornare in sala ed a riprendere il mio posto a tavola.
Lindignazione che sento, molto naturalmente, mi pare, nella circostanza, fa di me un eccellente attore, una volta in vita mia. Invento la scusa necessaria alla mia lunga assenza e prendo parte alla conversazione vegliando con la pi gran cura ad ogni parola che mi sfugge, senza tradire nessun impaccio nelle mie maniere. Il dottore ci lascia di buonora nella serata per recarsi ad una riunione scientifica. Sir James rimane con me una mezzora di pi, e, come mezzo, suppongo, di meglio assicurarsi dello stato del mio spirito, rinnova il suo invito di passar qualche tempo con lui nella Scozia. Fingo di sentirmi lusingato dal suo desiderio di avermi per ospite, e mimpegno a dargli una risposta definitiva, quando ci ritroveremo a colazione lindomani mattina. Sir James  incantato; ci stringiamo cordialmente la mano, e ci auguriamo reciprocamente la buona notte. Finalmente mi trovo solo.
La mia risoluzione su ci che debbo fare non mi costa un istante di esitazione. Mi decido ad abbandonar segretamente lalbergo lindomani mattina, prima che sir James sia uscito dalla sua camera.
Dove vado?  questa naturalmente la seconda dimanda che si presenta, e questa la risolvo molto facilmente. Negli ultimi giorni dellesistenza di mia madre, avevamo spesso parlato insieme dei felici giorni trascorsi nella nostra dimora sulle sponde del lago di Green Water. Il desiderio di rivedere ancora que cari luoghi, di rivivere in mezzo a quelle antiche memorie si  accresciuto in me dopo la morte di mia madre. Fortunatamente per me, non ho parlato di questo desiderio n a sir James n ad alcuno. Quando si accorgeranno della mia fuga, allalbergo, non si avr alcun sospetto della direzione che avranno preso i miei passi. Mi decido a partir lindomani mattina per la mia antica dimora di Suffolk. Errando fra le scene della mia infanzia, potr riflettere alla miglior maniera di sopportare il fardello dellesistenza che ho dinanzi a me.
Dopo ci che ho udito nella serata, non mi fido di nessuno. Per ci che ne so, il mio proprio domestico potrebbe essere adoperato dimani come spia incaricata di sorvegliar le mie azioni. Quando viene a prendere i miei ordini per la notte, lo prego di svegliarmi lindomani mattina alle sei e lo dispenso da ogni altro servizio.
Mi metto quindi a scrivere due lettere che lascer sulla mia tavola per spiegare la mia partenza.
Nella prima lettera, informo brevemente sir James che ho scoperto il vero motivo dallinvito a pranzo del dottore, e, ringraziandolo dellinteresse che egli prende al mio benessere, ricuso di sottopormi ad una inchiesta medica sullo stato del mio spirito. Pi tardi, quando avr stabilito i miei piani, ricever mie notizie. Fino a quel momento, non deve concepire inquietudini sul mio conto. Fra le altre illusioni possiedo quella di credermi perfettamente capace di vegliarmi da me.
La mia seconda lettera  diretta al padrone dellalbergo, per provveder semplicemente alla disposizione del mio bagaglio ed al pagamento del mio conto.
Torno quindi nella mia camera ed empio una valigia di oggetti che posso portar meco. Il mio denaro si trova nel mio astuccio di toeletta. Aprendolo vi trovo il mio grazioso ricordo, la bandiera verde. Posso ritornar a Green Water Broad, posso riveder il villino dellamministratore senza lunica memoria della piccola Maria che possiedo? Inoltre non ho promesso alla signorina Dunross che il regalo di Maria mi accompagner dovunque andr, e questa promessa non  forse doppiamente sacra, ora che essa  morta? Piego dunque la bandiera verde e la pongo con cura nella mia valigia. Adesso posso riposarmi fino al mattino.
No: una volta in letto, scopro che non debbo attendere il sonno quella notte.
Ora che non ho pi occupazioni a dare alle mie facolt, ora che il mio primo sentimento di trionfo per la sconfitta degli amici che avevano complottato contro di me, ha avuto il tempo di calmarsi, il mio spirito ritorna alla conversazione che ho udita, e la considera sotto un altra punto di vista. Per la prima volta, questa terribile dimanda sorge dinanzi a me. Lopinione del dottore  stata positiva. So io se il dottore non ha ragione?
Questo medico famoso si  posto fra i primissimi della sua professione, esclusivamente col proprio merito. I suoi stessi nemici riconoscono che non ha rivali, per distinguere il vero dal falso nellesame duna malattia, e per rimontare esattamente dagli effetti alle cause lontane e segrete. Un tale uomo pu essersi ingannato a mio riguardo? Non  pi probabile che milluda io sul mio conto?
Quando ritorno agli anni trascorsi, sono io ben sicuro che gli avvenimenti strani che mi ricordo, non siano in certi casi, i frutti visionari del mio cervello malato, vale a dire delle realt per me e non per gli altri? Che sono i sogni della signora Van Brandt, che sono le apparizioni spettrali che credo aver vedute? Delle illusioni, prodotti furtivi dellaccumulazione degli anni? Illusioni che mi avvicinano lentamente alla pazzia?  un sospetto insensato che mi ha indignato contro gli eccellenti amici che hanno tentato di salvar la mia ragione?  un terrore infondato che mi fa fuggire dallalbergo come un delinquente che scappa dalla prigione?
Tali sono le questioni che mi tormentano nella solitudine della notte. Il mio letto diviene luogo di tortura insopportabile. Mi alzo, mi vesto, e aspetto il giorno, guardando in istrada, nella via, dalla finestra aperta.
Le notti destate sono corte. La luce grigia dellaurora mi giunge come una liberazione; la chiarezza gloriosa del sole che sorge, rassicura lanima mia. Perch aspettare in questa camera popolata ancora da miei terribili dubbii della notte? Prendo il mio sacco da viaggio; lascio le mie lettere sulla tavola del salone e scendo la scala fino alla porta dellalbergo. Il portinajo sonnecchia nella sua poltrona. Si sveglia quando passo vicino a lui, e Dio mi guardi! pare che anche lui mi creda pazzo.
Ci lasciate gi, signore? dice guardando la valigia che porto in mano.
Pazzo o sano di mente, la mia risposta e pronta. Gli dico che vo a passar la giornata in campagna, e che per renderla pi lunga, mi bisogna partir di buonora.
Il custode mi guarda anco pi fissamente. Mi dimanda se deve chiamar qualcuno per portare la mia valigia. Ricuso di fare scomodar chicchessia. Mi dimanda se ho qualche messaggio da lasciare pel mio amico. Lo informo che ho lasciato di sopra due lettere, per sir James e pel padrone dellalbergo. Allora egli tira il chiavistello e mi apre la porta. Sino allultimo mi guarda come se mi credesse un pazzo.
Aveva torto o ragione? Chi pu risponder di s? Che ne posso dire?
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CAPITOLO 33.
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Un ultimo sguardo su Green Water Broad.
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Il mio spirito si rifece tranquillo traversando le vie chiare e deserte ed aspirando laria fresca della mattina. Mi diressi allest della gran citt e mi fermai al primo ufficio di diligenze che incontrai per prendervi il mio posto sulla prima carrozza per Ipswich. Di l, viaggiai con cavalli di posta fino alla citt pi prossima a Green Water Broad.
Un tragitto di alcune miglia, pel fresco della sera, mi condusse, per sentieri ben noti, fino alla nostra antica abitazione. Agli ultimi raggi del sole morente, scorsi la linea famigliare delle finestre della facciata, e notai che le imposte ne erano tutte chiuse.
Neppure una creatura vivente era visibile in alcuna parte. Neppure un cane abbaj, quando tirai il grosso campanello della porta. Il luogo era deserto: la casa chiusa.
Dopo un lungo aspettare, udii dei passi gravi nel vestibolo.
Un vecchio apr la porta. Per quanto fosse cangiato, lo riconobbi per uno dei nostri antichi fittajuoli. Con suo stupore lo chiamai a nome. Dal canto suo tent riconoscermi, ma invano. Io era senza dubbio il pi tristamente cangiato dei due, e fui obbligato di nominarmi. Il volto rugoso del povero diavolo si rischiar lentamente e timidamente, come se fosse mezzo incapace e mezzo spaventato di concedersi il lusso dun sorriso. Nel suo turbamento, mi augur benvenuto in casa mia, come se la casa mi appartenesse ancora.
Conducendomi nella piccola retrostanza che abitava, il vecchio mi di tutto quanto poteva offrirmi, cio una cena composta di lardo e duova ed un bicchiere di birra casalinga. Dur evidentemente fatica a comprendermi, quando lo informai che il solo scopo del mio viaggio era quello di rivedere anco una volta i dintorni famigliari della mia antica dimora. Ma pose volentieri i suoi servigi a mia disposizione, e simpegn a far del suo meglio, se lo desideravo, per prepararmi un letto.
La casa era stata chiusa, i domestici licenziati da pi dun anno. La passione delle corse dei cavalli, tardamente sviluppata in lui, aveva rovinato il ricco negoziante ritirato dagli affari, che era divenuto nostro locatario allepoca delle nostre domestiche disgrazie. Egli era partito per lestero con sua moglie per vivervi con la piccola rendita salvata dal naufragio del suo patrimonio, ed aveva lasciato la casa e le sue dipendenze in tale stato di deterioramento, che non si poteva trovare un altro locatario. Il mio vecchio amico, allora impotente a lavorare, era stato incaricato della guardia della propriet. Quanto al padiglione di Dermody, era vuoto come la casa. Potevo liberamente visitarlo se volevo. La chiave della porta si trovava nel mezzo delle altre chiavi, e il vecchio era pronto a venir meco per tutto ove mi piaceva dandare. Non volli scomodarlo, per accompagnarmi o per prepararmi il letto nella casa solitaria. La notte ora bella; la luna sorgeva; avevo cenato e mi sentivo riposato. Dopo aver veduto ci che desideravo vedere, potrei facilmente tornare alla citt e dormirvi allalbergo.
Prendendo la chiave in mano, mimpegnai solo nel viale attraverso gli alberi, che conduceva il villino di Dermody.
Seguii di nuovo i sentieri boscosi, lungo i quali aveva errato allegramente un tempo, con la piccola Maria. Ad ogni passo ritrovavo qualche cosa che me la ricordava.
L, era il banco rustico sul quale ci eravamo seduti allombra del vecchio cedro, e dove ci eravamo giurati di rimaner fedeli luno allaltra sino al termine della nostra vita. L, la piccola limpida sorgente, in cui bevevamo quando ci sentivamo stanchi e riscaldati nei cocenti giorni destate, scorreva ancora verso il lago, mormorando allegramente come in passato. Ascoltando lamabile mormorio dellacqua, mi aspettavo quasi di riveder Maria, col suo semplice vestiario bianco, col suo cappello di paglia, cantando allunisono con la melodia del ruscello, e rinfrescando il suo mazzetto di fiori selvatici tuffandolo nellacqua fredda. Alcuni passi pi lungi, raggiunsi una spianata nel bosco, e mi fermai sopra un piccolo promontorio del terreno in pendio, che dominava il pi bel colpo docchio del lago di Green Water Broad. Avevano fabbricato sulla riva una piattaforma in legno, per uso dei buoni nuotatori, che non temono un tuffo nellacqua profonda. Mi fermai sulla piattaforma e guardai intorno a me. Gli alberi che fiancheggiavano la riva da ogni lato, mormoravano la loro dolce musica campestre nellaria della notte, e il raggio della luna tremolava con magico effetto sullacqua increspata. Pi lungi sulla mia destra, potevo scorgere la vecchia tettoia che riparava in quei felici anni il mio battello. Alla mia sinistra si trovava la palizzata di legno che seguiva le curve della costa sinuosa, e dietro ad essa si elevavano gli archi bruni per le oche selvatiche, cadenti in rovina per lungo disuso. Guidato dal brillante chiaror della luna potei discernere il punto preciso in cui eravamo venuti Maria ed io, per assistere alla presa delle oche. Attraverso lapertura della palizzata davanti la quale il cane si era mostrato al segnale di Dermody, un topo acquatico pass come una piccola ombra nera sul terreno illuminato e si perd nelle acque del lago. Dappertutto ove volsi gli occhi, il beato tempo trascorso mi guard con occhio beffardo, e le voci del passato mi giunsero nel loro ritornello accusatore: Vedi ci che era la tua vita allora! La tua vita attuale merita forse desser conservata?
Raccolsi una pietra, la gittai nel lago e spiai i circoli che essa formava al punto in cui era caduta. Mi dimandai se un nuotatore consumato comero io, aveva mai pensato a suicidarsi annegandosi, e se era stato abbastanza risoluto a morire per resistere alla tentazione di impiegar la sua destrezza per impedirsi di andare a fondo dellacqua. Qualche cosa nel lago in s stesso o di relativo al pensiero che aveva fatto nascere nel mio spirito, mi rivolt. Volsi subito il dorso al suo incantevole aspetto e presi il sentiero che conduceva, passando pel bosco, alla casetta dellamministratore.
Aprii la porta con la mia chiave, ed entrai nella sala, tanto presente alla mia memoria. Poi tolsi le spranghe allimposte delle finestre per lasciarvi penetrare il chiaro di luna.
Guardai intorno a me, col cuore gonfio. Lantico mobilio, rinnovato forse in uno o due punti, rivendicava silenziosamente i suoi diritti alla mia memoria in ogni parte dalla stanza. La dolce chiarezza della luna penetrava obliquamente nellangolo, in cui avevamo labitudine, Maria ed io, di rifugiarci mentre nonna Dermody leggeva i suoi mistici libri alla finestra. Nellangolo opposto scoprii, nascosto nelloscurit, la gran poltrona di quercia nella quale era seduta la Sibilla della casa, il giorno memorabile in cui ella ci aveva prevenuti della nostra separazione prossima, dandoci la sua benedizione per lultima volta. Gettando perci gli occhi sulle mura della camera, riconobbi dei vecchi amici per tutto ove i miei occhi si riposarono; le stampe vivamente colorate; i quadri in tappezzeria incorniciati, che consideravamo come meravigliosi oggetti darte; il vecchio specchio di forma circolare dinanzi al quale avevo labitudine di sollevar Maria quando essa desiderava vedere il suo volto nello specchio; dappertutto ove penetrava, il chiaro di luna mi mostrava qualche oggetto familiare che mi rammentava i miei pi felici giorni. E l ancora, il passato mi guard con aria di scherno, e la sua voce mi giunse col suo ritornello accusatore: Ecco ci che era la tua vita un tempo! La tua vita attuale, merita desser conservata?
Sedei presso la finestra, nel punto da cui potevo scorgere, attraverso gli alberi, il debole chiarore riflettuto dalle acque del lago. E mi dicevo: Il mio viaggio terrestre mi ha condotto sin qui. Perch non terminarvelo?
Chi mi piangerebbe se lindomani si annunziasse il mio suicidio? Di tutti gli uomini viventi ero forse quello che possedeva meno amici, che avesse meno doveri da compiere verso gli altri, e la minor quantit di ragioni per esitare a lasciare un mondo che non offriva, n un posto alla mia ambizione, n una creatura al mio amore.
Inoltre dovera la necessit di divulgare che la mia morte era volontaria o accidentale? Riusciva facile farla credere accidentale.
Con quella bella notte destate e dopo una lunga giornata di viaggio, non potevo naturalmente prendere un bagno nellacqua fresca prima di coricarmi?
Per quanto esperto fossi nellarte del nuoto, non potevo nondimeno esser disgraziatamente preso da un crampo?
Sulle rive scoscese e isolate di Green Water Broad, grida dun uomo annegante non attirerebbero alcun soccorso durante la notte, e laccidente fatale si spiegherebbe da s.
Non avevo letteralmente davanti a me che una difficolt, quella che mera venuta alla mente; potrei sufficientemente padroneggiare listinto animale della conservazione personale, per lasciarmi debitamente andare a fondo dellacqua al primo tuffo?
Latmosfera della camera era pesante e densa. Uscii e passeggiai in lungo e in largo, ora allombra, ora al chiaro di luna, sotto gli alberi davanti alla casetta.
Nessuna delle obbiezioni morali contro il suicidio non ebbe allora la menoma influenza morale su me. Io che avevo in altri tempi giudicato impossibile scusare ed anco comprendere la disperazione che aveva spinto la signora Van Brandt, a tentar di distruggersi, intravidi e considerai allora con calma latto medesimo che mi aveva rivoltato quando lavevo veduto commettere da unaltra persona. Ah! noi possiamo esitare a condannare le debolezze dei nostri simili, per questa ragione senza replica che ci  impossibile sapere in qual corto spazio di tempo, simili tentazioni verranno a spingerci e a renderci colpevoli delle medesime colpe! Riportandomi agli incidenti di questa notte, non posso ricordarmi che una considerazione, la quale abbia fermato i miei passi sul fatal sentiero conducente al lago. Dubitavo tuttora che fosse possibile a un nuotatore come me di annegarsi volontariamente. Ecco tutto ci che fermava il mio spirito. Quanto al resto, il mio testamento era fatto, e non avevo che pochi altri affari da regolare. Non mi restava neppur lombra di speranza duna riunione futura con la signora Van Brandt. Ella non mi aveva pi scritto, ed io non lavevo riveduta mai nei miei sogni, dopo lultima nostra separazione. Ellera senza dubbio riconciliata con la sua esistenza allestero. Le perdonai davermi dimenticato. Pensai a lei ed agli altri con la mansuetudine di un uomo il cui spirito ha gi lasciato la terra, e tutte le idee del quale si concentrano frettolosamente su quella della sua propria morte.
Mi stancai a forza di camminare in gi e in su.
Lisolamento del luogo cominci a pesarmi. Il sentimento della mia incertezza mirrit i nervi. Dopo un lungo guardo gettato sul lago attraverso gli alberi, presi finalmente una decisione positiva. Risolvetti di esperimentare se un buon nuotatore poteva annegarsi volontariamente.
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CAPITOLO 34.
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Una visione notturna.
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Di ritorno nella sala della casetta, avvicinai una sedia alla finestra, e aprii il mio portafogli, ad una pagina bianca. Dovevo dare ai miei legali alcune istruzioni che potevano risparmiar loro qualche imbarazzo e qualche incertezza nella eventualit della mia morte. Nascondendo le mie ultime volont sotto il prosaico titolo di Memorandum pel mio ritorno a Londra, cominciai a scrivere.
Aveva riempito una pagina, ed era appena passato alla seguente, quandebbi coscienza duna difficolt nel fissare la mia attenzione sul soggetto che mi occupava. Mi ricordai immediatamente lanaloga difficolt che provai a Shetland, quando avevo invano tentato di comporre la lettera a mia madre, che la signorina Dunross doveva scrivere.
Per completare lanalogia, i miei pensieri si riportarono, come allora, sui miei ultimi ricordi della signora Van Brandt. Dopo uno o due minuti, cominciai a provar di nuovo le strane sensazioni fisiche che avevo provata per la prima volta nel giardino della casa del signor Dunross. Il medesimo tremito nervoso mi agit dalla testa ai piedi. Guardai intorno a me senza distinguere nettamente gli oggetti sui quali si posavano i miei occhi. I miei nervi fremerono in quella adorabile notte destate. Come se latmosfera avesse ricevuto una scossa elettrica prima che un uragano giungesse. Deposi il mio portafogli e il mio lapis sulla tavola e mi alzai per tornare sotto gli alberi. Ma lo sforzo minimo di traversare la camera fu al disopra delle mie forze. Rimasi inginocchiato al suolo col viso rivolto verso il chiaro di luna, che penetrava dalla porta aperta.
Un intervallo trascorse, e, mentre guardavo attraverso la porta, scorsi qualche cosa che si moveva lontano fra gli alberi che fiancheggiavano il lago. La mia prima impressione fu quella di due ombre grigie che si avanzavano lentamente verso di me, fra i tronchi degli alberi. A poco a poco le ombre accusarono un contorno sempre pi distinto, fino a che presentarono limmagine di due figure in veste femminina, una pi grande dellaltra. Mentre esse si avanzavano, la loro tinta grigia svan. Silluminarono poi dolcemente dun chiarore interno, a misura che savvicinavano allo spazio vuoto davanti alla porta. Mi trovai per la terza volta davanti allo spettro della signora Van Brandt, e scorsi, tendendole la mano, una seconda apparizione, che non si era ancora rivelata, quella della sua bambina.
Le due apparizioni si tenevano diritte innanzi a me, tenendosi per mano, e brillavano duna luce celeste in mezzo al chiarore stesso della luna. La madre mi guard di nuovo co suoi tristi e supplici occhi che mi ricordavo tanto bene; ma il volto della bambina raggiava innocentemente dun angelico sorriso. Aspettai con ansia indicibile le parole che stavano per essere pronunziate, e gli atti che si sarebbero prodotti. Furono gli atti che vennero i primi. La bambina sprigion la sua mano da quella di sua madre, e, alzandosi lentamente, rimase sospesa a mezzaria, spettro brillante, staccantesi sul fondo cupo degli alberi. La madre penetr nella camera e si ferm alla tavola sulla quale avevo posato il mio portafogli e il mio lapis, quando non avevo potuto continuare a scrivere. Come le altre volte, mi fece segno di avvicinarmi a lei. Avanzai fino alla sua mano stesa, e sentii di nuovo il misterioso rapimento del suo contatto sul mio petto, e udii di nuovo i suoi accenti gravi e melodiosi ripeter queste parole: Ricordatevi di me. Venite a me. La sua mano cadde dal mio petto. Il pallido chiarore che me la rivelava, frem, diminu e svan. Aveva parlato ed era uno spirito.
Afferrai il portafogli aperto. E questa volta non trovai scritto dalla mano spettrale che:
Seguite la bambina.
Guardai di nuovo il paesaggio notturno e solitario. Lapparizione siderale dalla bambina vi si librava ancora a mezzaria. Avanzai pianamente e passai la soglia della porta.
La visione della fanciullina sallontan dinanzi a me fra gli alberi; io la seguii come un uomo stregato. Lapparizione, ondeggiante in avanti, mi ricondusse fuori del bosco e lungi dalla mia antica dimora, in sentieri solitarii che avevo percorso dalla citt fino alla casa. Di quando in quando, mentre cinseguivamo lungo la strada, la brillante figura della bambina si fermava, rimanendo librata nel cielo senza nubi. Il suo volto radiante mi sorrideva: la sua manina minvitava a seguirla e riprendendo la corsa ondeggiante, la piccina mi guidava come la stella conduttrice dei magi della leggenda.
Giunsi alla citt. Laerea figura della fanciullina si ferm ondeggiando sulla casa dove nella sera avevo lasciato la mia carrozza. Ordinai di attaccare i cavalli per un nuovo viaggio. Il postiglione esegu le mie istruzioni. Guardai in aria. La mano della piccina indicava al sud la strada che conduceva a Londra.
Prescrissi al postiglione di tornare al punto in cui avevo noleggiato la carrozza. Di quando in quando, mentre avanzavamo, guardavo dal cristallo. La brillante immagine della piccina ondeggiava sempre dinanzi a me. Cambiando cavalli ad ogni muta di posta continuai la mia strada fino al termine della notte.
E fosse notte o fosse giorno, limmagine della bambina stava sempre nel cielo davanti a me, diafana e perennemente raggiante. Di miglio in miglio ella continuava ad indicarmi la strada fino a che lasciammo dietro a noi la campagna, e, passando attraverso il fracasso e il tumulto della gran citt, si ferm allombra della vecchia torre, in faccia al canale che le scorre al piede.
Il postiglione venne allo sportello della carrozza, per dimandarmi se avevo ancora bisogno de suoi servigi. Gli avevo gridato di fermare, quando la figura aerea sospendendo la sua corsa, era rimasta immobile. Guardai daccapo in aria. La mano della bambina indicava la riviera. Pagai il postiglione e uscii dalla carrozza. Ondeggiando dinanzi a me, la bambina mi condusse a una riva ingombra di viaggiatori e di bagagli. Un bastimento pronto a partire era ancorato lungo la riva. La bambina mi condusse a bordo di quel bastimento e si ferm daccapo librandosi su di me, nellaria piena di fumo.
Alzai gli occhi. La bambina mi guard con radiante sorriso e mindic la riviera dalla parte est, nella direzione del mare lontano.
Mentre i poveri miei occhi erano fissi sullimmagine dolcemente splendida della fanciullina, la vidi svanire; elevandosi sempre pi nella luce del mattino. Mi trovai solo co miei simili terrestri, senzaltro filo per guidarmi che la memoria della mano della bambina, indicantemi allest il mare lontano.
Un marinaro arrotolava vicino a me sul ponte un cavo sciolto. Gli dimandai per qual porto era destinato il bastimento.
Il marinaro mi guard con uno stupore sgarbato e mi rispose: Per Rotterdam.
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CAPITOLO 35.
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Per terra e per mare.
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Il posto di destinazione del bastimento mi importava poco. Dovunque andassi, sapeva che mi recava presso la signora Van Brandt. Ella aveva nuovamente bisogno di me, ella mi chiamava di nuovo. Che il punto indicato dalla mano immaginaria della bambina si trovasse allestero o nella mia patria, poco mimportava perch ero destinato ad andarvi. Quando scenderei a terra, mi troverei di nuovo diretto nel viaggio da compiere. Lo credevo tanto fermamente, che nessuno al mondo avrebbe potuto farmi cangiar davviso.
Non avevo dormito da due notti; e la stanchezza mi opprimeva. Scesi nella cabina, e vi trovai un angolo disoccupato e dovei stendermi per riposare.
Quando mi svegliai, era gi notte, e il bastimento si trovava in viaggio.
Salii sul ponte per respirar laria fresca. Il sentimento della mia fisica oppressione mi torn ben presto, e dormii nuovamente durante parecchie ore. Il mio amico, il medico, avrebbe senza dubbio attribuito questo bisogno prolungato di riposo, allo stato di esaurimento del mio cervello, sovreccitato dalle illusioni durate pi ore senza interruzione. Qualunque ne fosse la causa, non mi svegliai che ad intervalli durante la pi gran parte del viaggio. Il resto del tempo rimasi coricato e immerso nel sonno come un animale rotto dalla fatica.
Quando sbarcai a Rotterdam, mia prima cura fu di chiedere dovera il Consolato inglese. Non mi rimaneva che una modica somma di denaro, e per quanto ne sapevo, farei bene, prima dogni altra cosa, di prendere le misure necessarie per riempire la mia borsa.
Avevo meco il mio sacco da viaggio. Nella mia escursione a Green Water Broad, lavevo lasciato alla citt vicina, e il servitore dellalbergo laveva posto nella carrozza, quandero partito per tornare a Londra. Il sacco conteneva il mio libretto di mandato e certe lettere che mi ajutarono a far riconoscere la mia identit dal console. Mi dette graziosamente la lettera dintroduzione necessaria presso il corrispondente del mio banchiere di Londra a Rotterdam.
Avendo ottenuto il mio denaro e comperato alcuni oggetti de quali aveva bisogno, passeggiai lentamente per le vie non sapendo che fare, ed aspettando con confidenza lavvenimento che doveva guidarmi. Non avevo fatto cento passi, che scorsi il nome di Van Brandt scritto sulle persiane duna casa che pareva addetta ad affari commerciali.
La porta della casa era aperta. Una seconda porta, da un lato del passaggio, conduceva negli uffici. Vi entrai e domandai del signor Van Brandt. Mi diressi a un commesso che parlava inglese. Egli mi fece sapere che vi erano tre soci di quel nome nella casa, e mi domand quale di essi volevo vedere.
Mi ricordai del nome di Van Brandt, e lo indicai al commesso.
Non si conosceva nellufficio nessun Ernesto Van Brandt.
Non siamo qui che la succursale della casa Van Brandt, mi spieg il commesso. Lamministrazione centrale  ad Amsterdam. Se vi dirigete l, sapranno forse ove si trova il signor Van Brandt.
Poco mimportava dove andrei, purch mavvicinassi alla signora Van Brandt. Era troppo tardi per partire quel giorno; mi coricai dunque in un albergo. La notte scorse tranquillamente e senza incidente.
Lindomani partii per Amsterdam con la diligenza. Al mio arrivo rinnovai la mia domanda dinformazioni allamministrazione centrale e venni diretto ad uno dei soci della casa. Egli parlava perfettamente inglese, e mi riceve con unapparenza dinteresse che non potei comprendere da principio.
Conosco bene il signor Ernesto Van Brandt, mi disse. Posso domandarvi se siete un parente o un amico della signora inglese che egli ha qui presentato come sua moglie?
Risposi affermativamente, e aggiunsi:
Sono qui per prestare a questa signora tutta lassistenza della quale potrebbe aver bisogno.
Le parole seguenti del negoziante, mi spiegarono lapparenza dinteresse con la quale maveva ricevuto,
Siate il benvenuto, mi disse. Ci togliete me e miei soci da una grande inquietudine. Non posso spiegarvi ci che intendo dire, se non parlandovi un momento degli affari della casa. Abbiamo uno stabilimento di pesca nellantica citt dEnkhuisen sulle rive dello Zuyderzee. Il signor Ernesto Van Brandt ne possedeva un tempo una parte che poi vend. Da qualche anno i profitti che ne cavavamo hanno diminuito e pensavamo ad abbandonar questa pescheria, se i nostri affari non miglioravano in essa, mediante un nuovo tentativo. Intanto avendo un posto vacante al banco dEnkhuisen, pensammo ad Ernesto Van Brandt, e gli abbiamo offerto loccasione di riannodare le sue relazioni con noi, a titolo di commesso. Egli  parente duno dei miei soci, ma sono costretto di confessarvi che  un mascalzone. Ci ha ricompensato della nostra bont per lui, derubandoci, ed ha preso la fuga per non sappiamo qual direzione. La signora inglese e la sua bambina si trovano abbandonate ad Enkhuisen, e, se non eravate venuto qui oggi, non avremmo saputo che farne. Ignoro se lo sapete, signore, ma il dubbio che abbiamo che ella sia realmente la moglie del signor Ernesto Van Brandt, rende la situazione di questa signora doppiamente disastrosa. Sappiamo positivamente che ha sposato segretamente unaltra donna, or sono gi trascorsi alcuni anni, e non abbiamo alcuna prova che la sua prima moglie sia morta. Se possiamo ajutarvi in qualche maniera a soccorrere la vostra sfortunata compatriota, vi prego di credere che i nostri servigi sono a vostra disposizione.
Con qual emozione ascoltai queste parole! Van Brandt laveva abbandonata! Certo, come me lo aveva detto mia madre, ella doveva adesso venire a me! La speranza che mi aveva abbandonato mi riemp nuovamente il cuore; lavvenire che avevo temuto per tanto tempo di guardare in faccia, riapparve alla mia vista, brillante della promessa duna prossima felicit.
Ringraziai il bravo negoziante con un ardore che lo stup.
Aiutatemi soltanto a pervenire fino a Enkhuisen e rispondo del resto, gli dissi.
Il viaggio vi causer qualche spesa; replic il negoziante. Perdonatemi se vi dirigo crudamente questa domanda: Avete denaro?
Ne ho ad esuberanza.
Benissimo; il resto sar facile. Vi affider alle premure duno de vostri compatrioti impiegati da molti anni ne nostri uffici. Il mezzo pi comodo per voi, straniero, sar quello di viaggiare per mare, e il mio commesso inglese vi mostrer dove potete noleggiare un bastimento.
Pochi minuti dopo ci dirigevamo, io e il commesso, verso il porto.
Trovai da noleggiare un bastimento e da arruolare un equipaggio; difficolt che non avevo previsto. Ci fatto, bisogn acquistar le provviste pel viaggio. Merc lesperienza del mio compagno e la buona e cordiale volont con cui la pose in opera, i miei preparativi furono terminati prima di notte. Fummo in grado di porre alla vela lindomani per la mia destinazione.
Il bastimento aveva il doppio vantaggio per navigare sullo Zuyderzee desser grande e di pescar pochissimo. La cabina del capitano si trovava a poppa, e i due o tre uomini che formavano lequipaggio erano alloggiati a prua. Tutto il centro del bastimento, separato da un lato e dallaltro, dal capitano e dallequipaggio, mi fu assegnato per cabina; in queste condizioni non avevo alcun motivo per lagnarmi della mancanza di spazio, il bastimento stazzando dalle cinquanta alle sessanta tonnellate...
Avevo un buon letto, una tavola e qualche sedia. La cucina si trovava lontanissima da me, a prua. Dietro mia domanda, intraprendemmo il viaggio senza cameriere e senza interprete. Il capitano olandese era stato impiegato, in sua giovent, nella marina mercantile francese, e potevamo parlar francese tutte le volte che era necessario ed utile.
Lasciammo dietro a noi i campanili dAmsterdam, e navigammo sulle acque calme del braccio di mare Y, in rotta per lo Zuyderzee.
La storia di questo golfo notevole  un romanzo. Esso non esisteva ai tempi in cui Roma era la signora del mondo. Dove oggi si rovesciano le onde, vaste distese di foreste contornavano un gran lago interno, con un sol fiume che gli serviva di scarico nel mare. Gonfiato da una sequela di tempeste, il lago strarip e le acque furiose, distruggendo ogni ostacolo, non si arrestarono che quando furono giunte ai limiti estremi del paese. Il gran mare del Nord si apr una via tra gli squarci delle rovine e da quellepoca lo Zuyderzee esistette come lo vediamo attualmente. Passarono gli anni, le generazioni duomini si succedettero luna allaltra, e sulle rive del nuovo mare sorsero grandi citt popolose, ricche in commercio e famose nella storia. La loro prosperit dur parecchi secoli, prima che il risultato di quella vasta serie di cambiamenti fosse giunto a maturit e si rivelasse spontaneamente. Isolati dal mondo intiero, orgogliosi di s stessi e della loro prospera fortuna, indifferenti al cammino del progresso nelle nazioni circostanti, gli abitanti dello Zuyderzee caddero nel fatale torpore dei popoli sequestrati. I pochi membri della popolazione che avevano conservato un resto della loro vecchia energia, emigrarono, mentre la massa rimasta indietro assistette rassegnata al declinare del suo commercio e alla ruina delle sue istituzioni.
Negli anni prossimi al diciannovesimo secolo la popolazione si cont per centinaja laddove era altra volta annoverata per migliaja.
Il commercio disparve; strade intiere divennero deserte. Porti prima ingombri di navi furono distrutti dallirresistibile accumulamento delle sabbie. Ai nostri giorni la decadenza di queste citt, un tempo fiorenti,  cos completamente irrimediabile, che il prossimo gran cambiamento atteso  il prosciugamento della stesa dacqua, ormai inutile e dannosa, e la coltura vantaggiosa della terra riconquistata per le generazioni nasciture. Eccola, brevemente raccontata, la strana istoria dello Zuyderzee.
Avanzando nel nostro viaggio e abbandonando il golfo, notai la tinta bronzata del mare causata dai banchi di sabbia, che colorano lacqua poco profonda e rendono pericolosa la navigazione pei marinai inesperti. Ancorammo per la notte allisola dei pescatori di Marken, luogo basso, perduto e desolato, da quanto potei vedere agli ultimi bagliori dal crepuscolo. Qua e la capanne a comignolo erette sulle alture, spiccavano in nero sul cielo cupo e grigio.
Qua e l qualche figura umana appariva vicino allacqua, immersa nella contemplazione del bastimento straniero.
E fu tutto ci che vidi dellisola di Marken.
Coricato, tutto svegliato nel silenzio della notte, solo, sopra un mare sconosciuto, vi furono istanti nei quali cominciai a dubitare della realt della mia situazione.
Tutto ci non era che un sogno? I miei pensieri di suicidio, la mia visione della madre e della figlia, il mio ritorno nella metropoli, guidato dallapparizione della bambina, il mio viaggio in Olanda, il mio ancoraggio notturno in un mare incognito, non erano, a parlar seriamente, che frammenti dun disordine mentale, illusioni dalle quali potevo svegliarmi da un momento allaltro, per ritrovarmi restituito alla ragione, a Londra? Esterrefatto dai dubbii che mi allontanavano sempre pi da ogni conclusione positiva, lasciai il letto e salii sul ponte. La notte era calma e nebulosa. Nello spazio vuoto e nero che mi circondava, lisola non era che unombra anco pi nera e nullaltro. Il solo rumore che giungeva alle mie orecchie era la grave respirazione del capitano e del suo equipaggio, che dormiva ad ambo i lati.
Aspettai contemplando intorno a me il cerchio doscurit in mezzo al quale mi trovato situato; nessuna nuova visione mi apparve. Quando tornai nella mia cabina e mi addormentai, nessun sogno mi apparve. Tutto ci che era misterioso, meraviglioso, negli ultimi incidenti della mia vita, pareva essermi rimasto dietro, in Inghilterra. Una volta in Olanda le mie pratiche erano state influenzate da circostanze perfettamente naturali o da scoperte banali che avrebbero potuto rivelarsi da esse stesse a qualunque uomo nella mia posizione. Che significava ci? I miei doni di veggente, in fatto dapparizioni, mi avevano abbandonato in questo nuovo paese e fra questo popolo straniero?
Oppure il mio destino mi aveva condotto al luogo in cui dovevano finire i tormenti del mio terrestre pellegrinaggio?
Chi avrebbe potuto dirlo?
Lindomani mattina di buonora, ci rimettemmo alla vela.
Il nostro cammino tendeva quasi al nord. Da un lato si trovava il mare bronzato, che diventava, sotto certe condizioni datmosfera, dun cupo grigio perlato. Da un altro, la costa piana e sinuosa, alternativamente composta di sabbia gialla e di verdi e brillanti praterie, variava ad intervalli, a causa delle citt e dei villaggi, i cui tetti di tegole rosse spiccavano allegramente sul cielo azzurro e chiaro. Il capitano mi propose di visitare le citt famose di Edam o di Hoorn, ma ricusai di scendere a terra. Il mio solo desiderio era quello di arrivare allantica citt nella quale la signora Van Brandt era stata abbandonata. Al momento in cui modificavamo la nostra rotta per oltrepassare il promontorio sul quale  situata Enkhuisen, il vento cess; poi cangi di direzione e spir con una violenza che aument grandemente le difficolt della navigazione. Insistei per continuar la rotta finch era possibile. Dopo il tramonto del sole, la violenza del vento diminu. La notte giunse senza una nube, e il cielo stellato ci gratific della sua pallida e melanconica luce. Dopo unora, il vento capriccioso cangi di nuovo in nostro favore, e verso le dieci ore entrammo nel porto desolato dEnkhuisen.
Il capitano e lequipaggio, stanchi dei loro sforzi, mangiarono la loro cena frugale e andarono a coricarsi; ed io mi trovai solo sveglio sul bastimento.
Salii sul ponte e guardai intorno a me.
Il nostro bastimento era ancorato ad una riva deserta. Ad eccezione di alcuni piccoli legnetti visibili presso di noi; il porto di questo luogo, un tempo prospero, non offriva che una vasta solitudine dacqua, interrotta qua e l da tristi banchi di sabbia. Guardando a terra scorsi gli edifizi solitarii della citt morta, neri, spaventosi e terribili al chiarore misterioso delle stelle. Non si scorgeva in niuna parte una creatura umana e neppure un qualunque animale errante. La citt avrebbe potuto essere stata devastata dalla peste, tanto pareva vuota e inanimata. Un po pi di cento anni innanzi, il censimento della sua popolazione raggiungeva sessantamila anime; gli abitanti erano ridotti al decimo di quella cifra, quando contemplai Enkhuisen!
Mi domandai quale doveva essere il primo mio passo.
Avevo certamente ogni probabilit di non iscoprire la signora Van Brandt, se mi avventuravo solo e senza guida nella citt durante la notte. Daltra parte, ora che avevo raggiunto il luogo nel quale vivevano senza amici e abbandonate, essa e la sua bambina, potevo sopportar pazientemente il fastidioso intervallo che doveva trascorrere prima del venuta del giorno, e del risveglio della citt? Conoscevo troppo bene la mia disposizione a tormentarmi da me messo per accettar questa ultima alternativa. Qualunque cosa dovesse avvenire, risolsi di percorrere Enkhuisen con la semplice speranza di passare davanti agli uffici della pescheria e di scoprir cos lindirizzo della signora Van Brandt.
Prendendo prima la precauzione di chiudere a chiave la porta della mia cabina passai dal bastimento sulla riva deserta, e incominciai la mia notturna passeggiata attraverso la citt morta.
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CAPITOLO 36.
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Sotto la finestra.
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Esaminai la posizione del porto con lajuto della mia bussola da tasca, e seguii la prima strada che vidi dinanzi a me.
A misura che avanzavo, le vecchie case desolate mi guardavano da ogni lato con aria arcigna. Non vi erano n lumi alle finestre, n lampioni nelle strade. Per un quarto dora almeno, penetrai sempre pi nelle profondit dEnkhuisen, senza incontrare anima viva, e con la sola luce delle stelle per guidarmi. Entrando, a caso, in una via pi larga delle altre, vidi una figura che camminava dinanzi a me, allombra delle case. Affrettai il passo, e mi posi a seguire un uomo vestito come un contadino.
Udendo i miei passi dietro di s, si volse e mi guard. Riconoscendo che ero uno straniero, alz un grosso randello che aveva seco, e brandendolo in aria minacciosa, mi grid, nella sua lingua, ed a ci che indovinai da suoi movimenti, di tener il largo. Uno straniero a Enkhuisen, a quellora della notte, passava evidentemente per un ladro, nellopinione di quel cittadino! Avevo saputo dal capitano del bastimento, durante il viaggio, come si domandava la strada in olandese, pel caso in cui mi succedesse di trovarmi solo in una citt dOlanda, e ripetei allora la mia lezione, chiedendo la via dovera la pescheria dei signori Van Brandt. Il mio accento straniero mi rese inintelligibile, oppure i sospetti delluomo dal randello lo indussero a diffidar di me. Brand di nuovo il suo bastone e mi fece segno di andarmene. Era inutile insistere. Passai dallaltra parte della strada, e lo perdei di vista in un momento sotto il peristilio duna casa.
Continuando a seguir le sinuosit delle strade deserte, pervenni a ci che dapprima mi parve lestremit della citt.
Dinanzi a me, a un mezzo miglio almeno, per quanto potevo giudicarne, si stendeva una vasta prateria cosparsa qua e l di montoni addormentati. Avanzai sullerba e notai, nei punti in cui il terreno si elevava un po, qualche frammento di mattone cadente in polvere. Guardando pi lungi, quandebbi raggiunto il centro della prateria, scorsi, alla sua estremit, sorgente nera e scarna nella notte, una volta superba o una porta senza muraglie da ambi i lati e senza alcuna specie dedificio vicino. Era, come seppi dopo, una delle antiche porte della citt. I muri cadevano in rovina; perci furono abbattuti, come ostacoli inutili ingombranti il suolo. Sulla vasta prateria che mi circondava, serano in passato elevati i magazzini dei pi ricchi mercanti, e i palazzi dei nobili pi fieri dellOlanda del nord. Mi trovavo in quel momento su ci chera stato anticamente il pi opulento quartiere di Enkhuisen. Che ne restava? Alcuni mucchi di mattoni tritati, una prateria derba odorosa ed un piccolo branco di montoni addormentati.
A parte la sua istoria, la semplice desolazione del colpo docchio di questa localit minspir un sentimento dorrore. Il mio spirito parve perdesse lequilibrio nel terribile silenzio della notte che mi circondava. Provai indicibili presentimenti di sciagure avvenire. Per la prima volta mi pentii daver lasciato lInghilterra. I miei pensieri si riportavano con dispiacere verso le rive boscose di Green Water Broad. Se mi fossi attenuto alla mia risoluzione, avrei potuto riposare allora nelle acque profonde del lago. Perch avevo vissuto, fatto progetti e viaggiato dopo aver lasciato il padiglione di Dermody? Forse soltanto per accertarmi che avevo perduto la donna che amavo, ora che mi trovavo nella medesima citt di lei.
Raggiunsi le file esterne delle case ancora in piedi, e guardai intorno a me nellintenzione di riprendere la strada, dalla quale ero venuto. Giusto al momento in cui credeva riconoscerla, notai una creatura vivente nella citt deserta. Un uomo stava alla porta duna delle case le pi lontane alla mia destra, e mi guardava.
A rischio di espormi ad avere una nuova brutale accoglienza, volli fare un ultimo sforzo per iscoprire la signora Van Brandt, prima di tornare al bastimento.
Vedendo che mi avvicinavo a lui, lo straniero mi venne incontro a mezza strada. Le sue vesti e le sue maniere, dimostravano che questa volta non avevo a fare con un individuo appartenente alla classe infima della societ. Egli rispose civilmente alle mie domande nella sua lingua e vedendo che non pervenivo a comprendere ci che diceva, mi fece segno di seguirlo.
Dopo aver camminare alcuni minuti in una direzione che mi era completamente nuova, ci fermammo sopra una trista piazzetta con un piccolo giardino trascurato, in mezzo. Indicandomi una finestra bassa duna delle case, nella quale appariva una debole luce, la mia guida mi disse in olandese:
Banco di Van Brandt, signore. Poi mi salut e se ne and.
Mi avvicinai alla finestra. Era aperta e abbastanza elevata per sorpassar la mia testa. La luce che si trovava nella stanza si faceva strada attraverso glinterstizii delle imposte chiuse della finestra. Sempre agitato da presentimenti di sciagure avvenire, esitai ad annunciar bruscamente il mio arrivo suonando il campanello della casa. Sapevo forse qual nuova calamit non verrebbe ad affrontarmi quando la porta si aprirebbe? Aspettai sotto la finestra e ascoltai.
Dopo un minuto appena udii una voce di donna nella stanza. Non vi era da ingannarsi sullincanto di quegli accenti. Era la voce della signora Van Brandt.
Andiamo, carina! Diceva.  tardissimo, e dovreste esser coricata gi da due ore.
La voce della bambina rispose.
Non ho sonno mamma.
Ma mia cara, ricordatevi che siete stata ammalata. Potreste ridivenirlo se rimanete alzata tanto tardi. Coricatevi dunque, e vi addormenterete subito che avr spento la candela.
Non bisogna spegner la candela, replic la piccina con energia. Il mio nuovo pap arriva. Come troverebbe la sua strada fino a noi, se spegneste il lume?
La madre rispose bruscamente, come se le strane parole della bambina, lavessero irritata.
Voi dite delle sciocchezze, disse, e bisogna che andiate a letto. Il signor Germaine non sa nulla di noi. Il signor Germaine  in Inghilterra.
Non potei frenarmi pi a lungo. Gridai, sotto la finestra: Il signor Germaine  qui!
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CAPITOLO 37.
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Amore e orgoglio.
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Un grido di terrore partito dalla camera, mi avvert che ero stato udito. Per un momento, non successe niente. Poi la voce della piccina mi giunse, impetuosa e penetrante:
Aprite la porta, mamma! Vi ho detto che arrivava; voglio vederlo!
Vi fu un intervallo di agitazione prima che la madre aprisse le imposte. Ella vi si decise finalmente. La vidi alla finestra, fra la luce che aveva dietro e la testa della bambina, visibile appena al disopra del davanzale della finestra.
La bizzarra creaturina saltellava rapidamente, come se ballasse di gioia.
Posso credere ai miei sensi? disse la signora Van Brandt.  realmente il signor Germaine?
Come state, babbo nuovo? grid la piccina. Spingete la gran porta ed entrate. Voglio darvi un bacio!
Vi era unenorme differenza fra il tono freddamente ambiguo della madre e lallegra accoglienza della bambina. Mi ero imposto troppo ad un tratto alla signora Van Brandt? Come tutte le persone dotate di sensibilit, ella possedeva quel sentimento innato del rispetto a s stessa, che non  che orgoglio sotto altro nome. Il suo orgoglio era stato ferito alla sola idea desser veduta da me abbandonata e ingannata, ignominiosamente ingannata ed abbandonata come un peso inutile, a degli stranieri, dalluomo pel quale sera sagrificata ed aveva tanto sofferto? E quelluomo era inoltre un ladro in fuga! Aprii la pesante porta di quercia, temendo che non fosse questa la vera spiegazione del cangiamento notato in lei. E i miei timori si confermarono quandella apr la porta interna che conduceva dalla corte nel salotto in cui mi fece entrare.
Quando le presi le due sue mani e labbracciai, ella torse vivamente la testa, di maniera che la mie labbra non toccarono che la sua guancia. Arross profondamente, e i suoi occhi non abbandonarono il suolo, mentre esprimeva in termini di prammatica la sua sorpresa nel vedermi. Quando la piccina si gett nelle mie braccia, ella sclam in tono di stizza:
Non annojate il signor Germaine!
Presi una sedia, con la bambina nulle mie ginocchia, e la signora Van Brandt sed anchessa a qualche distanza da me.
 inutile, suppongo, di domandarvi se sapete cos successo? disse impallidendo tanto repentinamente comera arrossita, e tenendo gli sguardi ostinatamente conficcati a terra.
Prima che potessi rispondere, la bambina mi annunzi gajamente la sparizione di suo padre.
Il mio altro papa  scappato! Il mio altro papa ha rubato del denaro!  tempo che ne abbia uno nuovo, non  vero? E pose le sue braccia intorno a me. Ed ora lho! grid con la sua acuta voce.
La madre ci guard. Per qualche istante la fiera e sensibile donna lott con successo contro s stessa. Ma langoscia che la torturava non poteva sostenersi in silenzio. Gett un grido di dolore soffocato e si nascose il viso fra le mani. Vinta dal sentimento della propria degradazione, ellera perfino vergognosa di lasciar vedere le sue lagrime alluomo che amava.
Deposi la bambina dalle mie ginocchia. Vi era nel salone una seconda porta aperta. Mi lasci vedere una camera da letto e una candela accesa sul tavolino da toeletta.
Andate a baloccarvi nella vostra camera, dissi alla piccina. Ho bisogno di parlar con vostra madre.
Datemi qualche cosa per trastullarmi; mi rispose. Fatemi vedere ci che avete in tasca.
Le sue manine agili, cominciarono a rovistare nelle tasche del mio abito. Le lasciai prendere ci che volle, e ottenni cos che se ne andasse nellaltra camera. Non appena fu partita, mi avvicinai alla povera madre e mi assisi vicino a lei.
Esaminate la cosa come me, le dissi. Ora che egli vi ha abbandonata, siete libera di esser mia.
Alz immediatamente la testa.
Ora che mi ha abbandonata, rispose, sono pi indegna che prima, di voi.
Perch?
Perch? ripete con ira. Forse una donna non ha raggiunto i pi profondi abissi della degradazione quando  stata abbandonata da un ladro?
Sarebbe stato inutile tentar di farla ragionare nella sua presente disposizione di spirito. Tentai attirare la sua attenzione sopra un soggetto meno penoso, parlandole della strana successione di accidenti, che mi avevano condotto presso di lei, per la terza volta. Mi ferm allesordio, con aria di stranezza.
Mi pare inutile di ripetere ci che ci siamo detti laltra volta, mi rispose. Comprendo quel che vi ha condotto qui. Vi sono apparsa di nuovo in sogno, come le altre due volte.
No, non come mi siete apparsa le altre due volte. Questa volta eravate con la bambina a fianco.
Questa risposta la svegli. Trasal e guard vivamente la porta della camera da letto.
Non parlate tanto forte! sclam. Che la piccina non vi oda! Il mio sogno questa volta mi ha lasciato una impressione penosa nello spirito. La piccina vi  mischiata, e ci non mi piace. Eppoi, il luogo in cui ho sognato che vi vedevo  associato a...
Si tacque, lasciando la sua frase interrotta.
Sono nervosa e triste stasera, continu; e non desidero parlar di ci. E nondimeno gradirei sapere se eravate realmente in quella casetta, anzich in tuttaltro luogo.
Non potei comprender limbarazzo che pareva provasse dirigendomi questa domanda. Non vi era niente di sorprendente, secondo me, nella scoperta che ero stato nel Suffolk, e che ella conoscesse Green Water Broad. Il lago era celebre in tutta la contea, come un convegno favorito per le partite di campagna, e il grazioso villino di Dermody, era una delle attrattive particolari del luogo. Ci che mi sorprese realmente, fu il veder che qualche penoso ricordo si annetteva per lei alla mia antica dimora. Risolsi di rispondere alla sua domanda in termini che potessero incoraggiarla ad ammettermi nella sua confidenza. Un momento di pi, e stavo per dirle che la mia infanzia era trascorsa a Green Water Broad; un momento di pi, e ci saremmo riconosciuti luno con laltra, quando una triviale interruzione sospese le parole alle mie labbra. La bambina accorse dalla camera da letto, con una chiave di forma bizzarra in mano.
Cos questa? mi domand avvicinandomisi.
La mia chiave, risposi riconoscendo uno degli oggetti che aveva tolto dalle mie tasche.
Che cosapre?
La porta della mia cabina a bordo del mio bastimento.
Conducetemi al vostro bastimento.
Sua madre sinterpose. Una nuova discussione simpegn sulla questione di andare o no a coricarsi. Quando la piccina ci ebbe lasciati col permesso di trastullarsi per qualche altro minuto, la conversazione fra la signora Van Brandt e me aveva preso una nuova direzione.
Parlando adesso della salute della bambina, fummo naturalmente tratti a parlare delle sue relazioni col sogno di sua madre.
Ella aveva avuto la febbre, riprese la signora Van Brandt, e si trovava un po migliorata, il giorno in cui fui abbandonata in questo miserabile luogo. Verso sera, ebbe un nuovo attacco che mi spavent orribilmente. Divenne completamente insensibile; le sue piccole membra erano intirizzite e gelate. Vi  qui un medico che non  ancora uscito dalla citt. Naturalmente lo mandai a chiamare. Egli attribu la sua insensibilit ad una specie di crisi catalettica. In pari tempo, mi rassicur garantendomi che non vi era pericolo di morte immediata, e mi lasci alcuni rimedi da darle se sopragiungeva qualche altro sintomo. La misi a letto e me la strinsi al seno col pensiero di riscaldarla. Senza credere al mesmerismo, credete ammissibile che abbiamo potuto esercitare luna sullaltra qualche influenza che possa spiegare ci che segu?
Perfettamente. In pari tempo la dottrina mesmeriana, se poteste crederci, spingerebbe la spiegazione ancor pi lungi. Il mesmerismo affermerebbe non solamente che abbiate agito luna sullaltra, voi e la bambina, ma che a dispetto della distanza, avete agito entrambi su me. E in questa maniera il mesmerismo presenterebbe la mia visione, come il risultato necessario duna simpatia altamente sviluppata fra noi. Ditemi: vi siete addormentata con la bambina nelle braccia?
S; ero completamente stanca, e mi addormentai, malgrado la mia risoluzione di vegliare tutta la notte. Nella mia miserabile situazione, abbandonata in un luogo straniero, con una bambina ammalata, sognai nuovamente di voi, e mi diressi a voi unaltra volta, come al mio unico protettore ed amico. La sola cosa nuova nel mio sogno, fu che pensai aver la bambina meco quando mi avvicinai a voi, o che fu dessa che mispir le parole da me scritte sul vostro portafogli. Voi le avete lette, suppongo? Ed esse sono senza dubbio sparite quando mi sono svegliata? Trovai la mia adorata figliolina sempre distesa come una morta fra le mie braccia. Durante tutta la notte non si produsse alcun cangiamento in lei. Non riacquist i sensi che lindomani nel pomeriggio. Perch trasalite? Che ho detto per sorprendervi cos?
Avevo una eccellente ragione per trasalire e per lasciarmi scorgere. Nel giorno e nellora medesima in cui la bambina era tornata in s, mi trovavo sul ponte del bastimento, ed avevo veduto la sua apparizione, dileguarsi da miei occhi;
Ha detto qualche cosa quando ha ricuperati i sensi? dimandai.
S, anchessa aveva sognato che era con voi. Ella mi disse: Mamma, viene a vederci; ed io gli ho mostrato la strada. Le dimandai dove vi aveva veduto. Mi parl confusamente di parecchi posti; di alberi, di una casa rustica, dun lago; duna carrozza e di cavalli, duna lunga strada bianca, di campi, di siepi e di sentieri isolati; poi di strade popolose, di case, duna viuzza e dun bastimento. Quanto a questi ultimi oggetti, non vi era niente di molto straordinario in ci che ella mi diceva. Le case, la riviera e il bastimento, li aveva veduti in realt quando labbiamo condotta da Londra a Rotterdam, venendo qui, ma quanto agli altri luoghi, e specialmente alla casa rustica e al lago, tali quali li descriveva, non posso che supporre che il suo stato era un riflesso del mio. Avevo sognato del padiglione e del lago, quali li avevo conosciuti molti anni sono. Dio solo sa perch vi ho associato ad essi. Ma non torniamoci sopra adesso. Non so quale infatuazione mi spinge a ciarlare cos di vecchie memorie che mi affliggono dolorosamente, nella mia posizione attuale. Parlavamo della salute della bambina. Continuiamo.
Non era facile tornare alla salute della sua figliuolina. Ella aveva svegliato in me una gran curiosit a proposito di Green Water Broad. La piccina si trastullava tranquillamente nella camera vicina. Una seconda occasione di interrogar la signora Van Brandt si presentava. Lafferrai.
Non voglio affliggervi, le dissi. Vi domando solamente il permesso, prima di cangiar soggetto di conversazione, di dirigervi una domanda relativamente al padiglione e al lago.
La fatalit che ci perseguitava volle che alla sua volta ella divenisse un ostacolo al nostro scambievole riconoscimento.
Non posso dirvi nulla di pi questa notte, replic, alzandosi con impazienza.  tempo di metter a letto la piccina, e, daltronde non posso parlare di cose che mi affliggono. Vorrete bene aspettare il momento, se verr giammai, in cui sar pi calma e pi felice che adesso.
Si volse per entrar nella camera da letto. Agendo sotto limpulso del momento, le presi la mano e la fermai.
Non avete che a parlare, dissi, e la calma e la felicit sono vostre allistante.
Sono mie? replic. Che volete dire?
Dite una parola, ed avrete voi e la vostra bambina, un asilo e un avvenire dinanzi a voi.
Mi guard, mezzo smarrita e mezzo irritata.
Mi offrite forse la vostra protezione? domand.
Vi offro la protezione di uno sposo. Vi chiedo di diventar mia moglie.
Inoltr dun passo verso me tenendo i suoi occhi fissi ne miei.
Ignorate evidentemente ci che  successo, sclam. E nondimeno la bambina ha parlato chiaro.
La bambina non mi ha detto che quel che sapevo venendo qui.
Tutta la verit?
Tutta.
E volete ancora sposarmi?
Non posso immaginare pi gran felicit di quella di avervi per moglie.
Sapendo ci che sapete adesso?
Sapendo ci che so adesso, vi domando con confidenza daccordarmi la vostra mano. Qualunque titolo che quelluomo abbia potuto avere in passato su di voi come padre della vostra bambina, egli lo ha adesso perduto col suo infame abbandono. Nel vero senso della parola, mia diletta, voi siete libera. Abbiamo abbastanza sofferto nella nostra vita. La felicit  finalmente a nostra portata. Venite a me e dite: s.
Tentai di abbracciarla. Arretr come se lavessi spaventata.
Giammai! disse con fermezza.
Abbassai la voce, perch la piccina non potesse udirmi dalla stanza attigua.
Mi avete detto che mi amavate!
Vi amo.
Tanto quanto mi amavate prima?
Pi che prima!
Datemi un bacio!
Ced macchinalmente, e mi baci con le labbra gelate e con grosse lagrime negli occhi.
Voi non mi amate! sclamai con rabbia. Mi baciate come per dovere. Le vostre labbra sono fredde, e il vostro cuore  gelato. Non mi amate!
Mi guard tristamente con un paziente sorriso.
Uno di noi deve ricordarsi la differenza che esiste fra la vostra posizione e la mia, disse. Voi siete un uomo donore, immacolato nel mondo. E che cosa sono io? Sono la ganza abbandonata dun ladro. Uno di noi deve ricordarsene. Voi lavete generosamente dimenticato. Io debbo ricordarmelo. Non temo di dire che sono fredda. La sofferenza mi produce sempre questo effetto, e, lo confesso, soffro in questo momento.
Lamavo con troppa passione per provar la simpatia sulla quale ella evidentemente contava, dirigendomi queste parole. Un uomo pu rispettare gli scrupoli duna donna, quando si traducono per mezzo di sguardi e di lagrime. Ma la loro espressione formale a parole non fa che irritarlo o annoiarlo.
Di chi  la colpa, se soffrite? replicai freddamente. Vi chiedo di render felice la mia esistenza e la vostra. Voi siete una donna crudelmente oltraggiata, ma non siete una donna degradata. Siete degna desser mia moglie e sono pronto a dichiararlo pubblicamente. Tornate meco in Inghilterra. Il mio bastimento vi aspetta.
Ella cadde sopra una sedia e le sue mani sdrucciolarono inerti sulle sue ginocchia.
Qual crudelt! mormor. Qual crudelt, tentarmi!
Aspett un po e riprese la sua fatale fermezza.
No; disse. Dovessi morirne. Ricuso ancora di disonorarvi. Abbandonatemi, signor Germaine. Lasciatemi, signor Germaine. Potete ancora rendermi questo servizio. Per lamor di Dio, lasciatemi.
Feci un ultimo appello alla sua tenerezza.
Sapete ci che sar la mia vita senza di voi? le domandai. Mia madre  morta. Non mi rimane pi in questo mondo altra creatura vivente da amare, che voi. E mi domandate di lasciarvi? Dove andrei? Che farei? Mi parlate di crudelt! Non  crudelt, quella di sacrificare la felicit della mia vita ad un miserabile scrupolo di delicatezza, ad un timore assurdo dellopinione del mondo? Io vi amo e voi mi amate. Ogni altra considerazione non vale una festuca. Tornate con me in Inghilterra. Venite, e siate mia moglie.
Cadde sulle sue ginocchia, e afferrando la mia mano, la port silenziosamente alle sue labbra. Tentai di farla alzare. Fu inutile. Mi resist ostinatamente.
Ci vuol dir no? le domandai.
Ci significa, disse con voce debole e rotta, che io apprezzo pi il vostro onore che la mia felicit. Se vi sposassi, la vostra carriera sarebbe interrotta da vostra moglie, e verrebbe un giorno in cui me lo rimproverereste. Posso soffrire, posso morire, ma non posso immaginarmi una simile prospettiva. Perdonatemi e dimenticatemi. Non posso dirvi di pi.
Abbandon la mia mano e cadde stesa al suolo.
La suprema disperazione di questatto mi avvert pi eloquentemente che le parole da lei pronunziate, come la sua risoluzione fosse incrollabile. Ella si era deliberatamente separata da me. La sua attitudine ci aveva separati per sempre.
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CAPITOLO 38.
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I due destini.
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Non feci alcun movimento per uscir dalla camera; non lasciai sfuggire alcun segno di dolore. Il mio cuore si era indurito contro la donna che mi avena ostinatamente respinto.
La contemplai stesa per terra con una collera spietata la cui sola ricordanza mi riempie oggi dorrore per me stesso. Non ho che una scusa.
Il colpo che mi recava la caduta finale della sola speranza che mi attaccava alla vita, sorpassava tutto ci che la mia ragione poteva sopportare. Quella terribile notte quantunque abbia potuto esserlo stato in altre epoche credo fermamente che divenni pazzo.
Fui il primo a rompere il silenzio.
Alzatevi! le dissi freddamente.
Alz la testa e mi guard come se dubitasse daver bene inteso.
Mettetevi il vostro cappello e il vostro mantello continuai. Debbo pregarvi di accompagnarmi fino al bastimento.
Si alz lentamente. I suoi occhi si fissarono sul mio volto con un tristo sguardo di stupore.
Perch debbo accompagnarvi al bastimento? mi domand.
La bambina lud e corse verso di noi col suo cappellino, tenendo in una mano la chiave della cabina.
Sono pronta, disse. Aprir la porta della cabina.
Sua madre le fece segno di tornarsene in camera. Ella sallontan fino alla porta che conduceva al cortile, e vi si ferm per ascoltare ci che stava per accadere. Mi volsi freddamente verso la signora Van Brandt, e risposi alla domanda che mi aveva diretta:
Non avete niun mezzo di partir di qui. Fra due ore la marea mi favorir, ed io porr alla vela pel mio viaggio di ritorno. Ci lasciamo questa volta per non rivederci mai pi. Prima di partire, voglio lasciarvi di che vivere convenientemente. Il mio denaro si trova nella mia valigia nella cabina. Ecco perch sono costretto a pregarvi di accompagnarmi fino al bastimento.
Vi ringrazio della vostra bont. Ma non posso, risposemi, accettar lofferta che mi fate. Non ho un urgente bisogno di denaro.
 inutile che cerchiate dingannarmi. Ho veduto uno dei capi della casa Van Brandt, ad Amsterdam, e conosco esattamente la vostra posizione. Bisogna che il vostro orgoglio si abbassi fino ad accettar dalle mie mani i mezzi di vivere per voi e per la vostra bambina. Se fossi morto in Inghilterra...
Mi fermai. La mia idea inespressa doveva annunziarle che il mio testamento le avrebbe lasciato una somma, e che perci ella poteva benissimo accettar da me, vivo, il denaro che avrebbe ricevuto dai miei esecutori testamentarii. Al momento di tradurre questo pensiero in parole, le memorie che evoc, naturalmente mi ricordarono il mio progetto di suicidio nel lago. Unite a queste memorie, sorse spontaneamente in me una tentazione s indicibilmente atroce, e nondimeno s irresistibile nello stato in cui si trovava allora il mio spirito, che mi scosse sino in fondo allanima. Perch vivere adesso che ella ricusa desser vostra? mi susurr il demone. Fate il salto nellaltro mondo e portate con voi la donna che amate. Mentre guardavo la signora Van Brandt, mentre le mie ultime parole tremavano ancora sulle mie labbra, lorribile facilit di commettere questo doppio delitto si rivel con unaria seducente alla mia fantasia. Il mio bastimento era ormeggiato in una parte del porto rovinata, in cui lacqua era profondissima. Non avevo che a decidere la signora Van Brandt a seguirmi quando avrei messo il piede sul ponte, ad afferrarla fra le mie braccia ed a gettarmi con essa di sopra il bordo prima che potesse gridare. I miei marinai addormentati, lo sapevo per esperienza, erano duri a svegliarsi e lenti ad agire una volta svegliati. Saremmo annegati tutti e due prima che il pi giovine e il pi agile di loro, fosse uscito dal suo letto, ed arrivato sul ponte. S, saremmo spariti assieme dal numero dei viventi al medesimo istante! E perch no? Colei che aveva costantemente rifiutato dessere mia moglie, meritava che la lasciassi libera di tornare una seconda volta con Van Brandt? La sera in cui lavevo salvata dallacqua della riviera scozzese, ero divenuto padrone della sua sorte. Aveva tentato di suicidarsi annegandosi. Ebbene; ella si annegherebbe adesso nelle mie braccia, nelle braccia delluomo che si era precipitato fra lei e la morte.
Convinto da questo atroce ragionamento, guardai in faccia la signora Van Brandt, e tornai deliberatamente alla mia frase interrotta:
Se fossi morto in Inghilterra, il mio testamento vi avrebbe lasciato di che vivere. Ci che avreste allora accettato da me, potete riceverlo adesso. Venite al bastimento.
Mentre parlavo, la sua fisonomia cangi e i suoi occhi cominciarono ad esprimere un vago terrore di me. Arretr dun passo senza rispondermi.
Venite al bastimento! ripetei.
 troppo tardi.
E con questa risposta, cerc nella camera la bambina, che aspettava sempre alla porta.
Andiamo, Elfia, disse dando alla piccina uno de suoi favoriti sopranomi. Venite a coricarvi.
Anchio guardai Elfia. Non poteva ella servirmi innocentemente a costringer sua madre a uscir di casa?
Fidandomi nel carattere intrepido della bambina e nel suo desiderio ardente di vedere il bastimento, aprii ad un tratto la porta. Come avevo preveduto, ella si slanci immediatamente fuori. Entrando nella corte, non avevo rinchiusa la seconda porta che dava sulla piazza. Un istante dopo, Elfia si trovava sulla piazza, trionfante della sua libert. La sua vocina acuta che mi chiamava per condurla al bastimento, ruppe il silenzio mortale del luogo e della notte.
Mi volsi verso la signora Van Brandt. Il mio strattagemma era riuscito. La madre di Elfia non poteva pi ricusar di seguir la strada presa da sua figlia.
I suoi occhi si fissarono un istante su me con una espressione di diffidenza, e si volsero altrove. Incominci a impallidire.
Non vi rassomigliate questa notte, disse.
E senza aggiunger parola, prese il suo cappello e il suo mantello e usc davanti a me sulla piazza. La seguii chiudendo dietro a me. Ella fece un tentativo per liberar la piccina ed avvicinarsele.
Andiamo, carina, disse con tono seducente. Venite a darmi la mano.
Ma Elfia non si lasci raggiungere. Fugg pi lontano e rispose a conveniente distanza:
No, mi ricondurreste a dormire. E agitando in aria la chiave: Arriver la prima, aggiunse, e aprir la porta.
Ci detto, trott in avanti nella direzione del porto e ci aspett allangolo della strada. Sua madre si volse subitamente, e mi guard da vicino al chiarore delle stelle.
I marinai sono a bordo? mi domand.
La domanda mi fece trasalire. Aveva forse qualche sospetto del mio progetto? Il mio volto laveva forse avvertita dun pericolo in aspettativa, se veniva al bastimento?
Era impossibile. Il motivo pi probabile della sua domanda era quello di trovare una nuova scusa per non accompagnarmi fino al porto. Se le dicevo che i marinai erano a bordo, ella poteva dirmi:
Perch non incaricate uno di essi di recare il denaro in casa mia?
Provenni questo argomento rispondendole:
Possono esser oneste persone, ma non li conosco abbastanza per affidar loro denaro.
Con mia sorpresa, ella mi fis con nuova ostinazione e ripet la sua domanda.
I marinai sono a bordo del bastimento?
Credei prudente cedere. Risposi s, e aspettai per vedere ci che succedeva. Dopo un istante di riflessione, si volse verso il punto in cui stava ad aspettami la bambina.
Partiamo, perch insistete? dissi tranquillamente.
Non arrischiai niuna nuova domanda. Fianco a fianco e in silenzio, seguimmo Elfia sulla nostra strada verso il bastimento.
Neppure una creatura umana pass accanto a noi nelle strade; neppure un lume brill su noi, dalle tristi e cupe case. Due volte la bambina si ferm e tenendosi sempre furbescamente fuor di portata di sua madre, corse verso di me stupita dal mio silenzio.
Perch non parlate? mi domand. Avete forse litigato con la mamma?
Ero incapace di risponderle. Non potevo pensare che al mio delitto. N il timore, n i rimorsi mi tormentavano.
I migliori istinti, i pi nobili sentimenti che avevo un tempo posseduti, parevano esser morti e spariti per me. Il pensiero dellavvenire della piccina non mi turbava nemmeno la mente. Non avevo la forza di guardare al di l del salto fatale fuori del bastimento, pi lungi era il vuoto assoluto. Pel momento, non posso che ripeterlo, il mio senso morale si trovava oscurato, e le mie facolt mentali avevano completamente perduto il loro equilibrio.
Laria della notte spir pi vivamente sui nostri volti.
Sempre condotti dalla piccina, avevamo traversato lultima via, e ci trovavamo nello spazio vuoto che serviva di limite al porto dalla parte della citt.
Un minuto dopo eravamo sulla banchina, a un passo dalla coperta del bastimento.
Notai un cangiamento nellaspetto del porto, da che lavevo abbandonato. Erano arrivati soltanto alcuni battelli da pesca. Essi si erano ormeggiati, gli uni immediatamente a poppa del mio bastimento, e gli altri immediatamente davanti.
Guardai con ansiet per vedere se qualche pescatore si trovasse a bordo, e si muovesse. Nessuno compariva in alcuna parte. I pescatori erano a terra con le loro mogli e le loro famiglie.
Elfia stese le braccia verso il bastimento per essere sollevata a bordo. La signora Van Brandt, sinsinu fra noi al momento in cui mi abbassavo per prendere la bambina.
Aspetteremo qui, disse, mentre andrete a prendere il denaro.
Queste parole mettevano fuor di dubbio che ella aveva su me dei sospetti, che probabilmente la facevano temere non per la sua vita, ma per la sua libert. Poteva credere desser trattenuta come prigioniera sul bastimento, e condotta meco contro sua volont. Non poteva temere nulla di pi. La bambina mi risparmi la pena di fare alcuna osservazione. Ella era decisa ad accompagnarmi.
Voglio vedere la cabina! grid alzando la chiave. Voglio aprirne la porta.
Sfugg dalle mani di sua madre e accorse presso di me dallaltra parte. La sollevai e la deposi allistante sulla coperta del bastimento. Prima che avessi potuto voltarmi, sua madre laveva seguita, e si trovava sul ponte.
Nella posizione che occupava la signora Van Brandt, la porta della cabina si trovava alla sua sinistra. La bambina stava dietro a me ed io ero alla sua destra. Davanti a noi si trovavano il ponte e la coperta del bastimento dominando il mare. In un istante potevamo traversarlo; in un istante potevamo compiere il tuffo fatale. La sola idea di ci condusse la mia criminosa pazzia al parossismo. Gettai il mio braccio intorno alla vita della signora Van Brandt, con una stridente risata.
Andiamo, le dissi tentando di trascinarla attraverso il ponte. Venite a vedere il mare!
Si svincol con un supremo sforzo la cui potenza mi stup. Con un debole grido di terrore, ella si volse per prender la bambina e tornar a terra. Mi collocai fra lei e il bordo e le tagliai la ritirata da quella parte.
Sempre ridendo, le domandai di che aveva paura. Arretr e strapp la chiave della porta della cabina dalle mani della piccina. La cabina alle sue spalle era il solo luogo di rifugio che le rimaneva per fuggire il ponte del bastimento. Non esit nel terrore del momento. Apr la porta e discese precipitosamente i due o tre gradini che conducevano nella cabina, trascinando seco Elfia. La seguii, comprendendo che mi ero tradito, ma sempre ostinatamente, stupidamente, pazzamente deciso a compiere il mio progetto.
Non ho che a comportarmi tranquillamente, pensai fra me stesso, e la decider a tornar sul ponte.
La mia lampada ardeva ancora come lavevo lasciata; il mio sacco da notte era sulla tavola. La signora Van Brandt, tenendo sempre la bambina per la mano, mi attendeva pallida come una morta.
Gli occhi spaventati di Elfia si posarono con aria interrogativa sul mio volto quando mi avvicinai. Pareva fosse sul punto di piangere. La rapidit dellazione di sua madre, laveva spaventata. Feci quanto potei per rassicurarla, prima di parlare alla signora Van Brandt. Le indicai varii oggetti che potevano interessarla nella cabina.
Andate a guardarli, le dissi, e divertitevi, Elfia.
La bambina esitava ancora.
Siete in collera con me? mi domand.
No, no.
Siete irritato contro la mamma?
No, davvero!
Mi volsi verso la signora Van Brandt:
Dite a Elfia se sono irritato contro voi.
Ella si rese perfettamente conto, nella sua situazione critica, della necessit di compiacermi. Pervenimmo fra noi due a rassicurar la piccina, che si allontan per esaminar con delizia i nuovi strani oggetti che la circondavano.
Durante tutto questo tempo, restammo, sua madre ed io, a guardarci al chiarore della lampada, con una calma fittizia, che serviva di maschera ai nostri veri lineamenti.
In quellorribile situazione, il grottesco e il terribile, sempre alleati nella nostra strana esistenza, apparvero uniti. Il solo rumore che venne a rompere, da ogni nostro lato, il silenzio sinistro e minaccioso, fu il russar del capitano e dellequipaggio, addormentati.
La signora Van Brandt fu la prima a parlare.
Se desiderate darmi il denaro disse tentando conquistarmi in questo modo sono pronta ad accettarlo adesso.
Aprii la mia valigia. Cercandovi il portamonete di cuoio che conteneva il mio denaro, il mio desiderio dominatore di attirarla sul ponte, e la mia pazza fretta di commettere latto fatale, ridivennero troppo potenti per poter essere padroneggiati.
Avremo meno caldo sul ponte, dissi; portiamoci la valigia.
La signora Van Brandt spieg un coraggio meraviglioso. Potei quasi vederle salire alle labbra un grido di allarme. Lo represse ed ebbe abbastanza presenza di spirito, per prevedere quel che accadrebbe prima che avesse potuto svegliare i marinai.
Abbiamo qui un lume per contare il denaro, mi rispose. Non fa troppo caldo nella cabina. Restiamoci. Vedete come la piccina si diverte!
Parlando, i suoi occhi riposavano su di me. La loro espressione mi calm pel momento. Potei aspettare e riflettere. Potevo trascinarla a forza sul ponte, prima che i marinai avessero tempo dintervenire. Ma le sue grida li sveglierebbero; udrebbero il rumore della nostra caduta nellacqua, e potrebbero essere abbastanza pronti per salvarci. Sarebbe pi saggio aspettare un po, e fidarmi alla mia destrezza per indurla a lasciare volontariamente la cabina. Riposi la valigia sul tavolo e cominciai a cercare il portafoglio di cuojo. Le mie mani erano stranamente mal destre e inerti. Non potei trovare il portafogli, se non dopo avere sparpagliato sulla tavola la met del contenuto della valigia. La bambina si trovava presso di me allora, e not ci che facevo.
Oh! come siete disadatto! grid con la sua intrepida franchezza. Lasciatemi accomodar la vostra valigia. Ve ne prego.
Le accordai con impazienza quanto bramava.
Il desiderio turbolento dElfia desser sempre occupata in qualche cosa, invece di piacermi come sempre, mirrit allora. Linteresse che mi aveva inspirato in passato quella ragazzina, era sparito.
Un sentimento innocente non poteva che essere soffocato nellatmosfera avvelenata, del mio spirito, in quella notte.
Il denaro che avevo meco consisteva quasi interamente in biglietti della Banca dInghilterra. Misi da parte la somma probabilmente necessaria per ricondurre un viaggiatore a Londra, e posi il resto nelle mani della signora Van Brandt. Poteva ella dopo ci sospettare ancora dun progetto dattentato contro la sua vita?
In avvenire, dissi; potr comunicar con voi per mezzo dei signori Van Brandt dAmsterdam.
Prese il denaro macchinalmente. La sua mano tremava; i suoi occhi incontrarono i miei con uno sguardo di tenera preghiera, per s, tentando far rivivere la mia antica affezione per essa, e diresse un ultimo appello alla mia generosit ed ai miei sentimenti di onestuomo.
Possiamo separarci da amici, disse in tono grave e tremante. E potremo rivederci da amici quando il tempo vi avr condotto a pensar con indulgenza a ci che  successo fra noi stanotte!
Mi stese la mano. La guardai senza prenderla. Il suo scopo era chiaro. Sospettando ancora di me, aveva tentato la sua ultima probabilit di ritornare a terra sana e salva!
Meno parleremo del passato e meglio sar; risposi con ironica cortesia. Si fa tardi, e converrete me che Elfia dovrebbe esser coricata.
Guardai la bambina sempre occupata a rimettere in ordine la mia valigia.
Sbrigatevi, Elfia, le dissi. Vostra madre se ne va.
Aprii la porta della cabina e offrii il mio braccio alla signora Van Brandt.
Questo bastimento  la mia casa pel momento, favellai. Quando le signore mi lasciano dopo una visita, le scorto fino al ponte. Prendete il mio braccio, vi prego.
Arretr trasalendo. Per la seconda volta fu sul punto di gridare al soccorso, e, per la seconda volta, si astenne di adoperar questa disperata risorsa.
Non ho ancora esaminato la vostra cabina, rispose con gli occhi pieni di terrore e con un forzato sorriso sulle labbra. Ecco differenti piccoli oggetti che minteressano. Ho ancora bisogno di alcuni minuti per guardarli.
Si allontan per riavvicinarsi alla bambina, sotto pretesto di visitar la camera. Feci la guardia davanti la porta aperta, sorvegliandola. Ella ricorse ad un nuovo sotterfugio, e rovesci rumorosamente una sedia, come per accidente. Poi ascolt per sapere se era pervenuto a risvegliare i marinai. Il russare sonoro continu, e niun rumore di qualcuno che si muovesse si ud nel bastimento.
I miei uomini sono profondamente dormitori! dissi sorridendo con aria significante. Non temete nulla! Non li avete punto turbati. Niente sveglia il marinajo olandese, una volta che  arrivato a buon porto.
Non rispose. La mia pazienza era agli estremi.
Lasciai la porta e mi avanzai verso di lei. Ella arretr muta di terrore, sino in fondo alla cabina, passando dietro la tavola. La seguii fino a che ebbe raggiunto lestremit della camera e che non pot andar pi lungi. Incontr il mio sguardo fisso su lei e si rannicchi in un angolo gridando al soccorso.
Nel terrore mortale che si era impadronito di lei, aveva perduto luso della voce; le sue labbra non lasciarono sfuggire che un gemito rauco e soffocato, appena pi distinto dun sospiro. Gi mi vedevo, con limmaginazione, con lei sulla coperta del bastimento; gi sentivo il contatto dellacqua, quando un grido emesso dietro di me, mi fece trasalire. Il grido partiva da Elfia. La piccina aveva trovato nella valigia, un nuovo oggetto che agitava con ammirazione sopra la sua testa.
Mamma! mamma! sclam la bambina fuor di s. Guardate che graziosa cosa! Oh! pregatelo di regalarmela!
Sua madre corse a lei, avida di cogliere la menoma scusa per isfuggirmi. La seguii; stesi il braccio per afferrarla. Ella si volse repentinamente verso di me, completamente trasformata. Un leggero rossore colorava il suo volto; uno stupore curioso brillava ne suoi occhi. Strappando di mano alla piccina loggetto desiderato da Elfia, me lo present. Lo ravvisai alla luce della lampada. Era il mio piccol ricordo dimenticato; era la bandiera verde.
Come vi siete procurato ci? domand aspettando anelante la mia risposta.
Il suo volto non conservava la menoma traccia del terrore che laveva agitata un momento prima.
Come vi siete procurata questa bandiera? ripet afferrandomi un braccio e scuotendomelo con la sfrenata impazienza che la dominava.
La mia testa ebbe la vertigine; il mio cuore batt furiosamente sotto il conflitto delle emozioni che la signora Van Brandt, aveva sollevato in me.
I miei occhi erano fissi sulla bandiera verde.
Le parole che volevo pronunziare ricusavano di formarsi. Risposi macchinalmente:
Lho fin dalla mia infanzia!
Mi lasci e alz le mani in aria con un gesto di gratitudine estatica. Un adorabile splendore angelico si sparse come una luce celeste sul suo volto. Per un momento rimase rapita in estasi. Poi mi strinse al suo petto e mormor al mio orecchio:
Io sono Maria Dermody. Sono io che la feci per voi!
Il colpo di questa scoperta seguendo tanto da vicino ci che avevo precedentemente sofferto, fu troppo forte per me. Caddi e svenni fra le sue braccia.
Quando tornai in me, ero coricato sul mio letto nella cabina. Elfia si divertiva con la bandiera verde, e Maria stava seduta accanto a me con la mia mano nella sua. Un lungo sguardo damore pass silenziosamente dai suoi ne miei occhi e dai miei nei suoi. In questo sguardo le anime sorelle serano raggiunte i due destini serano compiuti!
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IL FINALE.
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LA DONNA SCRIVE E TERMINA LA STORIA.
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Il preludio dei Due destini, cominciava con un raccontino, che non avete senza dubbio dimenticato.
Quel racconto era stato scritto da me, cittadino degli Stati Uniti, in visita con mia moglie in Inghilterra. In esso si narrava di un pranzo, al quale assistevamo e che si dava dal signore e dalla signora Germaine per celebrare il loro matrimonio; e riferiva le circostanze nelle quali ci era stata confidata la storia finita adesso in queste pagine.
Dopo aver letto il manoscritto, ci rimaneva a decidere, come dove ricordarvi, se daremmo seguito o no, alle nostre relazioni amichevoli col signore e con la signora Germaine.1
Alle tre del pomeriggio, terminavamo lultimo foglietto della storia. Cinque minuti dopo, lo suggellavo nella sua busta, mia moglie si metteva il suo cappello ed eravamo sulle mosse per andare in casa del signor Germaine, quando il servo entr nella stanza con una lettera diretta a mia moglie.
Lapr, essa guard la firma e vide il nome di Maria Germaine. Ci sedemmo allora, accanto luno allaltra, per legger la lettera prima dogni altra cosa.
Ma riflettendovi, mi pare che fareste bene di leggerla anche voi. La signora Germaine  certamente adesso una persona, alla quale vinteressate. E a questo proposito ella  pi in grado di chiunque altro di terminare la sua istoria. Ecco la sua lettera:
Cara signora, o meglio, posso dir cara amica? Preparatevi, se vi piace, ad una piccola sorpresa. Quando leggerete queste linee, avremo lasciato Londra, diretti nel continente.
Dopo la vostra partenza, jeri sera, mio marito si  deciso a questo viaggio. Vedendo quanto sentivo vivamente linsulto che mi era stato fatto dalle signore invitate alla nostra tavola, ho volentieri acconsentito a questa precipitosa partenza. Quando il signor Germaine sar allontanato dai suoi falsi amici, la mia esperienza del suo carattere mi dice che ricuperer la sua tranquillit. Ci mi basta.
La mia figliuolina parte naturalmente con noi. Stamani di buonora, sono stata a prenderla alla scuola dov educata, e lho condotta con me.  inutile dirvi che  stata incantata dallidea di viaggiare. Ha scandalizzato la sua maestra agitando il suo cappellino in aria e gridando Urr! come un ragazzo. La brava signora ha avuto gran cura davvertirmi che mia figlia non aveva certo imparato da lei a gridare urra!
Avete probabilmente letto a questora la storia che vi ho confidata. Oso appena domandarvi qual posto io occupo adesso nella vostra stima.  possibile che avessi potuto rivedervi, voi e il vostro eccellente marito, se non avessimo lasciato Londra cos subito? Comunque sia, vi scrivo ci che avrei infinitamente preferito di dirvi, con la vostra amichevole mano nella mia.
La vostra esperienza di mondo, ha, senza dubbio, gi attribuito lassenza di quelle signore dalla nostra tavola a qualche diceria sfavorevole alla mia riputazione. Avete ragione. Mentre andavo a prendere Elfia, alla sua scuola, mio marito si  recato da un suo amico che pranzava con noi, signor Waring e ne ha preteso una spiegazione. Il signor Waring lha rivolto alla donna che conoscete come moglie legittima del signor Van Brandt. Nei suoi intervalli di sobriet, ella possiede un certo talento musicale; la signora Waring sera incontrata con essa in un concerto di carit e si era interessata al racconto delle sue disgrazie, comessa le chiama. Necessariamente il mio nome fu pronunziato. Mi si dipinse come una ganza abbandonata di Van Brandt, che aveva trascinato il signor Germaine a disonorarsi sposandola e divenendo il patrigno della sua bambina. La signora Waring comunic ci che ella aveva saputo alle sue amiche, e voi ne avete veduto il risultato quando avete pranzato in casa nostra.
Io vi informo di ci che  successo senza aggiungervi alcun commento. Il racconto del signor Germaine vi ha gi fatto sapere che avevo preveduto le deplorabili conseguenze del nostro matrimonio, e che avevo ricusato a pi riprese ed a prezzo dindicibili angosce per me, Dio lo sa! desser sua moglie. Non fu che quando la mia povera bandierina verde ci ebbe rivelato luno allaltra, che perdei ogni controllo su me. Gli antichi tempi trascorsi sulle rive del lago risuscitarono per me, il mio cuore si commosse al pensiero di ritrovare il suo favorito di quei giorni beati, e pronunziai il fatal s, quando forse avrei dovuto persister nel no. Adotterete il punto di vista della povera nonna Dermody, e crederete che una volta riunite le anime sorelle non potessero pi essere separate? Oppure adotterete il mio punto di vista che  pi semplice ancora? Io lo amo s dolcemente ed egli mi ama tanto teneramente!
Intanto, la nostra partenza dallInghilterra mi pare il pi saggio partito che possiamo prendere. Finch quella donna esister, ripeter sul mio conto ci che ha gi detto, tutte le volte che ne trover loccasione. La mia bambina potrebbe sentire le voci che circolerebbero sulla madre sua, e soffrirne quando fosse grande. Ci proponiamo di stabilirci per qualche tempo almeno nelle vicinanze di Napoli. L, o pi lungi ancora, se abbisogna, possiamo sperare di vivere senza nemici fra le genti la cui legge sociale  una legge di misericordia. Qualunque cosa succeda, avremo sempre unultima consolazione per sostenerci: quella del nostro amore.
Parlavate di viaggiare sul continente, quando avete pranzato da noi. Se venite dalla nostra parte, il console inglese di Napoli  un amico di mio marito, e gli lasceremo il nostro indirizzo. Mi dimando se ci rivedremo mai. Mi par duro e ingiusto vedermi imputare le disgrazie della mia vita, come se ne fossi colpevole.
A proposito delle mie disgrazie, debbo dirvi, prima di chiuder questa lettera, che luomo che n lautore non sincontrer probabilmente pi sulla mia strada. I Van Brandt dAmsterdam sono stati prevenuti che era partito per la Nuova Zelanda. Essi sono decisi a perseguitarlo, se a caso ritorna, ed  poco probabile che egli voglia fornirne loro loccasione.
La carrozza da viaggio  alla porta. Bisogna che vi dica addio. Mio marito vi manda ad entrambi, i suoi pi teneri ricordi e gli auguri pi sinceri.
Il suo manoscritto sar perfettamente sicuro, se alla vostra partenza per Napoli, lo vorrete mandare al suo banchiere, allindirizzo qui unito. Pensate qualche volta a me, e pensateci teneramente. Fo appello con confidenza alla vostra tenerezza, perche non ho dimenticato che mi avete baciata lasciandomi.
La vostra amica riconoscente, se volete permettermi desser vostra amica,
MARIA GERMAINE.
Siamo gente di primo impeto agli Stati Uniti, e ci decidiamo a lunghi viaggi per mare o per terra senza trovarci punto imbarazzati. Ci guardammo, io e mia moglie, dopo aver letto la lettera della signora Germaine.
Londra  triste, notai, e aspettai per vedere quel che accadeva.
Mia moglie cap immediatamente il vero senso della mia osservazione.
Se andassimo a Napoli? mi disse.
E fu tutto. Permettetemi di dirvi addio.
Noi partiamo per Napoli.
...
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...
FINE.